{"id":105464,"date":"2025-09-13T06:59:13","date_gmt":"2025-09-13T06:59:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/105464\/"},"modified":"2025-09-13T06:59:13","modified_gmt":"2025-09-13T06:59:13","slug":"lora-del-pasto-lultima-malabrocca-va-in-scena-questa-sera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/105464\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORA DEL PASTO. L&#8217;ULTIMA MALABROCCA VA IN SCENA QUESTA SERA"},"content":{"rendered":"<p><strong>Trovarlo non fu facile. Abitava in una cascina, nel Pavese, fra Garlasco e il Ticino, in un bosco, fuori dal mondo.<\/strong> Una improbabile stradina sterrata s\u2019inoltrava fra piante e arbusti, acquitrini e sterpaglie, in una fabbrica di zanzare, frequentata o meglio sorvegliata da cani, gatti e un merlo indiano che parlava napoletano e, imperturbabile, ripeteva \u201cfila acc\u00e0\u201d. La cascina era anarchica, disordinata, rappezzata, eppure accogliente, ospitale, generosa, l\u2019aria di un posto dove non si buttava via nulla, un giorno o l\u2019altro sarebbe potuto tornare utile, addirittura prezioso. E c\u2019erano anche tre vasche popolate di carpe, trote e cobitti, l\u2019attivit\u00e0 ufficiale del nostro eroe.\n            <\/p>\n<p><strong>Era il 1994. Luigi Malabrocca \u2013 era lui il nostro eroe &#8211; aveva 74 anni.<\/strong> Elegante, nel suo genere scapestrato, tra il rupestre e il fluviale. E pettinato, sempre nel suo genere scapigliato, tra il crossista e lo stradista. Parlava servendosi di una macchinetta: operato alle corde vocali, accostando l\u2019apparecchio alla gola emetteva un suono meccanico, elettrico, fantascientifico. <strong>Ma lui parlava anche con gli occhi e le mani, parlava anche attraverso la Ninfa, sua moglie, parlava anche mostrando il libro che Benito Mazzi aveva dedicato alla sua storia<\/strong>. \u201cSperiamo di venderne un po\u2019 \u2013 sospir\u00f2 gracchiando -. Sono soltanto una parte delle mie storie, ce ne sarebbero tante altre\u201d. E, a me e alla \u201cGazzetta dello Sport\u201d per cui ero andato a intervistarlo, regal\u00f2 questa: \u201cMantova-Milano, ultima tappa del Giro d\u2019Italia del 1946. Tutti in gruppo, si passa per Brescia, traguardo a premi, un treno di gomme per automobile, Mario Fazio chiede a Oreste Conte il permesso di lasciarlo vincere, \u2018siamo nel mio paese\u2019. Conte lo guarda negli occhi: \u2018Cosa? Il tuo paese? Ma se ci vogliono otto giorni per arrivarci\u2019. Aveva ragione Conte: Fazio era di Catania. Conte insiste: \u2018E poi le gomme servono a me\u2019. \u2018Perch\u00e9, hai la macchina?\u2019, la domanda legittima di Fazio. E Conte: No \u2013 ammette \u2013 quella la devo ancora comperare\u2019. Primo al traguardo a premi: Conte\u201d.\n            <\/p>\n<p>Quel giorno Malabrocca si commosse: non pensava di valere ancora <strong>una mezza pagina per il giornale con cui aveva corso \u2013 una formazione mista \u201cMilan \u2013 La Gazzetta dello Sport\u201d &#8211; proprio quel Giro della rinascita nel 1946.<\/strong> Carlo Orsi lo immortal\u00f2 mentre un gatto nero ci guardava, pi\u00f9 sospettoso che incuriosito, dal tetto in lamiera della cascina. E l\u00ec, fuori dalla cascina c\u2019era una bimba. Ascoltava, assorbiva, circospetta ci guardava. Si chiamava Serena. Era la nipotina di Luigi e Ninfa.<\/p>\n<p><strong>Oggi, venerd\u00ec 12 settembre, a Condove,<\/strong> 35 km a ovest di Torino verso Susa, <strong>Serena sar\u00e0 la protagonista di \u201cL\u2019ultima Malabrocca \u2013 mio nonno, la maglia nera\u201d<\/strong>: aneddoti, casualit\u00e0 e sincronicit\u00e0 raccontate da Serena e con le musiche dal vivo di Fabrizio Ofria e Max Bove, nel Mercato coperto di piazza Primo Maggio,<strong> alle 20.45.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Trovarlo non fu facile. 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