{"id":111467,"date":"2025-09-16T08:34:13","date_gmt":"2025-09-16T08:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/111467\/"},"modified":"2025-09-16T08:34:13","modified_gmt":"2025-09-16T08:34:13","slug":"se-fossi-pier-vittorio-tondelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/111467\/","title":{"rendered":"Se fossi Pier Vittorio Tondelli"},"content":{"rendered":"<p>\n\t\tS<\/p>\n<p>\te fossi <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/pier-vittorio-tondelli\/?search=Tond%C3%A8lli%2C%20Pier%20Vittorio%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Pier Vittorio Tondelli<\/a>, oggi, a trentasei anni, sarei morto. Tra le mie morti preferite quella di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/sylvia-plath\/?search=Plath%2C%20Sylvia%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Sylvia Plath<\/a>, che a trent\u2019anni, ad appena un mese dalla pubblicazione del suo celebre testo <a href=\"https:\/\/www.mondadori.it\/libri\/la-campana-di-vetro-sylvia-plath\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">La campana di vetro<\/a> (1963), decide di infilare la testa nel forno a gas (si dice che non avesse davvero intenzione di uccidersi, ma che questa fosse un\u2019estrema richiesta d\u2019aiuto), e di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/virginia-woolf\/?search=Woolf%2C%20Virginia%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Virginia Woolf<\/a>, che a cinquantanove anni si riempie le tasche di sassi per gettarsi nel fiume Ouse, non prima di aver lasciato una delle lettere pi\u00f9 dolorose della letteratura internazionale che comincia con \u201cDearest, I feel certain that I am going mad again\u201d. O ancora <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/aldo-palazzeschi\/?search=Palazz%C3%A9schi%2C%20Aldo%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Aldo Palazzeschi<\/a>, che muore a quasi novant\u2019anni nell\u2019orrida Roma per le complicazioni dovute a un ascesso dentario trascurato.<\/p>\n<p>La morte di Pier Vittorio Tondelli per\u00f2 ha un aspetto particolare e assume un ruolo centrale: il 16 dicembre 1991 lo scrittore di Correggio, a soli trentasei anni, muore di AIDS. Morire di AIDS nei primi anni Novanta significava, nella maggior parte dei casi, essere o omosessuali o tossicodipendenti. E, soprattutto, significava morire in solitudine, circondati da pregiudizio, sospetto e stigmatizzazione sociale. Tondelli affronta gli ultimi momenti della sua vita nella sua casa d\u2019infanzia, la stessa in cui aveva scritto <a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/altri-libertini-1-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Altri libertini<\/a>, il suo esordio del 1980 per Feltrinelli. Nei giorni precedenti era stato ricoverato nel reparto malattie infettive dell\u2019ospedale Santa Maria di Reggio Emilia, dopo aver smesso di rispondere al telefono di Milano. Il mattino successivo alla sua morte diversi quotidiani lo ricordano. A modo loro.<\/p>\n<p>Su La Stampa del 17 dicembre 1991, in un pezzo firmato da Nico Orengo, si legge che Tondelli aveva rinunciato, diversamente da me, \u201calle notti in discoteca\u201d, \u201cai viaggi berlinesi\u201d, \u201ca quella vita generosa e sbandata abbastanza da permettergli di cogliere il mood di una generazione senza utopie e con poche certezze\u201d. La ricostruzione giornalistica si intreccia a un\u2019immagine privata e parziale, che sembra voler restituire un profilo dello scrittore in qualche modo rassicurante, in contrasto con la sua opera. Nello stesso numero del quotidiano, un riquadro dal titolo \u201cVittima dell\u2019AIDS?\u201d, con tanto di punto interrogativo, mette in discussione la causa reale della morte, aggiungendo un sottotitolo eloquente: \u201cLa madre smentisce\u201d. Marta, figura materna che per consuetudine incarna protezione e cura, nega infatti l\u2019AIDS, sostenendo che la morte sia sopraggiunta per un collasso cardio-circolatorio in seguito a una polmonite bilaterale. \u00c8 facile immaginare quanto fosse difficile, nelle vie appartate di Correggio, ammettere una simile realt\u00e0, e altrettanto facile comprendere il bisogno di negare uno stigma cos\u00ec pesante. Ci\u00f2 che colpisce, tuttavia, \u00e8 che questa versione continui ancora oggi a essere oggetto di discussione. Anche altri quotidiani affrontano la notizia con prudenza e ambiguit\u00e0. Sul Corriere della Sera, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/fernanda-pivano\/?search=Pivano%2C%20Fernanda%2F\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Fernanda Pivano<\/a> firma l\u2019articolo \u201cTondelli, un giovane scrittore alla scoperta dei giovani\u201d: la parola AIDS non compare mai, sostituita dall\u2019allusiva formula \u201cla terribile insidia\u201d. Pivano scrive di una scomparsa prematura, senza nominarne apertamente le cause, e aggiunge che \u201cvoleva ritornare in famiglia\u201d. Un ritorno che, nella lettura di molti tra cui Fulvio Panzeri e il fratello Giulio significava ravvedimento, un riavvicinamento ai valori religiosi della sua famiglia cattolica.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Alla morte di Tondelli la ricostruzione giornalistica si intreccia a un\u2019immagine privata e parziale, che sembra voler restituire un profilo dello scrittore in qualche modo rassicurante, in contrasto con la sua opera.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nMa \u00e8 la stessa madre, in passato, ad aver predetto che Altri libertini, con i suoi contenuti ritenuti scandalosi, avrebbe condotto Pier Vittorio a una fine violenta, come era accaduto a Pasolini. Repubblica, nella stessa giornata, pubblica \u201cBreve storia di un libertino\u201d a firma di Paolo Mauri. Qui si legge che Tondelli \u00e8 morto \u201cprobabilmente di AIDS, come precisa l\u2019Arci-gay\u201d, ma si sottolinea il riserbo mantenuto dall\u2019ospedale e l\u2019insistenza dei genitori sul referto medico che attribuiva la morte a una broncopolmonite bilaterale. Anche su L\u2019Unit\u00e0, nell\u2019articolo \u201cQuel ragazzo del Settanta\u201d di Ottavio Cecchi, si fa riferimento alla nota dell\u2019Arci-gay che parla di AIDS come causa presunta del decesso, subito seguita dalla smentita della famiglia. Solo il collega Stefano Morselli, nel pezzo accostato, abbandona le cautele lessicali e indica chiaramente l\u2019AIDS come la malattia che lo aveva colpito da mesi, raccontando i suoi ripetuti ricoveri a Reggio Emilia e l\u2019uscita dall\u2019ospedale poco prima della morte.<\/p>\n<p>Se fosse ancora vivo, quest\u2019anno Tondelli avrebbe compiuto settant\u2019anni, insieme a scrittori come <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/michele-mari\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Michele Mari<\/a>, Francesca Marciano e Giorgio van Straten. La domanda che resta aperta \u00e8 cosa avrebbe ancora da raccontare: quale sguardo rivolgerebbe oggi alle sue opere scritte in un arco cos\u00ec breve, quale rilettura offrirebbe di <a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/camere-separate-9788830138070\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Camere separate<\/a> (1989), ora incluso nei Classici contemporanei Bompiani, o di Altri libertini, che continua a essere letto e consumato con passione, baluardo di una generazione scomparsa ma capace di sedurre ancora. Un classico, scriveva <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/italo-calvino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Calvino<\/a>, \u00e8 un libro che non ha mai finito di dire ci\u00f2 che ha da dire. Ed \u00e8 forse questa la ragione per cui Tondelli resta vivo: perch\u00e9 i suoi testi, anche a distanza di decenni, conservano la forza di parlarci come se li conoscessimo da sempre, mettendoci in contatto con un passato che non smette di restare presente.<\/p>\n<p>La storia di Thomas e Leo \u00e8, innanzitutto, una storia d\u2019amore. Davanti alla morte della persona amata, tutti sperimentano lo stesso dolore: il senso di inadeguatezza, la sensazione di non aver fatto o detto abbastanza. Nella loro relazione si intrecciano due mondi che si attraggono e si respingono, i corpi si esplorano e si conoscono, cercando di liberarsi dai pregiudizi e dagli schemi sociali. L\u2019eros appare come esperienza comune, capace di svelare passioni e dolori, di frantumare e ricomporre l\u2019interiorit\u00e0. Con Camere separate Tondelli riflette sulla condizione omosessuale, sull\u2019esistenza di una coppia dello stesso sesso, sulla possibilit\u00e0 di convivenza e riconoscimento sociale: interrogativi che restano attuali anche nei primi decenni del nuovo millennio. A differenza di Altri libertini e Pao Pao qui l\u2019amore omosessuale \u00e8 raccontato senza eccentricit\u00e0. L\u2019eros non \u00e8 pi\u00f9 provocazione ma scoperta reciproca, un tentativo di sottrarsi ai condizionamenti e di vivere la quotidianit\u00e0. Una scelta narrativa che restituisce verit\u00e0 e normalit\u00e0 ai sentimenti.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Con Camere separate Tondelli riflette sulla condizione omosessuale, sull\u2019esistenza di una coppia dello stesso sesso, sulla possibilit\u00e0 di convivenza e riconoscimento sociale: interrogativi che restano attuali anche nei primi decenni del nuovo millennio.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nNell\u2019epilogo del romanzo il destino di Leo si sovrappone a quello di Thomas: anche lui morir\u00e0 dello stesso male, in solitudine. Ma qual \u00e8 questo male? La malattia di Thomas resta un\u2019ombra costante, una presenza non detta che amplifica il senso di precariet\u00e0. Camere separate \u00e8 stato definito l\u2019unico vero \u201cAIDS novel\u201d italiano, bench\u00e9 la malattia non venga mai nominata. Questa reticenza riflette il clima degli anni Ottanta, segnati da paura, stigma e silenzio: alcuni hanno ipotizzato tumori o altre cause per la morte di Thomas, ma il pudore con cui Tondelli sfiora la malattia sembra suggerire il contrario, perch\u00e9 infatti omettere una malattia \u201cnormale\u201d? Se fosse stato un cancro, perch\u00e9 non nominarlo? L\u2019ambiguit\u00e0, pi\u00f9 che chiarire, confonde, alimentando il sospetto di un male innominabile, com\u2019era l\u2019AIDS.<\/p>\n<p>Il decorso narrato della malattia di Thomas corrisponde a quello dell\u2019AIDS: un giovane che in poco tempo si consuma, i sintomi che compaiono due anni prima della morte, l\u2019assenza di terapie efficaci. Thomas, a ventitr\u00e9 anni, sembra in salute ma dopo l\u2019estate il corpo comincia a cedere e in poche settimane il crollo \u00e8 completo. Leo assiste impotente: \u201cThomas sta morendo. A venticinque anni\u201d. Il romanzo mostra come eros e malattia si intreccino: in una scena Leo vive un\u2019esperienza erotica mentre pensa a Thomas che muore. Negli anni Ottanta il legame fra sesso, malattia e morte coincideva con l\u2019AIDS, la strage di giovani che muoiono a ventisette, trenta, trentadue anni. La biografia dell\u2019autore si intreccia inevitabilmente con il testo: Tondelli scrive consapevole di essere sieropositivo, in un doloroso congedo dal mondo. Leo porta i suoi tratti, i dettagli autobiografici disseminati nel romanzo lo confermano e la malattia viene raccontata non in modo spettacolare, ma come esperienza intima, concentrata sul dolore interiore.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>La narrativa di Tondelli sembra abitata da figure che portano su di s\u00e9 i segni della molteplicit\u00e0 e che rifiutano una definizione chiusa e definitiva, con particolare intensit\u00e0 in Pao Pao <\/strong><strong>in cui il corpo, nella sua pluralit\u00e0 e nelle sue infinite possibilit\u00e0, diventa uno dei principali protagonisti.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nQuestioni come la ricerca dell\u2019identit\u00e0, la scissione dell\u2019io in frammenti molteplici, l\u2019impossibilit\u00e0 di racchiudere l\u2019esperienza individuale entro un modello unitario e valido per tutti, attraversano costantemente la scrittura di Pier Vittorio Tondelli. La sua narrativa sembra abitata da figure che portano su di s\u00e9 i segni della molteplicit\u00e0 e che rifiutano una definizione chiusa e definitiva. Questa condizione si manifesta con particolare intensit\u00e0 in <a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/pao-pao-1-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Pao Pao<\/a>, il secondo romanzo dell\u2019autore, uscito nel 1982, in cui il corpo, nella sua pluralit\u00e0 e nelle sue infinite possibilit\u00e0, diventa uno dei principali protagonisti. In Tondelli la frattura interiore assume una forma pi\u00f9 ampia e condivisa: i giovani militari, costretti a convivere nello stesso spazio della caserma, finiscono per rappresentare i molteplici aspetti di una medesima figura, quasi come fossero le tante facce di un unico individuo in continua trasformazione. In questo universo, i desideri e gli impulsi non si organizzano in traiettorie lineari e coerenti, si accavallano, si scontrano e si disperdono in un flusso instabile che rifiuta definizioni precise.<\/p>\n<p>\u00c8 una corrente fatta di spinte contraddittorie che non trovano mai un punto fermo e che, proprio per questo, aprono la possibilit\u00e0 di inventare nuove forme di relazione e di socialit\u00e0. L\u2019energia che emerge tenta di prendere le distanze da un ordine collettivo ormai logoro dando spazio al privato, all\u2019individuale, al soggetto che si oppone alla norma e alla conformit\u00e0. La caserma, luogo per eccellenza della mascolinit\u00e0 istituzionalizzata e disciplinata, viene ribaltata e descritta da Tondelli come un ambiente multiforme, in cui le storie personali si intrecciano e si confondono, costruendo un modello alternativo di normalit\u00e0. \u00c8 proprio qui che si forma un nuovo tipo di corpo maschile: non pi\u00f9 il corpo imposto dal paradigma virile dominante, ma una corporeit\u00e0 diversa, plurale, sfuggente, capace di sottrarsi all\u2019egemonia e di rivelare possibilit\u00e0 inedite.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Tondelli ci invita a guardare la realt\u00e0 come un intreccio caleidoscopico, dove ogni tentativo di incasellare e definire si infrange nella vitalit\u00e0 di una confusione che non \u00e8 mancanza, ma ricchezza.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nQueste figure ibride e difficilmente collocabili possono essere collegate a quella schiera di personaggi marginali e irregolari che, in Altri libertini, trovano il loro culmine in una rappresentazione esasperata e spinta fino al grottesco. Nel suo esordio, infatti, Tondelli porta alla luce l\u2019aspetto pi\u00f9 estremo e deformato dell\u2019essere umano e in particolare dell\u2019essere donna, mostrando identit\u00e0 che si pongono ai limiti della convenzione. Nel racconto Mimi e istrioni, al centro non c\u2019\u00e8 un singolo protagonista, ma la teatralizzazione stessa dell\u2019esistenza: la vita viene trasformata in un carnevale continuo, in una mascherata che diventa linguaggio di libert\u00e0. Attraverso il gesto trasgressivo i personaggi scardinano i vincoli imposti, liberano la coscienza e la esprimono nella sua dimensione pi\u00f9 profonda e autentica. La paura e il senso di reverenza verso l\u2019ordine sociale sono assenti: i protagonisti guardano al reale con uno sguardo nuovo, capace non di annientare ma di amplificare, di moltiplicare le possibilit\u00e0 di vita. \u00c8 il corpo carnevalesco, con la sua forza dirompente, a incarnare la natura queer, storta, dell\u2019interiorit\u00e0, portandola all\u2019esterno e rendendola visibile. Questo corpo, liberato dai legami imposti dalla societ\u00e0, diventa un punto d\u2019incontro tra il bisogno individuale e l\u2019aspettativa collettiva. Nella mescolanza di travestimenti, di fisicit\u00e0 alterate e di interiorit\u00e0 esposte senza pudore, si incrinano non soltanto le categorie tradizionali di maschile e femminile, ma la stessa idea che possano esistere confini fissi e rigidi.<\/p>\n<p>Viene spontaneo domandarsi, allora, quale sia oggi il destino della lezione tondelliana: un insegnamento che negli ultimi anni sembra riemergere con forza, ma che raramente appare davvero assimilato. La sua capacit\u00e0 di far deflagrare le identit\u00e0, di mostrarne la natura molteplice e irriducibile, resta un monito ancora attuale, mette in crisi le certezze dell\u2019ordine binario e ci invita a guardare la realt\u00e0 come un intreccio caleidoscopico, dove ogni tentativo di incasellare e definire si infrange nella vitalit\u00e0 di una confusione che non \u00e8 mancanza, ma ricchezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"S e fossi Pier Vittorio Tondelli, oggi, a trentasei anni, sarei morto. 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