{"id":100718,"date":"2025-09-10T23:35:11","date_gmt":"2025-09-10T23:35:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/100718\/"},"modified":"2025-09-10T23:35:11","modified_gmt":"2025-09-10T23:35:11","slug":"umano-troppo-umano-nella-clinica-psicoanalitica-di-a-oliva-de-cesarei-recensione-di-m-p-ferrigno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/100718\/","title":{"rendered":"\u201cUmano, troppo umano\u201d nella clinica psicoanalitica di A. Oliva De Cesarei. Recensione di M. P. Ferrigno"},"content":{"rendered":"<p>        10\/09\/25<\/p>\n<p>            <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/umano-troppo-umano-nella-clinica-psicoanalitica-di-o-de-cesarei-recensione-di-m-p-ferrigno.jpg\" title=\"\u201cUmano, troppo umano\u201d nella clinica psicoanalitica  di A. Oliva De Cesarei. Recensione di M. P. Ferrigno\"><img width=\"357\" height=\"522\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/umano-troppo-umano-nella-clinica-psicoanalitica-di-o-de-cesarei-recensione-di-m-p-ferrigno.jpg\" class=\"img-responsive wp-post-image\" alt=\"\u201cUmano, troppo umano\u201d nella clinica psicoanalitica  di O. De Cesarei. Recensione di M. P. Ferrigno\" title=\"\" decoding=\"async\" fetchpriority=\"high\"\/><\/a>        <\/p>\n<p>Parole chiave: Fattori traumatici, Inconscio non rimosso, Legame corpo-mente, Analisi infantile<\/p>\n<p><strong>\u201cUmano, troppo umano\u201d nella clinica psicoanalitica.<\/strong><br \/><strong>Oliva De Cesarei<\/strong><br \/><strong>Franco Angeli Editore, 2025<\/strong><br \/><strong>Recensione di Maria Paola Ferrigno<\/strong><\/p>\n<p>Anna Oliva De Cesarei intitola il suo libro ispirandosi all\u2019Opera di Friedrich Nietzsche, \u201cUmano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi\u201d. \u00c8 cos\u00ec che, gi\u00e0 a partire dal titolo, ci annuncia e ci traghetta in un territorio di ricerca e di libert\u00e0, una condizione umana e psicoanalitica intrisa di coraggio e audacia nell\u2019avvicinare la tragica umanit\u00e0 dei suoi pazienti. Forse non \u00e8 un caso che, come il testo di Nietzsche, anche il volume di Anna Oliva De Cesarei sia un libro che testimonia la maturit\u00e0 della Autrice, una maturit\u00e0 di pensiero che trova piena espressione nella clinica e, in parallelo, nella teoria che sostiene il suo lavoro.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel suo precedente libro, \u201cAlla ricerca del filo con la vita. Identificazioni primitive e struttura narcisistica del carattere\u201d, l\u2019Autrice ci aveva offerto una profonda riflessione, sia teorica che clinica, maturata nel corso della sua lunga esperienza di lavoro psicoanalitico con bambini e adulti, sulle conseguenze psicopatologiche dei fattori traumatici transgenerazionali offrendoci un puntuale resoconto dell\u2019intenso lavoro della cura per liberare i pazienti dalle identificazioni patologiche e restituire loro il diritto ad una piena esistenza.<\/p>\n<p>In questo nuovo libro l\u2019Autrice prosegue nella sua ricerca clinica aggiungendo un ulteriore tassello alla comprensione dei disfunzionamenti degli stati mentali primitivi che risalgono a un\u2019epoca non verbale e preverbale dello sviluppo e che possono intrappolare la nascita del S\u00e9: il territorio dell\u2019inconscio non rimosso.<\/p>\n<p>Come annuncia nel titolo di nietzschiana ispirazione, il suo procedere psicoanalitico nella clinica \u00e8 descritto con un linguaggio semplice e al contempo profondo, testimonianza di un pensiero libero e generativo, un modo autentico di parlare al paziente e anche al lettore che risuona come l\u2019evidenza della capacit\u00e0 di ascolto analitico, aperto allo stupore e alla meraviglia (Di Chiara, 1990).<\/p>\n<p>Ma in cosa si esprime la libert\u00e0 dell\u2019Autrice? Credo, leggendola, che sia una libert\u00e0 fatta della capacit\u00e0 di mostrare come la raffinata base teorica che si intravvede nel suo lavorare sia talmente incarnata da riuscire a trovare la sua espressione in un linguaggio vivo, personale, creativo e aperto al confronto; una libert\u00e0 che le consente di potersi muovere liberamente anche nel cambiamento di setting quando l\u2019Analista si offre allo sguardo del paziente \u2018come elemento di coesione e aggregazione\u2019 (pag.124). Il dialogare con i suoi pazienti e, in parallelo, con i vari Autori a cui il suo pensiero si ispira, diventa anche un dialogare con il lettore e Anna Oliva si esprime senza essere intrappolata dai modelli, ma mostrandosi capace di addentrarsi con curiosit\u00e0 e interesse anche tra i contributi delle neuroscienze per trovare un\u2019ulteriore conferma dei legami corpo-mente che la psicoanalisi ha intuito.<\/p>\n<p>Il libro si apre con la narrazione dell\u2019intenso lavoro analitico con Mario, portatore di un mandato transgenerazionale mortifero. L\u2019analisi di questo piccolo paziente viene descritta dettagliatamente, con lunghe sequenze cliniche, in modo che se ne possa cogliere tutta la processualit\u00e0 trasformativa offrendo al lettore una piena esperienza del faticoso procedere quotidiano della cura psicoanalitica e della dimensione creativa- ed anche poetica- propri della funzione analitica. L\u2019analisi di Mario si presenta come un percorso difficile, dove la coppia analitica vive penose oscillazioni tra squarci di vita e periodi di \u2018senza vita\u2019, un percorso\/processo intriso di sofferenza, sia del paziente che dell\u2019analista, dove ogni passaggio trasformativo viene descritto con puntualit\u00e0 nella coinvolgente lotta tra il caos delle angosce primitive e il \u2018suffer\u2019 (Grotstein, 2007) assegnatore di senso, che l\u2019analista vive.<\/p>\n<p>Mi sono chiesta se la scelta che l\u2019Autrice fa iniziando il libro con due analisi infantili, Mario e Marco, oltre a testimoniare la sua personale e ricca storia di formazione nella psicoanalisi infantile, sia anche una sorta di dichiarazione \u2018teorico\/clinica\u2019: la formazione sull\u2019analisi infantile rappresenta un essenziale strumento anche per il lavoro analitico con pazienti adulti. Chi impara a navigare nel ribollente mare aperto del lavoro analitico con l\u2019infanzia potr\u00e0 disporre di una adeguata strumentazione di elaborazione controtransferale per affrontare le insidiose secche dell\u2019analisi di pazienti adulti, in particolar modo dei pazienti gravi.<\/p>\n<p>In tutto il lavoro c\u2019\u00e8 una costante presenza dell\u2019impegno dell\u2019analista in un\u2019elaborazione controtransferale, un costante working through (Brenman Pick 1985), da cui possa nascere un\u2019interpretazione, un commento o una condivisione degli stati emotivi del paziente che aprano a passaggi trasformativi: \u201cCome analisti siamo a contatto, a volte invasi come il paziente, dall\u2019ombra cupa della madre depressa che dice \u2018non ce la farai mai\u2019 e, contemporaneamente, ingaggiati da un paziente oppresso da angosce di annientamento, \u2018se tu analista non mi dai la tua luce, io non esisto, un legame fondamentale per sentirsi vivo\u201d (pag. 44).<\/p>\n<p>Anche nella descrizione delle analisi di pazienti adulti l\u2019infantile traumatico risuona potentemente, a volte richiamando l\u2019agonia primitiva (Winnicott, 1974), ed emerge \u00a0il delicato lavoro necessario di fronte al rinnovarsi, nella relazione analitica, della ripetizione del trauma affinch\u00e9 il dolore si presenti nelle \u2018piccole dosi\u2019 che il paziente \u00e8 in grado di tollerare: \u201cL\u2019analista porta su di s\u00e9 il peso dell\u2019oggetto traumatico, nel transfert, \u00e8 suo compito ora tollerare e graduare il peso delle angosce che il paziente pu\u00f2 sopportare, esercitare una buona funzione di filtro e modulazione, essere un oggetto nuovo che apre e accompagna il dischiudersi di una storia nuova\u201d (pag. 84).<\/p>\n<p>L\u2019ingaggio del corpo e della sensorialit\u00e0, cos\u00ec presente nelle analisi infantili, diventa territorio di comprensione delle memorie somatiche originarie anche del paziente adulto: il corpo ingessato di Elio, il corpo imprigionato come un robot in una seconda pelle di Aldo, il corpo de-animato di Eva e, in risonanza, il corpo dell\u2019Analista aperto a fruttuose r\u00eaverie.<\/p>\n<p>Ogni narrazione clinica, nell\u2019intimo dialogo tra mente e corpo di pazienti e analista, racconta il percorso ontologico, fondamento dell\u2019esistenza umana, con i suoi ineludibili limiti e lutti che avvicinano alla possibile verit\u00e0 emotiva di ciascun paziente: \u201c\u2026possiamo chiamare verit\u00e0 ci\u00f2 che non possiamo cambiare; metaforicamente, essa \u00e8 la terra sulla quale stiamo e il cielo che si stende sopra di noi\u201d (Arendt, 1995, pag. 76).<\/p>\n<p>L\u2019Autrice ben descrive come, nel lavoro analitico con pazienti che hanno sub\u00ecto gravi violazioni al senso di S\u00e9 e che cercano nell\u2019onnipotenza una difesa dal dolore, \u201c\u2026un problema fondamentale riguarda come costituire uno spazio generativo, quel luogo psichico che era mancato nel trauma originario, per ospitare angosce di annichilimento e l\u2019informe (l\u2019inerzia nella quale \u00e8 schiacciata l\u2019essenza del S\u00e9 nel bisogno d\u2019amore e il magma informe che giacciono nell\u2019ES)\u201d (pag.97).<\/p>\n<p>Anna Oliva De Cesarei porta anche l\u2019esperienza di due analisi in due tempi, dove il ritorno dei pazienti, non \u00e8 solo un tornare ma anche un andare indietro, nel secondo tempo analitico, su ferite antiche, su fallimenti precoci nella speranza, inconscia, che possano avere destini diversi, una sorta di rivisitazione \u2018estetica\u2019 forse anche favorita dall\u2019esperienza di essere stati attesi, accolti nuovamente e non solo ascoltati e compresi, rispettando il tempo del paziente.<\/p>\n<p>\u00c8 un Volver, un tornare,che \u00e8 anche un Volverse, un poter \u2018cambiare idea sul proprio destino\u2019 (Mendesohn, 2024) potendo tornare, insieme all\u2019analista, dopo un tempo di latenza necessario, su qualcosa che prima non era pensabile, sul \u2018nocciolo duro\u2019 della ferita traumatica che possa \u2018tener viva la speranza di una riunione con un S\u00e9 bambino che \u00e8 stato cos\u00ec schiacciato nei suoi bisogni, affetti e desideri\u2019 (pag. 122).<\/p>\n<p>\u00c8 soprattutto attraverso i sogni, quelli numerosi dei pazienti ma anche alcuni sogni di controtransfert, che l\u2019Autrice ci mostra come mantener viva la speranza di cogliere le valenze vitali maltrattate per \u2018rendere miti, temperate, le temperature bollenti, il magma e come essere \u201cfattore coagulante e aggregante di risorse vitali\u201d rispetto alle angosce emorragiche e straripanti prodotte dal disgelo\u2019 (pag. 114)<\/p>\n<p>Nell\u2019ultima parte del libro Anna Oliva De Cesarei offre al lettore l\u2019insieme degli Autori che, oltre a Winnicott, hanno ispirato alcuni aspetti del suo lavoro analitico con i pazienti le cui storie analitiche ci ha narrato, armonizzando e integrando le loro diverse voci: Mahler, Milner, Roussillon, Alvarez, Ogden, Hernandez, Giannakulas, Tustin, Bick \u2026<\/p>\n<p>\u00c8 un libro che intreccia la narrazione antropologica con la cultura psicoanalitica, offrendo al lettore, allo stesso tempo, un\u2019esperienza emotiva e un\u2019esperienza culturale.<\/p>\n<p>La prefazione di Franca Meotti e la postfazione di Paolo Fabozzi, infine, sembrano assolvere, garbatamente, a un compito di accompagnamento alla lettura di un libro che aggiunge alla clinica psicoanalitica italiana un contributo di indiscutibile rilievo.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>Arendt H., (1961), Verit\u00e0 e politica- La conquista dello spazio e la statura dell\u2019uomo, in \u2018Tra passato e futuro\u2019, Boringhieri, Torino, 1995<\/p>\n<p>Bion W.R. (1962). Apprendere dall\u2019esperienza. Armando, Roma, 1972.<br \/>Di Chiara, G., (1990) La stupita meraviglia, l\u2019autismo e la competenza difensiva. Rivista di Psicoanalisi, 36:441-457<\/p>\n<p>Green. A (1983) La madre morta. In Narcisismo di vita, narcisismo di morte. Borla Roma, 1985<br \/>Grotstein J. (2007) Un raggio di intensa oscurit\u00e0, Cortina, Milano, 2010.<\/p>\n<p>Mendelsohn D., (2024) Estasi e terrore: Dai greci a Mad Men, Le donne di Almodovar, Boringhieri Torino<\/p>\n<p>Ogden, T.H., (1989), Il limite primigenio dell\u2019esperienza, Astrolabio, Roma, 1992<br \/>Oliva De Cesarei A. (2001). Trauma e violazione del senso di esistere. Seminario tenuto presso il Centro Milanese di Psicoanalisi, maggio 2001.<br \/>Oliva De Cesarei A. (1994). Narcisismo onnipotente e identificazioni fuse del S\u00e9 e dell\u2019oggetto nel campo analitico. Congresso SPI, Rimini<\/p>\n<p>Oliva De Cesarei A. (2010), Alla ricerca del filo della vita, Franco Angeli, Milano<\/p>\n<p>Cortina Editore Milano, 1995.<\/p>\n<p>Pick, I. Brenman, (1985), Working through in the countertransference, International Journal of Psychoanalysis, 66, p. 157-66<br \/>Winnicott, D.W. (1974). Gioco e realt\u00e0. Armando Editore, Roma<\/p>\n<p>Vedi anche nel dossier di Spiweb \u201cCURE PER IL CREATO\u201d:<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"10\/09\/25 Parole chiave: Fattori traumatici, Inconscio non rimosso, Legame corpo-mente, Analisi infantile \u201cUmano, troppo umano\u201d nella clinica psicoanalitica.Oliva&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":100719,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-100718","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/100718","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=100718"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/100718\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/100719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=100718"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=100718"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=100718"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}