{"id":108093,"date":"2025-09-14T15:15:11","date_gmt":"2025-09-14T15:15:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/108093\/"},"modified":"2025-09-14T15:15:11","modified_gmt":"2025-09-14T15:15:11","slug":"gli-indiani-lamerica-la-scalata-soft-degli-ex-invisibili-che-puntano-a-diventare-la-nuova-classe-dirigente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/108093\/","title":{"rendered":"Gli indiani &#038; l\u2019America, la scalata \u00absoft\u00bb degli ex invisibili che puntano a diventare la nuova classe dirigente"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Massimo Gaggi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Nel 1962, quando nacque l\u2019ex vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, erano 12 mila in tutta l\u2019America. Ora la comunit\u00e0 supera i 5 milioni. Dalla Silicon Valley alla politica fino alla scienza, l&#8217;ascesa di una comunit\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando, nell\u2019autunno del 1962 nell\u2019universit\u00e0 di Berkeley, capitale della protesta studentesca per i diritti civili,  Shyamala Gopalan, studiosa indiana di endocrinologia, rimase affascinata dai discorsi sulle diseguaglianze sociali e poi si innamor\u00f2 dell\u2019economista giamaicano Donald Harris col quale l\u2019anno dopo concepir\u00e0<b> <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sette\/attualita\/24_agosto_09\/usa-il-fattore-k-donne-e-politica-operazione-casa-bianca-adesso-tocca-a-kamala-harris-ca18bd75-a5bb-49a2-8dff-50c6bd4b4xlk.shtml\" title=\"Usa, il fattore K: donne e politica, operazione Casa Bianca. Adesso tocca a Kamala Harris\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Kamala<\/a>, futura vicepresidente degli Stati Uniti, gli indiani d\u2019America erano appena 12 mila. <\/b><br \/>Shyamala, intelletto brillante, era una rara eccezione: <b>fino alla met\u00e0 degli anni Sessanta l\u2019immigrazione negli Usa fu quasi esclusivamente di origine europea. <\/b>E fin dall\u2019inizio del Novecento gli indiani erano stati messi al bando come i pi\u00f9 sgraditi tra gli asiatici che tentavano di entrare nel Paese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sono bastati pochi decenni \u2013 dopo l\u2019Immigration Act col quale nel 1965 il presidente democratico Lyndon Johnson fece cadere tutte le barriere \u2013 per fare degli<b> indiani d\u2019America una comunit\u00e0 numerosa (sopra i 5 milioni, superati anche i cinesi), ma soprattutto di enorme influenza nell\u2019economia,<\/b> nella tecnologia, nella medicina e, ormai, anche nella politica. Con un peso nella cultura e perfino in cucina: <b>a New York regnano Vijay Kumar del ristorante Semma<\/b> (ha appena vinto il James Beard Award come migliore chef del 2025 nello Stato, l\u2019Oscar della cucina) e lo \u00abstellato\u00bb Michelin Vikas Khanna, mentre Maneet Chauhan, donna chef, dopo aver aperto vari ristoranti a Chicago, Nashville e New York, \u00e8 divenuta una celebrity nazionale con le sue trasmissioni televisive.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Insieme agli scrittori, come Jhumpa Lahiri, registi (Manoj Shyamalan) e musicisti (Zubin Metha \u00e8 stato per 13 anni, un record,<\/b> <b>direttore della filarmonica di New York)<\/b>, i grandi cuochi \u2013 come Kumar che serve nel Village speziatissime ricette del Tamil Nadu come il Dosa Gunpowder anche a celebrity come Jennifer Lawrence, Will Farrell e Michael J Fox \u2013 contribuiscono a far crescere il soft power degli indiani d\u2019America,  alimentato anche da scienziati e figure quasi eroiche come quelle delle astronaute: Sunnita Williams, a lungo comandante della Stazione spaziale internazionale sulla quale ha trascorso pi\u00f9 di un anno in due diverse missioni. E Kalpana Chawla, morta nel 2003 nell\u2019esplosione dello shuttle Columbia al rientro nell\u2019atmosfera.<br \/><b>Miscela indispensabile per far accettare al resto della popolazione la conquista di posizioni di enorme potere economico, a partire dal campo delle tecnologie digitali.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui l\u2019avanzata di questa comunit\u00e0 \u00e8 impressionante: sono guidati da indiani d\u2019America i giganti di big tech, da Microsoft, con Satya Nadella ad Alphabet-Google con Sundar Pichai, fino ad Arvind Krishna di IBM. Ma hanno capi indiani aziende come Adobe, Hotmail, Palo Alto Ventures. Un fenomeno finito sotto il microscopio di accademie e grandi societ\u00e0 di consulenza. Secondo un\u2019indagine di un anno fa del Boston Consulting Group, sulle 648 unicorn (start up con un valore di almeno un miliardo di dollari) censite nel 2024, 72 sono fondate e guidate da indiani.<br \/><b> L\u2019ultima stella a brillare \u00e8 quella  di Aravind Srinivas, cresciuto, al suo arrivo dall\u2019India, sotto l\u2019ala di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_settembre_12\/yoshua-bengio-intervista-papa-intelligenza-artificiale-ai-rischi-3ffc80ae-cbb8-4107-8515-2a1cc9fc1xlk.shtml\" title=\"Bengio, uno dei padri dell&#039;AI: \u00abCon l&#039;intelligenza artificiale stiamo costruendo macchine che possono superarci. Nelle mani sbagliate rischi enormi\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Yoshua Bengio, genio dell\u2019intelligenza artificiale<\/a>.<\/b> Poi, dopo il Phd in machine learning all\u2019universit\u00e0 di Berkeley e periodi di lavoro per Google e OpenAI, il guanto della sfida lanciato ai giganti dell\u2019AI creando con Perplexity: un modello ibrido che, usando le varie tecnologie disponibili sul mercato, riesce ad essere pi\u00f9 efficace del motore di ricerca di Google e a dare risposte pi\u00f9 affidabili di quelle di ChatGPT perch\u00e9 indica ogni volta le sue fonti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Perplexity conquista una sua nicchia di mercato e quando Apple e Facebook cercano di comprarla, Aravind respinge le offerte: vuole mantenere l\u2019azienda indipendente e ci riesce anche grazie a investitori di rango come SoftBank, Nvidia e Jeff Bezos, il fondatore di Amazon. <b>Sorprendendo chi considera Perplexity un fuoco di paglia, una pulce destinata a soccombere tra i giganti, Srinivas a gennaio offre di fondersi con TikTok,<\/b> nei guai negli Usa per via della propriet\u00e0 cinese. Pechino rifiuta, ma Aravind \u00e8 un vulcano: a luglio offre ad Alphabet-Google 34,5 miliardi di dollari per il suo browser Chrome che il gruppo sembrava destinato a dover cedere dopo la condanna per atti monopolistici. Ma alla fine il giudice Amit Mehta (indiano pure lui) ha graziato Pichai.  Aravind, attivissimo come imprenditore ma anche come tecnologo, non \u00e8 un caso isolato: gli indiani d\u2019America sono anche un\u2019avanguardia scientifica. <b>Da Subra Suresch, che fu nominato da Barack Obama capo della National Science Foundation,<\/b> principale strumento governativo di sostegno per la ricerca e l\u2019istruzione scientifica, ad Arati Prabhakar: per anni direttrice della Darpa, l\u2019agenzia del Pentagono che selezione le tecnologie pi\u00f9 avanzate per la difesa, per poi passare alla Casa Bianca come capo della ricerca scientifica. \u00c8 stata lei a sviluppare le politiche di Joe Biden per l\u2019intelligenza artificiale e la ricerca contro il cancro. Ma ci sono anche scienziati che stanno aprendo nuove strade per la medicina come Navin Varadarajan, docente di ingegneria biomolecolare a Houston e apripista nello sviluppo di terapie, che spingono il sistema immunitario a produrre cellule T capaci di distruggere quelle tumorali. Molte le innovazioni anche in campo medico e chirurgico, come quelle del tandem italo-indiano composto da Inderbir Gill della Southern California University e Michele Gallucci, due urologi di grande fama, che hanno creato nuove tecniche operatorie mininvasive e sono stati pionieri nell\u2019uso della robotica in sala operatoria. A maggio il chirurgo venuto dal Punjab ha eseguito il primo trapianto di vescica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma ci sono anche scienziati creatori di prodotti di consumo che usiamo tutti i giorni come la tv ad alta definizione<\/b> (dobbiamo a tecnologi indiani i processori per HDTV). Molti altri sono i cervelli che lavorano nella ricerca pura: da uno studio del 2023 emerge che <b>il 13 per cento delle pubblicazioni scientifiche redatte dagli accademici negli Stati Uniti sono di autori indiani. <\/b><br \/>\u00c8 il fenomeno del brain drain del quale beneficia l\u2019America (anche se Trump e i Maga faticano a riconoscerlo) mentre fa disperare i Paesi che perdono questi \u201ccervelli in fuga\u201d. <b>Narendra Modi dovrebbe essere il pi\u00f9 preoccupato, vista l\u2019entit\u00e0 della diaspora indiana.<\/b> Invece il premier ora benedice questo flusso per il quale ha anche coniato uno slogan: da brain drain a brain gain. Cio\u00e8 i cervelli che se ne vanno non sono perduti ma diventano una rete che fa crescere l\u2019influenza indiana nel mondo. Nel caso degli Stati Uniti non \u00e8 difficile capire a cosa si riferisca Modi, visto che i presidi indiani non sono solo nella tecnologia ma anche in tutta l\u2019economia e, ormai, anche nella politica: per molti anni la multinazionale PepsiCo \u00e8 stata guidata con polso fermo da un\u2019indiana, Indra Nooyi, mentre Vikram Pandit \u00e8 stato Ceo del gigante bancario Citigroup.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ora a guidare la Banca Mondiale \u00e8 Ajay Singh Banga, un banchiere indiano di etnia sikh, naturalizzato americano nel 2007, che in precedenza \u00e8 stato capo di Mastercard e anche presidente di Exor, <\/b>la holding della famiglia Agnelli. FedEx, gigante della logistica, \u00e8 guidato da Raj Subramaniam. Ma il soft power del quale l\u2019India di Modi beneficia, \u00e8 fatto anche di idee economiche e visioni filosofiche come quelle dei Nobel per l\u2019Economia Amartya Sen, tuttora attivo ad Harvard, e Abhijit Banerjee. Mentre grande influenza l\u2019hanno anche avuta, come docenti universitari e capo economisti del Fondo Monetario, Gita Gopinath e Raghuram Rajan (che poi, per alcuni anni \u00e8 tornato in India da governatore della Banca centrale). <br \/><b> Un potere che si traduce in grosso contributo alla ricchezza del Paese e anche alle entrate fiscali (gli indiani sono l\u20191,6% della popolazione, ma versano il 6% delle tasse incassate dal Tesoro),<\/b> e anche in peso politico. Apripista \u00e8 stato Bobby Jindal che divenne governatore repubblicano della Lousiana quando (2008) Obama fu eletto presidente. Poi Nikki Haley (all\u2019anagrafe Nimrata Randhawa, nata in Carolina da famiglia sikh) governatrice del South Carolina e ambasciatrice Usa all\u2019Onu, prima di sfidare Trump nella corsa alla Casa Bianca. Insieme a un altro candidato indiano: l\u2019imprenditore (nato a Cincinnati da genitori indiani) Vivek Ramaswamy. E poi, come abiamo visto, Kamala Harris, di orgine indocaraibica, sfidante democratica di Trump dopo essere stata vicepresidente. Mentre <b>in Congresso sono almeno cinque i parlamentari di origine indiana di peso:<\/b> da Ro Khanna, voce politica del mondo della Silicon Valley a Pramila Jaypal, bandiera della sinistra radicale. Ma adesso, mentre un\u2019indiana, Usha Vance, \u00e8 arrivata alla Casa Bianca come second lady (moglie del vicepresidente), tutti gli occhi sono puntati su Zohran Mamdani, politico ugandese di origini indiane naturalizzato americano, di religione musulmana, che ha vinto a sorpresa, con una piattaforma socialista, le primarie democratiche ed \u00e8 in pole position per essere eletto, tra due mesi, sindaco di New York. Con l\u2019appoggio entusiastico dei giovani, la freddezza del suo stesso partito e Trump che gi\u00e0 gli dichiara guerra. <b>Intanto sull\u2019altra costa dell\u2019America un altro indiano, l\u2019imprenditore della Silicon Valley Ethan Agarwal, si candida a governatore della California<\/b> rifiutando ogni accostamento con Mamdani: \u00abIo sono un democratico che crede nel capitalismo\u00bb. Una comunit\u00e0 viva, dinamica, proiettata verso il futuro. Ma che si porta inevitabilmente dietro qualche scoria della struttura piuttosto arcaica di una societ\u00e0 indiana nelle quale le caste pesano ancora: non sar\u00e0 un caso se Nadella di Microsoft, Pichai di Google, Indra Nooyi, ex di Pepsi e anche la madre di Kamala sono tutti bramini tamil, la casta pi\u00f9 elevata.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-09-09T18:26:26+02:00\">14 settembre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Massimo Gaggi Nel 1962, quando nacque l\u2019ex vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, erano 12 mila 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