{"id":107992,"date":"2025-09-14T14:13:21","date_gmt":"2025-09-14T14:13:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/107992\/"},"modified":"2025-09-14T14:13:21","modified_gmt":"2025-09-14T14:13:21","slug":"pier-vittorio-tondelli-fotografo-claudio-franzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/107992\/","title":{"rendered":"Pier Vittorio Tondelli fotografo | Claudio Franzoni"},"content":{"rendered":"<p>Il taccuino in mano, la matita stretta tra le labbra, la macchina fotografica e un obiettivo-zoom a tracolla: \u00e8 Pier Vittorio Tondelli in un mattino di giugno di trentasei anni fa, nel sud della Francia. \u00c8 lui stesso a dipingersi cos\u00ec in Viaggio a Grasse, un articolo apparso l\u2019anno dopo su \u201cPanta\u201d (1990).<\/p>\n<p>L\u2019intenzione era quella di intervistare Frederick Prokosch, ma pochi giorni prima della partenza, il 2 giugno, lo scrittore muore. Tondelli decide di andare lo stesso. Che cosa avrebbe chiesto a Prokosch? Avrebbe fatto domande sulla \u201csociet\u00e0 letteraria che aveva frequentato\u201d nei decenni precedenti, \u201cun mondo che sta scomparendo e di cui non conserveremo traccia se non nei libri\u201d. Avrebbe voluto vedere rispecchiarsi in quello di Prokosch i volti dei \u201cvecchi testimoni di un secolo che sta finendo\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"532f71f0-551b-4253-b850-16e22c811019\" height=\"818\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1. 1980 Prokosch&#038;cane, 2.png\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n1980, Frederick Prokosch e cane.<\/p>\n<p>Volti presenti anche nell\u2019epigrafe tratta da Voci di Prokosch che lo scrittore emiliano fa precedere alle proprie parole: \u201cVedo i volti meravigliosi del passato che si affollano intorno a me e odo una volta di pi\u00f9 il mormorare di voci nella notte\u201d. \u00c8 una \u201csfida con la morte e con il tempo\u201d scrive Tondelli; bisognerebbe dire, anche una sfida tra la fantasia e la realt\u00e0, se \u2013 come sostiene Robert Greenfield, biografo dello scrittore americano \u2013 l\u2019elemento fittizio e la reinvenzione si insinuano spesso in questa singolare autobiografia che \u00e8 Voices (1983); pi\u00f9 tardi lo stesso Prokosch avrebbe descritto il libro come composto di \u201cfifty framed portraits, around each of which there is a void, and that void is me\u201d.<\/p>\n<p>Ma la sfida contro il Tempo che divora e consuma \u00e8 gi\u00e0 persa. Tutta la Costa Azzurra \u00e8 ormai solo un \u201cricordo letterario\u201d: il Francis Scott Fitzgerald di Tenera \u00e8 la notte, e poi James Baldwin, Graham Greene, Cyril Connolly, la vita della riviera gi\u00e0 allora decadente. E si potrebbe aggiungere anche Virginia Woolf, che passa proprio da Grasse nel 1933, e la trova per\u00f2 \u201ctroppo pletorica\u201d.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0, le notti che Pier Vittorio passa a Juan-les-Pins non sembrano affatto ancorate al passato: confusione di giovani che camminano, che mangiano, che ballano; il chiasso della musica che esce da ciascun locale e dalle radio delle automobili, le moto che sgasano; gli odori dei cibi cucinati dai ristoranti e delle grigliate.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"1aa53401-00ff-4ac0-a846-ce7ec0b740e0\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/2. Tondelli, a (scalinata).png\" width=\"780\" height=\"1154\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>A fronte di questa baraonda che va avanti fin quasi al mattino, il viaggio all\u2019interno della costiera, i dintorni di Grasse, l\u2019arrivo alla villa di Prokosch segnano il passaggio nella quiete. Prokosch si era ritirato a Ma Trouvaille sin dal 1972, una villa tra \u201ccipressi altissimi, oleandri fioriti viola, bianchi, porpora. Un campo di ulivi che protegge la piscina. Siepi di gelsomino\u201d. Ma ora, a parte due operai impegnati in alcuni lavori all\u2019esterno, non c\u2019\u00e8 nessuno.<\/p>\n<p>E la solitudine improvvisa impone l\u2019argomento dell\u2019intervista mancata: prima di tutto avrebbe voluto sapere qualcosa degli scrittori e dei pittori che Prokosch aveva conosciuto. Ma forse si sarebbe conversato anche di versanti pi\u00f9 intimi: \u201ccom\u2019era la vita, come gli affetti, come ci si riconosceva, dove si andava, che rapporti esistevano quando \u2018non esisteva ancora la parola\u2019?\u201d. Un colloquio sulla memoria della letteratura, una conversazione sull\u2019amore in decenni ormai lontani, una chiacchierata sul collezionare farfalle, magari sarebbe stata solamente \u201cun\u2019intervista banale\u201d.\u00a0 In ogni caso, un dialogo cancellato dalla morte dello scrittore. E allora perch\u00e9 arrivare fino a Ma Trouvaille?<\/p>\n<p>\u201cForse mi affascinava il genius loci\u201d, scrive Tondelli. Ecco un inatteso cambio di direzione verso il sacro. Erano gli antichi a credere che uno spirito presiedesse i luoghi e le forme naturali che vi erano ospitate. Uno spirito che si immaginavano per\u00f2 dotato di un corpo. Su un sarcofago romano oggi al Louvre si racconta la storia di Fedra innamorata del giovane Ippolito, che per\u00f2 non corrisponde al desiderio della matrigna. Anzi, Ippolito va a caccia del cinghiale, mentre dall\u2019alto di un grande albero il genio del luogo assiste alle sue imprese: \u00e8 nudo e seduto tra le fronde, una gamba distesa e l\u2019altra piegata a triangolo. La stessa posa, casualmente, che assume Frederic Prokosch in una foto di George Platt Lynes verso il 1950.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"ba39e938-bddd-43d0-b4a4-d0118402cc9c\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/3. Tondelli, b (putti ubriachi).png\" width=\"780\" height=\"1156\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Noi moderni diamo il nome di genius loci alla capacit\u00e0 evocativa di un luogo, senza renderci conto che il legame tra luoghi e memorie \u00e8 originato da un nostro desiderio e non da un fattore a noi esterno. Sta di fatto che lo stesso tema si era affacciato in Anche lei \u00e8 un Kerouac (1987), il racconto scritto da Pier Vittorio in Canada sulle tracce biografiche dell\u2019autore americano. Davanti alla casa in cui era nata la madre dello scrittore scrive: \u201cBene, la casa \u00e8 questa e, in questo preciso momento, la pregnanza del luogo diventa commovente, simbolica, enorme\u201d. C\u2019\u00e8 poco da fare, \u201cnoi europei abbiamo bisogno almeno di un rudere per commuoverci. Per evocare\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, sulla scia del viaggio in Canada e a Grasse, Tondelli penser\u00e0 a un progetto dal titolo Le case della letteratura, in forma di racconti-reportage. Alla fine, al di l\u00e0 degli scrittori e degli itinerari scelti, un\u2019idea che si innesta nella tradizione umanistica (per entrare poi nei percorsi turistici destinati ai pi\u00f9 colti).<\/p>\n<p>A Grasse, Tondelli non incontra Prokosch, ma non pu\u00f2 neppure entrare in casa; non resta che girarci attorno. Ci sono solo due finestre aperte: dalla prima si intravvede una biografia di Rimbaud e una copia di Voices; dall\u2019altra si vede la biblioteca. \u201cMi sento come un paparazzo che cerca fotografie proibite fra le siepi delle ville di una qualche celebrit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"67b492ed-9cbc-4b22-85ee-3d5faa15e279\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/5. Tondelli, scarto 1 (ingresso).png\" width=\"780\" height=\"645\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Le foto, quelle si possono fare. Nell\u2019articolo di \u201cPanta\u201d vengono pubblicati dieci scatti in bianco e nero di Pier Vittorio, preceduti da un bel ritratto di Prokosch, direi degli anni Sessanta. In piedi e in costume, con le braccia conserte e le gambe incrociate sotto la grande statua di un santo, sembra anche lui una scultura antica, con un rilassamento un po\u2019 ellenistico per\u00f2. Non era la prima volta che un articolo di Tondelli era corredato da sue foto: ce ne sono due anche nel pezzo sul viaggio in Canada (accompagnate da una spiritosa didascalia).<\/p>\n<p>Una piccola mostra organizzata dal Centro di Documentazione Tondelli e dal Museo Civico apre ora nel Palazzo dei Principi a Correggio, citt\u00e0 in cui Pier Vittorio \u00e8 nato nel 1955: l\u2019intenzione \u00e8 di ricordare quello che sarebbe stato il suo settantesimo compleanno esponendo le stampe delle fotografie eseguite a Grasse e poi scartate. C\u2019\u00e8 anche la sua macchina fotografica, e alcune delle diapositive realizzate in Austria: a Kirchstetten la casa e la tomba di Wystan Hugh Auden, a Klagenfurt la tomba di Ingeborg Bachmann; c\u2019\u00e8 naturalmente il numero di \u201cPanta\u201d e la rivista \u201cDolce vita\u201d su cui apparvero le foto scattate da Pier Vittorio durante il viaggio in Canada. Si comincia insomma a recuperare un aspetto dell\u2019attivit\u00e0 creativa dello scrittore rimasto finora in ombra.<\/p>\n<p>La villa di Prokosch viene inquadrata prima da lontano, col rimarcare i terrazzamenti, le scalinate, le sculture, i cipressi (un insieme che a Pier Vittorio ricorda il giardino di Boboli a Firenze). Poi ci sono i particolari, a cominciare da una delle due sculture in cima alla scalinata, ormai a ridosso della casa: anneriti dal tempo, due putti ne sostengono un altro forse ubriaco (solleva una coppa nella destra); motivo antichissimo quello dei giochi dei putti, ma qui potrebbe essere un lavoro di fine Ottocento, o magari ancora pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"b4540923-744a-4fc3-97bb-41a966d3de47\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/6. Tondelli, scarto, 2 Ma Trouvaille.png\" width=\"780\" height=\"566\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Quasi ogni foto testimonia la ricchissima e variopinta vegetazione della residenza. \u00c8 quasi coperto dagli oleandri anche il cartello Ma Trouvaille: questa foto viene scartata, e cos\u00ec quella che riprende l\u2019ingresso alla tenuta, sormontato da una specie di arco metallico con quattro grandi e sottili volute. Con discrezione lo scrittore correggese si avvicina alla dimora: su un lato, appoggiati alla pavimentazione in palladiana, la statuetta colorata di un elefantino bardato, un tavolino, una poltrona in vimini, un innaffiatoio.<\/p>\n<p>L\u00ec nei pressi, sotto uno dei balconi e accanto a una parete quasi coperta dall\u2019edera, c\u2019\u00e8 anche una panchina di vimini; vi era seduto Prokosch in una foto del 1980 (quella che trovate sopra). Tondelli l\u2019ha fotografata due volte, e scarta quella con un\u2019inquadratura pi\u00f9 ampia (a sinistra si intravvede anche una porta).\u00a0 \u00c8 la foto con la sola panchina in vimini che chiude l\u2019articolo. Due posti, uno per il padrone di casa e l\u2019altro per l\u2019intervistatore, entrambi vuoti.<\/p>\n<p>Le immagini che contrappuntano le pagine di \u201cPanta\u201d non fanno altro che offrire in veste visiva la conclusione del racconto: una pace dell\u2019animo raggiunta almeno per un momento. La citazione dalla prima delle Elegie duinesi di Rilke non \u00e8 solo una raffinata legatura col titolo dell\u2019opera di Prokosch: \u201cVoci, voci. Ascolta, mio cuore\u201d (ma il verso continua \u201ccome soltanto i santi hanno mai ascoltato\u201d).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"f77b7ebc-bb73-47f9-bf3c-d9a15f96c265\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/7. Tondelli, scarto 3, panchina.png\" width=\"780\" height=\"528\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Le fotografie di Viaggio a Grasse sono una meditazione su come si presenta il mondo quando le persone vanno via, e la scena si svuota, e non \u00e8 detto sia sempre a causa della morte; come quando, ricorda Tondelli, a militare partivano quelli col congedo e poi arrivavano le nuove reclute, a occupare gli stessi armadietti e le stesse brande, oggetti che restavano indifferenti a chi partiva e a chi stava entrando. Una meditazione su come sar\u00e0 il mondo senza di noi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/tondelli.comune.correggio.re.it\/2025\/09\/correggio-ricorda-i-settantanni-della-nascita-di-pier-vittorio-tondelli-con-un-itinerario-tra-parole-musiche-e-immagini-per-raccontare-i-luoghi-del-suo-immaginario\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">PIER VITTORIO TONDELLI REPORTER. SCATTI INEDITI DAI REPORTAGE LETTERARI<\/a>, a cura del Museo Civico Il Correggio e del Centro di Documentazione Pier Vittorio Tondelli; apre domenica 14 settembre ore 17 fino al 18 ottobre, il sabato (15.30 -18.30) e la domenica (10 &#8211; 12.30; 15.30- 18.30).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il taccuino in mano, la matita stretta tra le labbra, la macchina fotografica e un obiettivo-zoom a tracolla:&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":107993,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,4663,204,1537,90,89,1617,74189],"class_list":{"0":"post-107992","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-fotografia","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-mostre","21":"tag-pier-vittorio-tondelli"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/107992","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=107992"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/107992\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/107993"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=107992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=107992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=107992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}