{"id":108321,"date":"2025-09-14T17:49:13","date_gmt":"2025-09-14T17:49:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/108321\/"},"modified":"2025-09-14T17:49:13","modified_gmt":"2025-09-14T17:49:13","slug":"larabia-saudita-in-mostra-alla-biennale-architettura-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/108321\/","title":{"rendered":"L\u2019Arabia Saudita in mostra alla Biennale Architettura 2025"},"content":{"rendered":"<p>Progettato dallo studio saudita <strong>Syn Architects<\/strong>, formato dalle architette Sara Alissa e Nojoud Alsudairi, e curato da Beatrice Leanza, il <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/progettazione\/architettura\/2025\/04\/medio-oriente-biennale-architettura-2025\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Padiglione Arabia Saudita<\/a> alla 19. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia vuole essere una base di partenza per un approccio alternativo all\u2019architettura, capace di incentivare nuove letture critiche dell\u2019ambiente costruito. Dal titolo The Um Slaim School: An Architecture of Connection, si articola secondo una \u201cstruttura tripartita\u201d: oltre alla mostra veneziana, include infatti un programma di sessioni laboratoriali e pubbliche (contestualmente alla <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/progettazione\/architettura\/2025\/05\/meglio-peggio-biennale-architettura-venezia-2025\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Biennale<\/a>) e due pubblicazioni, concepite per dare applicazione all\u2019iniziativa oltre la kermesse lagunare. Ne abbiamo discusso con Syn Architects, gi\u00e0 artefici dell\u2019iniziativa collaborativa Um Slaim Collective.\u00a0<\/p>\n<p>Le architette di Syn Architects raccontano il Padiglione Arabia Saudita\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come avete concepito il progetto?<\/strong>\u00a0<br \/>\u00c8 nato da riflessioni e conversazioni tra noi, co-fondatrici di Syn Architects e dell\u2019Um Slaim Collective: Quest\u2019ultimo gruppo riunisce collaboratori provenienti da diversi ambiti \u2013 architetti, artisti, fotografi, videomaker \u2013 con l\u2019obiettivo di creare narrazioni spaziali che si affianchino a quelle dominanti, spesso consumate in contesti come l\u2019Arabia Saudita e l\u2019area del Golfo, caratterizzati da sviluppi urbani rapidi e talvolta invasivi. L\u2019idea, fin dall\u2019inizio, \u00e8 stata quella di usare la piattaforma della Biennale e le opportunit\u00e0 offerte da eventi culturali di questa portata per dare continuit\u00e0 a un progetto che potesse estendersi oltre la mostra stessa. Il Padiglione \u00e8 concepito come un archivio vivente: un\u2019installazione che ospita materiali di ricerca portati avanti da Syn Architects e dall\u2019Um Slaim Collective, focalizzati sull\u2019evoluzione del centro storico di Riyadh e sull\u2019architettura vernacolare Najdi (legata alle costruzioni tradizionali di fango).\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><strong>Quale tipo di ricerca si colloca alla base del progetto?<\/strong>\u00a0<br \/>Il progetto non presenta solo opere compiute, ovvero progetti architettonici concepiti con il Shamalat Cultural Centre (situato alla periferia di Diriyah, nel nord di Riyad, \u00e8 stato progettato dall\u2019artista Maha Malluh con Syn Architects, n.d.R.), ma espone processi, metodologie e approcci alternativi per studiare lo spazio e le comunit\u00e0 che lo abitano. Questi sono presentati attraverso video, progetti di site-writing che hanno preso la forma di libri e saggi illustrati, eco-poetry, sperimentazioni con materiali come terra, argilla, sabbia, fibre naturali e tessuti, ma anche attraverso l\u2019organizzazione di programmi di indagine urbana attraverso lo Um Slaim Lab.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Di cosa si tratta?<\/strong>\u00a0<br \/>\u00c8 uno spazio situato nell\u2019omonimo distretto della citt\u00e0 di Riyadh e fondato da Syn Architects, che propone talk, conferenze, lezioni, mostre, workshop ed esplorazioni attraverso camminate guidate nei quartieri del centro storico della capitale, o progetti di archivi come la piattaforma Saudi Architecture, dedicata allo studio del patrimonio modernista nel Paese. In senso pi\u00f9 ampio, il progetto rappresenta un\u2019investigazione di come nuove generazioni di professionisti del Sud Globale stiano approcciando l\u2019architettura come pratica sociale, fondata sulla ricerca, sullo studio e sulla partecipazione.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Il Padiglione dell\u2019Arabia Saudita alla Biennale Architettura 2025\u00a0<\/p>\n<p><strong>Un elemento centrale del Padiglione \u00e8 la parte cartografica. Perch\u00e9?<\/strong>\u00a0<br \/>Rappresenta il cuore della ricerca dell\u2019Um Slaim Collective. Mostriamo nove sezioni della citt\u00e0 di Riyadh dove l\u2019architettura Najdi sta scomparendo sotto la pressione dello sviluppo urbano. L\u2019esercizio di mappatura diventa uno strumento di partenza per studiare e immaginare nuovi modi di leggere il contesto urbano, cosa in esso sia rimasto del passato, e cosa questo possa ancora insegnarci oggi.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista tecnico, la vostra ricerca si \u00e8 focalizzata anche sui materiali?<\/strong>\u00a0<br \/>S\u00ec, la mostra esplora anche l\u2019ecologia materiale del contesto, con installazioni, fotografie e oggetti che riflettono l\u2019identit\u00e0 locale e le pratiche costruttive vernacolari. I materiali utilizzati, i modelli architettonici, gli oggetti raccolti nei mercati del quartiere Um Slaim e le fotografie contribuiscono a un discorso che mette in relazione memoria, storia, costruzione e ambiente. Il Padiglione diventa cos\u00ec un \u201carchivio vivente\u201d, un luogo in cui il materiale e l\u2019immateriale dialogano: mappe ricamate, suoni urbani, archivi visivi e pratiche costruttive locali si intrecciano per proporre una riflessione pi\u00f9 ampia sull\u2019architettura come mezzo culturale e sociale.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ovvero?<\/strong>\u00a0<br \/>Qui la ricerca lavora non solo sulle metodologie e dunque sui codici costruttivi dell\u2019architettura, ma affronta la maniera in cui il tessuto urbano, naturale e sociale siano, insieme, l\u2019ambito di ricerca della pratica spaziale. Dunque come l\u2019architettura si attivi nel riconnettere il passato culturale ed eco-sociale e il presente, per costruire collettivamente futuri alternativi che si affianchino alle narrative di crescita accelerata.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019architettura dell\u2019Arabia Saudita tra sapere locale, partecipazione e rapida trasformazione\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019Arabia Saudita infatti sta vivendo uno sviluppo urbanistico di grande impatto. Pensate che il Padiglione possa essere un esempio o un suggerimento per il futuro?<\/strong>\u00a0<br \/>Certamente. Proprio perch\u00e9 al centro del Padiglione vi \u00e8 l\u2019idea di collaborazione e partecipazione, il progetto diventa un esempio di come sia possibile costruire nuovi modelli di pratica architettonica, pi\u00f9 inclusivi e critici. Ci si interroga su chi siano gli attori dello sviluppo urbano e si propone di dare spazio a nuove voci e approcci. Attraverso il programma pubblico, abbiamo voluto coinvolgere una rete di professionisti, non solo sauditi ma provenienti da tutto il Sud Globale, che riflettono su tematiche condivise: dall\u2019archiviazione alla pedagogia alternativa, dall\u2019ecologia dei materiali alla costruzione di spazi collettivi. In questo senso, il Padiglione funge da piattaforma generativa, un catalizzatore di idee e metodologie, un esempio concreto di come si possa ripensare la citt\u00e0 in modo pi\u00f9 equo e sostenibile.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come immaginate le citt\u00e0 saudite nei prossimi anni?<\/strong>\u00a0<br \/>Pensiamo a citt\u00e0 in cui la partecipazione delle comunit\u00e0 locali diventi centrale nei processi di progettazione. Citt\u00e0 in cui la conoscenza locale \u2013 quella prodotta direttamente da chi vive i luoghi \u2013 guidi le trasformazioni urbane. Il nostro auspicio \u00e8 che l\u2019architettura in Arabia Saudita possa evolversi come pratica civica, capace di generare impatto sociale e ambientale positivo. In quest\u2019ottica, il Padiglione e il programma che lo accompagna mirano a costruire una nuova iniziativa pedagogica, radicata nel contesto locale ma aperta a connessioni transnazionali. Vogliamo contribuire a una conversazione globale in cui l\u2019architettura non sia pi\u00f9 solo costruzione, ma anche strumento di mediazione culturale, cura del territorio e coesione sociale.\u00a0<\/p>\n<p>Niccol\u00f2 Lucarelli\u00a0<\/p>\n<p>Scopri di pi\u00f9\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/saudipavilion.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">https:\/\/saudipavilion.org<\/a><\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:<\/strong><\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Progettato dallo studio saudita Syn Architects, formato dalle architette Sara Alissa e Nojoud Alsudairi, e curato da Beatrice&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":108322,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-108321","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/108321","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=108321"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/108321\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/108322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=108321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=108321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=108321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}