{"id":104812,"date":"2025-09-12T22:35:14","date_gmt":"2025-09-12T22:35:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/104812\/"},"modified":"2025-09-12T22:35:14","modified_gmt":"2025-09-12T22:35:14","slug":"wish-you-were-here-50-anni-dopo-il-diamante-folle-dei-pink-floyd-tra-fiamme-vere-e-lo-spettro-di-syd-barrett","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/104812\/","title":{"rendered":"Wish You Were Here, 50 anni dopo: il diamante folle dei Pink Floyd, tra fiamme vere e lo spettro di Syd Barrett"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-dropcap\">Non \u00e8 un caso che pensando a Wish You Were Here, la prima parola che mi venga in mente per descriverlo sia: <strong>follia<\/strong>. Non \u00e8 un caso perch\u00e9 la follia, nell&#8217;accezione pi\u00f9 distruttiva del termine, \u00e8 uno dei temi di cui questo disco &#8211; leggendario, immortale e poi le parole si sprecano e risultano banali &#8211; tratta. <strong>Ma perch\u00e9 \u00e8 un disco folle?<\/strong> Forse \u00e8 folle per chi &#8211; forse stupidamente &#8211; a confronto con i dischi di oggi. Riassumiamo il nono disco dei <strong>Pink Floyd<\/strong> in maniera spiccia, ma giusto per addentrarci meglio nell&#8217;analisi: \u00e8 composto da <strong>cinque brani, due dei quali in realt\u00e0 racchiudono le nove sezioni in cui \u00e8 stata suddivisa la composizione principale<\/strong>, Shine On You Crazy Diamond, <strong>altri due sono delle aspre critiche nei confronti della vita moderna e dell&#8217;industria musicale<\/strong> di allora &#8211; Welcome to the Machine e Have a Cigar &#8211; e quella rimanente \u00e8 Wish You Were Here che <strong>\u00e8 tra le canzoni pi\u00f9 belle di sempre<\/strong>. Durano tutte pi\u00f9 di cinque minuti, e due arrivano a superare i tredici, forse lo considero una follia perch\u00e9 <strong>se uscisse oggi un disco cos\u00ec composto forse non lo ascolterebbe nessuno.<\/strong> Troppo lungo, troppo complesso, troppo difficile da apprezzare, \u00e8 roba che non si consuma, che non si scrolla, \u00e8 qualcosa che richiede attenzione e oggi \u00abattenzione\u00bb \u00e8 qualcosa che manca e che pare irrecuperabile. Nel <strong>1975<\/strong>, per\u00f2, quell\u2019audacia non era un\u2019anomalia assoluta: il rock progressivo viveva la sua stagione d\u2019oro, e i Pink Floyd non facevano che spingere pi\u00f9 in l\u00e0 un linguaggio gi\u00e0 abituato a strutture lunghe e concettuali. Folle s\u00ec, dunque, ma in un modo perfettamente coerente con l\u2019epoca, c&#8217;erano gi\u00e0 i concept <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/album\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">album<\/a> e le sperimentazioni erano gi\u00e0 entrate a far parte del linguaggio musicale, con <strong>gli Yes, i Genesis, King e gli stessi Pink Floyd<\/strong> con <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/article\/pink-floyd-dark-side-of-the-moon\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">The Dark Side of the Moon<\/a> due anni prima.<\/p>\n<p>La follia di cui parlavano i Pink Floyd non era <strong>concettuale e astratta<\/strong>, ma un&#8217;esperienza diretta, passata attraverso <strong>Syd Barrett<\/strong>. Carismatico fondatore della band e autore della maggior parte dei brani del primo album, The Piper at the Gates of Dawn (1967), Barrett era stato l\u2019anima creativa del gruppo, ma gi\u00e0 sul finire degli anni Sessanta, <strong>l\u2019uso massiccio di droghe inizi\u00f2 a compromettere il suo equilibrio<\/strong>. Nel <strong>1968<\/strong> i compagni furono costretti a sostituirlo con David Gilmour, e poco dopo <strong>Barrett lasci\u00f2 definitivamente la band<\/strong>. Shine On You Crazy Diamond fu semplicemente per la band il modo struggente per rendere omaggio a Barrett. Durante le sessioni finali di Wish You Were Here, il <strong>5 giugno 1975<\/strong>, i membri della band lo vedono per l&#8217;ultima volta. Sono negli studi di <strong>Abbey Road<\/strong> per rifinire il mix di Shine On You Crazy Diamond, all&#8217;inizio nemmeno lo riconoscono. Si dice che Syd abbia anche sentito la canzone che i soci gli avevano dedicato e abbia commentato: \u00abSounds a bit old\u00bb (Suona un po\u2019 vecchio). <strong>Uscito dalla porta degli studi, gli altri non l&#8217;hanno pi\u00f9 visto.<\/strong><\/p>\n<p>Ma questo \u00e8 solo uno dei tanti aneddoti che accompagnano Wish You Were Here. C&#8217;\u00e8 poi quello <strong>dell&#8217;uomo in fiamme che appare sulla<\/strong> <strong>copertina<\/strong>. Oggi penseremmo a una immagine creata con l&#8217;AI, ma le fiamme erano vere: il malcapitato stuntman, <strong>Ronnie Rondell,<\/strong> indossava una tuta ignifuga sotto l\u2019abito, ma durante gli scatti il vento soffiava nella direzione sbagliata e le fiamme gli <strong>bruciarono i baffi<\/strong>. Alla fine i due uomini si strinsero la mano scambiandosi di posto, per avere il vento a favore. Lui senza baffi. Che poi anche la copertina in s\u00e9 fu oggetto di mistero: le prime copie dell\u2019album furono distribuite avvolte in una <strong>pellicola nera<\/strong>, cos\u00ec che l\u2019artwork rimanesse nascosto. Era un modo per rendere visibile il tema dell\u2019assenza: bisognava scartare il disco per arrivare all\u2019immagine. <strong>Qui genialit\u00e0, non follia.<\/strong><\/p>\n<p>Ma genialit\u00e0 e follia si sono spesso mescolate nella carriera dei Pink Floyd, e Wish You Were Here <strong>\u00e8 solo una tra le massime espressioni di questo mix che ha contraddistinto la carriera della band inglese.<\/strong> Cosa ci \u00e8 rimasto di quel disco? Una lezione difficile da comprendere, a cinquant\u2019anni di distanza, resta ancora sfuggente. Per ascoltare Wish You Were Here serve attenzione, ma forse \u00e8 vero il contrario: <strong>per goderlo davvero bisogna lasciarsi andare.<\/strong> Come nelle sue note, tra follia e genialit\u00e0, l\u2019unico modo per capirlo \u00e8 abbandonarsi al suo flusso, senza chiedergli nulla se non di brillare ancora, come un diamante pazzo. <strong>Buon compleanno.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non \u00e8 un caso che pensando a Wish You Were Here, la prima parola che mi venga in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":104813,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[8133,203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-104812","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-album","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-music","15":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/104812","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=104812"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/104812\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/104813"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=104812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=104812"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=104812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}