{"id":103150,"date":"2025-09-12T04:25:10","date_gmt":"2025-09-12T04:25:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/103150\/"},"modified":"2025-09-12T04:25:10","modified_gmt":"2025-09-12T04:25:10","slug":"tania-ionascu-nonna-dalla-biografia-bessaraba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/103150\/","title":{"rendered":"Tania Ionascu, nonna dalla biografia bessaraba"},"content":{"rendered":"<p>A volte un libro sembra nascere tanto per essere scritto, quanto per essere letto. Nella \u00abvita romena\u00bb di Tania Ionascu \u2013 nonna materna del notissimo regista Cristian Mungiu, Palma d\u2019oro a Cannes nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni \u2013 non c\u2019\u00e8 urgenza letteraria n\u00e9 costruzione narrativa. \u00c8 un racconto che scorre piano, con l\u2019andatura divagante dei ricordi detti ad alta voce, nella casa di famiglia a Iasi, dove l\u2019autore li ascolta e li trascrive. Ma la casa \u00abvera\u00bb di Tania resta quella a Cahul, in Bessarabia \u2013 ovvero quella che \u00e8 oggi, in gran parte, la Repubblica di Moldavia \u2013 abbandonata con l\u2019arrivo dei sovietici nel 1940.<\/p>\n<p><strong>IL TITOLO ORIGINALE<\/strong>, Tania Ionascu, mia nonna. Una biografia bessaraba (2023), chiarisce bene l\u2019orizzonte del volume: un omaggio intimo e personale a una nonna e, insieme, una narrazione che riflette la storia complessa di questa regione tra Prut e Nistro dalla storia recente assai tormentata. Parte del Principato di Moldavia fino al 1812, poi provincia zarista fino al 1918 \u2013 periodo in cui si afferma la denominazione \u00abBessarabia\u00bb, oggi solo storica \u2013 quindi romena fino al 1944 e infine sovietica fino al 1991, quando dal crollo dell\u2019Urss nasce la Repubblica di Moldavia, questa regione ha conosciuto nel Novecento passaggi violenti e identit\u00e0 imposte. Eppure resta uno spazio intrinsecamente plurale, come mostrano i ricordi di Tania, nella cui storia famigliare si incontrano e si mescolano romeni, greci, russi, ucraini, armeni, italiani e altre popolazioni ancora. Un titolo, quello originale, certo efficace, ma sicuramente largamente opaco fuori dai confini romeni, tale per cui la \u00abbiografia bessaraba\u00bb di Tania \u00e8 diventata necessariamente, in traduzione, Una vita romena (La Nave di Teseo, trad. di Anita Bernacchia, pp. 160, euro 20).<\/p>\n<p>Una vita che si confonde con quella della Bessarabia stessa: guerre, fughe, famiglie divise, rubli svalutati, figlie che non riconoscono padri tornati dal fronte. Mungiu non interviene, e lascia che a parlare sia la voce sobria, centrata, senza pathos n\u00e9 introspezione, di Tania, ormai anziana, che contabilizza con nostalgia la dolceamara storia di una famiglia sparpagliata ai quattro venti dalla Storia. Il registro non \u00e8 cinematografico: alcune scene si visualizzano facilmente, ma si resta sempre in un teatro della mente, non su un set. La struttura non \u00e8 romanzesca, ma genealogica: chi \u00e8 nato, chi \u00e8 morto, chi ha sposato chi. La scrittura \u00e8 piana, a tratti na\u00eff, volutamente anodina. Una lingua che non cerca effetti, ma si limita a nominare. Le apparenti lacune narrative \u2013 sentimenti, sogni, amori \u2013 si intuiscono nei non detti. Alcuni nomi mancano, altre figure restano ai margini. Le disgrazie emergono perch\u00e9 hanno lasciato traccia. Il resto si perde.<\/p>\n<p>Il libro ha anche una dimensione documentaria: molte fotografie d\u2019epoca, un albero genealogico disegnato a mano. La voce di Tania ha qualcosa in comune con quella di Anna Colombo, che nel suo memoir Gli ebrei hanno sei dita racconta con simile sobriet\u00e0, anche lei ormai anziana, una vita attraversata dalla Storia, dove ogni passo \u2013 scelto o imposto \u2013 diventa parte essenziale di ci\u00f2 che si \u00e8.<\/p>\n<p><strong>L\u2019AUTOBIOGRAFIA<\/strong> di Tania si ferma, dopo il rifugio in Romania negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale a seguito dell\u2019avanzata sovietica, al primo giorno di scuola della figlia, Mioara. Qui la staffetta passa al figlio di quest\u2019ultima, Cristian Mungiu, che prende la parola per raccontare stavolta la \u00absua\u00bb Tania. Nei ricordi d\u2019infanzia del regista i nonni sono ci\u00f2 che fanno pi\u00f9 che ci\u00f2 che dicono: una torta offerta, un frutto dell\u2019orto regalato, i quotidiani gesti d\u2019affetto. Perch\u00e9 l\u2019amore, soprattutto in famiglia, si manifesta spesso cos\u00ec: senza parole. Il ritorno a Cahul, molti anni dopo, conferma che di quella casa e di quel tempo, ingigantiti e questi mitizzati nel ricordo, non resta pi\u00f9 nulla. Neppure il cimitero \u00e8 pi\u00f9 al suo posto.<br \/>Quello che resta non \u00e8 tanto la memoria, ma il gesto stesso dell\u2019ascoltare. Non per ricostruire tutto, ma per non dimenticare del tutto. Perch\u00e9 nessuna storia, per quanto piccola, dovrebbe andare persa nel silenzio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A volte un libro sembra nascere tanto per essere scritto, quanto per essere letto. 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