{"id":111672,"date":"2025-09-16T10:49:37","date_gmt":"2025-09-16T10:49:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/111672\/"},"modified":"2025-09-16T10:49:37","modified_gmt":"2025-09-16T10:49:37","slug":"pittori-veronesi-e-paesaggi-di-verona-e-del-garda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/111672\/","title":{"rendered":"Pittori veronesi e paesaggi di Verona e del Garda"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/1846p_redazione-finestre-sull-arte.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Redazione <\/a><br \/>\n                    , scritto il 16\/09\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Opere e artisti<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/novecento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Novecento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/ottocento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ottocento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/veneto.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Veneto<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/verona.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Verona<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-moderna.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte Moderna<\/a> <\/p>\n<p>\n                Un viaggio tra le opere di pittori veronesi che, dall\u2019Ottocento al Novecento, hanno raccontato con stili diversi la citt\u00e0 di Verona, le colline, la Valpolicella, il Lago di Garda. L\u2019arte diventa specchio del paesaggio e della memoria, mostrando un legame profondo tra l\u2019essere umano e il suo territorio.            <\/p>\n<p>Un recente libro di Gabriele Bissolo, pubblicato nel 2021 ma aggiornato negli anni successivi in nuove edizioni, intitolato Pittori a Verona 1850-1920 (Edizioni d\u2019Arte Quinta Parete), ha raccolto le biografie di ben 280 pittori attivi a <strong>Verona <\/strong>tra la <strong>fine dell\u2019Ottocento <\/strong>e l\u2019<strong>inizio del Novecento<\/strong>. Almeno dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, Verona era diventata, dopo oltre un secolo di marginalit\u00e0, una <strong>vivace citt\u00e0 d\u2019arte<\/strong> a seguito d\u2019un fatto rilevante, la fondazione, nel 1858, della <strong>Societ\u00e0 di Belle Arti<\/strong> che fin da subito s\u2019attiv\u00f2 per organizzare mostre in grado di richiamare progressivamente un numero sempre crescente d\u2019artisti, soprattutto dopo il 1865, quando le mostre della Societ\u00e0 vennero aperte ad artisti provenienti da tutta Italia. Inizialmente, i pochi artisti veronesi, dati gli storici legami, risalenti all\u2019epoca del Lombardo-Veneto, con l\u2019Accademia di Brera e con le esposizioni milanesi, continuarono a preferire Milano come sede espositiva, ma presto la situazione sarebbe cambiata, complice anche una svolta della locale Accademia di Belle Arti (l\u2019<strong>Accademia Cignaroli<\/strong>) con l\u2019arrivo di insegnanti aggiornati che non rendevano pi\u00f9 necessari troppi spostamenti fuori citt\u00e0 per conoscere le principali novit\u00e0. Anzi, Verona cominci\u00f2 anche ad attirare artisti da fuori: s\u2019erano poste cos\u00ec le basi per la nascita d\u2019una importante scuola locale, che avrebbe visto in <strong>Angelo Dall\u2019Oca Bianca <\/strong>(Verona, 1858 \u2013 1942) l\u2019esponente pi\u00f9 illustre e pi\u00f9 attento.<\/p>\n<p>Molti dei pittori veronesi svilupparono una sensibile <strong>pittura di paesaggio <\/strong>che traduce sulla tela l\u2019essenza pi\u00f9 profonda d\u2019un territorio, quello dell\u2019attuale <strong>provincia di Verona<\/strong>, con le sue dolci colline, le suggestive valli, le placide rive del Lago di Garda e i suoi stessi affascinanti scorci urbani, che vive nell\u2019eredit\u00e0 visiva di un patrimonio artistico che ci permette di vedere e meglio apprezzare la bellezza di questi luoghi. Dalle espressioni pi\u00f9 liriche e contemplative ai vertici del Futurismo, la pittura veronese del secolo scorso ha saputo raccontare un legame indissolubile tra l\u2019essere umano e la sua terra, offrendo una testimonianza preziosa dei cambiamenti e delle permanenze di un\u2019epoca. Lo splendido paesaggio del veronese, dalle pianura alle montagne, dai fiumi ai laghi, dai borghi alla citt\u00e0, era cos\u00ec vario da offrire ai pittori un\u2019infinita teoria di suggestioni, in un periodo in cui la pittura di paesaggio era peraltro al centro del dibattito artistico, con lo sviluppo della poetica del <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opere-e-artisti\/paesaggio-stato-d-animo-quando-natura-diventa-sentimento\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">paesaggio-stato d\u2019animo<\/a> che fu fondamentale nell\u2019Europa di fine Ottocento.<\/p>\n<p>Il percorso potrebbe cominciare proprio da Angelo Dall\u2019Oca Bianca, figura imprescindibile per comprendere la <strong>genesi della pittura veronese <\/strong><strong>fin de si\u00e8cle<\/strong>, anche perch\u00e9 lui stesso fu maestro e mentore d\u2019altri artisti, come Erma Zago, Dante Bertini, Enrico Sorio e diversi altri. Formatosi presso la prestigiosa Accademia Cignaroli di Verona e poi a Roma, dove entr\u00f2 in contatto con personalit\u00e0 illustri come Carducci e D\u2019Annunzio, e con il pittore Francesco Paolo Michetti che lo avvicin\u00f2 alla fotografia, Dall\u2019Oca Bianca svilupp\u00f2 un linguaggio artistico unico.<\/p>\n<p>La sua opera pi\u00f9 celebre in relazione al paesaggio veronese, Prima luce, fu esposta per la prima volta all\u2019Esposizione Nazionale Artistica di Venezia nello stesso anno in cui fu dipinta, il 1887, e in seguito al Circolo Artistico di Trieste nel 1890. Dall\u2019Oca Bianca non era granch\u00e9 interessato al paesaggio, quanto alla denuncia sociale: l\u2019opera raffigura infatti il momento dell\u2019entrata degli operai in fabbrica, anche se all\u2019epoca la critica si concentr\u00f2 soprattutto sulla maestria con cui il pittore riusc\u00ec a rendere la luce aurorale di questo scorcio cittadino che s\u2019affaccia sull\u2019acqua. Questa capacit\u00e0 di narrare la realt\u00e0 sociale attraverso il paesaggio, senza perdere in lirismo, ha reso Dall\u2019Oca Bianca un precursore di una sensibilit\u00e0 che s\u2019era diffusa in tutta l\u2019Italia del tempo. Fu per\u00f2 anche pittore di paesaggi di carattere pi\u00f9 \u201ctradizionale\u201d, potremmo dire: celebri e notevoli le sue vedute di Verona, soprattutto quelle della fase matura della sua carriera, che non raggiungono per\u00f2 le vette della prima fase della sua carriera. Celebre, ad esempio, la sua Piazza delle Erbe conservata, al pari di molti altri suoi dipinti, alla <strong>Galleria d\u2019Arte Moderna \u201cAchille Forti\u201d di Verona<\/strong>, una delle pi\u00f9 vivaci raffigurazioni della piazza situata nel cuore della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Rimanendo nel contesto delle <strong>vedute urbane veronesi<\/strong>, non si possono dimenticare anche altri artisti che hanno contribuito a raccontare la citt\u00e0. <strong>Vittorio Avanzi<\/strong> (Verona, 1850 \u2013 Campofontana, 1913) \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 importanti paesaggisti veronesi: uno dei suoi scorci urbani pi\u00f9 interessanti, il Canale dell\u2019Acqua Morta di Verona, \u00e8 anch\u2019esso alla GAM di Verona ed \u00e8 simbolo del suo naturalismo sobrio, calmo e disteso: non era un artista innovativo come Angelo Dall\u2019Oca Bianca, ma le sue opere, che raccontano anche il paesaggio collinare del Veronese, soprattutto quello dei dintorni di Campofontana, luogo di suoi lunghi soggiorni, dimostrano una sensibilit\u00e0 percorritrice nel cogliere l\u2019autenticit\u00e0 e la bellezza dei contesti rurali veronesi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Pescatori di sabbia o Verona (1884; olio su tela; Milano, Fondazione Cariplo)\" title=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Pescatori di sabbia o Verona (1884; olio su tela; Milano, Fondazione Cariplo)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-dall-oca-bianca-pescatori-di-sabbia.jpg\" width=\"750\" height=\"478\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Dall\u2019Oca Bianca, Pescatori di sabbia o Verona (1884; olio su tela; Milano, Fondazione Cariplo)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Prima luce (1887; olio su tela, 98 x 176 cm; Trieste, Museo Civico Revoltella, inv. 107)\" title=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Prima luce (1887; olio su tela, 98 x 176 cm; Trieste, Museo Civico Revoltella, inv. 107)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-dall-oca-bianca-prima-luce.jpg\" width=\"750\" height=\"417\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Dall\u2019Oca Bianca, Prima luce (1887; olio su tela, 98 x 176 cm; Trieste, Museo Civico Revoltella, inv. 107)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Piazza delle Erbe (1903; olio su tela, 171 x 131 cm; Verona, Galleria d'Arte Moderna Achille Forti, inv. 6158)\" title=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Piazza delle Erbe (1903; olio su tela, 171 x 131 cm; Verona, Galleria d'Arte Moderna Achille Forti, inv. 6158)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-dall-oca-bianca-piazza-delle-erbe.jpg\" width=\"750\" height=\"930\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Dall\u2019Oca Bianca, Piazza delle Erbe (1903; olio su tela, 171 x 131 cm; Verona, Galleria d\u2019Arte Moderna Achille Forti, inv. 6158). Foto: Francesco Bini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Veduta di Piazza delle Erbe (inizio del XX secolo; olio su tela, 35 x 49 cm; Collezione privata)\" title=\"Angelo Dall'Oca Bianca, Veduta di Piazza delle Erbe (inizio del XX secolo; olio su tela, 35 x 49 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-dall-oca-bianca-piazza-delle-erbe-2.jpg\" width=\"750\" height=\"528\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Dall\u2019Oca Bianca, Veduta di Piazza delle Erbe (inizio del XX secolo; olio su tela, 35 x 49 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Vittorio Avanzi, Il canale dell'Acqua Morta a Verona (1880 circa; olio su tela, 74,5 x 106,5 cm; Verona, Galleria d'Arte Moderna Achille Forti, inv. 6391-1C1353)\" title=\"Vittorio Avanzi, Il canale dell'Acqua Morta a Verona (1880 circa; olio su tela, 74,5 x 106,5 cm; Verona, Galleria d'Arte Moderna Achille Forti, inv. 6391-1C1353)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/vittorio-avanzi-canale-acqua-morta.jpg\" width=\"750\" height=\"529\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nVittorio Avanzi, Il canale dell\u2019Acqua Morta a Verona (1880 circa; olio su tela, 74,5 x 106,5 cm; Verona, Galleria d\u2019Arte Moderna Achille Forti, inv. 6391-1C1353)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Vittorio Avanzi, Il lavatoio di Campofontana (1895 circa; olio su tela; Collezione privata)\" title=\"Vittorio Avanzi, Il lavatoio di Campofontana (1895 circa; olio su tela; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/vittorio-avanzi-il-lavatoio-di-campofontana.jpg\" width=\"750\" height=\"442\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nVittorio Avanzi, Il lavatoio di Campofontana (1895 circa; olio su tela; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>Un altro veronese innamorato della sua terra, sebbene d\u2019una generazione successiva a quella di Avanzi e Dall\u2019Oca Bianca (e che fu anche la generazione pi\u00f9 folta), fu <strong>Ulderico Marotto<\/strong> (San Michele Extra, 1890 \u2013 Verona, 1985), la cui arte, scrive Bissolo, \u00e8 \u201crivelazione per la freschezza del colore, per l\u2019atmosfera sana e pulita che circola nei suoi quadri\u201d. Pur lavorando inizialmente come decoratore e grafico, la sua vera passione fu la pittura ad acqua, in particolare l\u2019acquarello, tecnica di cui divenne un maestro riconosciuto. Dopo anni di vicende belliche, nel 1942 Marotto fece ritorno a Verona, dove apr\u00ec il suo studio e inizi\u00f2 il suo percorso come rinomato acquarellista, dedicandosi a numerose mostre personali. Il suo interesse per il paesaggio veronese \u00e8 centrale nella sua produzione: Marotto dipinse con lirismo \u201cle scene di campagna veronese, per gli aspetti scomparsi o mutati della sua citt\u00e0\u201d. Le sue opere, come Piazza delle Erbe del 1945, catturano scorci urbani e rurali con una profondit\u00e0 e una spontaneit\u00e0 che spiccano per l\u2019alto grado d\u2019interpretazione poetica della citt\u00e0. Della stessa generazione, <strong>Ettore Vitturi<\/strong> (Verona, 1897 \u2013 1968), ha immortalato scorci cittadini come la Nevicata in Borgo Trento &#8211; Via Guerzoni del 1933. Allo stesso modo, <strong>Vittorino Bagattini <\/strong>(Verona, 1908 \u2013 1983) ha dipinto la Piazza Erbe a Verona nel 1941, offrendo una testimonianza visiva di uno dei luoghi simbolo della citt\u00e0 trentacinque anni dopo l\u2019omologo dipinto di Angelo Dall\u2019Oca Bianca. Queste opere, pur concentrandosi su architetture urbane, rientrano a pieno titolo nel racconto del \u201cpaesaggio\u201d veronese, inteso nella sua accezione pi\u00f9 ampia, quella di un ambiente plasmato dall\u2019essere umano e dalla natura.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Ulderico Marotto, Piazza delle Erbe (1946; olio su cartone; Collezione privata)\" title=\"Ulderico Marotto, Piazza delle Erbe (1946; olio su cartone; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ulderico-marotto-piazza-delle-erbe.jpg\" width=\"750\" height=\"530\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nUlderico Marotto, Piazza delle Erbe (1946; olio su cartone; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Ettore Vitturi, Nevicata in Borgo Trento - Via Guerzoni (1933; olio su tavola; Collezione privata)\" title=\"Ettore Vitturi, Nevicata in Borgo Trento - Via Guerzoni (1933; olio su tavola; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ettore-vitturi-nevicata-borgo-trento.jpg\" width=\"750\" height=\"849\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nEttore Vitturi, Nevicata in Borgo Trento &#8211; Via Guerzoni (1933; olio su tavola; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Vittorio Bagattini, Piazza delle Erbe a Verona (1941; olio su tela; Collezione privata)\" title=\"Vittorio Bagattini, Piazza delle Erbe a Verona (1941; olio su tela; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/vittorio-bagattini-piazza-delle-erbe-a-verona.jpg\" width=\"750\" height=\"535\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nVittorio Bagattini, Piazza delle Erbe a Verona (1941; olio su tela; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>Un\u2019altra figura centrale nel panorama artistico veronese del Novecento, appartenente alla generazione successiva rispetto a quella di Angelo Dall\u2019Oca Bianca (che \u00e8 anche la generazione pi\u00f9 folta), \u00e8 quella di <strong>Guido Trentini<\/strong> (Verona, 1889 \u2013 1975), la cui produzione artistica si distingue per la sua evoluzione stilistica e la profondit\u00e0 interpretativa. Figlio del pittore Attilio Trentini, inizi\u00f2 la sua formazione a soli tredici anni presso l\u2019Accademia Cignaroli. La sua carriera fu segnata da diverse influenze, dal Secessionismo all\u2019arte tradizionale veneta, dal gruppo del Novecento fino al Cubismo, dimostrando una notevole apertura e capacit\u00e0 di assimilazione. A Verona, sub\u00ec l\u2019influenza di Felice Casorati, attivo in citt\u00e0 dal 1911, e fu immerso nel vivace clima della Secessione e degli artisti di Ca\u2019 Pesaro, da cui apprese innovative soluzioni antinaturalistiche. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante, con ben quattordici partecipazioni, e nel 1922 ottenne un prestigioso primo premio. Dopo la morte del suo maestro Savini, Trentini assunse la direzione dell\u2019Accademia Cignaroli, un periodo considerato il culmine della sua carriera, caratterizzato da un equilibrio tra rigore formale ed essenzialit\u00e0 espressiva. Tra il 1910 e il 1930 la sua arte raggiunse i massimi livelli di originalit\u00e0, prima di un periodo di ricerca che lo port\u00f2 verso il Cubismo negli anni Quaranta. Nel contesto dei paesaggi veronesi, \u00e8 di particolare rilievo la sua opera Colline veronesi (Valpolicella) del 1915 circa, un olio su cartone che testimonia il suo interesse per la raffigurazione del territorio, in questo caso le celebri colline della Valpolicella. Quest\u2019opera, pur non essendo l\u2019unico suo lavoro a tema paesaggistico, rappresenta un punto di contatto diretto con il cuore della campagna veronese e la sua bellezza inalterata trasfigurata secondo i linguaggi delle avanguardie.<\/p>\n<p>Tra le figure di spicco che hanno saputo interpretare con particolare intensit\u00e0 il paesaggio veronese e gardesano si annovera <strong>Angelo Zamboni <\/strong>(Verona, 1895 \u2013 1939), una personalit\u00e0 artistica la cui parabola, seppur breve, fu di straordinaria vivacit\u00e0 e influenza. Anche lui frequent\u00f2 l\u2019Accademia Cignaroli, tra il 1910 e il 1914, perfezionando la sua maestria nella tecnica dell\u2019affresco sotto la guida di Carlo Donati. Fin dagli esordi, la sua indole artistica non pass\u00f2 inosservata; gi\u00e0 a ventidue anni, nel 1918, Massimo Gaglione lo descriveva come un \u201cingegno prontissimo, sveglio, in continua fermentazione\u201d, parte di un \u201ccenacolo veronese\u201d audace che includeva nomi come Lionello Fiumi ed Eugenio Prati. Le sue prime creazioni rivelano una precoce inclinazione verso le nuove tendenze artistiche europee, come le secessioni di Vienna e Monaco, filtrate attraverso l\u2019ambiente innovativo di Ca\u2019 Pesaro e i suoi protagonisti, tra cui Felice Casorati e lo stesso Guido Trentini. Dal 1916 al 1925, Zamboni oper\u00f2 nel suo studio situato tra il Teatro Romano e Castel San Pietro, un luogo che divenne un punto di riferimento per altri artisti veronesi del tempo. La sua carriera espositiva fu ricca e significativa, e per un certo periodo fu anche considerato un pittore futurista.<\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia soprattutto il suo profondo legame con la terra veronese a emergere nella sua produzione paesaggistica. Un momento cruciale per la sua ispirazione si manifest\u00f2 nel 1927, quando prese in affitto una residenza per le vacanze familiari a Romagnano, una localit\u00e0 incantevole nella <strong>Valpantena<\/strong>. Questo piccolo borgo antico divenne per Zamboni una fonte inesauribile di soggetti e stimoli per i paesaggi, soprattutto quelli dei monti Lessini, che avrebbe dipinto negli anni successivi. La sua interpretazione del paesaggio di Romagnano culmin\u00f2 anche in un importante lavoro di affresco della volta presbiteriale della chiesa parrocchiale nell\u2019estate del 1938. Il critico Giuseppe Marchiori not\u00f2 come Zamboni volesse \u201cesprimere con semplicit\u00e0 l\u2019amore per la sua terra veronese, in un distacco serenamente contemplativo\u201d. Spesso, scriveva Marchiori, \u201cegli raggiunge una rara freschezza di vedute. La sua fantasia era popolata di immagini definite\u201d. Lo stesso pittore, in una lettera del 1931 inviata allo stesso Marchiori, rivelava una libert\u00e0 creativa in evoluzione, affermando che \u201cil controllo del vero non mi serve pi\u00f9, ora ci si pu\u00f2 abbandonare ad un istinto pi\u00f9 lirico, senza cadere nel pericolo di un simbolismo arbitrario\u201d. Opere come Mattino d\u2019inverno (1922), Tra gli ulivi (1928) e Romagnano (anni Trenta) testimoniano la sua sensibilit\u00e0 nel cogliere l\u2019atmosfera e la luce di questi luoghi. Nonostante la sua prematura scomparsa nel 1939, a soli 43 anni, Angelo Zamboni ha lasciato un segno indelebile, con opere esposte postume alla Terza Quadriennale d\u2019Arte Nazionale a Roma e retrospettive dedicate alla sua memoria, come quella al Museo di Castelvecchio nel 1985.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Guido Trentini, Colline veronesi (Valpolicella) (1915 circa; olio su cartone, 41 x 47 cm; Collezione privata)\" title=\"Guido Trentini, Colline veronesi (Valpolicella) (1915 circa; olio su cartone, 41 x 47 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/guido-trentini-colline-veronesi-valpolicella.jpg\" width=\"750\" height=\"641\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGuido Trentini, Colline veronesi (Valpolicella) (1915 circa; olio su cartone, 41 x 47 cm). Su concessione di Faraci Arte&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Zamboni, Mattino d'inverno (1922; olio su cartone, 40 x 50 cm). Su concessione di Faraci Arte\" title=\"Angelo Zamboni, Mattino d'inverno (1922; olio su cartone, 40 x 50 cm). Su concessione di Faraci Arte\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-zamboni-mattino-d-inverno.jpg\" width=\"750\" height=\"589\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Zamboni, Mattino d\u2019inverno (1922; olio su cartone, 40 x 50 cm). Su concessione di Faraci Arte&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Zamboni, Paesaggio-Mattino (1922; olio su tela, 126 x 105 cm). Su concessione di Faraci Arte\" title=\"Angelo Zamboni, Paesaggio-Mattino (1922; olio su tela, 126 x 105 cm). Su concessione di Faraci Arte\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-zamboni-paesaggio-mattino.jpg\" width=\"750\" height=\"897\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Zamboni, Paesaggio-Mattino (1922; olio su tela, 126 x 105 cm). Su concessione di Faraci Arte&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Angelo Zamboni, Romagnano (anni Trenta del XX secolo; olio su tavola, 74 x 61 cm). Su concessione di Faraci Arte\" title=\"Angelo Zamboni, Romagnano (anni Trenta del XX secolo; olio su tavola, 74 x 61 cm). Su concessione di Faraci Arte\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/angelo-zamboni-romagnano.jpg\" width=\"750\" height=\"904\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAngelo Zamboni, Romagnano (anni Trenta del XX secolo; olio su tavola, 74 x 61 cm). Su concessione di Faraci Arte&#13;<\/p>\n<p>Il <strong>Lago di Garda<\/strong>, con le sue luci e le sue atmosfere cangianti, ha trovato in <strong>Alberto Stringa<\/strong> (Caprino Veronese, 1880 \u2013 1931) un interprete sensibile e originale. Nato e vissuto a Caprino Veronese, Stringa, pur avendo conseguito una laurea in Giurisprudenza, dedic\u00f2 la sua vita all\u2019arte, alla musica e alla poesia, seguendo una passione che lo aveva accompagnato fin dall\u2019infanzia. Non fu allievo di alcuna accademia, se non per i primi rudimenti appresi dal pittore veronese Francesco Danieli; il suo vero maestro, avrebbe sempre detto, fu \u201cil vero\u201d. La sua carriera espositiva inizi\u00f2 nel 1900 alla Societ\u00e0 di Belle Arti di Verona e lo vide presente in numerose edizioni. Stringa viaggi\u00f2 molto, visitando la Grecia, la Sicilia, soggiornando a Roma e a Parigi tra il 1904 e il 1905, dove entr\u00f2 in contatto con gli ambienti artistici dell\u2019epoca e conobbe le opere degli impressionisti, in particolare di Monet, al quale fu talvolta accostato dalla critica. Dopo il suo rientro da Parigi, trascorse un paio d\u2019anni a dipingere proprio a Caprino Veronese, consolidando il suo legame con il paesaggio locale. Un periodo significativo fu quello viennese, dal 1907 al 1913, durante il quale dipinse innumerevoli ritratti e paesaggi, esponendo con successo e ottenendo riconoscimenti, pur rimanendo fedele al suo gusto coloristico impressionistico-postimpressionistico, sempre alla ricerca di un\u2019espressione autentica. Nonostante la sua fama, Stringa scelse in seguito di ritirarsi a Caprino Veronese, isolandosi e dedicandosi alla sua arte lontano dai clamori del successo, trovando la sua felicit\u00e0 nelle \u201cpiccole gioie segrete\u201d, scrive Bissolo, della sua vita e della sua terra.<\/p>\n<p>Un altro artista che ha legato il suo nome alle sponde del Garda \u00e8 <strong>Raffaello Brenzoni<\/strong> (Verona, 1890 \u2013 Malcesine, 1971). Nato a Verona e scomparso a Malcesine, Brenzoni, pur provenendo da un\u2019antica famiglia nobile e avendo una formazione in Giurisprudenza, si dedic\u00f2 con passione all\u2019arte. Fu un noto critico d\u2019arte, autore di oltre 250 saggi, e un restauratore esperto. Sebbene le sue esposizioni pittoriche fossero rare, il suo debutto nel 1918 alla \u201cMostra Pro Assistenza Civica\u201d a Verona vide la presenza di opere paesaggistiche significative, tutte dedicate agli scorci del Veronese, come Luci di sera, Malga in montagna, Tramonto sui Lessini incendiati e Bosco in pieno meriggio. Questi titoli rivelano una chiara predilezione per i paesaggi della Lessinia e del territorio montano veronese, catturati con una sensibilit\u00e0 attenta alle variazioni atmosferiche e luministiche. Brenzoni stesso dichiar\u00f2 di preferire il paesaggio non per la fugace impressione visiva, ma per il \u201csentimento, lo stato d\u2019animo provocato dalla Natura\u201d. Dopo un trentennio di pausa, riprese l\u2019attivit\u00e0 pittorica dopo la Seconda Guerra Mondiale, e nel 1949 espose Luci sul Garda da Brenzone, un olio su tavola che cattura l\u2019atmosfera luminosa del lago. I suoi dipinti, caratterizzati da un\u2019intonazione crepuscolare e una luce confinata all\u2019orizzonte, mostrano una pittura densa e avvolgente, particolarmente efficace nel rendere i paesaggi veronesi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Alberto Stringa, La Val di Caprino (1930; olio su tavola; Collezione privata)\" title=\"Alberto Stringa, La Val di Caprino (1930; olio su tavola; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/alberto-stringa-la-val-caprino.jpg\" width=\"750\" height=\"555\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAlberto Stringa, La Val di Caprino (1930; olio su tavola; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Alberto Stringa, Marzane-Caprino (fine degli anni Venti del XX secolo; olio su tavola; Collezione privata)\" title=\"Alberto Stringa, Marzane-Caprino (fine degli anni Venti del XX secolo; olio su tavola; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/alberto-stringa-marzane-caprino.jpg\" width=\"750\" height=\"575\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAlberto Stringa, Marzane-Caprino (fine degli anni Venti del XX secolo; olio su tavola; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Raffaello Brenzoni, Luci sul Lago di Garda da Brenzone (1949; olio su tavola; Collezione privata)\" title=\"Raffaello Brenzoni, Luci sul Lago di Garda da Brenzone (1949; olio su tavola; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/raffaello-brenzoni-luci-sul-lago-di-garda.jpg\" width=\"750\" height=\"591\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nRaffaello Brenzoni, Luci sul Lago di Garda da Brenzone (1949; olio su tavola; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>La <strong>Valpolicella<\/strong> ha avuto invece in <strong>Augusto Manzini<\/strong> (San Giovanni Lupatoto, 1885 \u2013 Verona, 1961) un attento osservatore. Originario di San Giovanni Lupatoto, alle porte di Verona, Manzini si form\u00f2 all\u2019Accademia Cignaroli. La sua prima mostra alla Societ\u00e0 Belle Arti di Verona nel 1908 gi\u00e0 rivelava la sua abilit\u00e0 nel cogliere le atmosfere paesaggistiche, con opere come Luci vespertine, elogiata per i suoi effetti di luce. La sua carriera lo port\u00f2 a esporre in importanti contesti nazionali, da Ca\u2019 Pesaro a Venezia, dove fu ammesso con otto opere nel 1911, a Genova, Milano e Roma. Dopo un periodo in Brasile e viaggi in Sicilia dedicati a dipingere monumenti storici e paesaggi isolani, Manzini torn\u00f2 a dedicarsi anche ai paesaggi della sua terra d\u2019origine, come testimoniano le opere San Giorgio di Valpolicella e San Giorgio di Valpolicella controluce, datate 1949, che mostrano la sua capacit\u00e0 di ritrarre la bellezza della Valpolicella. Mor\u00ec a Verona nel 1961, in condizioni di indigenza, ma lasciando un\u2019eredit\u00e0 di opere che continuano a celebrare il paesaggio veronese.<\/p>\n<p>Va poi citato <strong>Renato Righetti &#8211; Di Bosso<\/strong> (Verona, 1905 \u2013 Negrar, 1982), un interprete che ha saputo fondere il legame con la terra con le avanguardie del Novecento. Nato a Verona e residente ad Arbizzano di Valpolicella, Righetti, scultore, pittore e incisore, proveniva da una famiglia di scultori. Dopo gli studi all\u2019Accademia Cignaroli, ader\u00ec al movimento futurista intorno al 1930, fondando il \u201cGruppo Futurista Veronese\u201d e guadagnandosi l\u2019appellativo \u201cDi Bosso\u201d da Filippo Marinetti. La sua ricerca artistica si concentr\u00f2, dal 1932, sull\u2019<strong>aeropittura<\/strong>, che gli permise di rappresentare il paesaggio da una prospettiva inedita, quella del volo. Collabor\u00f2 con l\u2019amico pittore Alfredo Gauro Ambrosi presso l\u2019aeroporto di Boscomantico, sviluppando le sue singolari e originalissime <strong>\u201ctavole rotative\u201d<\/strong>: supporti circolari mobili che, ruotando su un perno centrale, consentivano allo spettatore di immergersi nella sensazione del volo e del movimento attraverso il paesaggio. Come descritto da Filippo Tommaso Marinetti, queste tavole, pur perdendo in seguito il moto per assumere \u201cforme sagomate a mo\u2019 di nuvole\u201d, continuavano a offrire \u201cvisioni zenitali\u201d dove il senso dinamico era dato dalla \u201csuggestione di una di una ferma e diretta picchiata sull\u2019obiettivo\u201d. Questo approccio radicalmente moderno alla rappresentazione del paesaggio rifletteva la velocit\u00e0 e le nuove prospettive dell\u2019era tecnologica. Sebbene in un periodo successivo si fosse dedicato anche alla pittura di guerra, la sua attenzione al paesaggio riemerse con forza dagli anni Sessanta in poi: Righetti \u2013 Di Bosso non smise di dedicarsi alle sue idee futuriste e produsse almeno venti aeropitture dedicate alla Piazza delle Erbe a Verona. La sua opera rappresenta un ponte tra la tradizione figurativa e l\u2019innovazione futurista, e offre una visione dinamica e moderna del paesaggio veronese.<\/p>\n<p>Merita infine una menzione l\u2019opera di <strong>Erma Zago<\/strong> (Ermanno Giovanni Zago; Bovolone, 1880 \u2013 Milano, 1942), il pittore dei <strong>paesaggi rurali della pianura dei Dogi<\/strong>. La vita e l\u2019opera di Erma Zago, spesso considerato dalla critica un <strong>pittore macchiaiolo<\/strong>, si snodano tra la fine dell\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento. Anche lui \u00e8 un prodotto dell\u2019Accademia Cignaroli, dove si diplom\u00f2 nel 1897. Fondamentale fu l\u2019incontro con Dante Bertini e le successive lezioni private presso lo studio di Angelo Dall\u2019Oca Bianca, il pi\u00f9 celebre pittore veronese del momento. Nonostante un trasferimento a Milano nel 1901, dove si afferm\u00f2 come pittore professionista e ritrattista, Zago mantenne un profondo legame con la sua terra d\u2019origine. La sua pittura, caratterizzata da una certa festosit\u00e0 e distintasi per i suoi effetti di luce, rifletteva una vivacit\u00e0 e un\u2019attenzione per la resa atmosferica che potevano arricchire qualunque rappresentazione del paesaggio. Molte delle sue opere nascevano anche dalla <strong>fotografia <\/strong>che adoperava largamente come strumento di lavoro. Zago, pur non essendo un paesaggista esclusivo della terra veronese, rappresenta l\u2019esempio di un artista che, pur aprendosi a orizzonti nazionali, aveva mantenuto ben salde le radici nel suo luogo natale, arricchendo il suo percorso con una visione ampia e versatile della rappresentazione della natura e degli ambienti del suo territorio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Augusto Manzini, San Giorgio di Valpolicella (1949; olio su tavola; Collezione privata)\" title=\"Augusto Manzini, San Giorgio di Valpolicella (1949; olio su tavola; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/augusto-manzini-san-giorgio-di-valpolicella.jpg\" width=\"750\" height=\"604\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAugusto Manzini, San Giorgio di Valpolicella (1949; olio su tavola; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Renato Righetti-Di Bosso, Piazza delle Erbe (1966; tecnica mista su tavola; Collezione privata)\" title=\"Renato Righetti-Di Bosso, Piazza delle Erbe (1966; tecnica mista su tavola; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/renato-righetti-di-bosso-piazza-delle-erbe.jpg\" width=\"750\" height=\"958\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nRenato Righetti-Di Bosso, Piazza delle Erbe (1966; tecnica mista su tavola; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Renato Righetti-Di Bosso, Il volo su Verona (anni Settanta del XX secolo; olio su tavola, 50 x 60 cm). Su concessione di Faraci Arte\" title=\"Renato Righetti-Di Bosso, Il volo su Verona (anni Settanta del XX secolo; olio su tavola, 50 x 60 cm). Su concessione di Faraci Arte\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/renato-righetti-di-bosso-il-volo-su-verona.jpg\" width=\"750\" height=\"629\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nRenato Righetti-Di Bosso, Il volo su Verona (anni Settanta del XX secolo; olio su tavola, 50 x 60 cm). Su concessione di Faraci Arte&#13;<\/p>\n<p>In generale, i pittori del Novecento che hanno narrato il paesaggio di Verona e del Lago di Garda hanno lasciato pertanto un\u2019impronta profonda e multiforme. Dal lirismo introspettivo di Angelo Zamboni e Alberto Stringa, alla maestria tecnica di Guido Trentini, passando per la contemplazione di Raffaello Brenzoni e le visioni urbane di Ulderico Marotto, fino all\u2019innovazione futurista di Renato Righetti Di Bosso e le interpretazioni di Augusto Manzini, questi artisti hanno saputo cogliere l\u2019anima di un territorio, traducendola in opere che ancora oggi risuonano con la bellezza, la storia e l\u2019emozione dei luoghi. La loro arte non \u00e8 solo una documentazione visiva, ma una profonda esplorazione del legame tra l\u2019uomo, la cultura e il paesaggio, un invito a riscoprire, con occhi nuovi, le meraviglie di Verona e del Lago di Garda.<\/p>\n<p>Questo viaggio attraverso le pennellate dei maestri veronesi del XX secolo rivela non solo la bellezza intrinseca del territorio, ma anche la capacit\u00e0 dell\u2019arte di conservarne la memoria, documentando trasformazioni e perpetuando un legame indissolubile tra l\u2019uomo, la sua cultura e l\u2019ambiente circostante. I paesaggi di Verona e del Lago di Garda continuano a vivere e a risplendere attraverso l\u2019eredit\u00e0 di questi artisti, invitando chiunque a percepire il territorio non solo come un luogo fisico, ma come una fonte inesauribile di ispirazione e bellezza.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                                    La consultazione di questo articolo \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre gratuita. 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