{"id":103182,"date":"2025-09-12T04:52:18","date_gmt":"2025-09-12T04:52:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/103182\/"},"modified":"2025-09-12T04:52:18","modified_gmt":"2025-09-12T04:52:18","slug":"la-lotta-dellangelo-che-e-in-noi-inquietudini-religiose-del-nostro-tempo-tra-rilke-e-i-baustelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/103182\/","title":{"rendered":"\u201cLa lotta dell\u2019angelo che \u00e8 in noi\u201d. Inquietudini religiose del nostro tempo, tra Rilke e i Baustelle"},"content":{"rendered":"<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>E, d\u2019improvviso intatta<br \/>Sarai risorta, mi far\u00e0 da guida<br \/>Di nuovo la tua voce,<br \/>Per sempre ti risento.<\/p>\n<p>Giuseppe Ungaretti,\u00a0Per sempre<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Grazie alla mia professione di insegnante, vivo a contatto con i giovani. Non mi accontento di insegnare, cerco di ascoltarli, di coglierne gli interessi, le letture, i turbamenti che li attraversano.<br \/>Questa primavera, a Ca\u2019 Foscari, ho presentato assieme a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9791222308777\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong>Massimo Iiritano<\/strong>\u00a0il suo ultimo libro, dedicato alle inquietudini religiose del nostro tempo.<\/a> L\u2019aula era gremita di studenti, attenti, curiosi, forse intuendo che si sarebbe parlato di loro.<\/p>\n<p>Il libro si apre infatti con una riflessione originale sull\u2019inquietudine religiosa dei giovani, prendendo spunto dalle canzoni di un gruppo musicale italiano, i Baustelle. Scrive Iiritano: \u201calla ricerca delle inquietudini religiose del nostro tempo, incontriamo subito tanta musica, cinema, serie tv, podcast, youtuber\u2026 Sarebbe utile e interessante, credo, iniziare da qui\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 utile parlare dei giovani e ai giovani nella loro lingua e iniziare proprio da qui, dalle canzoni che spesso ascoltano con le cuffie dai loro cellulari, mentre camminano per strada o viaggiano in autobus; nei momenti di pausa dal lavoro o all\u2019universit\u00e0 tra una lezione e l\u2019altra\u2026\u00a0<\/p>\n<p>Le parole delle canzoni dei Baustelle fanno immediatamente breccia, sono significanti: parlano di spaesamento, di inquietudine, di vuoto, di nulla.\u00a0<\/p>\n<p>Solo qualche esempio:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cFra le mute tombe del monumentale,<br \/>Non c\u2019\u00e8 Dio e non c\u2019\u00e8 male, solo vaga oscurit\u00e0\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>E un\u2019altra canzone intitolata\u00a0Il nulla\u00a0recita:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cTutto \u00e8 niente, l\u2019essere \u00e8<\/strong><strong><br \/>Sotto il sole colpevole<\/strong><strong><br \/>I segnali spesso non significano mai\u00a0<br \/>\u00c8 meglio di luned\u00ec<br \/>Accorgersi<\/strong><strong><br \/>Nel caos dell\u2019ipermercato\u00a0<br \/>o in un beato megastore\u00a0<br \/>Della bugia<\/strong><strong><br \/>Che sta alla base del mondo\u00a0<br \/>in un secondo coglierlo\u00a0<br \/>Spogliato e crudo il nulla\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Commenta Iiritano: \u201cVerit\u00e0 metafisica, sentimento poetico che attraversa millenni di culture e letterature, e che diviene rivelazione imprevista della quotidianit\u00e0. Laddove echeggia ancora il leopardiano \u201csolido Nulla\u201d e l\u2019insuperata visione di Eugenio Montale\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 vero della vanit\u00e0 della vita, del senso di vuoto e del nulla, la filosofia, la poesia e le tradizioni religiose e sapienziali ci parlano da secoli. Basti qui ricordare il \u201cVanitas vanitatum et omnia vanitas\u201d con cui si apre l\u2019Ecclesiaste, il libro della Bibbia forse pi\u00f9 citato dai poeti. Si pensi, come suggerisce Iiritano, a Leopardi, con il suo \u201csolido nulla\u201d, ma anche a Petrarca che nelle sue\u00a0Rime sparse\u00a0annota\u00a0con amarezza\u00a0\u201cche quanto piace al mondo \u00e8 breve sogno\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Dunque, si potrebbe dire, citando ancora il\u00a0Qohelet, \u201cniente di nuovo sotto il sole\u201d.\u00a0Tuttavia, a mio avviso, non \u00e8 proprio cos\u00ec. \u00c8 il moderno che scopre, rimanendone atterrito, pietrificato, quello che da Nietzsche in poi verr\u00e0 definito \u201cl\u2019ospite inquietante\u201d: il nichilismo. E questo perch\u00e9, come hanno intuito Nietzsche e, ancor prima di lui, Kierkegaard e Dostoevskij, il nichilismo \u00e8 un fenomeno religioso, strettamente legato alla morte di Dio.<\/p>\n<p>A partire dalla constatazione di questa crisi epocale, dalla morte di Dio, il volume di Iiritano si sviluppa lungo un percorso articolato, in cui i diversi capitoli, pur affrontando temi eterogenei, convergono verso un preciso obiettivo comune: recuperare un rapporto diverso con il Cristianesimo e con il Dio della tradizione giudaico-cristiana. Un Dio, la cui luce, come si legge nel suggestivo capitolo\u00a0Lux in tenebris, le tenebre non hanno potuto n\u00e9 afferrare n\u00e9 vincere. Una luce, dunque, che pu\u00f2 ancora illuminarci oggi.<\/p>\n<p>Al centro del libro vi \u00e8 dunque la ricerca di una fede cristiana che sceglie di confrontarsi con il proprio tempo e con la storia, proponendosi come risposta al nichilismo e alla disperazione. Una disperazione che si manifesta in due forme, che potremmo definire, avendo riguardo alla loro origine, teologica e metafisica.\u00a0<\/p>\n<p>La prima nasce dal senso di abbandono e di desolazione lasciato da un Dio fragile che appare assente dalla scena del mondo e della storia, tema centrale del capitolo sulla teologia dell\u2019ora nona.\u00a0<strong>In queste pagine riecheggiano le riflessioni tragiche del maestro di Iiritano, Sergio Quinzio, sulla sconfitta di Dio, sul suo silenzio, sulla sua fragilit\u00e0,\u00a0<\/strong>sul fallimento della promessa di redenzione e di salvezza.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 una disperazione metafisica, che accomuna credenti e non credenti e scaturisce dalla consapevolezza della precariet\u00e0 dell\u2019esistenza. Questo tema trova la sua massima espressione nel capitolo\u00a0Angeli caduti.\u00a0Un dialogo sulla caducit\u00e0 tra Freud, Rilke e Wenders, che occupa nel libro una posizione centrale sia dal punto di vista strutturale sia concettuale, suggerendo la chiave di lettura dell\u2019intero volume.\u00a0<\/p>\n<p>In questo capitolo, Iiritano commenta il celebre saggio di Freud\u00a0Caducit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"424\" height=\"663\" alt=\"\" class=\"wp-image-104836 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/9791222308777_0_0_424_0_75.jpg\"  data-\/><\/p>\n<p>La riflessione freudiana sulla caducit\u00e0 nasce da un episodio, raccontato dallo stesso fondatore della psicanalisi e rievocato da Iiritano.\u00a0<strong>Nell\u2019estate del 1913, durante una vacanza sulle Dolomiti, Freud passeggia in compagnia di due amici per una contrada in piena fioritura. Uno dei due amici \u00e8 Lou Andreas-Salom\u00e9, l\u2019altro un poeta \u201cgi\u00e0 famoso nonostante la sua giovane et\u00e0\u201d, Rainer Maria Rilke.\u00a0<\/strong>La bellezza della natura, anzich\u00e9 rallegrare l\u2019animo del poeta, lo turba. Tutto quello splendore che non durer\u00e0 pi\u00f9 di una breve stagione evoca nella sua mente quel destino di morte che accomuna tutto ci\u00f2 che ha vita e dunque anche tutto ci\u00f2 che ammiriamo e amiamo. A incupire il suo animo \u00e8 la percezione della caducit\u00e0, di quel nulla che minaccia e insidia il vivente, che toglie valore a quanto ci appare prezioso, bello e perfetto, che fiacca ogni sforzo teso alla costruzione e creazione, che vanifica ogni lavoro e progetto. Invano Freud osserva che la transitoriet\u00e0 di una cosa non ne inficia la bellezza, che, anzi,\u00a0<strong>\u201cla limitazione della possibilit\u00e0 di godimento ne aumenta il pregio\u201d:<\/strong>\u00a0quelle che a lui paiono considerazioni \u201cincontestabili\u201d\u00a0non producono alcun effetto sui suoi due amici, non scuotono la malinconia metafisica del poeta, una reazione alla frustrazione dell\u2019\u201cesigenza di eternit\u00e0\u201d intrinseca al desiderio umano.<\/p>\n<p>Come spiega Iiritano:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u201c<strong>Ecco la lotta dell\u2019angelo, che \u00e8 in noi. Lotta impossibile per l\u2019eterno che ci sfugge, che disperatamente non ci appartiene, e che pure non possiamo che necessariamente volere. Verit\u00e0 di un de-siderare che ci costituisce in quanto umani: mancanza delle stelle, da cui in qualche misterioso modo, pure sentiamo di provenire.\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La malinconia si configura dunque come una reazione affettiva al dolore per il contrasto tra il desiderio umano di eternit\u00e0 e stabilit\u00e0 e le leggi della realt\u00e0 che lo frustrano. L\u2019argomento di Freud, secondo cui \u201cSe un fiore fiorisce una sola notte, non perci\u00f2 la sua fioritura ci appare meno splendida\u201d, non convince i suoi compagni.\u00a0<\/p>\n<p>Il lutto, per Freud, \u00e8 un \u201cgrande enigma\u201d: il padre della psicanalisi non capisce perch\u00e9 causi tanta sofferenza e richieda tanto tempo per ripristinare la capacit\u00e0 dell\u2019Io di investire la libido, dato che si estingue \u201cspontaneamente\u201d. Ancora pi\u00f9 in radice, Freud si stupisce del dolore che proviamo per la caducit\u00e0, un dato di fatto di cui siamo da sempre consapevoli. Ancora pi\u00f9 assurda del lutto stesso \u00e8 poi la malinconia che anticipa la perdita. Freud intuisce che \u00e8 il presentimento del dolore futuro a turbare i suoi amici:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cPoich\u00e9 l\u2019animo umano rifugge istintivamente da tutto ci\u00f2 che \u00e8 doloroso \u2013 scrive \u2013 essi avvertivano nel loro godimento del bello l\u2019interferenza perturbatrice del pensiero della caducit\u00e0\u201d.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>In sintesi, era \u201cla ribellione psichica contro il lutto\u201d a svilire \u201cil godimento del bello\u201d in loro: \u201cL\u2019idea che tutta quella bellezza fosse effimera \u2013 conclude lo psicologo \u2013 faceva presentire a queste due anime sensibili il lutto per la sua fine\u201d.<\/p>\n<p>Per Freud, invece, \u201cil valore di caducit\u00e0 \u00e8 un valore di rarit\u00e0 nel tempo\u201d. Egli rimprovera al poeta di non saper cogliere l\u2019attimo e di non accettare la legge della realt\u00e0, considerando la sua malinconia una reazione \u201cmalata\u201d all\u2019inevitabile scorrere del tempo, cos\u00ec come inadeguata gli appare la risposta dell\u2019uomo religioso, anch\u2019essa una \u201crivolta\u201d contro questo dato di fatto. Di fronte alla consapevolezza della \u201cprecipitare nella transitoriet\u00e0 di tutto ci\u00f2 che \u00e8 bello e perfetto\u201d, si possono avere due reazioni: \u201cl\u2019uno porta al doloroso tedio universale\u201d del poeta\u201d, \u201cl\u2019altro alla rivolta contro il presunto dato di fatto\u201d del credente. Nonostante entrambi rifiutino il tempo e il divenire, essi, infatti, lo fanno in modi diversi: il poeta passivamente, con un\u2019accidia paralizzante; il credente attivamente, con una fede che ritiene \u201cinsensato e nefando\u201d che le gioie e il mondo esterno \u201cdebbano veramente finire nel nulla\u201d, credendo che \u201cin un modo o nell\u2019altro devono riuscire a perdurare, sottraendosi a ogni forza distruttiva\u201d.<\/p>\n<p>Contro questa rivolta \u2013 ci ricorda Iiritano alla fine del capitolo \u2013 Freud invita a \u201csopportare la vita\u201d virilmente senza rifugiarsi in illusioni che la impoveriscono ed \u00e8 a questo punto che poesia e fede, da una parte, e scienza, dall\u2019altra, divorziano. Non possono non divorziare, perch\u00e9 poesia e fede si nutrono proprio di questa rivolta, dando credito a quelle che a Freud appaiono solo illusioni.\u00a0<\/p>\n<p>Iiritano ricorda le parole di un altro autore da lui molto amato, Albert Camus:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cLo spirito rivoluzionario \u00e8 tutto nella protesta dell\u2019uomo contro la condizione d\u2019uomo.<\/strong><br \/><strong>In questo senso, sotto forme diverse, il solo tema eterno dell\u2019arte e della religione.\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>\u00c8 questa rivolta che Iiritano definisce la lotta dell\u2019angelo in noi. Ed \u00e8 su questa lotta che poggia la fede alla quale Iiritano, a mio parere, cerca di rendere attenti i lettori, utilizzando, come osserva Sergio Givone nel dialogo che intesse con lui nel volume, due linguaggi complementari, ovvero le parole della fede e della poesia.<\/p>\n<p>Le parole della fede per rintracciare quelli che definisce i \u201cpresupposti teologici della storia\u201d, attingendo a pensatori come Gioacchino da Fiore, Benjamin e Bloch.\u00a0<\/p>\n<p>Le parole della poesia, invece, per scavare nei recessi dell\u2019anima, riportando alla luce ci\u00f2 che \u00e8 riposto nel segreto del nostro intimo, ci\u00f2 che silenziosamente aneliamo e speriamo.<\/p>\n<p>Nella prospettiva appena sopra delineata, chiude il volume un capitolo:\u00a0Ossi di seppia. Scenari apocalittici per il nostro tempo, in cui Iiritano medita i celebri versi di Eugenio Montale\u00a0Forse un mattino andando in un\u2019aria di vetro. Li ricordo per chi non li avesse presenti:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cForse un mattino andando in un\u2019aria di vetro,<br \/>arida, rivolgendomi, vedr\u00f2 compirsi il miracolo:<\/strong><strong><br \/>il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro<br \/>di me, con un terrore di ubriaco.<br \/>Poi come s\u2019uno schermo, s\u2019accamperanno di gitto<\/strong><strong><br \/>alberi case colli per l\u2019inganno consueto.<\/strong><strong><br \/>Ma sar\u00e0 troppo tardi; ed io me n\u2019andr\u00f2 zitto<\/strong><strong><br \/>tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Questi versi, notissimi, aprono nell\u2019interpretazione proposta da Iiritano a \u201cscenari apocalittici per il nostro tempo\u201d.\u00a0Vediamo come questo sia da intendere.<\/p>\n<p>Avevo dato una interpretazione pi\u00f9 semplice a questi noti versi montaliani che tanto mi colpirono quando ad essi mi accostai per la prima volta. Per me parlavano della rivelazione improvvisa dell\u2019impermanenza, della morte, del niente. Una simile rivelazione isola, rende estranei agli altri, che vogliono continuare a vivere in superficie, che sono alla spasmodica ricerca di evasione e non vogliono neppure sentire parlare di queste cose. Una simile rivelazione rende quindi eterogenei all\u2019umano generale, per cui da quel momento in poi ogni comunicazione o finisce o si risolve in un fraintendimento. Meglio allora, come scrive Montale, andare \u201czitto\u201d tra gli uomini che non si voltano, chiuso nel proprio \u201csegreto\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Leggendo queste parole, come non pensare all\u2019amarezza di Leopardi nelle\u00a0Operette morali, alla solitudine del poeta dei\u00a0Diapsalmata\u00a0kierkegaardiani? All\u2019esteta riflesso e al suo contrapporsi all\u2019uomo immediato?\u00a0<\/p>\n<p><strong>Non bisogna voltarsi indietro, avverte chi continua a camminare guardando sempre avanti, senza mai fermarsi a pensare. Spontaneo \u00e8 l\u2019accostamento a Orfeo, che si volge indietro e cos\u00ec perde per sempre Euridice<\/strong>, e alla moglie di Lot che rimane pietrificata. La\u00a0visio\u00a0del niente pietrifica.\u00a0<\/p>\n<p>Nella mia interpretazione non avevo fatto caso che Montale definisce la rivelazione del nulla \u201cmiracolo\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Penso quindi che l\u2019ultimo capitolo del libro di Iiritano in cui si lascia intendere che la rivelazione del nulla potrebbe avere carattere religioso, potrebbe, cio\u00e8, renderci attenti alla fede e aprirci alla speranza di un compimento della storia, all\u2019attesa che essa abbia non solo fine, ma una direzione e un fine, mi sembra un\u2019interpretazione pi\u00f9 profonda e complessa di quella che avevo dato quando per la prima volta avevo letto\u00a0Ossi di seppia.<\/p>\n<p>Parlando della canzone\u00a0Finir\u00e0\u00a0di un gruppo musicale,\u00a0I cani, canzone che recita:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cCon un\u2019apocalisse<\/strong><strong><br \/>Come stelle e galassie<\/strong><strong><br \/>O in punta di piedi<br \/>Come l\u2019umanit\u00e0 e la terra<\/strong><strong><br \/>Il sistema planetario<\/strong><strong><br \/>Saturno contro Urano<\/strong><strong><br \/>Plutone \u00e8 troppo piccolo<\/strong><strong><br \/>E non ce la fa pi\u00f9<\/strong><strong><br \/>\u00c8 stanco di lottare<\/strong><strong><br \/>Di questo mondo cane<br \/>Ma non ti preoccupare<\/strong><strong><br \/>Tanto finir\u00e0 la guerra<\/strong><strong><br \/>L\u2019orrore, il sacrificio<\/strong><strong><br \/>Il sangue, il genocidio<br \/>Finiranno presto<\/strong><strong><br \/>Come il sale, il dentifricio<\/strong><strong><br \/>Come l\u2019acqua, il cioccolato<\/strong><strong><br \/>La benzina nell\u2019auto<\/strong><strong><br \/>Il petrolio sotto terra<\/strong><strong><br \/>In Arabia Saudita<\/strong><strong><br \/>Nelle viscere del cosmo<\/strong><strong><br \/>Si lever\u00e0 un silenzio\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Commentando le parole della canzone, Iiritano cos\u00ec scrive:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u201c<strong>Scenari catastrofici appunto, mai \u201capocalittici\u201d: poich\u00e9 nel loro dispiegarsi non vi \u00e8 traccia alcuna di senso e direzione ultima, di verit\u00e0 che si disvela (ap\u00f2-kalupto). Ci\u00f2 che manca \u00e8, appunto, proprio la speranza. Sar\u00e0 allora proprio il tragico realizzarsi, dinanzi ai nostri occhi, di quegli scenari fin qui solo virtualmente immaginati, a rompere questo guscio e ridestare in noi quella Speranza pi\u00f9 audace? Potremo di nuovo temere e sperare, come un tempo dinanzi a tali catastrofi, che la fine possa rivelarsi paradossalmente anche un \u201cfine\u201d?<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Desiderio, esigenza di eternit\u00e0, protesta, rivolta, e infine speranza di un compimento della storia, sono per Iiritano i segnavia che conducono alla fede e la sostanziano. In tal senso, mi pare particolarmente opportuna la citazione \u2013 tratta da\u00a0Ernst\u00a0Bloch,\u00a0Marx, la morte e l\u2019apocalisse\u00a0(in\u00a0Religione ed eredit\u00e0) \u2013 che recita:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u201c<strong>La nostra futura beatitudine, l\u2019esistenza del regno dei cieli, la chiara realizzazione del sogno dell\u2019anima a cui corrisponde la sfera di una realt\u00e0 comunque determinata,\u00a0non sono solo pensabili, cio\u00e8 formalmente possibili, ma assolutamente necessari, al di l\u00e0 di ogni giustificazione, prova, consenso e premessa formale o reale della loro esistenza. Essi sono postulati dalla natura dell\u2019oggetto apriori e dunque anche dall\u2019intensa tendenza utopica di una realt\u00e0 essenziale e stabilita esattamente\u201d.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Vorrei per\u00f2 concludere questa recensione con una riflessione sul rapporto tra filosofia e poesia, filosofia e fede, ovvero sulla prospettiva filosofica che sta alla base del volume di Iiritano, tornando brevemente al caso Rilke.<\/p>\n<p>Freud, come abbiamo visto, in\u00a0Caducit\u00e0\u00a0parla di un\u2019\u201cesigenza di eternit\u00e0\u201d, che sostanzierebbe non solo il desiderio del poeta, ma anche quello del credente e, pi\u00f9 in generale, di ogni uomo. Ebbene, questa esigenza del nostro desiderio, secondo il fondatore della psicanalisi, \u00e8 in stridente contrasto con la nostra esperienza \u2013 per la quale la caducit\u00e0 \u00e8 un\u2019innegabile evidenza.\u00a0<\/p>\n<p>Iiritano ci ricorda nel suo libro questa considerazione di Freud:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u201c<strong>Ma questa esigenza di eternit\u00e0 \u00e8 troppo chiaramente un risultato del nostro desiderio per poter pretendere a un valore di realt\u00e0: ci\u00f2 che \u00e8 doloroso pu\u00f2 pur essere vero\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Freud non riconosce dunque alcun valore di verit\u00e0 a quel desiderio, che, pure, non esita a definire\u00a0nostro, cio\u00e8 appartenente non solo al poeta, ma a ogni uomo. A negarlo, a confutarlo, \u00e8 quell\u2019evidenza dei sensi e della ragione che per lo scienziato rappresenta l\u2019unico criterio del vero. La tristezza del poeta Rilke, la sua malinconia, nasce dunque, si ribadisce, dalla frustrazione, conseguente all\u2019esame di realt\u00e0, della\u00a0sua\u00a0e\u00a0nostra\u00a0esigenza di eternit\u00e0. Dell\u2019eternit\u00e0, di questo oggetto del nostro desiderio, ci parlano infatti i magnifici versi di numerosi poeti, non solo Rilke.\u00a0<\/p>\n<p>All\u2019eternit\u00e0, o meglio all\u2019immortalit\u00e0, aspira il poeta ateo Vladimir Majakowskij, che non la chiede a Dio, ma alla scienza, al compagno chimico dall\u2019ampia fronte, a cui indirizza la sua richiesta di resurrezione:\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u201cResuscitami.\u00a0<br \/>Almeno perch\u00e9,\u00a0<br \/>da poeta,\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>ti ho atteso,\u00a0<br \/>rifiutando le balle d\u2019ogni giorno.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Risuscitami,\u00a0<br \/>almeno per questo!\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Risuscitami:\u00a0<br \/>voglio finire di vivere il mio\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Oppure alla fama, alla gloria, come nei bei versi in memoria di\u00a0Lenin, in cui si dice dello statista deceduto:\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u201cE la morte non oser\u00e0 toccarlo:\u00a0<br \/>Egli sta nel bilancio del futuro!.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>I giovani ascoltano le strofe sulla morte,\u00a0<br \/>e col cuore intendono: immortalit\u00e0\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>E questa salvezza dal tempo, dalla morte, dall\u2019oblio famelico che tutto inghiotte egli non la vuole solo per s\u00e9, ma per l\u2019intera umanit\u00e0:\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u201cLascia. Non occorrono n\u00e9 parole, n\u00e9 preghiere\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Che senso ha se tu solo ti salvi?!<\/strong><\/p>\n<p><strong>Voglio salvezza per tutta la terra priva d\u2019amore,\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>per tutta la folla umana del mondo\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Di eternit\u00e0 ci parlano sommessamente le\u00a0Elegie duinesi.\u00a0Rilke parte sempre dall\u2019esperienza della caducit\u00e0. Nel suo libro Iiritano ricorda i notissimi versi:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cMa per noi sentire \u00e8 svanire<\/strong><br \/><strong>noi ci esaliamo, sfumiamo\u2026 sul volto la<\/strong><br \/><strong>sembianza sorge e spare senza posa. Come<\/strong><br \/><strong>rugiada dall\u2019erba novella quel che \u00e8 nostro<\/strong><br \/><strong>svapora da noi,<\/strong><br \/><strong>come il calore da vivanda calda.\u201d\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ma si badi bene, l\u2019esperienza del trapassare e dello svanire, nelle\u00a0Elegie duinesi, a differenza che in\u00a0Caducit\u00e0, sembra essere non pi\u00f9 sofferta, bens\u00ec accettata dal poeta. Composte tra il 1912 e il 1922, le\u00a0Elegie duinesi\u00a0accompagnano infatti un decennio di profonda crisi del Rilke poeta, al cui interno si consuma un mutamento, una \u201csvolta\u201d, una conversione dello sguardo attraverso cui la poesia da lamento per l\u2019inconsistenza delle cose diviene canto, accettazione gioiosa e persino celebrazione del loro trascorrere, passare, fluire.<\/p>\n<p>Eppure, anche il Rilke posteriore alla svolta, si spinge oltre tale accettazione e celebrazione del divenire, con lo slancio del cuore, nel momento in cui parla degli amanti. Il loro amore, destinato a rimanere incompiuto nel tempo, pu\u00f2 trovare il suo compimento solo altrove, nell\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Leggiamo:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cAngelo: ma ci sar\u00e0 una piazza, che noi non conosciamo dove, su un tappeto indicibile, gli innamorati<br \/>che qui non arrivano mai all\u2019adempimento,<br \/>potranno mostrare le alte, ardite figure\u00a0<\/strong><br \/><strong>dello slancio del cuore, le loro torri di gioia<br \/>le scale che da tanto, dove sempre mancava terreno, s\u2019appoggiavano soltanto l\u2019una all\u2019altra, tremanti. Oh, poterlo,<br \/>dinanzi a innumerevoli taciti morti spettatori d\u2019intorno: le getterebbero allora, le loro ultime monete, sempre risparmiate,<br \/>sempre nascoste, che noi non conosciamo,<br \/>le monete sempre valide della felicit\u00e0, alla coppia<br \/>che sorride finalmente davvero, su tappeto placato?\u201d\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>(V, 94-106)<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Questo slancio del cuore, questa speranza del compimento, come si accennava, \u00e8 il principio su cui il pensiero religioso edifica la propria filosofia. Non a caso uso il termine \u201cfilosofia\u201d. \u00c8 qui che la via si biforca. O seguiamo una filosofia che \u00e8 sostanzialmente sapere scientifico, ragione raziocinante, oppure una filosofia che, riconosciuti i limiti di questo sapere, si spinge oltre e intrattiene con la poesia e con la fede un \u201ccolloquio pensante\u201d. In questo secondo caso \u201cPoesia, filosofia e fede si incontrano nello stesso luogo, si danno convegno nella stessa stellare agor\u00e0\u201d, sostanziandosi di una parola di soglia, chiaroscurale, impregnata d\u2019ombra, abitando il luogo fuori luogo. Questo colloquio pensante \u00e8 fatto di attraversamenti, transiti, sconfinamenti, eccedenze, contaminazione dei saperi (Si veda, a questo riguardo, la riflessione di Roberto Celada Ballanti sul rapporto tra filosofia e letteratura nel volume\u00a0Poetiche all\u2019ombra del nichilismo. Montale, Mann, Borges,\u00a0Brescia, Morcelliana, 2023).<\/p>\n<p>L\u2019immagine pi\u00f9 bella del filosofo che intrattiene questo dialogo stellare, ritratto in cui scorgo la fisonomia del volto speculativo di Massimo Iiritano, ci \u00e8 offerta da Ludwig Wittgenstein in\u00a0Pensieri diversi:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cIl pensatore religioso onesto \u00e8 come un funambolo. Si direbbe che cammini quasi soltanto sull\u2019aria. Il suo terreno \u00e8 il pi\u00f9 stretto che si possa immaginare. Eppure rimane possibile camminarvi sopra davvero\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>(L. Wittgenstein,\u00a0Pensieri diversi, Adelphi, Milano 1980)<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>Isabella Adinolfi<\/strong><\/p>\n<p>*In copertina: Eug\u00e8ne Delacroix, Giacobbe lotta con l\u2019angelo, studio, 1850 ca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"E, d\u2019improvviso intattaSarai risorta, mi far\u00e0 da guidaDi nuovo la tua voce,Per sempre ti risento. 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