{"id":109792,"date":"2025-09-15T12:47:43","date_gmt":"2025-09-15T12:47:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/109792\/"},"modified":"2025-09-15T12:47:43","modified_gmt":"2025-09-15T12:47:43","slug":"i-nervi-il-cuore-e-la-storia-intervista-a-rosella-postorino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/109792\/","title":{"rendered":"I nervi, il cuore e la Storia. Intervista a Rosella Postorino"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-109886\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/postorino_2023.jpg.600x800_q50_upscale.jpg\" alt=\"\" width=\"482\" height=\"482\"  \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>a cura di <strong>Pasquale Palmieri<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cSiamo tutti mossi dal desiderio, dubbiosi sulla felicit\u00e0 possibile, tentati da un impossibile ritorno a casa, gettati nostro malgrado nella Storia\u201d. Prendo in prestito queste parole dalla quarta di copertina del nuovo libro di Rosella Postorino: Nei nervi e nel cuore. Memoriale per il presente (Solferino, 2024). Sono di certo le pi\u00f9 efficaci per descrivere un testo complesso, un \u201cdiario pubblico\u201d fondato sullo \u201cscambio tra narrazione personale e collettiva\u201d, ma anche sull\u2019idea che le nostre scelte e le nostre esistenze possano seguire delle traiettorie comuni, pur rimanendo uniche e insostituibili. Rosella Postorino ha bisogno di poche presentazioni: autrice di romanzi di successo (come L\u2019estate che perdemmo Dio, Il corpo docile, Le assaggiatrici, Mi limitavo ad amare te), vincitrice del Premio Campiello 2018, finalista al Premio Strega 2023, curatrice e traduttrice di grandi opere letterarie. Ha accettato di rispondere, con gentilezza e generosit\u00e0, alle domande che le ho posto per Nazione Indiana.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u201c\u00c8 l\u2019anno in cui il Festival di Sanremo lo vinsero Morandi, Tozzi e Ruggeri con Si pu\u00f2 dare di pi\u00f9, l\u2019anno di Figli, il pi\u00f9 bel brano di Toto Cutugno, l\u2019anno in cui nelle nuove proposte si impose Michele Zarrillo: io so a menadito La notte dei pensieri, pure se non mi piace. Soprattutto, [\u2026] \u00e8 l\u2019anno di Bella d\u2019estate\u201d. Il 1987 appare all\u2019inizio del tuo \u201cmemoriale per il presente\u201d e ritorna in diverse pagine, fino alla fine del libro. Riemerge dal tuo passato come una sorta di spartiacque fra l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza, o fra l\u2019innocenza e una prima presa di coscienza del dolore.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il 1987 \u00e8 l\u2019anno della cacciata dall\u2019Eden, l\u2019anno dello sradicamento, cio\u00e8 dell\u2019emigrazione da Reggio Calabria alla Liguria. Per\u00f2 credo che la coscienza del dolore fosse precedente, cos\u00ec come non credo di essere diventata adolescente allora. Semplicemente ho capito che le persone possono essere trattate da diverse, da straniere, e tali sentirsi. Ho capito che si pu\u00f2 perdere l\u2019Eden, appunto, per quanto imperfetto quell\u2019Eden sia \u2013 il mio lo era. Partendo, ho perso la comunit\u00e0: nonni, zii e cugini come una certezza quotidiana. E ho visto i miei genitori deboli e infelici. Forse il trauma per i bambini \u00e8 questo: vedere i genitori traballare.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Le tue memorie sono accompagnate da un elenco ricchissimo di prodotti mediali. Leggendo il libro, ho scoperto che non hai mai amato davvero Pippi Calzelunghe perch\u00e9 era \u201ctroppo forte\u201d, che volevi somigliare a Candy, che avevi nove anni e Anne Frank era il tuo personaggio letterario preferito. Anche l\u2019immagine di tua madre da giovane \u00e8 legata, in alcuni passaggi, alle \u201ctelenovelas\u201d con Veronica Castro o alla lettura di \u201cConfidenze\u201d.\u00a0A tratti si ha l\u2019impressione che i film, le canzoni, i libri, i programmi televisivi ti aiutino a mettere ordine nel caos dei ricordi. O forse sono anche espedienti per tentare di uscire dall\u2019isolamento emotivo? Da scrittrice, ti senti meno sola nel cercare un contatto con lettrici e lettori che hanno conosciuto quelle stesse parole, quelle stesse immagini, quelle stesse note?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Era mia nonna che leggeva \u201cConfidenze\u201d, ma Veronica Castro la guardavamo tutti. La sigla di Anche i ricchi piangono \u00e8 per me una madeleine. Mi strugge e mi consola, \u00e8 un luogo preciso della memoria che porta con s\u00e9 odori e gesti e sentimenti. La cultura di massa ha questo effetto emotivo di intersecarsi con la nostra vita, anche con i momenti pi\u00f9 dolorosi della nostra vita. Gli oggetti \u2013 i prodotti del mercato \u2013 nel momento in cui ci appartengono, e si fondono con la storia delle nostre case e delle persone che le abitano o le hanno abitate, possono farci paura o tenerezza.\u00a0Non si tratta quindi di mettere ordine n\u00e9 di cercare un contatto con lettori della stessa generazione. Noi siamo fatti anche di questo: delle immagini che abbiamo visto, delle canzonette che abbiamo ascoltato, dei jingle pubblicitari e dei titoli sulle prime pagine dei giornali, dei fumetti e delle stragi annunciate al telegiornale, come racconta Gli anni di Annie Ernaux. Nei nostri ricordi, dice Ernaux, le immagini di Auschwitz convivono con la r\u00e9clame di un detersivo. La memoria funziona semplicemente cos\u00ec. La scrittura talvolta riesce a restituirne la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il tuo libro fa i conti con la pandemia, la quarantena, la paura del contagio. Ricordi che il virus \u201ctrasformava i nipoti in carnefici dei nonni, proliferava sull\u2019affetto familiare, mutava gli abbracci in gesti aggressivi, i baci in tradimento, ribaltava la nostra psicologia, la nostra antropologia, tanto che in pochi riuscivano a adeguarsi, e gli altri si confondevano, sbagliavano, diventavano colpevoli\u201d. Non so spiegarti bene perch\u00e9 queste parole mi colpiscano tanto. Ho l\u2019impressione che, a distanza di qualche anno, ci sia ancora una grande difficolt\u00e0 nel raccontare il Covid e il suo impatto sulle nostre vite. Cosa ne pensi? \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Credo che per raccontare bene le cose serva una distanza nel tempo. Per raccontarle con l\u2019epica di un romanzo, per esempio. In quel caso per me c\u2019era la presa diretta di un\u2019angoscia che stavo vivendo, quella parte ha consapevolmente il fiato corto, \u00e8 quasi un grido in mezzo agli altri.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>In alcuni passaggi del libro il rapporto tra dolore e felicit\u00e0 si intreccia con il rapporto fra malattia e guarigione. Racconti di aver cominciato una terapia cognitivo-comportamentale, perch\u00e9 volevi \u201csalire sugli ascensori, prendere voli intercontinentali, scendere a patti con il precariato lavorativo, con la ferocia che era abitare, da poveri, una metropoli\u201d. E ti sentivi \u201ccolpevole\u201d se non riuscivi a raggiungere questi obiettivi. \u00c8 ancora cos\u00ec? Rivendichi ancora il diritto all\u2019inquietudine, all\u2019essere inadattabile a un ruolo sociale, alla mancanza di guarigione?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, li rivendico, ed \u00e8 per questo che credo che la psicanalisi \u2013 la mia prima terapia, durata cinque anni, era psicanalitica \u2013 sia stata per me fondativa e formativa. La psicanalisi non ha l\u2019obiettivo di renderti \u201cadatto\u201d. Nel mio caso, mi ha aiutato ad accettare il mio desiderio di scrivere e a inseguirlo anche se faceva paura, anche se dietro ogni vocazione c\u2019\u00e8 il dolore possibile del fallimento. Ma quello era ed \u00e8 il mio unico modo di stare al mondo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Nel libro dichiari apertamente il tuo amore per i film di Nanni Moretti. Ricordi come i suoi personaggi facciano \u201cdomande che non possono avere risposta\u201d, e le facciano ossessivamente a tutti \u201cfino a risultare inopportuni\u201d. Il loro \u201cinesausto tentativo di capire resta vano, come quello di ogni scrittore, e di ogni individuo\u201d. Sembra di intravedere in queste righe la tua idea del mestiere di scrittrice. Scrivi \u201cper cercare riscatto\u201d e non ti senti \u201criscattata mai\u201d. Scrivi per rivendicare il \u201cdiritto di trionfare e di perdere\u201d, di essere limpida e imperscrutabile.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. Ma forse io vedo il gesto, anzi la tensione, la postura della scrittura ovunque, perch\u00e9 \u00e8 in fondo ci\u00f2 che nel mondo pi\u00f9 mi interessa. \u201cIo sono assicurata in una frase e in nient\u2019altro\u201d, scrisse Ingeborg Bachmann in Malina, \u201cil mondo non ha un\u2019assicurazione per me\u201d. \u00c8 una delle frasi della mia vita. E tuttavia, sempre in Malina, l\u2019Io protagonista dice che la lingua \u00e8 il castigo, perch\u00e9 sar\u00e0 sempre incapace di restituire la complessit\u00e0 del reale. Ecco, la scrittura si muove in questa contraddizione senza rimedio, e proprio per questo, perch\u00e9 non pu\u00f2 salvare nessuno, mi fa sentire un po\u2019 pi\u00f9 salva.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ricordi che le donne si sentono \u201cresponsabili del desiderio di uomini verso cui non provano desiderio\u201d. Parli della \u201csoggezione verso il maschile\u201d, in particolare \u201cil maschile osannato dalla collettivit\u00e0\u201d. Rivendichi il valore politico, culturale, sociale e umano del \u201cdiscorso sul corpo\u201d. Immagino non sia stato semplice trovare il coraggio di affrontare questi temi parlando in prima persona, mettendo in gioco le tue esperienze, in un libro come Nei nervi e nel cuore.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ho sempre parlato di questo, ma trasfigurandolo nei personaggi e nelle storie dei miei romanzi. Ci ho messo vent\u2019anni esatti di scrittura (ho pubblicato il mio primo racconto in un\u2019antologia di Einaudi nel giugno del 2004) per parlarne in modo personale.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Nel tuo memoriale, ti scopri \u201cgettata nella Storia e dalla Storia condizionata\u201d. Sono nato come te alla fine degli anni Settanta, e come te mi sono lasciato convincere di appartenere a \u201cuna generazione senza trauma\u201d, in fondo trascurabile, pronta a scivolare \u201cfuori dalla Storia\u201d senza rendersene conto. Credi che le persone della nostra et\u00e0 abbiano una \u201ctonalit\u00e0 emotiva\u201d che le contraddistingue? Abbiamo davvero un metodo, o solo un espediente, per non sentirci parcheggiati nel nostro tempo?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Io credo che considerare la nostra generazione senza trauma fosse una semplificazione e anche una stigmatizzazione. Che cosa sono state le stragi di mafia del 1992 se non un trauma? La guerra nei Balcani, che cos\u2019\u00e8 stata? Nel cuore dell\u2019Europa, a meno di cinquant\u2019anni dopo la seconda guerra mondiale, c\u2019erano di nuovo dei campi di concentramento, gli stupri di massa. E il G8 di Genova, e l\u201911 settembre? Nessuno di noi \u00e8 partito per la guerra o ha vissuto in Italia una guerra, \u00e8 vero, ma questo non significa essere avulsi dalla Storia. Ogni vita \u00e8 condizionata dalla Storia, proprio nel senso che alcuni sentimenti sono tollerati o si esprimono in maniera diversa a seconda delle epoche storiche, e dunque anche ci\u00f2 che pi\u00f9 consideriamo privato \u00e8 in realt\u00e0 il risultato di un sistema culturale legato al tempo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>                    <a href=\"#\" rel=\"nofollow\" onclick=\"window.print(); return false;\" title=\"Printer Friendly, PDF &amp; Email\"><br \/>\n                    <img decoding=\"async\" class=\"pf-button-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/printfriendly-pdf-button.png\" alt=\"Print Friendly, PDF &amp; Email\" style=\"width: 112px;height: 24px;\"\/><br \/>\n                    <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0 a cura di Pasquale Palmieri \u00a0 \u201cSiamo tutti mossi dal desiderio, dubbiosi sulla felicit\u00e0 possibile, tentati da&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":109793,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-109792","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/109792","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=109792"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/109792\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/109793"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=109792"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=109792"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=109792"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}