{"id":112332,"date":"2025-09-16T17:41:13","date_gmt":"2025-09-16T17:41:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112332\/"},"modified":"2025-09-16T17:41:13","modified_gmt":"2025-09-16T17:41:13","slug":"il-libro-arte-autodistruttiva-di-jacopo-de-blasio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112332\/","title":{"rendered":"Il libro Arte autodistruttiva di Jacopo De Blasio"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo saggio Arte autodistruttiva. Per un\u2019estetica della repulsione (Postmedia Books, 2024), <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/author\/jacopodeblasio\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/author\/jacopodeblasio\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Jacopo De Blasio<\/a><\/strong> affronta un tema poco esplorato, che sfida la concezione tradizionale dell\u2019arte come creazione perenne e tangibile. Il volume esplora la pratica artistica dell\u2019<strong>autodistruzione<\/strong>, una pratica estetica e concettuale, che a partire dalla seconda guerra ha messo in discussione consapevolmente il valore dell\u2019oggetto artistico e la sua relazione con il pubblico e il mercato. Attraverso un\u2019analisi che spazia dalla storia dell\u2019iconoclastia alle pi\u00f9 recenti manifestazioni artistiche contemporanee, l\u2019autore offre una visione d\u2019insieme di una pratica tanto estrema quanto significativa nella storia dell\u2019arte e lo fa tracciando un percorso storico artistico che lega artisti e movimenti apparentemente distanti nel tempo e nello spazio.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Distruzione e autodistruzione nell\u2019arte contemporanea<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il primo capitolo del libro affronta una domanda fondamentale: la distruzione dell\u2019arte \u00e8 sempre un atto di violenza o pu\u00f2 essere un gesto consapevole e creativo? De Blasio distingue tra iconoclastia \u2013 la distruzione motivata da ragioni religiose, politiche o ideologiche \u2013 e vandalismo, un atto impulsivo e anarchico, ponendo in discussione il confine tra i due concetti. L\u2019analisi si arricchisce di esempi storici e contemporanei, mettendo in luce il <strong>valore politico e simbolico<\/strong> della cancellazione di un\u2019opera d\u2019arte. Uno dei punti centrali del libro \u00e8 lo studio della Auto-Destructive Art, un movimento nato negli Anni Sessanta con <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/gustav-metzger\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/gustav-metzger\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Gustav Metzger<\/a><\/strong>, che sosteneva la necessit\u00e0 di un\u2019arte effimera, capace di autodistruggersi per denunciare il consumismo e la violenza della societ\u00e0. De Blasio ripercorre il percorso di artisti come <strong>Jean Tinguely<\/strong>, noto per le sue sculture meccaniche destinate all\u2019autodistruzione, emblematica in questo caso \u00e8 l\u2019opera Homage to New York, opera destinata a distruggersi da sola, e <strong>Yoko Ono<\/strong>, che ha reso il corpo stesso un campo di battaglia attraverso le sue performance. La relazione tra corpo e autodistruzione viene analizzata con particolare attenzione nel capitolo dedicato alla Self-Harming Performance, dove si discute il lavoro di <strong>Marina Abramovi\u0107, Gina Pane e Vito Acconci<\/strong> nel quale \u00e8 il corpo degli stessi artisti ad essere sottoposto a un processo di autodistruzione.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"732\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jacopo-de-blasio-arte-autodistruttiva-per-unestetica-della-repulsione-2024-732x1024.jpg\" alt=\"jacopo de blasio arte autodistruttiva per unestetica della repulsione 2024 Chi l\u2019ha detto che l\u2019arte crea? Un libro racconta l\u2019arte distruttiva (e autodistruttiva)\u00a0\" class=\"wp-image-1180879\" style=\"width:840px;height:auto\"  \/>Copertina del libro di Jacopo De Blasio<strong>Arte digitale e autodistruzione<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il libro non si limita all\u2019analisi storica, ma si interroga anche sulle implicazioni della tecnologia e del digitale nell\u2019autodistruzione dell\u2019arte. La smaterializzazione dell\u2019opera, la replicabilit\u00e0 infinita e l\u2019assenza di un originale fisico pongono nuove questioni sulla durata e il valore dell\u2019arte nell\u2019era contemporanea in cui l\u2019opera si consuma non pi\u00f9 attraverso il fuoco o l\u2019acido, ma nella sua stessa esistenza effimera in rete. La riflessione sulla produzione contemporanea si spinge fino al caso <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/street-urban-art\/2025\/05\/banksy-nuovo-murale\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/street-urban-art\/2025\/05\/banksy-nuovo-murale\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Banksy<\/a><\/strong>, con il celebre Love is in the Bin, opera che si \u00e8 autodistrutta nel momento stesso della sua vendita all\u2019asta, trasformando il gesto in una dichiarazione ironica sul mercato dell\u2019arte.\u00a0<br \/>De Blasio riesce a costruire un saggio che non si limita a documentare, ma propone una chiave di lettura originale per comprendere questo tipo di approccio artistico. Quello che emerge dalla lettura \u00e8 un\u2019analisi originale capace di far approfondire aspetti di una pratica artistica con delle dinamiche proprie anche se declinata nelle maniere pi\u00f9 disparate. Arte autodistruttiva. Per un\u2019estetica della repulsione una lettura storica e concettuale di un fenomeno che ha attraversato l\u2019arte del Novecento fino ai giorni nostri. Il libro collega episodi apparentemente isolati, costruendo una narrazione coerente e stimolante non si limitandosi alla sola analisi storica, ma sollevando questioni attuali sul ruolo dell\u2019arte e sul suo rapporto con la societ\u00e0. La distruzione \u00e8 ancora una forma di protesta? O \u00e8 diventata, a sua volta, un dispositivo spettacolare, funzionale alle dinamiche del mercato?\u00a0<\/p>\n<p><strong>Intervista a Jacopo De Blasio<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Jacopo De Blasio (Roma, 1993) \u00e8 storico dell\u2019arte contemporanea, dottorando in Cultura visuale e chitarrista hardcore punk. Lavora come bibliotecario presso la Fondazione MAXXI e scrive per diverse riviste di settore, tra cui NOT\/NERO, Kabul, TBD Ultramagazine e Antinomie. Si occupa di autodistruzione, studi postcoloniali e decolonialismo, nuovi media ed espressioni sonore. Per comprendere al meglio in che modo il libro Arte autodistruttiva. Per un\u2019estetica della repulsione affronti il tema dell\u2019autodistruzione come pratica lo abbiamo intervistato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"469\" height=\"618\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jacopo-de-blasio.png\" alt=\"Jacopo De Blasio\" class=\"wp-image-1180880\" style=\"width:840px;height:auto\"  \/>Jacopo De Blasio<\/p>\n<p><strong>Come affermi tu nel libro l\u2019arte ha sempre subito, in vari momenti storici, atti di distruzione. Ma \u00e8 solo da un preciso momento che gli artisti volontariamente mettono in atto questo tipo pratica creativa. Che ragioni hai trovato nella nascita di questa esigenza?<\/strong>\u00a0<br \/>Le ragioni sono sicuramente molteplici: da una parte la volont\u00e0 di avanzare una critica puntuale al sistema dell\u2019arte, tentando di mettere in crisi il mercato con la realizzazione di opere difficili o impossibili da vendere, dall\u2019altra l\u2019intento di soffermarsi sulla processualit\u00e0 del fare artistico, rivendicando la \u2013 presunta \u2013 autonomia decisionale dell\u2019opera rispetto all\u2019egemonia dell\u2019artista. Ma la ricorrenza di temi centrali nella controcultura degli Anni Sessanta o Settanta, come ad esempio femminismo, consumismo ed ecologismo, attesta quanto sia un\u2019esigenza riconducibile a uno specifico momento storico e culturale.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019autodistruzione evolve, si trasforma, cambia e assume forme diverse. Secondo te \u00e8 possibile definire questo approccio creativo come medium artistico? Come fosse pittura, scultura, videoarte ecc. ecc.<\/strong>\u00a0<br \/>Pi\u00f9 che un medium artistico, credo sia possibile definire l\u2019autodistruzione come una tendenza sviluppatasi nella produzione artistica contemporanea. Assume pi\u00f9 forme e si manifesta attraverso media differenti. La struttura stessa del saggio si articola attraverso le diverse modalit\u00e0 adottate nel corso degli anni da numerosi artisti per inseguire l\u2019obiettivo dell\u2019autodistruzione. In un certo senso, proprio come scrivi tu, rappresenta uno specifico ma eterogeneo approccio creativo, riconducibile probabilmente a un\u2019intenzionalit\u00e0 condivisa piuttosto che al mezzo utilizzato.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Significativo \u00e8 l\u2019utilizzo del corpo da parte degli artisti in questo contesto autodistruttivo. Il corpo \u00e8 un\u2019entit\u00e0 politica e lo si vede quotidianamente utilizzato come strumento di conflitto e protesta. Secondo te questo utilizzo del corpo \u00e8 nato prima nell\u2019arte e poi si \u00e8 diffuso nella cultura o viceversa?<\/strong>\u00a0<br \/>Difficile stabilire l\u2019origine di un determinato approccio alla corporalit\u00e0.\u00a0 Anche in questo caso, credo sia necessario allargare lo sguardo al contesto di riferimento. Tematiche ricorrenti nel dibattito pubblico si ritrovano nelle opere citate nel libro. L\u2019influenza \u00e8 vicendevole. Il corpo \u00e8 uno \u00e8 sicuramente strumento politico. E colpirlo, danneggiarlo, ferirlo, distruggerlo significa minare quell\u2019aura di sacralit\u00e0 in cui \u00e8 da sempre e per sempre sar\u00e0 avvolto, attirando l\u2019attenzione. Proprio per questo il corpo risulta centrale in qualsiasi movimento e forma di contestazione. Tanto per infliggere quanto per subire violenza, la fisicit\u00e0 costituisce un elemento dirimente della protesta. A mio avviso, per esempio, \u00e8 interessante sottolineare la predominanza femminile nelle pratiche di autodistruzione performativa. E, fatta eccezione per alcuni episodi pionieristici, il grado di efferatezza segue di pari passo lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa. Non a caso, con l\u2019avvento della rete e successivamente dei social network, sembra necessario perseguire una sensazionalit\u00e0 senza precedenti per veicolare l\u2019interesse del pubblico, sebbene per un lasso di tempo sempre pi\u00f9 esiguo. \u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>In un presente che non ha futuro come quello attuale vedi un evolversi della pratica artistica autodistruttiva contemporanea o questo tipo di ricerca si \u00e8 affievolita?<\/strong>\u00a0<br \/>Secondo me, l\u2019autodistruzione continua a essere ancora oggi una forma espressiva quanto mai efficace. E l\u2019assenza di prospettive, o quantomeno la difficolt\u00e0 di immaginarne un futuro prossimo migliore del presente, contribuisce in tal senso a enfatizzare l\u2019immediatezza comunicativa dell\u2019autodistruttivit\u00e0.\u00a0 Basti pensare al caso Banksy. Per quanto le premesse siano sicuramente differenti e lontane da quelle, ad esempio, dei manifesti autodistruttivi redatti da Metzger tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, credo sia innegabile che l\u2019opera dell\u2019anonimo street artist abbia portato l\u2019autodistruzione, intesa come pratica artistica, a raggiungere una notoriet\u00e0 senza precedenti. Sono sicuramente numerose le persone a essersi avvicinate all\u2019argomento proprio grazie a Banksy. Per questo ho deciso di riportare questo episodio alla fine del volume. Non penso che la ricerca autodistruttiva si stia affievolendo, anzi. Continua a evolversi e a cambiare forma, spesso rifuggendo da dogmi o mode del momento. Sebbene sia ormai un motivo presente nella storia dell\u2019arte ormai da decenni, penso che l\u2019autodistruzione sia un campo poco battuto e forse, anche per questo, ancora molto interessante.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel suo saggio Arte autodistruttiva. 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