{"id":100152,"date":"2025-09-10T17:17:09","date_gmt":"2025-09-10T17:17:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/100152\/"},"modified":"2025-09-10T17:17:09","modified_gmt":"2025-09-10T17:17:09","slug":"sette-fanatiche-per-le-quali-scrivere-e-vivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/100152\/","title":{"rendered":"Sette fanatiche per le quali scrivere \u00e8 vivere"},"content":{"rendered":"<p>Ascolta la versione audio dell&#8217;articolo<\/p>\n<p class=\"atext\">\u00abUn anno fa ho riletto tutti i loro libri. Stavo attraversando un periodo buio. Il desiderio di scrivere mi aveva abbandonata. Ma avevo ancora quello di leggere. Avevo bisogno di aria, di vivacit\u00e0. Quelle letture mi diedero entrambe le cose. Vivevo con loro, mi addormentavo con loro. Le sognavo\u00bb. Oltre venti libri gi\u00e0 pubblicati, nel 2012 la scrittrice francese di origine spagnola, Lydie Salvayre, \u00e8 in crisi. Si butta a capofitto nelle opere di sette grandi autrici: Emily Bront\u00eb, Colette, Virginia Woolf, Djuna Barnes, Marina Cvetaeva, Ingeborg Bachmann, Sylvia Plath. Divorata la loro letteratura, per prolungare la felicit\u00e0 che leggerle le aveva provocato, inizia a immergersi nelle loro biografie e nelle loro corrispondenze. Proprio lei, che aveva \u00absempre considerato con sommo sdegno l\u2019idea di raccogliere informazioni sulla vita degli autori\u00bb. E poi decide di raccontarle, nei sette capitoli di Sette donne (Prehistorica editore, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, pagg. 232, euro 18). Due anni dopo vince il Goncourt con il romanzo Non piangere (sempre edito da Prehistorica, nel 2014, che ha in corso di pubblicazione altre sue opere). La incontriamo a Mantova, a Festivaletteratura. Dovrebbe essere stanca, \u00e8 appena arrivata da N\u00eemes, ha 77 anni, e invece ci inonda di pura energia: il suo entusiasmo, la sua intensit\u00e0, sono travolgenti. Le faccio la prima domanda e, solo rispondendo a quella, risponde a alcune altre che avevo preparate.<\/p>\n<p class=\"atext\"><b>Perch\u00e9, in un certo momento della sua vita, quando aveva gi\u00e0 una lunga carriera di scrittrice alle spalle, ha sentito il bisogno di immergersi nelle opere, e poi nella vita, di sette autrici che l\u2019hanno preceduta?<\/b><\/p>\n<p class=\"atext\">Perch\u00e9 le ammiravo, perch\u00e9 senza dubbio si preparava questo movimento che si \u00e8 confermato dopo che consiste nel far rivivere le donne che sono state dimenticate, maltrattate, ignorate o peggio, vilipese, come Emily Bront\u00eb, che all\u2019uscita di Cime tempestose \u00e8 stata attaccata dai critici che hanno detto che il suo romanzo era rozzo, grossolano, volgare, contrario all\u2019arte, moralmente indifendibile e cose simili. In Francia ha sempre avuto molto ascolto un saggio di Marcel Proust, Contro Sainte-Beuve, in cui sostiene che la vita di uno scrittore e la sua scrittura non hanno inente a che vedere. Io avevo sempre pensato fosse cos\u00ec, e invece mi rendevo conto che l\u2019opera e la vita di queste donne non erano separate, e molte lo rivendicavano anche: Marina Cvetaeva, per esempio scriveva viverescrivere in una sola parola. Mi pareva che l\u2019esperienza, la vita quotidiana non fossero separate dalla loro letteratura, al contrario erano coincidenti. E non era uno slogan, si vedeva per esempio nelle poesie di Silvia Plath, dove un verso di assoluto lirismo pu\u00f2 introdurre una frase prosaica sul cucinare. O in Cvetaeva, che interrompeva un verso se l\u2019emozione era troppo forte, se l\u2019emozione della vita prevaleva sulla scrittura. Tutte queste autrici sono molto lontane dal formalismo. E hanno tutte un\u2019esperienza estrema del dolore, come se questo portasse la lingua al suo pi\u00f9 alto livello. In Plath \u00e8 cos\u00ec evidente. La sofferenza, invece di farle tacere, rendeva la loro parola pi\u00f9 forte. Mi ha molto fatto riflettere il rapporto tra dolore e creazione. Antonin Artaud diceva che scriviamo per uscire dall\u2019inferno e Woolf diceva che se non scriveva diventava folle. Vivevano in un\u2019epoca in cui le donne potevano solo ricamarePerch\u00e9 parlavo di follia, l\u2019aver avuto difficult\u00e0 culturali, vivere in un\u2019epoca in cui le donne potevano solo ricavare e cvetaeva in un contesto politico che ha fatto si che sia rejete dall\u2019unione sovietica e dai russi bianchi e plath perch\u00e9 aveva un nemico interiore. Woolf il demone nero e della depressione. Oggi sarebbe catalegate come bipolari tanto avevano l\u2019impressione che la scrittura arrivava senza sforzo, che le parole venivano senza sforzo e poi woolf una volta il libro concluso,la depressione, plath che viveva con uno scrittore famoso e aveva l\u2019impressione di essere una bambola vivente. E c\u2019era tanto dolore in questo. Loro sollevavano delle domande che saranno poi poste momlto dopo. Orlado il genere<\/p>\n<p class=\"atext\">Genre come far\u00e0 baudelarire<\/p>\n<p class=\"atext\">Bachman descrive quello che ora ciameremmo un femminicidio invisibile, discreto, legale, il matrimonio, in cui un uomo distrugge la moglie in nella pi\u00f9 grande legalit\u00e0 e nell\u2019ignoranza di tutto, \u00e8 questo frnaza. E baum che descrive un amore tra due donne, anche questo mi pare molto in anticipo sui tempi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ascolta la versione audio dell&#8217;articolo \u00abUn anno fa ho riletto tutti i loro libri. 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