{"id":109627,"date":"2025-09-15T11:08:11","date_gmt":"2025-09-15T11:08:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/109627\/"},"modified":"2025-09-15T11:08:11","modified_gmt":"2025-09-15T11:08:11","slug":"stop-commercio-con-insediamenti-israeliani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/109627\/","title":{"rendered":"Stop commercio con insediamenti israeliani"},"content":{"rendered":"<p>Il villaggio palestinese di <strong>Deir Ballut<\/strong> si trova in <strong>Cisgiordania<\/strong>, a 40 chilometri dalla citt\u00e0 di Nablus. Ci vivono poco meno di 4mila persone, in gran parte agricoltori. Qui in un solo giorno, le autorit\u00e0 israeliane hanno confiscato <strong>642 ettari di terreno<\/strong>. \u201cQuando abbiamo ricevuto l\u2019ordine di sradicare i <strong>nostri ulivi<\/strong> siamo rimasti sbalorditi. Qui era un paradiso\u201d racconta <strong>Khitam<\/strong>, un\u2019abitante del villaggio. \u201cQuesta terra e questa patria sono tutto ci\u00f2 che ho, non posso abbandonarle\u201d. La sua voce \u00e8 una delle tante testimonianze che <strong>Oxfam<\/strong>, insieme ad altre decine di organizzazioni umanitarie, ha raccolto in <strong>Cisgiordania<\/strong> per denunciare l\u2019impatto dell\u2019occupazione israeliana sulla popolazione palestinese e insieme chiedere all\u2019Unione europea e al Regno Unito di <strong>vietare gli scambi commerciali<\/strong> con gli insediamenti illegali (<strong><a style=\"color: #8c0404;\" href=\"https:\/\/stop-insediamenti.it\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">QUI SI PUO\u2019 ADERIRE ALLA CAMPAGNA<\/a><\/strong>).<\/p>\n<p>A sostegno dell\u2019appello, le organizzazioni hanno diffuso un <strong>report dettagliato<\/strong> che fotografa, con un\u2019ampia raccolta di dati, voci e grafici, il modo in cui viene <strong>distrutto il potenziale economico<\/strong> delle comunit\u00e0 palestinesi e la loro capacit\u00e0 di sostentamento. Dall\u2019aumento degli espropri e delle demolizioni, al controllo delle risorse idriche, fino all\u2019aumento del numero di <strong>checkpoint<\/strong> che rende impossibile gli spostamenti e ostacola il movimento delle merci. Il tutto incentivato dal governo di Tel Aviv e con investimenti di imprese e istituzioni finanziarie estere (<a href=\"https:\/\/www.oxfamitalia.org\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/OIT_Report-TradeBan_WEB-SINGOLE.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>QUI IL DOCUMENTO INTEGRALE<\/strong><\/a>). I risultati sono agricoltori palestinesi privati della loro terra, frutteti e ulivi cancellati, mercati chiusi e una disoccupazione alle stelle.<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/09\/12\/sanzioni-ai-coloni-israeliani-sono-inutili-la-loro-e-una-violenza-di-stato-lue-sospenda-tutti-gli-accordi-intervista-al-giurista-mariniello\/8123643\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    \u201cSanzioni ai coloni israeliani? Sono inutili, la loro \u00e8 una violenza di stato. L\u2019Ue sospenda tutti gli accordi\u201d: intervista al giurista Mariniello<br \/>\n                <\/a><br \/>\n                                    <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/22411669_small-330x173.jpg\" alt=\"\u201cSanzioni ai coloni israeliani? Sono inutili, la loro \u00e8 una violenza di stato. L\u2019Ue sospenda tutti gli accordi\u201d: intervista al giurista Mariniello\" width=\"330\" height=\"173\"\/><\/p>\n<p>            <a class=\"ifq-wrapper-custom-correlato__link\" href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/09\/12\/sanzioni-ai-coloni-israeliani-sono-inutili-la-loro-e-una-violenza-di-stato-lue-sospenda-tutti-gli-accordi-intervista-al-giurista-mariniello\/8123643\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                Leggi articolo<\/p>\n<p>            <\/a><\/p>\n<p>Un\u2019oppressione \u201csempre pi\u00f9 soffocante\u201d la definisce <strong>Paolo Pezzati<\/strong>, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. \u201cUna strategia che mira a <strong>frammentare l\u2019economia<\/strong> della Cisgiordania e minare la costruzione di un futuro Stato palestinese. Per questo porre fine al commercio con gli insediamenti \u00e8 un passo necessario per sostenere i diritti umani e proteggere i mezzi di sussistenza della popolazione palestinese. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 contribuire davvero a fermare l\u2019espansione degli insediamenti che oggi rappresentano il <strong>42% della Cisgiordania<\/strong> e porre fine all\u2019occupazione illegale\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019espansione senza fine degli insediamenti.<\/strong> Oxfam evidenzia come al 1967 a oggi, Israele si \u00e8 appropriato di circa <strong>2mila chilometri quadrati di terreno<\/strong> per la costruzione degli insediamenti. \u201cNegli ultimi 4 anni si \u00e8 assistito a un\u2019accelerazione, culminata con <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/08\/20\/israele-insediamento-cisgiordania-stato-palestinese-notizie\/8099759\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">la recente <strong>approvazione del piano E1<\/strong> che interrompe di fatto la circolazione dei palestinesi tra la Cisgiordania settentrionale e meridionale\u201d.<\/a> In 5 anni i nuovi insediamenti sono aumentati <strong>del 180%<\/strong>. Gran parte dei nulla osta rilasciati da Israele hanno riguardato aree sempre pi\u00f9 interne della Cisgiordania, frammentando il territorio palestinese e riducendo la libert\u00e0 di movimento. \u201cDopo aver sequestrato la terra \u2013 si legge nel report \u2013 spesso le forze israeliane e i coloni distruggono e sradicano <strong>colture e frutteti<\/strong> per liberare spazio da adibire all\u2019ulteriore espansione degli insediamenti\u201d. Si stima che dal 1967, anno della Guerra dei sei giorni, sono stati sradicati <strong>800mila ulivi palestinesi<\/strong>, di cui pi\u00f9 di <strong>10mila vandalizzati<\/strong> o distrutti nel 2023. \u201cLa distruzione degli ulivi ha un significato particolare in quanto la coltivazione e vendita delle olive e dei prodotti a esse correlati rappresentano circa <strong>il 14% dell\u2019intera economia palestinese<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il controllo dell\u2019acqua.<\/strong> Gli insediamenti dei coloni israeliani hanno un <strong>accesso preferenziale<\/strong> alle risorse idriche, \u201ccreando cos\u00ec disparit\u00e0 sostanziali nella disponibilit\u00e0 d\u2019acqua sia ad uso domestico che commerciale\u201d. Secondo i dati raccolti, i coloni israeliani consumano in media <strong>247 litri d\u2019acqua al giorno<\/strong> mentre i palestinesi ne usano poco pi\u00f9 di 82 litri, quindi meno del <strong>minimo di 100 litri<\/strong> raccomandato dall\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0. Chi non ha accesso alla rete idrica sopravvive con <strong>26 litri al giorno<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019economia palestinese strangolata.<\/strong> Dal 2023 a oggi, in Cisgiordania, il tasso di disoccupazione \u00e8 raddoppiato: <strong>un palestinese su tre non ha un impiego<\/strong>. Questo ha aumentato notevolmente le percentuali di chi vive in povert\u00e0, che sono passate dal 12% al 28%. Anche chi un lavoro ce l\u2019ha fa molta fatica a tenerlo anche a causa degli <strong>800 checkpoint<\/strong> distribuiti in Cisgiordania, che rendono ogni spostamento, anche il pi\u00f9 banale, un\u2019odissea. \u201cLe lunghe attese ai checkpoint \u2013 scrive Oxfam \u2013 hanno <strong>gravi ripercussioni<\/strong> sui lavoratori, le aziende e l\u2019economia palestinese. Dal 2023, i tempi sono aumentati in media di <strong>50 minuti<\/strong>, con un picco del 173,4% a Nablus. E questo si traduce in quasi <strong>200mila ore di lavoro perse<\/strong>, con un costo a danno dei di 764.600 dollari al giorno, pari a una perdita salariale di 16,8 milioni al mese\u201d. Anche il commercio subisce i contraccolpi. \u201cMentre i beni prodotti negli insediamenti possono essere trasferiti liberamente, i prodotti palestinesi subiscono <strong>severi e meticolosi controlli<\/strong> ai checkpoint: da ci\u00f2 derivano notevoli ritardi, spreco di prodotti alimentari e agricoli, perdite finanziarie per gli esportatori palestinesi\u201d<\/p>\n<p><strong>Il prezzo pagato dalle donne.<\/strong> In un contesto economico cos\u00ec difficile, per le donne \u00e8 ancora pi\u00f9 complicato riuscire a mantenere se stesse e la famiglia. Per questo migliaia di loro trovano impiego negli insediamenti israeliani. Non \u00e8 una scelta. \u201cCirca 6500 donne sono <strong>costrette a lavorare negli insediamenti<\/strong>, spesso senza un contratto, un\u2019assicurazione sanitaria e condizioni minime di sicurezza, con<strong> orari lunghissimi<\/strong> e per paghe da fame, di molto inferiori al salario medio israeliano: circa il 65% guadagna meno di 20 dollari al giorno\u201d.<\/p>\n<p><strong>La campagna Stop trade with settlement.<\/strong> Nel report viene citato un parere della Corte internazionale di giustizia del 2024. Secondo la Corte occorre <strong>interrompere gli scambi commerciali<\/strong> con gli insediamenti per non rendersi complici di un\u2019espansione illegale. \u201cTuttavia Israele continua ad attrarre investimenti esteri nei suoi insediamenti in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, attraverso agevolazioni fiscali, sussidi, trattamenti preferenziali, affitti ribassati dei terreni e sovvenzioni\u201d. Nel report viene dato spazio anche ad alcune tra le principali <strong>aziende e istituzioni finanziarie<\/strong> internazionali che hanno relazioni commerciali con gli insediamenti israeliani. Tra queste c\u2019\u00e8 la <strong>JC Bamford Excavators (JCB)<\/strong>, un\u2019azienda edile con sede nel Regno Unito. \u201cLe sue attrezzature \u2013 denunciano le ong \u2013 vengono utilizzate da Israele per demolire strutture, abitazioni e coltivazioni palestinesi e per costruire insediamenti illegali\u201d. C\u2019\u00e8 poi la multinazionale tedesca <strong>Siemens<\/strong>, che \u201cfornisce attrezzature e servizi per le infrastrutture di trasporto che collegano gli insediamenti e ha chiuso un accordo per lo sviluppo della rete ferroviaria del valore di oltre 1 miliardo di euro\u201d. Il maggiore partner commerciale di Israele, con il <strong>32% del movimento totale di merci,<\/strong> \u00e8 l\u2019Unione Europea. Restringendo lo sguardo sull\u2019Italia, il nostro Paese nel solo 2024 ha importato beni e servizi per <strong>un miliardo di euro,<\/strong> per un totale di scambi pari a oltre 4 miliardi. Da qui l\u2019appello di Oxfam che, in rete con altre realt\u00e0 come <strong>Amnesty, Aoi, Arci, Acs e Vento di terra<\/strong>, chiede all\u2019Europa e al governo italiano di <strong>interrompere ogni relazione commerciale<\/strong> con gli insediamenti illegali israeliani, lo stop all\u2019Accordo di associazione. Tra le richieste c\u2019\u00e8 anche quella di impedire a \u201cbanche e alle istituzioni finanziarie di concedere <strong>prestiti e crediti<\/strong> a societ\u00e0 basate negli insediamenti che ne finanziano lo sviluppo\u201d e di <strong>vietare l\u2019ingresso<\/strong> nel mercato europeo e nel Regno Unito di merci di cui non sia dimostrata l\u2019esatta provenienza. \u201cIn tutta Europa \u2013 spiegano le organizzazioni promotrici della campagna \u2013 sono presenti prodotti provenienti da l\u00ec, ma etichettati \u2018Made in Israel\u2019 Per compiere un primo passo concreto in difesa dei <strong>diritti del popolo palestinese<\/strong> \u00e8 quindi fondamentale che l\u2019Ue e tutti gli stati membri mettano al bando il commercio con gli insediamenti, compresa la fornitura di servizi e gli investimenti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il villaggio palestinese di Deir Ballut si trova in Cisgiordania, a 40 chilometri dalla citt\u00e0 di Nablus. 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