di
Paolo Mereghetti

«Bugonia», il nuovo film del regista greco, è un fallimento totale; «Jay Kelly» di Baumbach esplora questioni complesse come la ricerca di se stessi; «Orphan» eccessivamente lungo

All’uscita da Bugonia avrei voluto essere Fantozzi: sì, il nuovo film di Yorgos Lanthimos mi è sembrato proprio una «cagata pazzesca», inutilmente farsesco, falsamente provocatorio, stupidamente cospirazionista.

Racconta di un redneck (Jesse Plemons) che con l’aiuto del nipote non troppo sveglio (Aidan Delbis) rapisce la Ceo di una mega industria farmaceutica (Emma Stone), non tanto perché la madre è in coma per colpa di un suo farmaco, ma perché è convinto che sia un’aliena proveniente da Adromeda, avanguardia di una invasione che sta impadronendosi del nostro pianeta.



















































All’origine c’è un film coreano del 2003 di Jang Joon-hwan, conosciuto come Save the Green Planet che dà forma a una delle più strampalate teorie possibili. Su questa base Lanthimos aggiunge il proverbiale disprezzo verso i suoi protagonisti: sembra che provi un perverso piacere nel farli apparire sotto il loro peggior aspetto, qui rapando a zero la Stone e facendo di Plemons una specie di selvaggio invasato, per arrivare a un finale più stupido che davvero sorprendente. In parole povere: un fallimento totale.

Di ben altra stoffa Noah Baumbach, che invece ama fin troppo il protagonista del suo Jay Kelly, la star interpretata da George Clooney: ha una corte di assistenti e collaboratori, tra cui spicca l’onnipresente Ron (Adam Sandler), ma la lontananza delle due figlie e la mancanza di amici gli fanno capire che è sostanzialmente solo.

Per questo decide di accettare un premio a Pienza, in un’Italia cartolinesca, ma questo viaggio risolverà i suoi problemi? La scoperta che il successo può stritolare la vita privata non è certo una novità, e chiedendo aiuto a Bergman (ma anche al Woody Allen di Stardust Memories), Baumbach dà forma ai ricordi e ai rimpianti di Jay.

Ma alla fine tutto si conclude in gloria, Jay si fa gratificare dagli applausi e per trovare un po’ di lucida cattiveria sul mondo del cinema meglio rivedersi Il bruto e la bella o Eva contro Eva..

Il passato ossessiona anche il piccolo Andor (Bojtorján Barabas), il protagonista di Orphan dell’ungherese László Nemes, convinto che il padre un giorno tornerà mentre invece è figlio di un macellaio che aveva nascosto la madre ebrea durante la guerra, e che torna a farsi vivo in piena dittatura comunista (siamo nel 1957). Al centro c’è l’incubo di un passato con cui è difficile fare i conti, raccontato con uno stile sovrabbondante e manierato, ma anche con una troppo insistita lunghezza.

29 agosto 2025