{"id":1046,"date":"2025-07-22T17:05:09","date_gmt":"2025-07-22T17:05:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/1046\/"},"modified":"2025-07-22T17:05:09","modified_gmt":"2025-07-22T17:05:09","slug":"senato-oggi-in-aula-la-riforma-della-separazione-delle-carriere-della-magistratura-e-il-ddl-femminicidio-secondo-si-alla-riforma-della-giustizia-106-voti-a-favore-proteste-in-aula-al-momento-del","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/1046\/","title":{"rendered":"Senato oggi, in aula la riforma della separazione delle carriere della magistratura e il Ddl femminicidio | Secondo s\u00ec alla riforma della giustizia, 106 voti a favore. Proteste in aula al momento del voto"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\tIl Ddl sul femminicidio<\/p>\n<p>(Elisa Messina) Arriva al Senato il Ddl governativo che render\u00e0 <b>il femminicidio un reato a s\u00e9 stante<\/b> rispetto all\u2019omicidio volontario, una \u201cfattispecie di reato\u201d, si dice in linguaggio giuridico, per il quale \u00e8 previsto l\u2019ergastolo. Non solo femminicidio, <a href=\"https:\/\/roma.corriere.it\/notizie\/politica\/25_marzo_07\/femminicidio-aggravante-reato-disegno-legge-d809ef33-dbd2-4f3a-8311-49e3cf4b6xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il ddl varato dal Consiglio dei ministri l\u20198 marzo scorso<\/a> prevede aggravanti e aumenti di pena per i reati di maltrattamenti personali, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Intanto, mentre entra nel vivo l\u2019iter parlamentare della legge, <b>la conta dei femminicidi <\/b>o presunti tali, dall\u2019inizio del 2025, \u00e8 gi\u00e0 arrivata a 50. Numero che diventa 53 o 54 se si includono quelle morti violente per le quali non c\u2019\u00e8 al momento nessun indagato.<\/p>\n<p>Il percorso del ddl non si preannuncia per\u00f2 per nulla semplice e scontato. Tanto per cominciare, il testo che arriver\u00e0 a Camera e Senato,<b> sar\u00e0 diverso da quello diffuso a marzo<\/b> in seguito a una <b>richiesta di emendamento <\/b>redatta dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato <b>Giulia Bongiorno <\/b>e dalla senatrice Susanna Campione di FdI. E proprio nella sua parte iniziale, quella in cui si definisce il reato<b>, l\u2019impianto della legge<\/b>. Questo dopo una serie di audizioni avvenute in Commissione e in cui sono stati ascoltati docenti universitari di diritto penale, magistrati e in ultimo, rappresentanti della societ\u00e0 civile, tra cui i centri antiviolenza.<\/p>\n<p>Ma su questo ddl pesa anche, e non poco, la bomba sganciata a fine maggio da <b>80 giuriste italiane<\/b>, 80 docenti di Diritto Penale, che, con <a href=\"https:\/\/corrieredibologna.corriere.it\/notizie\/cronaca\/25_maggio_29\/l-appello-di-80-giuriste-contro-il-dl-che-introduce-il-reato-di-femminicidio-si-rischia-un-operazione-di-propaganda-f6462da5-4ab9-4788-922e-18d2ab763xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un\u2019articolata relazione e vari interventi sulla stampa<\/a>, ne hanno <b>smontato l\u2019impostazione<\/b> e messo in discussione l\u2019efficacia. Mentre dalla rete dei centri antiviolenza arriva soprattutto la preoccupazione sulle possibili conseguenze, per le vittime, di una<b> cattiva interpretazione della legge <\/b>da parte di operatori della giustizia non adeguatamente formati (giudici e avvocati).<\/p>\n<p>Andiamo con ordine: l\u2019emendamento. Nel precisare il nuovo reato per il quale, ricordiamo, \u00e8 previsto l\u2019ergastolo, nel testo originario del ddl si definiva \u00abfemminicidio\u00bb l\u2019omicidio di una donna \u00abquando il fatto \u00e8 commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna per reprimere l\u2019esercizio dei suoi diritti o delle sue libert\u00e0 o, comunque, l\u2019espressione della sua personalit\u00e0\u00bb. Nel nuovo testo, recependo almeno in parte la critica di eccessiva genericit\u00e0, la definizione del reo di femminicidio diventa: \u00abChiunque cagiona la morte di una donna, quando il fatto \u00e8 commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o <b>\u00e8 conseguenza del rifiuto<\/b> della stessa di stabilire o mantenere una<b> relazione affettiva <\/b>ovvero di subire una condizione di soggezione o comunque una limitazione delle sue libert\u00e0 individuali, imposta o pretesa in ragione della sua <b>condizione di donna<\/b>, \u00e8 punito con l\u2019ergastolo\u00bb.<\/p>\n<p>I cambiamenti sono significativi: sparisce il riferimento alla \u00abrepressione dei diritti o dell\u2019espressione della personalit\u00e0\u00bb e si introduce il concetto di \u00abrifiuto\u00bb: per parlare di femminicidio l\u2019assassinio deve essere l<b>a conseguenza di un rifiuto da parte della donna<\/b> di \u00abstabilire o mantenere una relazione\u00bb. La stessa modifica \u00e8 apportata alle aggravanti previste dalla legge per altri reati (ad esempio maltrattamenti in famiglia, lesioni, stalking).<\/p>\n<p>Inoltre si prova a contestualizzare di pi\u00f9 quella definizione <b>\u00abin quanto donna\u00bb<\/b>: nella nuova versione, si parla, infatti, di un delitto commesso per punire colei che si oppone a quella <b>condizione di soggezione <\/b>in cui si trova in quanto donna. Va detto che quel \u00abin quanto donna\u00bb non \u00e8 una definizione proprio di facile comprensione. Si dir\u00e0: l\u2019importante \u00e8 che la capiscano i giudici. Ma il punto \u00e8 proprio questo. \u00abMi piacerebbe fare un test a giudici e avvocati, &#8211; osserva Elena Biaggioni, penalista che fa parte del gruppo avvocate della rete Di.Re, la pi\u00f9 grande rete di centri antiviolenza in Italia \u2013 per vedere quanti sanno davvero cosa significa questo concetto che si rif\u00e0 agli studi di Marcela Lagarde ed \u00e8 ripreso dalla Convenzione del Consiglio d\u2019Europa sulla violenza, la Convenzione di Istanbul, ma che non \u00e8 nota a chi non si occupa di studi di genere. Con questa specificazione si vuole dire che il femminicidio, <b>non \u00e8 omicidio di una donna anzich\u00e9 di un uomo<\/b> \u2013 sarebbe contrario al principio di uguaglianza &#8211; ma \u00e8 <b>l\u2019omicidio di una donna in un contesto<\/b>, che \u00e8 quello della sua strutturale discriminazione, quello della <b>asimmetria di potere tra donne e uomini<\/b>. Quindi \u00e8 importante che questa legge riconosca la specificit\u00e0 del delitto di genere ma sar\u00e0 sufficientemente chiara nella formulazione finale? Quanto verr\u00e0 capita, poi, nella pratica, dagli operatori della giustizia?\u00bb.<\/p>\n<p>Le modifiche introdotte dall\u2019emendamento da rappresentanti della maggioranza competenti sul tema, come l\u2019avvocata Bongiorno, vanno incontro alle critiche espresse dagli addetti ai lavori nelle audizioni in Commissione. Per esempio, quelle di Cesare Parodi, presidente dell\u2019Associazione nazionale magistrati, che aveva parlato di <b>\u00abindeterminatezza del reato\u00bb<\/b> e di conseguenza, della difficolt\u00e0 di reperire le prove da parte dei pm. Parodi denunciava anche il <b>rischio concreto di intasare le procure<\/b>, visto che tra le novit\u00e0 della legge, c\u2019\u00e8 anche quella che prevede l\u2019obbligo da parte del pm di ascoltare entro 3 giorni le vittime di violenze e stalking.<\/p>\n<p>L\u2019emendamento Bongiorno \u00e8 arrivato anche dopo la <b>bocciatura di 80 giuriste <\/b>che, il 27 maggio scorso, in un documento congiunto, hanno parlato del ddl come di una legge-manifesto, <b>un atto di propaganda senza efficacia concreta<\/b>. Secondo le giuriste non si agisce contro un tema strutturale come la violenza di genere a colpi di codice penale. Le promotrici, Milli Virgilio e Silvia Tordini Cagli dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, sono state esplicite poi sul punto della deterrenza: \u00abNei Paesi dove \u00e8 stato introdotto, (il reato di femminicidio) non ha portato alla diminuzione delle donne uccise\u00bb. E comunque il nostro Codice Penale ricordano le accademiche, prevede gi\u00e0 una serie di aggravanti per i delitti di genere: non a caso sono stati condannati all\u2019ergastolo e senza bisogno di un reato ulteriore, femminicidi come <b>Filippo Turetta<\/b>, <b>Alessandro Impagnatiello<\/b> e, sentenza di pochi giorni fa, <b>Igor Sollai <\/b>(omicida della moglie Francesca Deidda). Insomma, per le giuriste fare una nuova legge punitiva, specie sull\u2019onda emotiva suscitata da certi delitti, \u00e8 <b>un\u2019operazione facile e a costo zero<\/b>, ma che perderebbe di significato senza una contestuale <b>azione di prevenzione<\/b> della violenza basata su formazione, educazione e lavoro sul territorio.<\/p>\n<p>Ma se dalle giuriste la bocciatura teorica e politica \u00e8 netta, pi\u00f9 aperta al confronto \u00e8 la <b>posizione dei centri antiviolenza<\/b> che ogni giorno, sul campo, si confrontano con donne che vivono la violenza maschile: la nuova formulazione \u00abemendata\u00bb del reato vien vista come un passo avanti nella definizione del contesto in cui avviene la violenza sulle donne. \u00abAvremmo apprezzato, per\u00f2, essere coinvolte nell\u2019iter della legge, come prevede la convenzione di Istanbul \u2013 fa notare Cristina Carelli presidente D.i.Re, \u2013 e collaborare con le istituzioni; ma fin dall\u2019inizio, non in audizioni di pochi minuti e a testo di legge gi\u00e0 pronto. Siamo consapevoli che non sar\u00e0 un nuovo reato che prevede l\u2019ergastolo a cambiare il sistema di disparit\u00e0 culturale in cui avviene la violenza di genere. Ben vengano le nuove norme, ma solo se hanno la forza di aggredire alla radice il fenomeno della violenza\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuesta legge deve essere utile a riconoscere un fenomeno, se non riesce a farlo ha fallito\u00bb, osserva l\u2019avvocata Biaggioni. La grande incognita sono<b> le possibili conseguenze<\/b> che una legge non correttamente definita pu\u00f2 avere<b> in sede processuale<\/b>. Proviamo a spiegare meglio. Se la legge identifica il delitto come conseguenza di un rifiuto a iniziare o proseguire la relazione il rischio \u00e8 che si consideri il femminicidio solo dove c\u2019\u00e8 una relazione affettiva. \u00abLa difesa far\u00e0 di tutto per dimostrare che quel delitto non era conseguenza di un rifiuto \u2013 spiega Biaggioni &#8211; . Nello sforzo di definire il pi\u00f9 possibile il reato si rischia di snaturare il concetto di stesso di femminicidio e lasciare fuori molte ipotesi. Si perde <b>il contesto del delitto di genere <\/b>e in sede processuale inizierebbero tutti i distinguo: non l\u2019ha uccisa per il rifiuto ma perch\u00e9 c\u2019era una questione di soldi. Oppure di salute. Oppure di gestione dei figli. Oppure perch\u00e9 hanno litigato e lei lo ha insultato\u00bb.<\/p>\n<p>In base alla nuova legge quello di <b>Giulia Tramontano <\/b>da parte di Alessandro Impagnatiello sarebbe stato identificato come femminicidio? Non c\u2019era stato un rifiuto da parte di lei. Inoltre, come verranno intesi, per esempio, gli omicidi di prostitute? O quelli che vengono definiti \u00abfemminicidi compassionevoli\u00bb, quando lui uccide la moglie anziana malata? \u00abVedo un concreto il rischio di <b>vittimizzazione secondaria<\/b>, con le vite delle vittime scandagliate alla ricerca di prove che allontanino dal colpevole il nuovo reato &#8211; osserva Biaggioni &#8211; . Il problema, alla fine, non \u00e8 la pena. Perch\u00e9 l\u2019ergastolo, in certi delitti arriva comunque, lo dimostrano molte sentenze. Ma capiter\u00e0 che non si riuscir\u00e0 a provare che si \u00e8 trattato di femminicidio anche se il contesto \u00e8 quello. Ecco cosa ci aspetteremmo da questa legge: una lettura coerente della realt\u00e0. Non per avere la certezza dell\u2019ergastolo, ma per far s\u00ec che, poi, le sentenze rispecchino quello che succede e riconoscano il contesto di disparit\u00e0 in cui questi delitti avvengono\u00bb.<\/p>\n<p>Criticit\u00e0 e incognite non sono solo a valle, in quello che pu\u00f2 succedere durante i processi con questa nuova legge, ma anche a monte nel sistema di prevenzione e soprattutto nella valutazione del rischio che corre ciascuna donna che chiede aiuto. \u00abLe donne hanno bisogno di un sistema antiviolenza attrezzato perch\u00e9 certi eventi, soprattutto quelli pi\u00f9 drammatici, si possano prevenire, contesti penali che riconoscano la specificit\u00e0 dei loro vissuti e capaci di riconoscere e valutare i rischi ad essi collegati\u00bb dichiara l\u2019avvocata Marta Buti, consigliera nazionale D.i.Re<br \/>Per questo centri antiviolenza, associazioni, sindacati, e ong come Action Aid chiedono maggiore coinvolgimento nelle azioni decise dal governo per contrastare la violenza. E nello specifico il riferimento \u00e8 al <b>nuovo Piano Strategico nazionale<\/b> (quello vecchio \u00e8 scaduto nel 2023) che il governo presenter\u00e0 a breve e che \u00e8 dedicato a <b>politiche di contrasto alla violenza maschile sulle donne<\/b>. La modalit\u00e0 di azione di questo esecutivo \u00ab\u00e8 opaca, ignora il valore della co-progettazione e non contempla l\u2019esperienza di chi agisce ogni giorno per la liberazione delle donne dalla violenza patriarcale\u00bb, denuncia Carelli. Un modo di agire che appare in contrasto con le intenzioni formali di voler essere un governo in prima linea contro la violenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Ddl sul femminicidio (Elisa Messina) Arriva al Senato il Ddl governativo che render\u00e0 il femminicidio un 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