{"id":110228,"date":"2025-09-15T17:04:16","date_gmt":"2025-09-15T17:04:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/110228\/"},"modified":"2025-09-15T17:04:16","modified_gmt":"2025-09-15T17:04:16","slug":"pronto-soccorso-terra-di-confine-tra-strada-e-ospedale-mancano-3-500-medici-e-10mila-infermieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/110228\/","title":{"rendered":"Pronto soccorso, terra di confine tra strada e ospedale: mancano 3.500 medici e 10mila infermieri"},"content":{"rendered":"<p><strong>ROMA<\/strong> \u2013 Carenza di personale e stanchezza degli operatori sanitari, lunghe attese e sovraffollamento di pazienti, ma anche organizzazione inefficiente e accessi impropri: la rete dell\u2019emergenza-urgenza, che dovrebbe essere al centro di un servizio sanitario nazionale, \u00e8 da anni sotto pressione. E\u2019 l\u2019incipit dell\u2019articolo di Rebecca De Fiore su <a href=\"https:\/\/careonline.it\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Careonline<\/a>, de <a href=\"https:\/\/pensiero.it\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il Pensiero Scientifico Editore<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Dagli accessi impropri alle difficolt\u00e0 di dimissione. <\/strong>Abbiamo raccolto la testimonianza di Daniele Coen, autore di <a href=\"https:\/\/www.chiarelettere.it\/libro\/corsia-demergenza-daniele-coen-9788832966619.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cCorsia d\u2019emergenza. La mia vita di medico in Pronto Soccorso\u201d<\/a><a href=\"https:\/\/www.chiarelettere.it\/libro\/corsia-demergenza-daniele-coen-9788832966619.html\" rel=\"noopener nofollow\" target=\"_blank\"> <\/a>(Chiarelettere, pp. 208)<a href=\"https:\/\/www.chiarelettere.it\/libro\/corsia-demergenza-daniele-coen-9788832966619.html\" rel=\"noopener nofollow\" target=\"_blank\">,<\/a> e medico che ha lavorato per oltre quarant\u2019anni in pronto soccorso, dirigendo per quindici quello dell\u2019Ospedale Niguarda di Milano. \u201cLa maggior parte degli interventi che le Regioni provano a mettere in atto per contrastare il sovraffollamento dei pronto soccorso si concentra proprio sulla riduzione degli accessi. Forse perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 facile prendersela con i cittadini che accorrono senza ragione in pronto soccorso, piuttosto che con s\u00e9 stessi per non aver adeguato le strutture di ricovero e di riabilitazione\u201d, scrive Daniele Coen nel libro. E aggiunge: \u201cIl vero problema alla base dell\u2019affollamento dei pronto soccorso \u00e8 il blocco in uscita dei pazienti pi\u00f9 gravi e complessi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quegli anziani che non puoi dimettere perch\u00e9 soli. <\/strong>Se da un lato infatti il fascino del pronto soccorso \u00e8 proprio quello di avere sempre la porta aperta, dall\u2019altro \u00e8 uno dei motivi per cui negli anni si \u00e8 trovato schiacciato tra la crisi del territorio e quella degli ospedali. \u201cLa medicina territoriale ha oggi gravi problemi nell\u2019impostazione\u201d, sottolinea Coen. \u201cLa figura del medico di medicina generale solo nel suo ambulatorio, tendenzialmente isolato, non risponde pi\u00f9 alle esigenze dei cittadini. Ma il territorio ha un altro aspetto di cui si parla poco: la dimissione dall\u2019ospedale. Oggi si calcola che il 25-30% dei letti di area medica sia occupato da grandi anziani, che potrebbero non dover rimanere in ospedale ma non si riescono a dimettere perch\u00e9 soli a casa non sono in grado di stare. Tutto quello che il territorio avrebbe dovuto costruire, le strutture intermedie, di riabilitazione, non ci sono in quantit\u00e0 adeguata e quelle che ci sono non sono facilmente accessibili. Dunque il territorio condiziona molto il nostro lavoro\u201d.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/181255066-6168d7b5-a864-4293-bf25-7973dbd26768.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 personale, pi\u00f9 posti letto.<\/strong> Questi interventi fondamentali, per\u00f2, vanno accompagnati da investimenti pubblici significativi per aumentare i posti letto e il personale negli ospedali. Tra i problemi pi\u00f9 urgenti dei pronto soccorso, infatti, c\u2019\u00e8 la mancanza di personale: attualmente si stima che a livello nazionale manchino circa 3.500 medici e 10.000 infermieri. \u201cSe manca personale non si riesce a mantenere la qualit\u00e0 del servizio\u201d, continua Coen.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 facile gestire un infarto acuto che una anziana diabetica. <\/strong>\u201cE non \u00e8 un lavoro che si improvvisa \u2013 si legge ancora nel libro di Coen &#8211; \u00e8 importante che si comprenda quanta complessit\u00e0 organizzativa c\u2019\u00e8 dietro alla gestione delle emergenze, ma anche alle singole decisioni da prendere su ricoveri e dimissioni. \u00c8 molto pi\u00f9 facile paradossalmente gestire l\u2019infarto acuto, che segue un protocollo, piuttosto che gestire una paziente anziana con diabete, insufficienza renale cronica, che ha avuto un ictus in passato e che si presenta in pronto soccorso perch\u00e9 le gira la testa. Si lavora in un contesto in cui non segui mai un malato alla volta, ma ne segui dieci, quindici, venti, saltando da uno all\u2019altro e dovendo continuamente attribuire la priorit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>I tanti pazienti da seguire contemporaneamente.<\/strong> E seguire cos\u00ec tanti pazienti contemporaneamente diventa un problema per i professionisti e per i pazienti stessi. Si legge nel libro: \u201cNegli ultimi anni di lavoro ho capito che, quando avevo pi\u00f9 di sette o otto pazienti da seguire contemporaneamente, ero io stesso a diventare un potenziale rischio per la loro salute\u201d.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/181257079-34b22664-206d-4014-b66f-8a6c0053b87b.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p><strong>I medici \u201ca gettone\u201d.<\/strong> Per sopperire alla mancanza di medici sta aumentando sempre di pi\u00f9 il ricorso ai medici a gettone, medici che lavorano nelle strutture pubbliche a chiamata, pagati a ore, attraverso cooperative o aziende. Questa pratica, per\u00f2, presenta non poche criticit\u00e0. Innanzitutto, la loro preparazione e formazione: \u201cSi possono avere ottime conoscenze teoriche, ma non essere preparati per affrontare l\u2019emergenza in pronto soccorso. In un contesto come questo servono competenze specifiche\u201d, conferma Coen.<\/p>\n<p><strong>Manca la continuit\u00e0 con i pazienti.<\/strong> Altri problemi riguardano la mancanza di continuit\u00e0 con i pazienti e il loro percorso di cura, la conoscenza e il rispetto dei protocolli dell\u2019ospedale in cui si lavora solo per qualche ora, il costo per il Sistema sanitario nazionale considerando che le paghe dei medici a gettone sono molto pi\u00f9 alte di quelle degli strutturati. Cos\u00ec come manca il personale mancano i posti letto, con il boarding che ne \u00e8 una diretta conseguenza.<\/p>\n<p><strong>Dal 2.000 tagliati 80mila posti letto in pronto soccorso. <\/strong>Si stima che dall\u2019inizio degli anni duemila siano stati tagliati in pronto soccorso circa 80.000 posti letto, portando l\u2019Italia a una media di 3,18 letti per 1.000 abitanti rispetto a Paesi come la Francia (6) e la Germania (7,8) e a una media europea superiore a 5. Il pronto soccorso diventa quindi un imbuto, con pazienti che non si riescono a ricoverare e sono costretti a sostare nei corridoi per giorni.<\/p>\n<p><strong>Chi resta subisce turni massacranti. <\/strong>Per tutti questi motivi, i professionisti che restano lavorano su turni massacranti, con grandi responsabilit\u00e0, in cambio di bassi compensi. E molti scelgono di abbandonare. Tra loro Michela Chiarlo, medico di Torino che l\u2019anno passato ha deciso di abbandonare il pronto soccorso, raccontando la sua scelta con una lettera a la Repubblica poi ripresa da il Punto. \u201cSono un medico del pronto soccorso dell\u2019ospedale San Giovanni Bosco, o meglio lo ero fino a fine agosto quando, dopo sei anni, una pandemia e un figlio, ho abbandonato. La medicina d\u2019urgenza \u00e8 un lavoro bellissimo, l\u2019ho amato da subito e lo amo ancora, ma non sono pi\u00f9 disposta a farlo a queste condizioni. E non sono di certo la sola: in questi sei anni almeno dieci colleghi hanno lasciato il pronto soccorso per le ragioni pi\u00f9 varie\u201d. Nella lettera parla di usura fisica e di usura emotiva, di mancanza di fondi e di tempo per s\u00e9.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/181259209-44ddf6fd-fa9e-498e-9ae3-895815420472.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p><strong>Il lavoro pi\u00f9 bello del mondo? <\/strong>Secondo dati della Societ\u00e0 italiana medicina di emergenza urgenza (Simeu), solo il 62% del fabbisogno di medici \u00e8 coperto da specialisti del Ssn. Il restante 38% \u00e8 affidato a cooperative, libero-professionisti e specializzandi. I dati emergono da un\u2019indagine \u2013 condotta su 153 strutture sparse in tutta Italia, corrispondenti a oltre sette milioni di accessi nel 2024 \u2013 che mette in evidenza un altro aspetto critico: la presenza sempre pi\u00f9 massiccia di specializzandi in corsia, nonostante la scuola di specializzazione sia sempre meno scelta. Infatti secondo i dati diffusi dall\u2019Anaao-Assomed, sindacato dei medici ospedalieri, e dall\u2019Associazione liberi specializzandi, nel 2024 \u00e8 stato coperto solo il 29,8% dei posti disponibili per la specializzazione in Medicina d\u2019emergenza urgenza. C\u2019\u00e8 chi, per\u00f2, fortunatamente, ancora la ritiene la specialit\u00e0 pi\u00f9 bella del mondo.<\/p>\n<p><strong>Medicina d\u2019urgenza: competenze internistiche e di terapia intensiva. <\/strong>Abbiamo parlato con Flavia Nasella, specializzanda in Medicina d\u2019emergenza urgenza al Policlinico Gemelli di Roma, la quale ha citato Joe Lex, medico d\u2019urgenza statunitense, descrivendo l\u2019emergenza come \u201ci 15 minuti pi\u00f9 divertenti di ogni disciplina\u201d. Il medico di pronto soccorso, ha spiegato, \u00e8 una figura trasversale che combina competenze internistiche e di terapia intensiva, e deve essere in grado di destreggiarsi tra le esigenze cliniche e quelle umane dei pazienti.<\/p>\n<p><strong>Una delle ultime figure trasversali della medicina. <\/strong>\u201cIn una medicina sempre pi\u00f9 settoriale e iperspecializzata \u2013 ha raccontato Nasella \u2013 uno dei motivi per scegliere questa specialit\u00e0 \u00e8 il fascino di rimanere una delle ultime figure trasversali della medicina. C\u2019\u00e8 poi il lato umano: in quei 15 minuti bisogna al tempo stesso essere capaci di dare una risposta clinica e una risposta relazionale a chiunque ci si pari davanti, \u00e8 un microcosmo di umanit\u00e0 in cui l\u2019umanit\u00e0 ci si presenta nel momento della fragilit\u00e0\u201d. Anche il ruolo di un dirigente, di una persona di riferimento pu\u00f2 essere importante. \u201cBisogna far sentire le persone che sono con te autorizzate a comportarsi non soltanto secondo i criteri della medicina scientifica, ma anche secondo criteri del buon senso e della solidariet\u00e0 umana\u201d, ha sottolineato Fabio De Iaco, direttore del Pronto soccorso dell\u2019Ao Martini di Torino.<\/p>\n<p><strong>Ma \u00e8 urgente cambiare le cose. <\/strong>Sicuramente, per\u00f2, per fare in modo che rimanga il lavoro pi\u00f9 bello del mondo, bisogna cambiare le cose. La Simeu ha provato a dare indicazioni su come affrontare il futuro della medicina d\u2019emergenza-urgenza nel contesto del Servizio sanitario nazionale. Stessa cosa ha fatto Daniele Coen nel capitolo conclusivo del libro: \u201cIl problema \u00e8 complesso e come tutti i problemi complessi non ha soluzioni semplici. (\u2026) Ma di una cosa sono certo: per salvare l\u2019ultimo baluardo della medicina pubblica c\u2019\u00e8 bisogno di una vera rivoluzione. Bisogna abbattere ostacoli e interessi consolidati, immaginare un\u2019organizzazione radicalmente diversa, motivare fortemente le nuove generazioni di medici. Si avverte un estremo bisogno di collaborazione, di elasticit\u00e0, di fantasia e di sperimentazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale. <\/strong>D\u2019altra parte, si stanno diffondendo esperienze virtuose nei pronto soccorso in Italia, per esempio l\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale per diminuire l\u2019affollamento, piccole biblioteche, restyling degli ambienti e figure ad hoc per facilitare la comunicazione con il personale medico; ma De Iaco, grazie alla sua lunga esperienza, ribadisce qual \u00e8 a suo parere il vero problema di fondo alla questione dei reparti di emergenza-urgenza.<\/p>\n<p><strong>Rendere pi\u00f9 accoglienti luoghi freddi e decadenti. <\/strong>\u201cI miglioramenti sono reali e le esperienze spot sono tante ma, nonostante il restyling per rendere pi\u00f9 accoglienti luoghi freddi e spesso decadenti sia un tentativo che viene fatto in modo trasversale, \u00e8 un punto di vista superficiale del problema. Un restyling sarebbe importante a tutti i livelli, poich\u00e9 la percezione di un luogo caotico e di difficile vissuto aumenta la sensazione di disagio e precariet\u00e0, sia nei pazienti che negli operatori sanitari\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019efficacia, l\u2019efficienza, la rapidit\u00e0 e la completezza.<\/strong> \u201cNonostante questi miglioramenti al livello dell\u2019organizzazione, il vero problema riguarda l\u2019efficacia, l\u2019efficienza, la rapidit\u00e0 e la completezza nelle risposte, questioni chiave che si riflettono nella percezione reale dei pazienti. La percezione del pronto soccorso pubblico \u00e8 lo specchio della percezione del Servizio sanitario nazionale. Parlare di pronto soccorso significa parlare proprio di questo\u201d, ha confermato De Iaco, \u201cnon dobbiamo quindi perdere il valore costruito anni fa, una reale ricchezza per chiunque in questo Paese\u201d.<\/p>\n<p>* Rebecca De Fiore \u2013 redattrice di CARE, giornale online de \u201cil Pensiero Scientifico\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"ROMA \u2013 Carenza di personale e stanchezza degli operatori sanitari, lunghe attese e sovraffollamento di pazienti, ma anche&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":110229,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1481],"tags":[2065,2066,239,2063,2064,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-110228","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-assistenza-sanitaria","8":"tag-assistenza-sanitaria","9":"tag-assistenzasanitaria","10":"tag-health","11":"tag-health-care","12":"tag-healthcare","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/110228","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=110228"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/110228\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/110229"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=110228"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=110228"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=110228"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}