{"id":102971,"date":"2025-09-12T01:52:11","date_gmt":"2025-09-12T01:52:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/102971\/"},"modified":"2025-09-12T01:52:11","modified_gmt":"2025-09-12T01:52:11","slug":"nepal-famiglia-di-italiani-si-salva-dallhotel-in-fiamme-durante-la-rivolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/102971\/","title":{"rendered":"Nepal, famiglia di italiani si salva dall&#8217;hotel in fiamme durante la rivolta"},"content":{"rendered":"<p>Una situazione a dir poco terribile quella in cui si trova il <strong>Nepal <\/strong>in questo momento. In queste ultime ore, infatti, si \u00e8 scatenata una violenta <strong>rivolta<\/strong> portata avanti dal gruppo chiamato &#8220;Generazione Z&#8221;. In sole 48 ore ci sono state feroci manifestazioni, proteste e aggressioni. La capitale Kathmandu \u00e8 stata messa a ferro e fuoco, ed \u00e8 stato necessario mobilitare i militari.<\/p>\n<p>A scatenare il caos sono stati i ragazzi di venti\/trent&#8217;anni, furiosi dopo l&#8217;oscuramento delle piattaforme social avvenuto a fine agosto. In poco tempo, si \u00e8 perso completamente il controllo. Ad oggi si contano 22 morti e pi\u00f9 di 400 feriti. Eppure si <strong>protesta <\/strong>ancora, perch\u00e9 la mossa del governo \u00e8 stata vista come un tentativo di imbavagliare le comunicazioni digitali.<\/p>\n<p>In un contesto del genere si \u00e8 trovata una famiglia di nostri <strong>connazionali<\/strong>. Filippo Reggiani, 48 anni, aveva infatti raggiunto Kathmandu il primo di settembre. Con lui la figlia Matilde, di 11 anni, la madre Cinzia e il padre Maurizio, entrambi di circa 70 anni. I quattro, originari di Parma, intendevano aiutare una scuola di orfani tibetani. &#8220;Da tempo facciamo <strong>volontariato <\/strong>grazie all&#8217;associazione Tashi Orphan school&#8221;, ha raccontato Reggiani a La Gazzetta di Parma. &#8220;Abbiamo portato in questa scuola vestiti, scarpe, acqua, matite e persino una macchina da cucire. Gi\u00e0 dal primo giorno del nostro arrivo abbiamo iniziato a fare volontariato e mio pap\u00e0 faceva divertire i bambini con i giochi di magia. Ma marted\u00ec \u00e8 successo quello che non doveva accadere&#8221;.<\/p>\n<p>La famiglia, in sostanza, si \u00e8 trovata coinvolta nella sanguinosa rivolta. Quando le<strong> bande armate <\/strong>si sono riversate per le strade, Reggiani e i suoi familiari sono corsi a rifugiarsi all&#8217;interno di un albergo, ma la situazione si faceva ogni minuto pi\u00f9 pericolosa. Non c&#8217;era modo di andarsene e raggiungere l&#8217;aeroporto, che nel frattempo era stato chiuso. &#8220;Come suggerito dalla reception dell&#8217;albergo dove alloggiavamo, lo Hyatt Regency, ci siamo chiusi in camera e dalla finestra vedevamo la citt\u00e0 buia e i fuochi. Purtroppo in tarda serata ci siamo accorti che anche la hall del nostro albergo era in <strong>fiamme<\/strong>. E abbiamo provato a uscire dalla camera, ma anche i corridoi erano pieni di fumo. Cos\u00ec siamo tornati nelle nostre stanze. E non sapevamo cosa fare&#8221;.<\/p>\n<p>Bloccati all&#8217;interno della costruzione, i nostri connazionali hanno dovuto prendere la pi\u00f9 atroce delle scelte: uscire dalla finestra (si trovavano al quarto piano) e richiare la vita, oppure restare chiusi nella stanza e attenere di morire a causa del rogo. &#8220;Non potevamo scappare. Per impedire che il fumo entrasse in camera abbiamo bagnato le salviette e le abbiamo messe intorno alla porta. Una situazione terrificante. Cos\u00ec mi sono messo a gridare aiuto dalla finestra e un gruppo di ragazzi nepalesi si \u00e8 accorto che il nostro albergo andava a fuoco&#8221;, ha dichiarato Reggiani. &#8220;Avevamo molta paura ma non potevamo fare altro. Quei ragazzi hanno sistemato due materassi sotto le nostre finestre e ci hanno buttato una corda da aggiungere alle lenzuola, che avevo legato al letto. Eravamo a una quindicina di metri di altezza e non era certo semplice scendere gi\u00f9, soprattutto per mio padre che ha 74 anni. Ma mi sono detto: o <strong>bruciamo vivi <\/strong>e ci buttiamo gi\u00f9 e proviamo a rimanere vivi&#8221;.<\/p>\n<p>Decisi a salvasi, Filippo Reggiani e i suoi familiari si sono calati dal <strong>quarto piano<\/strong> dell&#8217;hotel. Reggiani ha riportato una frattura a due dita. La madre, caduta sui materassi, ha perso i senti ma se l&#8217;\u00e8 cavata con una distorsione alla caviglia. La piccola Matilde, seguendo le indicazioni del padre, \u00e8 riuscita ad arrivare a terra del tutto illesa. Il padre di Reggiani, invece, ha sbattuto violentemente il viso, e si \u00e8 rotto il naso. Cadendo, si \u00e8 anche fratturato una gamba. La famiglia \u00e8 stata assistita da alcuni<strong> giovani nepalesi<\/strong>, che li hanno accompagnati fino agli avamposti dell&#8217;Esercito. &#8220;Abbiamo incontrato anche una banda armata, ma questi ragazzi l&#8217;hanno allontanata dicendo che i turisti non si toccano&#8221;, ha spiegato il 48enne. &#8220;I militari hanno capito che avevamo bisogno di cure e cos\u00ec a colpi di mitra per farsi strada tra i ribelli ci hanno accompagnato a un primo ospedale&#8221;.<\/p>\n<p>Un vero e proprio incubo, in cui tuttavia non\n<\/p>\n<p>sono mancati la solidariet\u00e0 e l&#8217;aiuto del popolo nepalese, come dimostra il racconto di Reggiani. La famiglia italiana \u00e8 sempre rimasta in contatto con la <strong>Farnesina<\/strong>, che ha fornito tutto l&#8217;aiuto possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una situazione a dir poco terribile quella in cui si trova il Nepal in questo momento. 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