{"id":108472,"date":"2025-09-14T19:39:20","date_gmt":"2025-09-14T19:39:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/108472\/"},"modified":"2025-09-14T19:39:20","modified_gmt":"2025-09-14T19:39:20","slug":"don-mccullin-luomo-che-ha-fotografato-il-cuore-di-tenebra-del-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/108472\/","title":{"rendered":"Don McCullin, l\u2019uomo che ha fotografato il cuore di tenebra del secolo"},"content":{"rendered":"<p>Don McCullin nasce a Londra nel 1935, crescendo durante la guerra, fra case diroccate e bombardamenti, nel quartiere popolare di Finsbury Park, dove scatter\u00e0 le prime fotografie, a vent\u2019anni, dopo aver svolto il servizio militare per la Royal Air Force, ritraendo una banda di Teddy Boy, i Guvnors. La sua prima fotografia pubblicata mostra i Guvnors in un palazzetto distrutto dalla guerra. Gliela compra l\u2019\u201cObserver\u201d, stampandola a mezza pagina e chiedendogliene altre. Don McCullin diventa cos\u00ec un fotografo freelance, lavorando per l\u2019\u201cObserver\u201d e il \u201cNews Chronicle\u201d e la rivista \u201cTown\u201d, viaggiando per l\u2019Inghilterra in cerca di scatti e abbandonando Finsbury Park, il suo quartiere d\u2019infanzia.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Nel 1961 la Repubblica Democratica Tedesca comincia la costruzione del muro di Berlino, e lui decide di andarci a proprie spese, realizzando un portfolio che sar\u00e0 premiato dalla British Press<\/strong>Award e che gli frutter\u00e0 il primo contratto da professionista, sempre con l\u2019\u201cObserver\u201d. Intanto si \u00e8 sposato, e di l\u00ec a poco diventer\u00e0 padre. Ma non rimarr\u00e0 molto in famiglia, troppo irrequieto per vivere a lungo nello stesso posto. Nel 1964 parte per Cipro, dove copre l\u2019invasione turca; qui far\u00e0 i suoi primi, grandi scatti di guerra, che l\u2019anno successivo saranno premiati dal World Press Photo. \u00c8 il suo primo incontro con l\u2019orrore della guerra. In uno scatto un miliziano turco esce da una casa, di corsa, con il fucile fra le mani: un\u2019immagine oggi famosa. In un altro una donna piange due uomini morti, riversi in una pozza di sangue, il marito e il fratello. Don McCullin scoppia in lacrime, muovendosi a fatica intorno ai cadaveri, componendo le fotografie \u201cnella stessa maniera in cui Goya dipingeva o abbozzava i suoi disegni di guerra\u201d, come racconter\u00e0 anni dopo nella sua autobiografia,\u00a0Unreasonable Behaviour,\u00a0Un comportamento irragionevole, scritta con Lewis Chester.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"821\" alt=\"\" class=\"wp-image-104870 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/HowSirDonMcCullinhastouchedmylife.webp.webp\"  data-\/>Lui \u00e8 Don McCullin<\/p>\n<p>Le immagini si susseguono. Una donna piange il marito morto, con il figlio accanto, stringendo le mani ossute; degli uomini trascinano il cadavere di un vecchio lungo una strada, di fianco a un carro armato; una ragazza turca cammina imbracciata a un fucile, decisa a vendicare la morte del fratello. Sono scatti in bianco e nero, istantanee della morte e del dolore che testimoniano la ferocia e l\u2019insensatezza della guerra, di ogni guerra.\u00a0<strong>\u00c8 lo sguardo delle vittime, la loro disperazione e la loro forza, il loro urlo contro gli assassini.<\/strong><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cSperavo di aver catturato nelle mie fotografie un\u2019immagine duratura che si sarebbe impressa nella memoria della gente\u201d ha detto Don McCullin. \u201cCercavo un simbolo \u2013 anche se allora non mi sarei espresso in questi termini \u2013 che potesse rappresentare l\u2019intera vicenda e avesse la forza d\u2019impatto dei riti e delle icone religiose.\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Negli anni successivi Don McCullin continua a viaggiare, di guerra in guerra: Vietnam, Congo, la Guerra dei sei giorni a Gerusalemme, ancora Vietnam, dove torner\u00e0 oltre quindici volte, Nigeria, per la guerra di secessione del Biafra, di nuovo Vietnam, nella cittadina di Hue, dove scatter\u00e0 la sua fotografia forse pi\u00f9 conosciuta, quella del marine traumatizzato, con le mani strette intorno alla canna del fucile.\u00a0<\/p>\n<p>Ogni sua immagine \u00e8 una storia, un momento che si racconta attraverso gli sguardi o i gesti, le posizioni delle mani e delle braccia e le smorfie sui volti. Viene in mente la poesia\u00a0Torture, di\u00a0Wis\u0142awaSzimborska:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cIl corpo si torce, si dimena e divincola,\u00a0<br \/>fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,\u00a0<br \/>illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.\u201d\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Gli uomini piangono e si disperano o fissano semplicemente l\u2019obiettivo, cio\u00e8 Don McCullin che fotografa, oppure sono morti, come il soldato vietnamita riverso al suolo, nella cittadina di Hue, con le sue fotografie di famiglia sparse accanto a s\u00e9.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Fra una guerra e l\u2019altra, di viaggio in viaggio, Don McCullin trova il tempo di fotografare anche i Beatles, a Londra, e di passare per la Cuba di Fidel Castro,<\/strong>\u00a0dove conosce la scrittrice Edna O\u2019Brien, che diviene sua amica e gli dedica una poesia,\u00a0First the lions,\u00a0then the vultures,\u00a0Prima i leoni,\u00a0poi gli avvoltoi. \u00c8 il 1968. Don McCullin \u00e8 ormai un fotografo rinomato, fra i migliori fotografi di guerra al mondo, anche se odia quest\u2019espressione, \u201cfotografo di guerra\u201d, dicendo che suona come un\u2019accusa di comportamento mercenario. Le sue immagini, in un chiaroscuro fatto di ombre e luci, sempre composite, ritraggono la miseria, la disperazione, la fame, la malattia, la guerra, ma non solo: alcuni suoi scatti sono momenti di rara bellezza, come il ritratto di Patience, nel Biafra, una ragazza sedicenne denutrita eppure bella, che guarda il fotografo con uno sguardo pieno di dignit\u00e0 e dolcezza.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"699\" alt=\"\" class=\"wp-image-104871 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/canon-pro_don_mccullin_1-1024x699.jpeg\"  data-\/><\/p>\n<p><strong>Nel 1970, in Cambogia, Don McCullin viene ferito alle gambe, da una raffica di mitra. Cerca di salvarsi, trascinandosi con le braccia fra cumuli di cadaveri e soldati in fuga, strisciando nel fango.<\/strong>Finalmente lo caricano su un camion, portandolo via. Riuscir\u00e0 a tornare in Inghilterra, anche se non vi rester\u00e0 a lungo, nonostante le ferite, ripartendo quasi subito per il Bangladesh, in India, dove far\u00e0 un reportage su un\u2019epidemia di colera. Qui le fotografie sono terribili, come nelle guerre. Una famiglia piange la madre morta, in un campo deserto. Dei malati di colera si rigirano sul pavimento, in preda al dolore, come insetti schiacciati. \u201cNessuna salvezza, in quegli scatti\u201d ha scritto Guido Ceronetti, in\u00a0Ti saluto mio secolo crudele, \u201cl\u2019uomo \u00e8 privo di ali, l\u2019uomo \u00e8 senza il soccorso divino, l\u2019uomo \u00e8 solo.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 solo anche nella guerra. Don McCullin torna in Vietnam e in Cambogia, poi in Medio Oriente, per la guerra del Kippur. \u00c8 come una droga, dice in un\u2019intervista: non pu\u00f2 fare altro che partire, di guerra in guerra, accumulando orrori.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cQuando tornavo in redazione con le mie fotografie\u201d racconta, \u201cil caporedattore esclamava: \u2018Che orrore! Sar\u00e0 una buona doppia pagina!\u2019, o: \u2018Povera gente! Che grande copertina!\u2019. E io accettavo il loro gioco, non chiedevo altro che di ripartire per la prossima guerra, era diventata la mia droga.\u201d E poi:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cNon \u00e8 finita, non lo sar\u00e0 mai. Non ci sar\u00e0 un giorno senza questi flashback nella mia testa. Non posso attraversare una via di Belgrado, o entrare da Harrods, o passeggiare sulle colline del Somerset, senza che queste immagini ritornino, come gli spot alla televisione. Delle persone nell\u2019ingresso di un palazzo di Beirut, in lacrime, mentre i miliziani ricaricano le loro mitragliatrici. Li hanno massacrati qualche minuto dopo, davanti a Gilles Caron e a me. Ci siamo scambiati uno sguardo, stringendo le palpebre, e non abbiamo detto una parola per il resto della giornata.\u201d\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Gilles Caron era uno dei pi\u00f9 cari amici di McCullin, anch\u2019egli fotografo di guerra, scomparso in Cambogia nel 1970, probabilmente ucciso dai Khmer rossi.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 1972, in Uganda, Don McCullin viene arrestato dai soldati del dittatore Idi Amin Dada. Lo rinchiudono in prigione, lo picchiano, lo torturano, per poi espellerlo a vita dal paese. Pi\u00f9 tardi, prefaendo un suo libro di fotografie,\u00a0Hearts of Darkness, John Le Carr\u00e9 scriver\u00e0:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cDon McCullin ha conosciuto tutte le forme di paura e ne \u00e8 diventato un esperto. \u00c8 tornato indietro Dio sa da quanti precipizi, e nessuno assomigliava all\u2019altro. Le sue esperienze in una prigione ugandese basterebbero a far perdere per sempre il senno a un uomo, di certo a un uomo come me. Dice di essersi giocato la vita pi\u00f9 volte di quante riesca a ricordare, ma non se ne vanta.\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Seguono altri orrori, specie il massacro dei palestinesi a Beirut, in Libano, a Sabra e Chatila, nel 1982, o la guerra civile in Salvador, dove sar\u00e0 ferito ancora, cadendo da un tetto. Ma ormai Don McCullin \u00e8 stanco. Ha visto troppe guerre, troppo dolore, e poi sente che la sua fortuna sta per esaurirsi e non vuole finire come il suo amico Gilles Caron o come Dana Stone o Sean Flynn o il giapponese Kyoichi Sawada, tutti morti o scomparsi; non vuole morire.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 1985 fotografa i riti religiosi dei pellegrini lungo le sponde del fiume Gange, in India, dove si reca da anni, uno scenario di quiete; poi comincia a ritrarre paesaggi e nature morte, in Inghilterra, nel Somerset, nei dintorni di casa sua.\u00a0<strong>\u201cLa mia ora preferita \u00e8 il crepuscolo\u201d spiega, \u201cnon posso non desiderare che tutto divenga sempre pi\u00f9 scuro.\u201d Passa ore intere nel suo laboratorio, sviluppando immagini.<\/strong>\u00a0Sono paesaggi cupi, come scattati alla fine del mondo, nei confini dell\u2019animo umano, fatti di silenzio e oscurit\u00e0. Sembrano un epilogo a tutte le guerre che ha vissuto.\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cImmagina di guardare negli occhi di una persona che sta per essere giustiziata davanti a te e che ti implora di aiutarla\u201d dice Don McCullin, \u201cma tutto quello che puoi fare \u00e8 scattare una fotografia e andartene. Quando te ne vai, se hai ancora un briciolo di umanit\u00e0, il tuo cuore \u00e8 pesante come una pietra. Non stiamo parlando di fotografia, ma di una responsabilit\u00e0 molto pi\u00f9 grande. Io mi porto dietro il peso di quel senso di responsabilit\u00e0, e di colpa. Per questo cerco di alleggerirmi da quel carico facendo fotografie di nature morte e di paesaggi. Fotografando i campi allagati, gli alberi spogli, il paesaggio antico come le leggende di re Art\u00f9 ai margini del mio villaggio nel Somerset, ho la sensazione di purificarmi da quella colpa.\u201d<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non andr\u00e0 pi\u00f9 in guerra, Don McCullin, con l\u2019eccezione di un breve viaggio in Iraq, nel 1992, a quasi sessant\u2019anni. Le sue fotografie ormai sono esposte nelle gallerie di tutto il mondo, a Londra, a Parigi, a Berlino, a New York; nel 1993 la regina Elisabetta lo nomina commendatore dell\u2019Impero britannico e dottore honoris causa dell\u2019Universit\u00e0 di Bradford: una bella rivincita, per uno che non poteva pagarsi gli studi e che \u00e8 stato bocciato all\u2019esame di fotografia della Royal Air Force.\u00a0<\/p>\n<p>Nei suoi libri di fotografie (The Destruction Business,\u00a0Hearths of Darkness,\u00a0Open Skies,\u00a0Sleeping With Ghosts,\u00a0Don McCullin in Africa,\u00a0Don McCullin in England) si vedono cadaveri trucidati e divelti e volti sfigurati, figli mutilati e deformi e madri in lacrime e manicomi deserti e bambini legati ai letti, a Sabra, sotto i bombardamenti israeliani, oppure la sua Inghilterra \u2013 il cimitero della famiglia Bront\u00eb avvolto dalla foschia, un collezionista di teschi londinese, un gruppo di skinhead adolescenti che prendono il sole, dei pescatori che giocano a calcio su una spiaggia, un gregge di pecore che si avvia al macello, all\u2019alba, immagine di finitudine, un barbone malinconico e selvaggio, simile a Nettuno, che fissa l\u2019obiettivo con grande dignit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"687\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-image-104872 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/StreamImmagineOriginale.ashx_-687x1024.jpeg\"  data-\/><\/p>\n<p>Don McCullin \u00e8 uno dei grandi testimoni del nostro tempo, non solo per le fotografie di guerra, immagini dell\u2019orrore e della miseria umana, ma anche per i suoi scatti dell\u2019Inghilterra e per i suoi paesaggi, le terre deserte e cupe del Somerset o i campi di battaglia della Somme, in Francia, una delle sue prime fotografie del nuovo secolo, quasi un monito a ogni guerra presente e futura.\u00a0<strong>Il suo percorso di fotografo, dai sobborghi di Londra al Vietnam al Biafra a Gerusalemme fino alle trib\u00f9 primitive delle isole Mentawai, esplora le profondit\u00e0 umane e disumane del Novecento,\u00a0<\/strong>il cuore di tenebra del secolo ventesimo e forse, da ultimo, la nostra colpevolezza, nelle lande desolate di una terra ormai priva dell\u2019uomo, senza pi\u00f9 guerre, nel silenzio di ogni cosa, fin dove si spinge lo sguardo \u2013 cio\u00e8 l\u2019obiettivo \u2013 di Don McCullin, e forse ancora pi\u00f9 oltre.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Edoardo Pisani<\/strong><\/p>\n<p>*In copertina e nel testo: fotografie di Don McCullin<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Don McCullin nasce a Londra nel 1935, crescendo durante la guerra, fra case diroccate e bombardamenti, nel quartiere&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":108473,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,75941,44525,203,4663,77,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-108472","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-don-mccullin","15":"tag-edoardo-pisani","16":"tag-entertainment","17":"tag-fotografia","18":"tag-guerra","19":"tag-intrattenimento","20":"tag-it","21":"tag-italia","22":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/108472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=108472"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/108472\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/108473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=108472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=108472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=108472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}