{"id":102162,"date":"2025-09-11T16:15:10","date_gmt":"2025-09-11T16:15:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/102162\/"},"modified":"2025-09-11T16:15:10","modified_gmt":"2025-09-11T16:15:10","slug":"tolkien-controcorrente-gerry-canavan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/102162\/","title":{"rendered":"Tolkien controcorrente &#8211; Gerry Canavan"},"content":{"rendered":"<p>Con pi\u00f9 di 150 milioni di copie vendute, Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien \u00e8 uno dei romanzi pi\u00f9 popolari del ventesimo secolo, e continua a essere amato dagli appassionati di tutto il mondo. La storia, che ha definito un genere, narra di un improbabile eroe di provincia destinato a salvare il mondo dalla distruzione (e della affiatata e multietnica compagnia che lo accompagna nella sua missione) ed \u00e8 diventata il modello per innumerevoli imitazioni nel fantasy e nella fantascienza, senza contare le numerose trasposizioni della saga in film, serie televisive e videogiochi di grande successo.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 giudicassimo Tolkien in base a chi ne rivendica con pi\u00f9 forza l\u2019eredit\u00e0, dovremmo cominciare a preoc\u00adcuparci. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che Tolkien non \u00e8 solo il suo autore preferito, ma che \u201cgran parte della mia visione conservatrice del mondo \u00e8 stata influenzata da Tolkien quando ero ragazzo\u201d. Vance ha chiamato la sua azienda Narya, da uno dei tre anelli del potere elfici, e il suo mentore Peter Thiel si \u00e8 ispirato a Tolkien quando ha scelto i nomi per le sue aziende: Palantir technologies, Mithril capital, Lembas capital, Valar ventures e Rivendell one. Negli anni settanta la destra italiana si \u00e8 rivitalizzata nei campi hobbit, un\u2019esperienza formativa dell\u2019adolescenza anche per l\u2019attuale premier Giorgia Meloni. In molti altri paesi gruppi di estrema destra e movimenti radicali venerano Tolkien. Recentemente, il programma britannico antiterrorismo Prevent lo ha addirittura catalogato (insieme ad altri autori come C.S. Lewis e George Orwell), in modo alquanto ridicolo, come una sorta di droga di passaggio alla radicalizzazione.  <\/p>\n<p>            Christian Dellavedova<\/p>\n<p>Fin dalla nascita negli anni settanta del piccolo ambito accademico degli studi sulla fantascienza si \u00e8 diffusa l\u2019idea che la fantascienza sia di sinistra mentre il fantasy di destra. La fantascienza parla di futuro, di utopie che un giorno l\u2019umanit\u00e0 potr\u00e0 costruire, di scienza; il fantasy, invece, guarda indietro a un passato immaginario fatto di re, imperi, guerre e magia (cio\u00e8, in sostanza, assurdit\u00e0). Se la fantascienza \u00e8 rivoluzione, il fantasy \u00e8 restaurazione. O almeno cos\u00ec sostengono i critici marxisti che negli ultimi cinquant\u2019anni hanno esaltato la fantascienza e denigrato il fantasy. Le opere fantasy di alcuni autori (come quelle di China Mi\u00e9ville, M. John Harrison, Michael Moorcock o Ursula K. Le Guin, che sfuggono a una classificazione di genere letterario) sono considerate eccezioni a questa tendenza generale, ma anche quando si ammette l\u2019esistenza del fantasy di sinistra, Tolkien resta quasi sempre come un esempio negativo. In Il desiderio chiamato utopia, del 2007, il critico letterario statunitense Fredric Jameson interpretava Tolkien come il campione di un sistema di \u201cnostalgia reazionaria\u201d: il climax della sua opera pi\u00f9 celebrata, dopotutto, si intitola Il ritorno del re (Tolkien considerava Il signore degli anelli un unico libro, ma di solito \u00e8 pubblicato in tre volumi).  <\/p>\n<p>pubblicit\u00e0<\/p>\n<p>Come si giustifica questa lettura nell\u2019opera di Tolkien? A prima vista Il signore degli anelli \u00e8 una storia intrisa di razzismo (la superiorit\u00e0 degli elfi, nobili e dalla pelle chiara, contrapposta all\u2019inferiorit\u00e0 degli orchi, brutali e meticci), di colonialismo e imperialismo (il ritorno del re equivale alla restaurazione dell\u2019impero) e di un sessismo profondamente reazionario (con un cast principale composto quasi esclusivamente da uomini). C\u2019\u00e8 anche una diffusa diffidenza verso la democrazia, le citt\u00e0, la modernizzazione, il progresso, il relativismo culturale e il materialismo, a favore della monarchia, dell\u2019agricoltura, della staticit\u00e0, delle fantasie sul bene contro il male e di un tradizionalismo che a tratti sfiora il fondamentalismo religioso (Tolkien aderiva al cattolicesimo precedente al Concilio vaticano II). Il signore degli anelli \u00e8 ossessionato dalle rovine, dalle genealogie, dal diritto divino degli aristocratici e da una visione della storia come una tragica e interminabile caduta in disgrazia.  <\/p>\n<p>Eppure Tolkien ha anche molti ammiratori di sinistra. Alcuni vedono in lui un autore che esalta gli eroi della classe lavoratrice come Sam Gamgee rispetto al pi\u00f9 agiato e aristocratico Frodo, che propone un\u2019etica fondata sul sacrificio, sull\u2019altruismo e sulla rinuncia al potere in favore dell\u2019umilt\u00e0 e della vita comunitaria, e che esprime un profondo disprezzo per i tiranni di ogni sorta. Un esempio emblematico \u00e8 il capitolo \u201cLa purificazione della contea\u201d, verso la fine del Ritorno del re, in cui i quattro hobbit tornano a casa e scacciano i fascisti che hanno occupato la loro terra durante la loro assenza. La risposta \u00e8 una combinazione d\u2019ironia, disobbedienza civile e resistenza gioiosa, e un\u2019insurrezione di massa che culmina in uno scontro violento con decine di vittime tra hobbit e uomini.  <\/p>\n<p>Il critico di sinistra che cerca di spiegare la sua predilezione per Il signore degli anelli, per\u00f2, affianca ai suoi motivi delle precisazioni. La rappresentazione di Tolkien dello spirito di corpo in tempo di guerra \u2013 che unisce individui di origini diverse per uno scopo comune \u2013 pu\u00f2 essere assimilata alla solidariet\u00e0 necessaria per affrontare il duro lavoro del cambiamento sociale. Questa forma di cameratismo, tuttavia, sembra esserci solo nei momenti di crisi profonda e, in ogni caso, si fonda spesso sulla logica dell\u2019odio razziale condiviso e implacabile nei confronti degli orchi.  <\/p>\n<p>L\u2019opera di Tolkien si caratterizza anche per una commovente visione ecologica e un profondo amore per la natura. I giardinieri, in tutte le loro forme, si rivelano la chiave ultima per il benessere umano. Ma quello di Tolkien \u00e8 un ambientalismo profondamente tragico, che \u00e8 quasi impossibile separare dal desiderio degli elfi di fermare il tempo in un mondo che li sta sopravanzando. La contea degli hobbit offre il barlume di una possibile \u201cterza via\u201d alternativa sia al capitalismo sia al comunismo, due sistemi che Tolkien disprezzava in ugual misura. In ultima analisi, per\u00f2, gli hobbit riescono a mantenere il loro piccolo paradiso solo grazie all\u2019aiuto della magia, e tutto lascia intendere che alla fine il loro mondo sar\u00e0 brutalmente spazzato via per lasciare spazio al nostro.  <\/p>\n<p>Infine, in Tolkien c\u2019\u00e8 un bellissimo sentimento antimilitarista, fondato sul ripudio della glorificazione della guerra e il rifiuto di esaltarne la violenza. Anche qui, per\u00f2, si tratta di un pacifismo a met\u00e0, che viene messo da parte nei momenti in cui gli eroi sono chiamati a impugnare la spada. Il protagonista centrale del Signore degli anelli, Frodo, passa gran parte del finale del libro a implorare gli altri di smettere di farsi del male, ma non viene mai ascoltato.  <\/p>\n<p>\tpubblicit\u00e0<\/p>\n<p>Ho letto Il signore degli anelli moltissime volte da quando l\u2019ho scoperto alle scuole elementari; a vent\u2019anni sono stato addirittura licenziato perch\u00e9 lo stavo leggendo invece di lavorare. Oggi tengo un corso su Tolkien almeno ogni due anni. La Marquette university, dove insegno, ha il privilegio di custodire gran parte degli scritti originali di Tolkien, comprese le bozze del Signore degli anelli e del suo predecessore, Lo Hobbit. Ho avuto la fortuna di poter utilizzare questo straordinario archivio direttamente in aula.  <\/p>\n<p>Fin dalla nascita negli anni settanta del piccolo ambito accademico degli studi sulla fantascienza, si \u00e8 diffusa l\u2019idea che la fantascienza sia di sinistra mentre il fantasy di destra<\/p>\n<p>Attraverso queste riletture e il lavoro d\u2019archivio, ho capito che Il signore degli anelli invita a un approccio dialettico, in cui bisogna cogliere i momenti di contraddizione interna per interpretare il libro in modo critico, controcorrente. Il lavoro del professor Robert T. Tally jr. \u2013 che, come me, \u00e8 stato allievo di Fredric Jameson e continua ad apprezzare Tolkien \u2013 \u00e8 esemplare in questo senso. Tally scava nel testo alla ricerca di una serie d\u2019indizi che suggeriscono che il declino degli elfi non \u00e8 poi cos\u00ec tragico, o che, in fondo, la ragione sta dalla parte degli orchi. Nei rari momenti in cui vediamo gli orchi senza filtri, esprimono anche loro il desiderio di mettere fine alla guerra, manifestando disprezzo per il signore oscuro Sauron che li comanda e per i suoi orrendi Nazg\u00fbl, gli spettri dell\u2019anello. La piet\u00e0 inattesa di Sam per un uomo che, almeno formalmente, \u00e8 suo nemico, d\u00e0 vita a uno dei passaggi pi\u00f9 giustamente citati del libro: \u201cSi chiese come si chiamasse quell\u2019uomo e da dove venisse; e se fosse davvero malvagio nel cuore, o se fossero state delle menzogne o delle minacce a spingerlo in quella lunga marcia lontano da casa; e se, in fondo, non avrebbe preferito restare l\u00ec in pace\u201d. Parte di ci\u00f2 che ha mantenuto vivo l\u2019interesse per Lo Hobbit e Il signore degli anelli negli ultimi ottantasette anni sono proprio queste asperit\u00e0 e questi pensieri non del tutto risolti.  <\/p>\n<p>Per me, per\u00f2, la chiave sta nella cornice narrativa di entrambi i lavori. Lo Hobbit e Il signore degli anelli non si sono presentati come semplici romanzi, ma come documenti storici riscoperti da uno studioso anonimo e offerti al ventesimo secolo come una storia dimenticata di un passato remotissimo. La vicenda del Signore degli anelli proverrebbe da una copia di una copia di un antichissimo volume intitolato Il libro rosso dei confini occidentali, che sarebbe stato scritto dai protagonisti della saga dopo gli eventi narrati e poi annotato, corretto e ampliato da altri nel corso del tempo. Questa presunta origine si evince dal curioso e solenne prologo del libro e dalle oltre cento pagine di appendici pseudoaccademiche che lo accompagnano.  <\/p>\n<p>Anche se i film e i videogiochi tratti dai libri non tengono conto di questa cornice di riferimento, e molti lettori la ignorano completamente, \u00e8 un aspetto centrale nel progetto che Tolkien aveva in mente. \u00c8 una chiave di lettura che si fonda non su fatti certi e incontrovertibili, ma su una narrazione storica profondamente contestata, costruita su fonti frammentarie e su un lungo dibattito. In certi punti (per esempio nelle appendici) la prosa del Signore degli anelli smette di essere fiabesca e si trasforma in una riflessione su cosa ricordiamo, come lo ricordiamo e perch\u00e9.  <\/p>\n<p>                pubblicit\u00e0<\/p>\n<p>Forse \u00e8 una conseguenza inevitabile della carriera accademica che condivido con Tolkien (prima di diventare il pi\u00f9 celebre autore di fantasy del mondo, era noto soprattutto come studioso di Beowulf), ma oggi quando rileggo Il signore degli anelli mi sento sempre pi\u00f9 attratto dall\u2019aspra battaglia sulla storicizzazione che si svolge ai margini di questo curioso documento. Il romanzo stesso sembra suggerire che potrebbero esistere altri libri rossi, oltre a quello che ci \u00e8 arrivato. La fantasia reazionaria di una battaglia tra il bene assoluto e il male assoluto, in cui il bene trionfa e il male viene sconfitto, non regge nemmeno all\u2019interno delle mille pagine del romanzo. Al contrario, Il signore degli anelli ci offre un armamentario critico che si autosmentisce, che sabota costantemente il testo principale e c\u2019invita a prestare attenzione ai silenzi, alle lacune, alle omissioni; a diffidare del narratore e a scavare nelle contraddizioni. \u201cStoricizzare sempre\u201d, diceva Jameson. In un modo strano, profondamente disomogeneo, Il signore degli anelli sembra dirci la stessa cosa.  <\/p>\n<p>A volte i miei studenti si mostrano delusi dal destino di \u00c9owyn, la guerriera protofemminista che descrive l\u2019eteronormativit\u00e0 come una gabbia e dice che preferirebbe morire piuttosto che vivere secondo il copione imposto dal patriarcato, salvo poi finire comunque sposata. In questi casi faccio notare che sono proprio le appendici a raccontarci come, secoli dopo gli eventi, si discutesse ancora del significato della sua vita. \u00c8 nelle appendici che scopriamo che il re Aragorn una volta riportato sul trono non ha mai smesso di combattere guerre, e che la sua regina \u00e8 morta infelice, consumata dal dolore e dalla follia. Questi momenti d\u2019incertezza testuale si ritrovano anche nel corpo principale del romanzo: passaggi che saltano improvvisamente avanti di decenni o secoli, che rompono la prospettiva narrativa, che sollevano domande sulla realt\u00e0 della saga che il narratore non \u00e8 in grado di spiegare, o che descrivono eventi mai realmente testimoniati, ma comunque presentati come fatti storici.  <\/p>\n<p>\u00c8 proprio la radicale ambiguit\u00e0 e indecisione del testo a spiegare non solo perch\u00e9 Tolkien continui a resistere nel tempo, ma anche perch\u00e9 cos\u00ec tanti lettori di sinistra riescano ancora ad amarlo, nonostante i numerosi e convincenti motivi per cui non dovrebbero farlo. C\u2019\u00e8 sempre un altro filo da tirare, un\u2019altra possibilit\u00e0 inaspettata da considerare, insieme a quella angosciante che JD Vance e quelli come lui abbiano ragione: che abbiamo ragione anche io e Tally. Il libro stesso non prende posizione, i suoi personaggi trascorrono il secolo successivo cercando di capire cosa abbia significato davvero la guerra dell\u2019anello. Ed \u00e8 in questi momenti d\u2019instabilit\u00e0 testuale che quest\u2019opera, cos\u00ec stranamente intramontabile, mi sembra pi\u00f9 provocatoria, pi\u00f9 inquieta, pi\u00f9 interessante, pi\u00f9 viva. \u25c6 fas  <\/p>\n<p><strong>Gerry Canavan<\/strong> \u00e8 professore e presidente del dipartimento d\u2019inglese alla Marquette university di Milwaukee, negli Stati Uniti. Questo articolo \u00e8 uscito sulla rivista statunitense di critica politica e culturale Dissent con il titolo \u201cTolkien against the grain\u201d.  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/gerry-canavan\/2025\/09\/11\/mailto:posta@internazionale.it?subject=Tolkien controcorrente\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Con pi\u00f9 di 150 milioni di copie vendute, Il signore degli anelli di J.R.R. 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