{"id":110397,"date":"2025-09-15T18:57:09","date_gmt":"2025-09-15T18:57:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/110397\/"},"modified":"2025-09-15T18:57:09","modified_gmt":"2025-09-15T18:57:09","slug":"sinner-e-nato-fuori-dal-nostro-tennis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/110397\/","title":{"rendered":"\u00abSinner \u00e8 nato fuori dal nostro tennis\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\n        Nel riquadro Roberto Catalucci. Sullo sfondo il Centro Federale Tennis Brallo\n    <\/p>\n<p>Parla Roberto Catalucci, il maestro di generazioni di atleti: \u00abJannik \u00e8 un fenomeno che esula da logiche federali, Alcaraz \u00e8 l\u2019unico al suo livello. Il passaggio dall\u2019estetica all\u2019efficienza ha segnato la svolta per il movimento\u00bb.Ci sono luoghi che segnano la storia di uno sport pi\u00f9 dei trofei, pi\u00f9 dei nomi scritti negli albi d\u2019oro. Per il tennis italiano, quel luogo \u00e8 il Brallo, in provincia di Pavia. Una manciata di campi nati tra tende e baracche negli anni Cinquanta e Sessanta, che nel tempo sono diventati uno dei centri nevralgici della formazione dei maestri e dei giovani talenti in Italia.Lo sa bene Roberto Catalucci, classe 1959, nato a Terni, maestro e poi direttore del Brallo per oltre 30 anni. La sua voce \u00e8 la memoria di un\u2019epopea sportiva. E i numeri parlano da soli: con 2.400 bambini a stagione per 30 anni, Catalucci ha messo una racchetta in mano a 72.000 ragazzi. Generazioni intere passate per quei campi, tra allenamenti, estati roventi, sognando Wimbledon e il Roland Garros.Una vita dentro il Brallo, iniziata quasi per caso, quando da giovane allievo maestro si vide destinare il tirocinio proprio l\u00ec. Da quel momento non se ne sarebbe pi\u00f9 andato: prima istruttore, poi direttore, poi docente della scuola maestri nel progetto che ha dato le basi ai campioni di oggi, tra cui chiaramente Jannik Sinner. \u00abSinner \u00e8 un fenomeno che esula dal sistema Italia. \u00c8 uno straniero a tutti gli effetti\u00bb, ci racconta. E la sconfitta contro Carlos Alcaraz agli Us Open: \u00abUn grande Alcaraz che si \u00e8 preparato in modo minuzioso sui relativi punti di debolezza di Sinner. Il loro tennis rappresenta un modello formativo: lavoro continuo e crescita orientata al futuro pi\u00f9 che al risultato immediato\u00bb. Maestro Catalucci, come nasce il Brallo?\u00abDall\u2019intuizione di un provveditore agli studi della provincia di Alessandria, che aveva ovviamente come sogno poter utilizzare questo posto stupendo. Aveva fatto un sopralluogo e lo aveva identificato come sede nella quale portare tutti i suoi alunni delle scuole nel compensatorio di Alessandria. All\u2019inizio soprattutto un campeggio. Nei primi anni c\u2019erano delle tende attorno al nucleo originale, che erano i campi del Paradiso, quindi i campi della Terrazza 1, che erano in terra e c\u2019era soltanto quella palazzina con il bar. C\u2019era gi\u00e0 una struttura tecnica, quella centrale con la torretta: quella \u00e8 ancora l\u2019originaria. Sotto c\u2019erano questi sette campi da tennis e intorno facevano i campeggi. L\u2019idea era una vacanza sportiva. Siamo negli anni Sessanta\u00bb.Esistevano gi\u00e0 altri centri simili?\u00abS\u00ec, pensiamo a Pievepelago, che \u00e8 forse il centro pi\u00f9 antico, anche se poi \u00e8 stato chiuso. Era di propriet\u00e0 del Banco di Roma, ma con i problemi finanziari del Banco si dovettero fare ristrutturazioni troppo onerose. La federazione pens\u00f2 di comprarlo, ma i costi erano esorbitanti e prefer\u00ec lasciarlo. In quegli anni abbandonarono diversi centri dell\u2019Appennino emiliano: Pievelago, Lizzano del Belvedere, Sestola, Palagano. Ora \u00e8 rimasto solo Serramazzoni\u00bb.Quindi il Brallo \u00e8 ancora adesso un unicum?\u00abS\u00ec, perch\u00e9 questo era il primo caso di centro fuori dall\u2019Emilia-Romagna. L\u2019idea era partita dal presidente federale Giorgio Neri di Bologna, che aveva lanciato i centri estivi tra il 1957 e il 1958: Sestola, Serramazzoni, Pieve Pelago, Palagano, Lizzano. Poi il Brallo, pi\u00f9 lontano, ma che ha resistito nel tempo\u00bb.Nel frattempo, che tennis si giocava in Italia?\u00abIl boom \u00e8 del 1976 con Adriano Panatta: Roma, Parigi e Coppa Davis. Prima c\u2019era Pietrangeli, Sirola, un tennis ancora amatoriale, senza open e professionismo. Con Panatta arriv\u00f2 la grande espansione, non solo sportiva ma anche industriale\u00bb.Quando entra nella sua vita il Brallo?\u00abIo arrivo nel 1980 come allievo maestro della scuola. Avevo 21 anni. Era consuetudine che tutti quelli che facevano la scuola maestri facessero il tirocinio estivo nei centri federali. Mi indirizzarono qua\u00bb.Le piaceva?\u00abNo, francamente non volevo neanche venire. Per noi era pi\u00f9 comodo Pieve, mentre questo era un centro sperduto, senza un paese intorno. Gi\u00e0 all\u2019epoca risultava essere un centro \u201cpunitivo\u201d. Qui mandavano persone pi\u00f9 mature. C\u2019erano solo tre allievi maestri, il resto istruttori. E il lavoro era enorme: 400 bambini a turno e tantissimi campi. Negli altri centri la sera potevi uscire un po\u2019, qui nulla. Era durissimo\u00bb.Poi cos\u2019\u00e8 cambiato?\u00abTutto. La prima persona che ho incontrato nel piazzale \u00e8 stata una ragazza insegnante. Io ero arrivato esausto, dopo un viaggio terribile in treno fino a Voghera, poi pullman, poi taxi. Poso le borse, chiedo dove devo alloggiare e incontro lei. \u00c8 diventata mia moglie, poi ex, ma \u00e8 iniziata l\u00ec\u00bb.E quando diventa protagonista del centro?\u00abNel 1983 vicedirettore, l\u2019anno dopo direttore. E da allora per 30-32 anni, con due brevi pause. Ho visto generazioni intere, fino al 2000\u00bb.E poi?\u00abDal 2000 mi cerc\u00f2 Roberto Lombardi. Voleva modificare la scuola maestri, perch\u00e9 c\u2019era stato un cambio generazionale. Cercava persone esperte per rilanciare la formazione. E da l\u00ec, per 12 anni, sono stato docente alla scuola maestri. Quel lavoro ha prodotto i campioni di oggi\u00bb.In che senso?\u00abIl lavoro che ha prodotto i campioni non \u00e8 quello di adesso, ma quello di Roberto Lombardi. Lui, dietro la nostra spinta, ha contattato i migliori del mondo. \u00c8 venuto Bruce Elliott, il massimo esperto di biomeccanica, dell\u2019universit\u00e0 del Western Australia. \u00c8 venuto Paul Doroschenko, uno dei pi\u00f9 grandi sulla lateralit\u00e0. \u00c8 venuto il professor Hippolyte dall\u2019universit\u00e0 di Parigi, Gian Nicola Bisciotti dell\u2019universit\u00e0 di Lione. Hanno completamente stravolto la didattica\u00bb.Cosa significa?\u00abIn Italia prima c\u2019era una visione estetica del tennis, di eleganza del gesto. Con lo studio della biomeccanica si \u00e8 passati a efficacia ed efficienza. Gianni Clerici aveva scritto I gesti bianchi, emblema di un tennis gestuale. Poi arrivarono Bj\u00f6rn Borg e gli altri: fu uno spartiacque. Ma la federazione era ferma. Io mi sono diplomato nel 1980 e il primo aggiornamento l\u2019ho fatto nel 2000: 20 anni senza. Nel frattempo gli italiani faticavano. Il direttore della scuola nazionale maestri di Roma era Antonio Rasicci, bravissimo, ma non c\u2019era formazione continua. Poi col Progetto 2000 di Rasicci arriv\u00f2 la svolta, che per\u00f2 fu anche l\u2019inizio del suo declino: da l\u00ec prese in mano tutto Lombardi, uomo di una visione incredibile\u00bb.Oggi il tennis italiano vive un grande momento. Qui avr\u00e0 visto passare giocatori che poi sono esplosi?\u00abS\u00ec, Jasmine Paolini, Martina Trevisan. Fabio Fognini veniva spesso, anche per obblighi federali di testimonial. Ma il vero salto \u00e8 arrivato dalla scelta di Angelo Binaghi: dirottare fondi sui team privati. Ha capito che Formia e Tirrenia erano ormai anacronistici per la formazione dei giocatori scegliendo di sostenere i team privati: questo ha fatto la differenza\u00bb.Dopo Sinner c\u2019\u00e8 stato un boom di iscrizioni?\u00abS\u00ec, ma con la polverizzazione dei nuovi sport di racchetta l\u2019utenza si divide: padel, beach tennis, pickleball. Il tennis ha uno zoccolo duro che resta e poi picchi legati ai campioni. Panatta nel 1976, Sinner adesso. Ma oggi i ragazzi vedono il tennis ogni giorno: Roger Federer, Novak Djokovic, Rafael Nadal. Non serve pi\u00f9 un italiano vincente per appassionarsi\u00bb.Ha un suo pupillo?\u00abHo allenato Noemi Basiletti, classe 2006, attuale numero 500 del mondo femminile. Che ha vinto con me quattro titoli italiani pi\u00f9 sette internazionali tennis Europe. Nell\u2019ultimo anno di under 14 \u00e8 stata presa dalla Rafa Nadal Accademy con una borsa di studio\u00bb. Sinner ha una pressione enorme addosso.\u00abLui \u00e8 un fenomeno che esula dal sistema Italia. \u00c8 uno straniero a tutti gli effetti. Cresciuto fuori da logiche federali. \u00c8 sovraesposto mediaticamente, ma ha la freddezza per reggere. Ha capacit\u00e0 di isolamento straordinaria, che lo protegge. Altri, come Matteo Berrettini, sono stati travolti. Nel suo caso, anche per problemi fisici e tecnici sul rovescio a due mani. Quando devi compensare con il servizio, ti fai male\u00bb.Sinner ha detto: \u00abIo e Alcaraz siamo i primi, ma arriveranno altri\u00bb. \u00c8 d\u2019accordo?\u00abIo credo di no. Sinner e Alcaraz resteranno davanti. L\u2019unico che vedo con qualit\u00e0 tecniche per avvicinarli, anche se a distanza, \u00e8 Jo\u00e3o Fonseca. Gli altri si equivalgono, ma il gap \u00e8 troppo grande\u00bb.E infine: il futuro del Brallo quale sar\u00e0?\u00abQuello di restare un centro nevralgico. Per la posizione logistica: Lombardia, Milano, Torino, Piacenza, Genova e anche Roma. Qui passava la locomotiva d\u2019Italia. Negli anni d\u2019oro avevamo 2.400 bambini a stagione, per 25 anni. Ogni 15 giorni 422 bambini interni, pi\u00f9 tanti esterni. \u00c8 stato un fenomeno enorme. Credo che differenziando l\u2019offerta il Brallo avr\u00e0 sempre un ruolo\u00bb.Ha ceduto al fascino del padel? Anche qui c\u2019\u00e8 un campo.\u00abAssolutamente no. Io resto un purista del tennis. Ho giocato una volta un servizio, basta. La federazione ha spinto, ma non ha attecchito. Mentre per quanto riguarda il beach tennis, \u00e8 uno sport da spiaggia. Senza continuit\u00e0 estiva sulle spiagge non funziona. In Romagna, in Versilia s\u00ec. Qui no\u00bb.\n<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 risparmiatori scelgono i Piani di accumulo del capitale in fondi scambiati in borsa per costruire un capitale con costi chiari e trasparenti. A differenza dei fondi tradizionali, dove le commissioni erodono i rendimenti, gli Etf offrono efficienza e diversificazione nel lungo periodo.<\/p>\n<p>Il risparmio gestito non \u00e8 pi\u00f9 un lusso per pochi, ma una realt\u00e0 accessibile a un numero crescente di investitori. In Europa si sta assistendo a una vera e propria rivoluzione, con milioni di risparmiatori che scelgono di investire attraverso i Piani di accumulo del capitale (Pac). Questi piani permettono di mettere da parte piccole somme di denaro a intervalli regolari e il Pac si sta affermando come uno strumento essenziale per chiunque voglia crearsi una &#8220;pensione di scorta&#8221; in modo semplice e trasparente, con costi chiari e sotto controllo.<\/p>\n<p>\u00abOggi il risparmio gestito \u00e8 alla portata di tutti, e i numeri lo dimostrano: in Europa, gli investitori privati detengono circa 266 miliardi di euro in etf. E si prevede che entro la fine del 2028 questa cifra superer\u00e0 i 650 miliardi di euro\u00bb, <a href=\"https:\/\/soldiexpert.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">spiega <\/a><a href=\"https:\/\/soldiexpert.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>Salvatore Gaziano<\/strong>, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert SCF<\/a>. Questo dato conferma la fiducia crescente in strumenti come gli etf, che rappresentano l&#8217;ossatura perfetta per un PAC che ha visto in questi anni soprattutto dalla Germania il boom di questa formula. Si stima che quasi 11 milioni di piani di risparmio in Etf, con un volume di circa 17,6 miliardi di euro, siano gi\u00e0 attivi, e si prevede che entro il 2028 si arriver\u00e0 a 32 milioni di piani.<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 cruciali di un investimento a lungo termine \u00e8 il costo. Spesso sottovalutato, pu\u00f2 erodere gran parte dei rendimenti nel tempo. La scelta tra un fondo con costi elevati e un Etf a costi ridotti pu\u00f2 fare la differenza tra il successo e il fallimento del proprio piano di accumulo.<\/p>\n<p>\u00abI nostri studi, e il buon senso, ci dicono che i costi contano. La maggior parte dei fondi comuni, infatti, fallisce nel battere il proprio indice di riferimento proprio a causa dei costi elevati. Siamo di fronte a una realt\u00e0 dove oltre il 90% dei fondi tradizionali non riesce a superare i propri benchmark nel lungo periodo, a causa delle alte commissioni di gestione, che spesso superano il 2% annuo, oltre a costi di performance, ingresso e uscita\u00bb, sottolinea <strong>Gaziano<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli Etf, al contrario, sono noti per la loro trasparenza e i costi di gestione (Ter) che spesso non superano lo 0,3% annuo. Per fare un esempio pratico che dimostra il potere dei costi, ipotizziamo di investire 200 euro al mese per 30 anni, con un rendimento annuo ipotizzato del 7%. Due gli scenari. Il primo (fondo con costi elevati): con un costo di gestione annuo del 2%, il capitale finale si aggirerebbe intorno ai 167.000 euro (al netto dei costi). Il secondo (etf a costi ridotti): Con una spesa dello 0,3%, il capitale finale supererebbe i 231.000 euro (al netto dei costi).<\/p>\n<p>Una differenza di quasi 64.000 euro che dimostra in modo lampante come i costi incidano profondamente sul risultato finale del nostro Pac. \u00ab\u00c8 fondamentale, quando si valuta un investimento, guardare non solo al rendimento potenziale, ma anche e soprattutto ai costi. \u00c8 la variabile pi\u00f9 facile da controllare\u00bb, afferma <strong>Salvatore Gaziano<\/strong>.<\/p>\n<p>Un altro vantaggio degli Etf \u00e8 la loro naturale diversificazione. Un singolo etf pu\u00f2 raggruppare centinaia o migliaia di titoli di diverse aziende, settori e Paesi, garantendo una ripartizione del rischio senza dover acquistare decine di strumenti diversi. Questo evita di concentrare il proprio capitale su settori \u00abdi moda\u00bb o troppo specifici, che possono essere molto volatili.<\/p>\n<p>Per un Pac, che per sua natura \u00e8 un investimento a lungo termine, \u00e8 fondamentale investire in un paniere il pi\u00f9 possibile ampio e diversificato, che non risenta dei cicli di mercato di un singolo settore o di un singolo Paese. Gli Etf globali, ad esempio, che replicano indici come l&#8217;Msci World, offrono proprio questa caratteristica, riducendo il rischio di entrare sul mercato &#8220;al momento sbagliato&#8221; e permettendo di beneficiare della crescita economica mondiale.<\/p>\n<p>La crescente domanda di Pac in Etf ha spinto banche e broker a competere offrendo soluzioni sempre pi\u00f9 convenienti. Oggi, \u00e8 possibile costruire un piano di accumulo con commissioni di acquisto molto basse, o addirittura azzerate. Alcuni esempi? Directa: \u00c8 stata pioniera in Italia offrendo un Pac automatico in Etf con zero costi di esecuzione su una vasta lista di strumenti convenzionati. \u00c8 una soluzione ideale per chi vuole avere il pieno controllo e agire in autonomia. Fineco: Con il servizio Piano Replay, permette di creare un Pac su Etf con la possibilit\u00e0 di ribilanciamento automatico. L&#8217;offerta \u00e8 particolarmente vantaggiosa per gli under 30, che possono usufruire del servizio gratuitamente. Moneyfarm: Ha recentemente lanciato il suo Pac in Etf automatico, che si aggiunge al servizio di gestione patrimoniale. Con versamenti a partire da 10 euro e commissioni di acquisto azzerate, si posiziona come una valida alternativa per chi cerca semplicit\u00e0 e automazione.<\/p>\n<p>Ma sono sempre pi\u00f9 numerose le banche e le piattaforme (Trade Republic, Scalable, Revolut\u2026) che offrono la possibilit\u00e0 di sottoscrivere dei Pac in etf o comunque tutte consentono di negoziare gli etf e naturalmente un aspetto importante prima di sottoscrivere un pac \u00e8 valutare i costi sia dello strumento sottostante che quelli diretti e indiretti come spese fisse o di negoziazione.<\/p>\n<p>La scelta della piattaforma dipende dalle esigenze di ciascuno, ma il punto fermo rimane l&#8217;importanza di investire in strumenti diversificati e con costi contenuti. Per un investimento di lungo periodo, \u00e8 fondamentale scegliere un paniere che non sia troppo tematico o \u00aballa moda\u00bb secondo SoldiExpert SCF ma che rifletta una diversificazione ampia a livello di settori e Paesi. Questo \u00e8 il miglior antidoto contro la volatilit\u00e0 e le mode del momento.<\/p>\n<p>\u00abCome consulenti finanziari indipendenti ovvero soggetti iscritti all\u2019Albo Ocf (obbligatorio per chi in Italia fornisce consigli di investimento)\u00bb, spiega <strong>Gaziano<\/strong>, \u00abforniamo un\u2019ampia consulenza senza conflitti di interesse (siamo pagati solo a parcella e non riceviamo commissioni sui prodotti o strumenti consigliati) a piccoli e grandi investitore e supportiamo i clienti nella scelta del Pac migliore a partire dalla scelta dell\u2019intermediario e poi degli strumenti migliori o valutiamo se gi\u00e0 sono stati attivati dei Pac magari in fondi di investimento se superano la valutazione costi-benefici\u00bb.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>    content.jwplatform.com<\/p>\n<p>Scioperi a oltranza e lotta politica: dopo aver tubato con Conte e Draghi, il segretario della Cgil \u00e8 pi\u00f9 scatenato che mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel riquadro Roberto Catalucci. 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