{"id":106097,"date":"2025-09-13T14:18:36","date_gmt":"2025-09-13T14:18:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/106097\/"},"modified":"2025-09-13T14:18:36","modified_gmt":"2025-09-13T14:18:36","slug":"chiedimi-chi-erano-i-beatles-e-ti-spieghero-la-crisi-della-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/106097\/","title":{"rendered":"Chiedimi chi erano i Beatles e ti spiegher\u00f2 la crisi della sinistra"},"content":{"rendered":"<p>Ieri, scrollando su X, mi sono imbattuta nella notizia dell\u2019uscita imminente di \u201cChiedimi chi erano i Beatles. I giovani, la politica, la storia\u201d, il nuovo libro di Pierluigi Bersani. In un tempo in cui ogni messaggio si consuma nella velocit\u00e0 di una notifica, e la politica italiana si \u00e8 ridotta a eco stanca di s\u00e9 stessa, vedere emergere un titolo simile, tra il rumore bianco della rete, ha avuto su di me l\u2019effetto paradossale di un ritorno alle origini, o meglio a quel momento fragile e incerto in cui la politica sembrava ancora una promessa possibile.<\/p>\n<p>Votai Bersani al mio primo voto da cittadina italiana, non per adesione a una dottrina, n\u00e9 per convinzione ideologica articolata, ma per un impulso istintivo di fiducia: verso una cultura politica che, persino nelle sue esitazioni e nelle sue goffaggini, sembrava ancora custodire un rispetto residuale per i deboli, per gli ultimi, per coloro che, come me, non avevano ancora trovato una voce.<\/p>\n<p>Era un\u2019Italia che parlava per metafore consunte, per dialetti sinceri, per sorrisi trattenuti. Eppure, proprio quel linguaggio, quel rifugio nella bonomia dialettale, era gi\u00e0 il sintomo di una malattia pi\u00f9 profonda: l\u2019incapacit\u00e0 di riconoscere il mutamento, di accettare la sfida della complessit\u00e0, di trasformare la solidariet\u00e0 in progetto politico e non in nostalgia. L\u2019ossessione per la smacchiatura del giaguaro \u2013 quell\u2019immagine che avrebbe dovuto essere autoironica e che invece si cristallizz\u00f2 in un atto mancato collettivo \u2013 raccontava, in filigrana, la natura regressiva di quella politica: pi\u00f9 legata al rituale della lotta che all\u2019effettiva trasformazione della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Non si combatteva per cambiare, ma per reiterare il conflitto, come se l\u2019identit\u00e0 politica potesse sopravvivere solo nell\u2019eterna contemplazione del nemico. Nessun progetto reale di emancipazione, nessuna integrazione autentica della diversit\u00e0, nessun ascolto vero dei giovani o dei nuovi cittadini: solo la ripetizione ossessiva di una genealogia immaginaria, in cui ogni anomalia veniva ricondotta al copione antico della Resistenza, della lotta al padrone, della sopravvivenza.<\/p>\n<p>Era, freudianamente parlando, una coazione a ripetere: la sinistra italiana si aggrappava ai suoi simboli come il nevrotico ai propri rituali, incapace di evolvere, incapace di separarsi da un\u2019identit\u00e0 che era diventata la propria prigione.<\/p>\n<p>Nella mia traiettoria personale, questa scoperta fu lenta, dolorosa, ma inesorabile. Non mi bastava essere riconosciuta come migrante, come figura da proteggere. Volevo essere riconosciuta come individuo, come cittadina piena, capace di esprimere la propria forza senza attraversare ogni volta il filtro compassionevole di chi insisteva nel vedermi solo come testimonianza vivente di vulnerabilit\u00e0. F<\/p>\n<p>u proprio questa impossibilit\u00e0 a trovare uno spazio nella sinistra italiana che mi spinse, un passo alla volta, verso un orizzonte politico differente: quello liberale, in cui la libert\u00e0 non \u00e8 promessa come redenzione futura, ma riconosciuta come diritto originario; dove il linguaggio non consola, ma libera; dove la dignit\u00e0 non \u00e8 un premio tardivo, ma il punto di partenza.<\/p>\n<p>In questo senso, vedere oggi un libro che ripropone, seppure con le migliori intenzioni, il tema dei giovani, della politica, della storia, produce un effetto straniante: come se si volesse ancora parlare a una generazione cresciuta nella dipendenza e nell\u2019attesa, senza mai concederle davvero il privilegio di scegliere.<\/p>\n<p>La crisi culturale italiana \u2013 perch\u00e9 \u00e8 innanzitutto una crisi culturale \u2013 nasce da qui: dall\u2019incapacit\u00e0 di discernere, di separare il passato dalla possibilit\u00e0 del futuro, di comprendere che la protezione senza libert\u00e0 infantilizza, non emancipa. Una cultura politica che non sa pi\u00f9 parlare ai giovani se non attraverso la nostalgia dei propri fallimenti non produce partecipazione, ma rifiuto. E una societ\u00e0 che continua a raccontare i migranti come figure retoriche, anzich\u00e9 riconoscerli come soggetti politici pieni, \u00e8 una societ\u00e0 che si incarta su se stessa, ripetendo all\u2019infinito il mito dell\u2019accoglienza senza mai metabolizzare la realt\u00e0 della cittadinanza.<\/p>\n<p>Freud ci insegna che il punto in cui il sintomo si stabilizza \u00e8 il punto in cui la malattia smette di essere eccezione e diventa norma: l\u2019Italia di oggi \u00e8 un Paese che ripete i propri errori con la perseveranza cieca di chi non sa nemmeno pi\u00f9 riconoscerli. Una societ\u00e0 che discute ancora dei giovani come oggetto da interpretare, senza mai accettare di essere essa stessa sottoposta ad analisi, \u00e8 una societ\u00e0 che ha paura del cambiamento pi\u00f9 di quanto abbia paura del fallimento.<\/p>\n<p>Mi auguro che \u201cChiedimi chi erano i Beatles\u201d sia un libro onesto, capace di guardare negli occhi la propria storia senza indulgere nella nostalgia. Ma non posso non vedere, anche prima di averlo letto, il sintomo che attraversa tutto questo discorso: il tentativo disperato di parlare ancora in nome di chi, ormai, ha voltato pagina. Non con rabbia, non con ingratitudine. Ma con il silenzioso, definitivo pudore di chi ha imparato che crescere significa sapere quando \u00e8 tempo di andarsene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ieri, scrollando su X, mi sono imbattuta nella notizia dell\u2019uscita imminente di \u201cChiedimi chi erano i Beatles. 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