{"id":112142,"date":"2025-09-16T15:38:10","date_gmt":"2025-09-16T15:38:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112142\/"},"modified":"2025-09-16T15:38:10","modified_gmt":"2025-09-16T15:38:10","slug":"quando-gli-all-blacks-diventarono-gli-all-blacks","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112142\/","title":{"rendered":"Quando gli All Blacks diventarono gli All Blacks"},"content":{"rendered":"<p>La nazionale neozelandese maschile di rugby esiste dalla fine dell\u2019Ottocento, e da 120 anni \u00e8 per\u00f2 nota soprattutto con un altro nome: All Blacks, \u201ctutti neri\u201d. Gli All Blacks hanno vinto il 76 per cento delle loro partite e sono tra le squadre pi\u00f9 forti e dominanti di sempre, non solo nel rugby. Anche a prescindere dai risultati, gli All Blacks sono ormai un simbolo, un brand che va oltre il rugby e pure oltre il mondo dello sport.<\/p>\n<p>La fama degli All Blacks di squadra potente ed elegante \u2013 e un po\u2019 anche il loro mito \u2013 inizi\u00f2 120 anni fa, con il primo viaggio della squadra nell\u2019emisfero nord. Tra il 16 settembre del 1905 e i primi mesi del 1906 la nazionale neozelandese and\u00f2 in Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti: in 35 partite segn\u00f2 976 punti e ne sub\u00ec solo 59. Vinse spesso tanto-a-poco, mostrando una netta superiorit\u00e0 fisica e importanti novit\u00e0 tattiche. Perse una sola partita, 3-0, ma and\u00f2 molto vicino a vincerla con una meta non assegnata che si tira spesso in ballo quando si parla della storia degli All Blacks. Soprattutto, fu proprio durante quel viaggio che si diffuse il nome All Blacks.<\/p>\n<p>In Nuova Zelanda il rugby era arrivato negli anni Settanta dell\u2019Ottocento, portato dai britannici che ci giocavano gi\u00e0 da qualche decennio. Sebbene all\u2019inizio ci giocassero soprattutto persone di origine europea, ebbe successo anche tra i maori, la popolazione polinesiana arrivata in Nuova Zelanda diversi secoli prima degli europei. La federazione rugbistica nazionale (NZRFU) fu fondata nel 1892, quando gi\u00e0 da qualche anno c\u2019erano state partite \u2013 quasi tutte vinte in modo netto \u2013 giocate da una \u201cselezione nazionale\u201d dei migliori giocatori neozelandesi, in genere contro squadre locali o australiane.<\/p>\n<p>Al tour nell\u2019emisfero nord del 1905 parteciparono 27 giocatori e due allenatori: uno dei due, George Dixon, raccont\u00f2 poi quel viaggio in un libro. La maggior parte erano neozelandesi pakeha (come i maori chiamano i neozelandesi di origine europea), solo due avevano origini maori. Il 30 luglio partirono in barca da Wellington, in Nuova Zelanda, e il 6 settembre arrivarono nel porto inglese di Plymouth. Il 16 settembre giocarono la prima partita, vinta 55 a 4. Nei primi resoconti alcuni giornali pensarono che quel risultato fosse un errore: qualcuno scrisse che era finita 5-4, qualcuno 55 a 51 (cio\u00e8 55 meno 4).<\/p>\n<p>Abituati a partite pi\u00f9 lunghe di quelle giocate in Europa, i neozelandesi vinsero anche le successive cinque contro squadre di altre citt\u00e0: sempre facendo decine di punti e senza subirne nemmeno uno. I britannici gi\u00e0 sospettavano che la Nuova Zelanda potesse essere molto forte a rugby: perch\u00e9 sapevano che avevano vinto contro forti squadre australiane e perch\u00e9 alcune squadre britanniche erano gi\u00e0 state in Nuova Zelanda, pur senza mai giocare contro la nazionale neozelandese.<\/p>\n<p>Ma i giocatori di quella prima nazionale neozelandese di rugby \u2013 poi noti come \u201cThe Originals\u201d, gli originali \u2013 si rivelarono assai pi\u00f9 forti di ogni previsione. \u00abPresi da soli sono superlativi, come collettivo sono inarrestabili\u00bb, scrisse di loro un cronista dell\u2019Athletic News. Il libro The Story of the All Blacks racconta che il dominio fu tale che un neozelandese riusc\u00ec a giocare un\u2019intera partita senza mai perdere il cappello.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 che per le qualit\u00e0 fisiche i neozelandesi si fecero notare per l\u2019organizzazione e la pulizia del loro rugby, per un nuovo modo di stare in campo. Stare in campo in senso letterale, visto che i neozelandesi giocavano con ruoli diversi e nuovi: come presentarsi a una partita di calcio avendo inventato i mediani o i trequartisti.<\/p>\n<p>Come racconta Peter Freeman nel podcast La favola del Rugby, gli Originals esportarono \u00abun nuovo modo di interpretare il rugby, un rugby meravigliosamente organizzato\u00bb.<\/p>\n<p>Gli Originals facevano gi\u00e0 l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/flashes\/haka-all-blacks-francia-nuova-zelanda-apertura-coppa-del-mondo-rugby\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">haka<\/a>, la celebre danza maori usata in momenti di celebrazione o di cordoglio che la nazionale neozelandese esegue abitualmente prima delle partite. E giocavano gi\u00e0 vestiti di nero, con l\u2019eccezione di una riga sui calzini e del simbolo della felce sulla maglia: cosa che port\u00f2 certi giornalisti a iniziare a definirli \u201cAll Blacks\u201d. L\u2019altra storia per spiegare l\u2019origine del nome \u00e8 <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20081014042608\/http:\/\/www.rugbymuseum.co.nz\/asp\/container_pages\/normal_menu\/rmArticle.asp?IDID=138\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">quasi di certo una leggenda<\/a>, alimentata dal racconto fatto anni dopo da uno dei giocatori. Disse che un giornalista aveva scritto che i neozelandesi sembravano tutti all backs (cio\u00e8 che sembravano giocare tutti nel ruolo offensivo di backs, trequarti) e che un refuso port\u00f2 a scrivere all blacks.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3406024 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1758029684-1024px-England_vs_allblacks_Gillett_1905.jpg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"657\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">Un\u2019illustrazione del 1905 di Edward Frank Gillette (<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:England_vs_allblacks_Gillett_1905.jpg\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Wikimedia<\/a>)<\/p>\n<p>Dopo diverse settimane passate in Inghilterra gli Originals andarono in Scozia, Irlanda, Galles e Francia, e infine per alcune ultime partite negli Stati Uniti. Tranne che negli Stati Uniti, dove fecero giusto due partite a fine viaggio, in California, gli Originals giocarono sempre sia contro squadre locali che contro le squadre nazionali. Vinsero 15-0 con l\u2019Inghilterra, 15-0 con l\u2019Irlanda, 12-7 con la Scozia, 38-8 con la Francia.<\/p>\n<p>Le vinsero tutte tranne una, quella contro il Galles del <a href=\"https:\/\/stats.allblacks.com\/match-centre\/report\/All-Blacks-Wales-16-December-1905\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">16 dicembre 1905<\/a>. Gli All Blacks ci arrivarono dopo 28 vittorie, forse un poco stanchi. E si sapeva che sarebbe stata una partita complicata: i gallesi erano considerati i migliori al mondo, almeno nella loro met\u00e0 di mondo, motivo per cui la partita fu presentata come una sorta di finale mondiale. Fu anche presentata come \u201cpartita del secolo\u201d, cosa comunque non granch\u00e9 significativa considerato che quel secolo era iniziato giusto una manciata di anni prima.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3406030 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1758029833-Screenshot-2025-09-16-alle-15.14.01.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"649\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 640px\">Un\u2019illustrazione del 1905, che fa ben capire chi era dato per favorito<\/p>\n<p>Cos\u00ec come altre partite di quel tour, anche Galles-Nuova Zelanda si gioc\u00f2 davanti ad alcune decine di migliaia di persone: in questo caso circa 47mila. Come suggerisce il punteggio fu una partita molto equilibrata. Il Galles fece i suoi 3 punti con una meta nel primo tempo (ora ne varrebbe 5). Nel secondo tempo la Nuova Zelanda and\u00f2 vicinissima a una meta, che le sarebbe valsa quantomeno il pareggio e forse anche la vittoria (se dopo la meta fosse riuscita a segnare il calcio di trasformazione).<\/p>\n<p>Per fare meta bisogna appoggiare la palla oltre la linea: i neozelandesi, compreso Bob Deans, che la teneva in mano, dissero che fu cos\u00ec; i gallesi negarono. L\u2019arbitro \u2013 scozzese e a quanto si scrisse non particolarmente in forma \u2013 era rimasto a decine di metri dall\u2019azione: decise che non era meta. La storia del rugby \u00e8 piena di racconti e resoconti (comprese presunte ammissioni in punto di morte) dei diretti interessati, tra chi dice che non fu meta e chi dice che lo fu, e che anzi mentre l\u2019arbitro si avvicinava i gallesi spostarono giocatore e pallone di qualche determinante centimetro. Ancora oggi capita che quella meta salti fuori quando si parla della sempre intensa rivalit\u00e0 tra Galles e All Blacks, che dal 1953 in poi hanno vinto tutte le partite giocate contro i gallesi.<\/p>\n<p>Un quarto di secolo dopo gli Originals un\u2019altra nazionale di All Blacks fece un viaggio simile. I giocatori di quel tour divennero noti come Invincibles, gli invincibili: vinsero 32 partite su 32, compresa quella contro il Galles.<\/p>\n<p>In questi giorni agli All Blacks va un po\u2019 peggio: il 13 settembre hanno perso 43-10 contro il Sudafrica in una partita del Rugby Championship, il torneo tra le pi\u00f9 forti nazionali dell\u2019emisfero sud. In termini di punti \u00e8 stata la <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/sport\/2025\/sep\/13\/new-zealand-all-blacks-south-africa-springboks-rugby-union-test-match-report\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">peggior sconfitta<\/a> nella storia della squadra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La nazionale neozelandese maschile di rugby esiste dalla fine dell\u2019Ottocento, e da 120 anni \u00e8 per\u00f2 nota soprattutto&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":112143,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1458],"tags":[1537,90,89,1840,245,244],"class_list":{"0":"post-112142","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-rugby","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-rugby","12":"tag-sport","13":"tag-sports"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112142","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=112142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112142\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/112143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=112142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=112142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=112142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}