{"id":105314,"date":"2025-09-13T05:13:10","date_gmt":"2025-09-13T05:13:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/105314\/"},"modified":"2025-09-13T05:13:10","modified_gmt":"2025-09-13T05:13:10","slug":"pasticcino-la-formula-1-si-puo-fermare-il-tempo-di-un-piatto-di-pasta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/105314\/","title":{"rendered":"Pasticcino: la Formula 1 si pu\u00f2 fermare il tempo di un piatto di pasta"},"content":{"rendered":"<p>Nella Formula 1 degli anni \u201970, prima che esistesse il concetto di hospitality, il paddock era fatto di tensione, caldo asfalto e panini consumati al volo. \u00c8 in quel contesto che emerse la figura di <strong>Luigi \u201cGigi\u201d Montanini, conosciuto da tutti come Pasticcino, il primo cuoco ufficiale del Circus<\/strong>. Con due fornelli, qualche pentola e tanta passione, <strong>riusc\u00ec a trasformare uno dei luoghi pi\u00f9 competitivi al mondo in uno spazio di convivialit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Dalle cucine di Modena al debutto con la Ferrari<\/p>\n<p>Montanini, nato come pasticcere e con una passione per il tennis e i motori, <strong>approd\u00f2 nel 1979 a Jarama con la Ferrari di Gilles Villeneuve e Jody Scheckter<\/strong>. Ai microfoni di La Pressa, lo chef ha raccontato che <strong>Piero Ferrari gli chiese inizialmente di preparare dei panini per i meccanici<\/strong>, ma da l\u00ec prese forma un\u2019avventura che sarebbe durata due decenni. Inizi\u00f2 a cucinare per decine di persone con mezzi di fortuna, servendo piatti semplici come pasta al pomodoro, pollo e bresaola. <strong>Per i piloti, poco prima della gara, proponeva una rassicurante pasta in bianco<\/strong>.<\/p>\n<p>Il punto d\u2019incontro dei campioni<\/p>\n<p>Con il tempo la sua cucina divenne un punto di riferimento nel paddock. Le fotografie appese oggi alle pareti del suo ristorante alle porte di Modena raccontano il passaggio di campioni come <strong>Senna, Schumacher, Piquet, Mansell e Alesi. Molti piloti si fermavano da lui di nascosto<\/strong>, per concedersi un piatto di pasta lontano dagli occhi dei rivali. Non era soltanto questione di cibo: in quei momenti cadevano le barriere della competizione e meccanici, ingegneri e piloti si ritrovavano fianco a fianco a condividere un pasto.<\/p>\n<p>Per oltre vent\u2019anni, e in particolare <strong>nei Gran Premi disputati a Monza, Pasticcino riusc\u00ec a ricreare quell\u2019atmosfera di casa che altrimenti mancava nel Circus<\/strong>. La sua figura era talmente centrale che anche dopo il ritiro dalla Formula 1, l\u2019amicizia con molti protagonisti \u00e8 rimasta viva: <strong>da Fisichella a Patrese, passando per Trulli, Alesie perfino il giovane Kimi Antonelli, ancora oggi non mancano di fargli visita<\/strong>.<\/p>\n<p>Dalla pista alla memoria collettiva<\/p>\n<p>Oggi Pasticcino <strong>continua a cucinare nel suo ristorante vicino a Castelnuovo Rangone<\/strong>, accolto dai clienti con l\u2019affetto di chi lo considera una piccola star. La sua storia \u00e8 stata recentemente riportata all\u2019attenzione del grande pubblico da una campagna che ha voluto ricordare come un semplice piatto di pasta fosse in grado di azzerare tensioni e rivalit\u00e0 anche nel mondo spietato della Formula 1.<\/p>\n<p>A testimoniarlo \u00e8 anche <strong>Paolo Barilla<\/strong>, ex pilota e oggi Vice Presidente del Gruppo Barilla (sponsor della F1).\u00a0Ha infatti raccontato a\u00a0La cucina italiana\u00a0come, <strong>in un ambiente dominato dalla competizione, ci fosse sempre spazio per l\u2019amicizia e per la condivisione di un pasto<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/091323330-600422d2-005c-44ff-8c9b-51fd6e37795e.jpeg\"\/><\/p>\n<p>Una storia di F1 che va oltre la pista<\/p>\n<p><strong>La storia di Pasticcino non \u00e8 soltanto un aneddoto gastronomico, ma un capitolo della Formula 1<\/strong>. In un\u2019epoca segnata da rivalit\u00e0 feroci e sacrifici estremi, un cuoco modenese riusc\u00ec a trasformare il paddock in un luogo di incontro. La sua eredit\u00e0 resta viva non solo nelle fotografie e nei ricordi, ma soprattutto nel valore di un gesto semplice: <strong>condividere un piatto di pasta per sentirsi, anche solo per un attimo, parte della stessa famiglia<\/strong>.<br \/>Anche <strong>Lewis Hamilton<\/strong>, parlando della sua esperienza a Maranello, <strong>raccont\u00f2 di essere rimasto colpito dal fatto che i meccanici interrompessero il lavoro per la pausa pranzo, quasi come fosse un rito intoccabile<\/strong>. Per lui, abituato a un ambiente in cui ogni minuto sembra dover essere dedicato solo alla performance, fu una sorpresa scoprire che <strong>in Italia il cibo<\/strong> non \u00e8 una parentesi ma un momento di vita condivisa, <strong>parte integrante della cultura, capace di unire le persone con la stessa forza di una passione per i motori<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nella Formula 1 degli anni \u201970, prima che esistesse il concetto di hospitality, il paddock era fatto di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":105315,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1454],"tags":[1770,683,1771,1537,90,89,245,244],"class_list":{"0":"post-105314","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-f1","8":"tag-f1","9":"tag-formula-1","10":"tag-formula1","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-sport","15":"tag-sports"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/105314","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=105314"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/105314\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/105315"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=105314"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=105314"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=105314"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}