{"id":102791,"date":"2025-09-11T23:33:11","date_gmt":"2025-09-11T23:33:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/102791\/"},"modified":"2025-09-11T23:33:11","modified_gmt":"2025-09-11T23:33:11","slug":"infarto-miocardico-i-farmaci-piu-diffusi-sono-davvero-utili-a-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/102791\/","title":{"rendered":"Infarto miocardico, i farmaci pi\u00f9 diffusi sono davvero utili a tutti?"},"content":{"rendered":"<p>        Sono oltre 8.500 i pazienti arruolati da 109 diversi centri europei in Spagna e Italia, tra cui <strong>Reggio Emilia<\/strong>, per lo studio dedicato a misurare la reale efficacia dei farmaci beta-bloccanti nei pazienti dopo un infarto miocardico acuto con funzione cardiaca non compromessa.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1488825 aligncenter lazyload\" alt=\"\" width=\"151\" height=\"227\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/navazio-alessandro--200x300.jpg\" data-eio-rwidth=\"200\" data-eio-rheight=\"300\"\/><\/p>\n<p>I risultati, che mettono in discussione le prassi terapeutiche degli ultimi decenni, sono stati presentati nei giorni scorsi a Madrid al <strong>Congresso della Societ\u00e0 Europea di Cardiologia<\/strong>, appuntamento che quest\u2019anno ha coinciso con l\u2019annuale congresso mondiale, e pubblicati in simultanea sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine.<\/p>\n<p>I betabloccanti sono farmaci ritenuti fondamentali dopo un infarto miocardico, tanto da essere raccomandati sia dalle linee guida americane che europee. Tale raccomandazione mandatoria per\u00f2 derivava da un\u2019epoca lontana, prima dell\u2019angioplastica, prima delle nuove terapie antiaggreganti, prima delle statine. Oggi nell\u2019era della riperfusione rapida e delle terapie multi-farmaco \u00e8 legittimo chiedersi: servono ancora i beta bloccanti a tutti i pazienti che hanno avuto un infarto? Infatti, il loro ruolo fondamentale ed indiscusso \u00e8 nei pazienti in cui l\u2019episodio infartuale ha determinato una perdita dell\u2019efficienza cardiaca piuttosto importante che normalmente ha come parametro di riferimento la frazione di eiezione al di sotto del 40%, ma nei soggetti che superano l\u2019infarto con una funzione cardiaca meno compromessa sono ancora davvero utili? A questa domanda clinica ha risposto lo studio REBOOT-CNIC, questo il nome della ricerca, che ha rilevato l\u2019assenza di benefici nell\u2019uso dei beta-bloccanti nei pazienti con conservata funzione cardiaca dopo un infarto, osservando che la loro assunzione non determina minore mortalit\u00e0, minore recidiva da infarto n\u00e9 meno ricoveri per scompenso cardiaco.<\/p>\n<p>Tra i centri italiani partecipanti, coordinati per l\u2019Italia dall\u2019Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, \u00e8 presente la <strong>Struttura di Cardiologia Ospedaliera dell\u2019Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia,<\/strong> diretta dal <strong>dott. Alessandro Navazio<\/strong>, coautore dello studio.<\/p>\n<p>\u00c8 stato per primo il farmacologo britannico James Black, negli anni Sessanta del Novecento, a sviluppare i farmaci beta-bloccanti, impegno che gli valse a quasi trent\u2019anni di distanza l\u2019assegnazione del Nobel per la Medicina. Era stata riconosciuta l\u2019innovazione terapeutica posta nel tentativo di controllare la risposta del cuore e ridurre il rischio di aritmie per migliorare la sopravvivenza dopo un infarto.<\/p>\n<p>\u201cPer decenni la prescrizione di un beta-bloccante alla dimissione dopo un infarto miocardico \u00e8 stata una prassi consolidata e apparentemente indiscutibile, raccomandata da linee guida europee e americane\u201d spiega Alessandro Navazio, \u201cma la scienza medica evolve e oggi le evidenze un tempo valide sono superate anche da nuove terapie e tecniche interventistiche quali l\u2019angioplastica primaria, la doppia anti-aggregazione, le statine; oggi nell\u2019era della riperfusione rapida e delle terapie multifarmaco siamo giunti alla conclusione che, tra i pazienti colpiti da un infarto, i betabloccanti siano necessari soltanto nei pazienti in cui vi \u00e8 una compromissione importante della funzionalit\u00e0 cardiaca. Questo \u00e8 il segno della maturit\u00e0 della medicina: saper distinguere, non accontentarsi di ricette universali, ma personalizzare le cure. E se James Black, padre dei beta bloccanti, fosse ancora tra noi probabilmente non si sorprenderebbe: la vera forza della scienza sta proprio nell\u2019avere il coraggio di rimettere in discussione le proprie certezze\u201d.<\/p>\n<p>Il dott. Navazio conclude \u201cLa firma della nostra struttura su una prestigiosa rivista come il New England Journal of Medicine, peraltro a due anni di distanza dall\u2019articolo dedicato allo studio FIRE (presentato al Congresso Europeo nel 2023 e pubblicato in simultanea anch\u2019esso sul NEJM), ci rende molto orgogliosi e conferma la solidit\u00e0 dell\u2019equipe da un punto di vista clinico e organizzativo.<\/p>\n<p>La proposta di partecipazione a studi tanto ambiziosi conferma il riconoscimento dell\u2019alto volume di attivit\u00e0 associato a un altrettanto elevato grado di qualit\u00e0 clinica. Il raggiungimento di questi traguardi di ricerca clinica coinvolge l\u2019intera struttura, che opera in sintonia.<\/p>\n<p>Oltre al ringraziamento al gruppo di lavoro, desidero rivolgere uno speciale plauso alle professioniste data manager, <strong>dott.sse Linda Valli e Rosa Maria De Mola<\/strong>, instancabili come impegno e presenza, che svolgono un\u2019attivit\u00e0 spesso poco riconosciuta ma indispensabile per consentire la partecipazione a studi di carattere nazionale e internazionale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sono oltre 8.500 i pazienti arruolati da 109 diversi centri europei in Spagna e Italia, tra cui Reggio&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":102792,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[72560,72561,239,1537,90,89,72562,22326,72563,240],"class_list":{"0":"post-102791","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-alessandro-navazio","9":"tag-azienda-usl-di-reggio-emilia","10":"tag-health","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-linda-valli","15":"tag-reggio-emilia","16":"tag-rosa-maria-de-mola","17":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/102791","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=102791"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/102791\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/102792"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=102791"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=102791"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=102791"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}