{"id":10088,"date":"2025-07-26T16:07:09","date_gmt":"2025-07-26T16:07:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/10088\/"},"modified":"2025-07-26T16:07:09","modified_gmt":"2025-07-26T16:07:09","slug":"nobu-il-padre-morto-il-locale-in-fumo-storia-delluomo-che-ha-imposto-il-sushi-al-mondo-e-che-ora-vale-un-miliardo-di-dollari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/10088\/","title":{"rendered":"Nobu: il padre morto, il locale in fumo. Storia dell\u2019uomo che ha imposto il sushi al mondo (e che ora vale un miliardo di dollari)"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Matteo Persivale<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La vita di Nobuyuki Matsuhisa \u00e8 stata una catena fallimenti: fino all&#8217;incontro, decisivo, con De Niro. Lo chef giapponese incarna alla perferzione il mito del sogno americano. Un documentario racconta la sua prima ricetta: credere in s\u00e9 stesso<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00abNO-bu. NO-bu\u00bb.<br \/>\u00abMAT-su-hi-sa. MAT-su-hi-sa\u00bb. <\/b><br \/>\u00abNon c\u2019\u00e8 paragone, lo chiameremo <b>Nobu<\/b>, gli americani mangiano il cibo giapponese ma non parlano la lingua\u00bb, dice il pi\u00f9 grande attore del mondo al suo amico chef con la parannanza bianca e l\u2019espressione imperscrutabile.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando si sono conosciuti, anni prima, <b>Nobuyuki Matsuhisa non sapeva chi fosse quel cliente taciturno ma sempre estremamente rispettoso che si fidava sempre di lui<\/b> e invece di ordinare dal menu gli diceva semplicemente \u00abscegli tu\u00bb: <b>non aveva mai visto film con Robert DeNiro.<\/b>\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nobuyuki al cinema non andava e non aveva la tv, lavorava e basta come aveva fatto fin da ragazzino perch\u00e9 <b>la sua vita era tutta in quel piccolo ristorante al 129 di North La Cienega boulevard, Los Angeles, <\/b>non una zona chic allora come adesso, e chic non era il ristorantino messicano l\u00ec a fianco che in seguito, con il successo, ha rilevato per espandere il locale. Aperto sette giorni su sette, all\u2019inizio soli trentotto coperti per non strafare, lui a cucinare, la moglie Yoko cameriera-contabile-tuttofare (\u00abMi fido di lei al 100%, lei di me al 90%\u00bb).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il marchio globale del lusso e dell\u2019ospitalit\u00e0, Nobu, \u00e8 nato cos\u00ec, una sera a Los Angeles, la penombra del sushi bar dopo l\u2019ora di chiusura e la proposta di \u00abBob\u00bb: aprire una succursale di Matsuhisa nella sua New York, a TriBeCa,<\/b> che nel 1993 stava esplodendo come nuovo quartiere delle gallerie d\u2019arte e degli alberghi e dei negozi. Da Matsuhisa a Nobu, da ristorantino ritrovo semicarbonaro delle celebrities di Los Angeles a marchio con aspirazioni globali e lo sguardo a nuovi mercati.<\/p>\n<p>    La potenza<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da allora, da quel 1993, grazie a DeNiro e un altro socio, l\u2019astuto businessman Meir Teper, <b>\u00abNobu\u00bb diventa una potenza globale, una macchina da soldi <\/b>e da espansione che necessita di continue aperture: cinquantasei ristoranti, quarantun alberghi (in attesa dell\u2019imminente apertura in via Veneto a Roma, numero 42, e il nuovo piano quinquennale prevede un target di 80 hotel entro il 2030), <b>un valore del brand abbondantemnente superiore al miliardo di dollari.<\/b><\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Adesso che Nobu Matushisa \u00e8 <b>uno degli chef pi\u00f9 famosi del mondo (e probabilmente il pi\u00f9 ricco), <\/b>esce negli Stati Uniti un documentario sulla sua vita, che non poteva non intitolarsi <b>Nobu<\/b>, diretto da quel Matt Tyrnauer che ha firmato tra gli altri Valentino: l\u2019ultimo imperatore sull\u2019ultimo hurr\u00e0 dello stilista prima di lasciare il suo marchio. L\u00ec si vedeva il \u00abmetodo Tyrnauer\u00bb, con quella memorabile scena di Karl Lagerfeld che sussurra a Garavani, da kaiser a imperatore, \u00aba parte noi due, gli altri fanno solo stracci\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Metodo evidente anche in questo film: che poteva diventare una sorta di agiografia a uso aziendale e invece \u00e8 un film vero,<\/b> pieno di rivelazioni e di cose che agli americani non piacciono tantissimo sulla carta, tipo la delusione e il fallimento.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Perch\u00e9 quando Nobu nel 1987 apre il suo ristorantino Matsuhisa a Los Angeles ha trentotto anni e alle spalle solo una lunga serie, impressionante, di fallimenti, che racconta alla telecamera di Tyrnauer senza fare sconti a nulla: l\u2019infanzia funestata dalla morte del padre in un incidente motociclistico mentre andava al lavoro, l\u2019adolescenza ribelle con l\u2019incidente d\u2019auto (guida senza patente) che gli era valso arresto processo condanna e libert\u00e0 condizionata, l\u2019umiliazione assoluta dalla quale l\u2019aveva salvato un ristoratore che l\u2019aveva preso a lavorare con lui. Poi la scuola (di rigore militaresco) per diventare sushi chef, la scienza del riso, del taglio chirurgico del pesce, l\u2019occhio gi\u00e0 unico per la presentazione grafica, irrituale, del cibo tradizionale nipponico.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il talento acerbo ma gi\u00e0 evidente a tutti che lo porta in Per\u00f9, dove si tuffa nella tradizione locale della gastronomia povera ma geniale, il ceviche,<\/b> il coriandolo, le tecniche cos\u00ec diverse da quelle giapponesi, i pesci locali. L\u00ec non fa fusion ma con estrema linearit\u00e0 adatta, reinventa, lavorando per un ristoratore peruviano con grande successo finch\u00e8 quello non gli chiede di usare pesce meno pregiato, \u00abla gente non capisce niente, tagliamo i costi drasticamente e aumentiamo il margine\u00bb.<b> Lui, giovane samurai, si rifiuta: raccoglie il coltello che conserva ancora \u2013 un cimelio, un giorno finir\u00e0 in un museo \u2013 e torna in Giappone con la moglie Yoko, <\/b>la figlia piccolissima, senza prospettive, senza altre proposte di lavoro. Emigra di nuovo \u2013 non aveva un posto dove stare \u2013 e apre con un socio un ristorante a Anchorage, Alaska, che in quegli anni viveva un boom a causa dell\u2019industria petrolifera.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il successo \u00e8 immediato \u2013 \u00e8 cucina d\u2019avanguardia ai confini del mondo, e funziona: una lezione importante \u2013 ma dopo pochi mesi il ristorante brucia, l\u2019assicurazione non paga.<\/b> La sua ultima chance finisce in cenere, l\u2019umiliazione \u00e8 tanto devastante che pensa alla soluzione definitiva, da samurai: il suicidio. <b>Torna con le figlie in Giappone, ancora una volta, archivia il sogno di mettersi in proprio e va a lavorare per altri, a Los Angeles: <\/b>\u00e8 il 1977, eccolo nell\u2019anonimato preparare sushi in modo classico da Mitsuwa prima e poi da Oshou.<br \/>\u00c8 una fase fondamentale per tutto quello che verr\u00e0 pi\u00f9 tardi: cerca di capire come il suo personale stile nippo-peruviano possa adattarsi al palato americano, lavorando al fianco di altri chef, imparando a conoscere il pubblico cittadino (a cavallo degli Anni 70 e primi 80 il sushi \u00e8 ancora in stato embrionale nella ristorazione).<\/p>\n<p>    L\u2019incontro-chiave fu con Robert de niro, alla fine degli anni 80. Fu lui a convincerlo ad aprire\u00a0un ristorante a New York. Ora sono 56, oltre a 41 alberghi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Passano dieci anni e grazie a un prestito di 70mila dollari da parte di un amico ecco l\u2019apertura di Matsuhisa dove \u00e8 finalmente libero di reiventare la cucina giapponese<\/b> (nel documentario, tra i colleghi che parlano di lui, spicca Jean-Georges Vongrichten che ridendo ammette \u00abgli ho copiato un piatto, non ho resistito, come si fa?\u201a\u00bb  e Wolfgang Puck che facendolo arrossire dice serissimo di lui \u00ab\u00e8 il Picasso della cucina\u00bb. <br \/>Tyrnauer, fortunatamente per gli spettatori ormai saturi di reality dove chef ai confini della psicopatia ululano cose terribili umiliando colleghi e concorrenti, ci risparmia le scenate che peraltro non appartengono allo stile di Nobu, e limita anche al massimo i primi piani del cibo, con luci studiate e obiettivi \u201cmacro\u201d da rivista di food. Il regista sceglie semplicemente di mostrare, nei fatti, la filosofia del suo protagonista. <br \/><b>Eccolo allora uno dei concitati periodi prima dell\u2019apertura di un nuovo ristorante nel quale esamina il lavoro dell\u2019executive chef:<\/b> un piatto la cui presentazione appare gi\u00e0 bellissima all\u2019occhio dello spettatore medio viene respinto una, due, tre, quattro volte, correggendo prima un elemento della presentazione e poi un altro.<b> Nobu che pur mantenendo il tono di voce da maestro zen comincia chiaramente a irritarsi perch\u00e9 l\u2019altro, come noi, non riesce a vedere quello che a lui risulta evidente,<\/b> e quando finalmente \u00e8 tutto giusto \u00e8 una liberazione per tutti (e in cucina lo fotografano, quel piatto approvato, pi\u00f9 come una reliquia che come un riferimento).   Un\u2019altra scena importante \u00e8 quella con Nobu che d\u00e0 le ultime istruzioni al giovane chef che andr\u00e0 a dirigere la cucina del ristorante di Singapore di prossima apertura: rigido sull\u2019attenti, pare il fantaccino in attesa dell\u2019arrivo del generale che passer\u00e0 in rassegna la truppa. Nobu lo guarda e con calore inaspettato non gli d\u00e0 istruzioni sulla tecnica \u2013 sa gi\u00e0 tutto, evidentemente \u2013 ma gli dice semplicemente \u00abusa il tuo cuore\u00bb, lasciandolo esterrefatto e ancora pi\u00f9 irrigidito.<\/p>\n<p>    Gli spaghetti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il cuore: Nobu, che ha anche un ristorante a Milano (c\u2019\u00e8 una scena dell\u2019inaugurazione insieme con Giorgio Armani) potrebbe essere un italiano onorario: non soltanto perch\u00e9, in un momento surreale, quando finalmente lo vediamo a casa sua, a Los Angeles, cucinare per s\u00e9 e Yoko, non prepara qualche strano involtino dei suoi, tipo quelli famosissimi di granchio dal guscio morbido reso croccante in padella con avocado scalogno e uova di pesce avvolti in ravanello daikon al posto della solita alga. E niente miso di merluzzo nero, o riccola allo jalape\u00f1o.<br \/><b>No, il pi\u00f9 famoso chef giapponese del mondo prepara a casa degli spaghetti pomodoro e basilico \u2013 direttamente in padella,<\/b> senza bollire in acqua prima \u2013 con un po\u2019 di peperoncino e la grattata finale di parmigiano finale. \u00c8 italiano onorario per la normalit\u00e0 con la quale riesce a spezzare i ghiacci dell\u2019assoluto riserbo nipponico per commuoversi, apertamente, nei momenti emotivamente pi\u00f9 difficili del film.<br \/><b>La morte del padre, e la sua salvezza: da bambino amava seguire pap\u00e0, che faceva il rappresentante e girava in motocicletta. Quel giorno gli disse di no, \u00abvado troppo lontano\u00bb, e lo lasci\u00f2 a casa a aspettarlo.<\/b><br \/>La morte del suo migliore amico, suicida, e il senso di colpa sordo, devastante, ingiusto, umanissimo, che lacera chi rimane indietro: \u00abGli telefonai la sera prima, era triste, non voleva chiacchierare. Allora lo salutai, e chiusi la telefonata. Avrei dovuto restare al telefono con lui, farlo parlare\u00bb. E proprio questa tragedia, nel 2017 \u2013 era l\u2019amico che l\u2019aveva accolto in casa sua dopo il disastro in Alaska, \u00abquando nessuno mi voleva parlare al telefono perch\u00e9 temevano chiedessi soldi, ma avevo solo voglia di dire ciao\u00bb \u2013 \u00e8 l\u2019elemento che permette a Tyrnauer di prenderci per la gola. Nobu non ha mai voluto visitare la tomba, era troppo forte il senso di colpa. Finch\u00e9 decide di farlo, verso la fine del film, e lo vediamo con Yoko \u2013 da lontano, con il teleobbiettivo \u2013 versare le tazzine d\u2019acqua del rituale shinto, chiedere perdono all\u2019amico e ricordargli il suo affetto. Prima di andarsene, accarezza la spessa lapide di pietra e dice una cosa sola (per tutto il film, in cucina, lo si vede ricordare allo staff che l\u2019elemento pi\u00f9 importante di tutti \u00e8 sempre la temperatura: nella preparazione e nel servizio). Guarda Yoko e dice: \u00ab\u00c8 tiepida\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La scena di cui parleranno tutti \u2013 e che all\u2019anteprima del TriBeCa Festival ebbe pi\u00f9 successo \u2013 \u00e8 quella del meeting.<\/b> Il talento di Tyrnauer, come cronista (\u00e8 un giornalista prestato al cinema dei documentari) \u00e8 quella di entrare in situazioni apparentemente noiosissime perch\u00e9 sa che, prima o poi, tra tanti cespugli inutili trover\u00e0 un tartufo. E cos\u00ec una riunione di routine tra i tre soci \u2013 Matsuhisa, DeNiro, Teper \u2013 diventa improvvisamente uno scontro di filosofie, e anche etico. Perch\u00e9 il paradosso al centro del fenomeno Nobu \u2013 la \u201cNobusfera\u201d, la chiamano nel film \u2013 \u00e8 che un artigiano geniale che fino ai 40 anni non aveva combinato nulla \u00e8 al centro di una macchina che \u00e8 tutto tranne che artigianale: l\u2019industrializzazione del branding che si espande apparentemente all\u2019infinito. <b>Si comincia con DeNiro vestito in modo molto dimesso e di pessimo umore che ascolta una serie di dati che accompagnano delle diapositive di una presentazione.<\/b> Quando sente che ci sono in programma altre aperture in alberghi di propriet\u00e0 del fondo Blackstone, DeNiro fa una premessa che allarma chiunque conosca gli italoamericani di una certa et\u00e0: \u00abSenza offesa\u00bb, che \u00e8 il segnale che sta per dire qualcosa di sgradevole. \u00abCapisco quello che noi portiamo a loro col nostro marchio. Non capisco quello che (con enfasi, ndr) LORO portano a NOI (ancora pi\u00f9 enfasi, ndr). A quel punto Nobu pare marmorizzato, una statua. Teper, l\u2019uomo dei \u201cdeal\u201d, fa l\u2019errore di dire gelidamente una parola sola: \u00abSoldi\u00bb.  <b>E quando DeNiro annuisce con lo sguardo di Jake LaMotta in Toro Scatenato lo spettatore si aspetta una rissa.<\/b> \u00c8 la scena che a un critico ha ricordato Goodfellas: DeNiro dice a Teper di non firmare l\u2019accordo. \u00ab\u00c8 gi\u00e0 firmato\u00bb, dice Teper nell\u2019unico modo possibile, cio\u00e8 in modo anodino. E a quel punto il loro collaboratore che si occupa della proiezione dei grafici vorrebbe sprofondare sotto il tavolo. <br \/><b>La tensione tra questi due elementi contrapposti, poesia e finanza, artigianalit\u00e0 e industria, \u00e8 la contraddizione centrale del film e della figura stassa di Nobu Matsuhisa.<\/b> Lo sa anche lui, per primo: in una scena invita degli amici a cena, sushi non pasta. Ha un sushi bar in tutte le sue case, e l\u00ec serve gli amici. Illustra i piatti uno per uno, tutti fatti da lui, con ingredienti unici. Alla fine, serissimo dice: \u00abSono 1000 dollari a testa\u00bb. Tutti restano interdetti, finch\u00e9 lui scoppia a ridere, piccolo antidoto alle ottime e abbondanti contraddizioni della \u201cNobusfera\u201d.<\/p>\n<p>    CHI E&#8217;\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nato a Saitama, in Giappone, nel 1949, perse il padre (nella foto a fianco) a 8 anni a  causa di un incidente stradale. Lui e i suoi due fratelli minori vennero cresciuti dalla madre. A 15 quindici anni inizi\u00f2 a lavorare come lavapiatti nel ristorante Matsue Sushi a Shinjuku, Tokyo. Sempre nello stesso ristorante, studi\u00f2 i movimenti dei maestri di sushi e dopo sette anni fu invitato da un cliente abituale, un peruviano di origini giapponesi, ad aprire un ristorante giapponese in Per\u00f9: arriv\u00f2 a Lima nel 1973. Tre anni dopo fu costretto a chiudere il ristorante, dopo una breve parentesi in Argentina si trasfer\u00ec in Alaska. Ma il ristorante and\u00f2 a fuoco due settimane dopo l\u2019inaugurazione. Dopo un breve periodo in Giappone, torn\u00f2 a Los Angeles e finalmente nel 1987 apr\u00ec un suo locale<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-07-26T15:51:48+02:00\">26 luglio 2025 ( modifica il 26 luglio 2025 | 15:51)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Matteo Persivale La vita di Nobuyuki Matsuhisa \u00e8 stata una catena fallimenti: fino all&#8217;incontro, decisivo, con 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