{"id":112456,"date":"2025-09-16T19:07:26","date_gmt":"2025-09-16T19:07:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112456\/"},"modified":"2025-09-16T19:07:26","modified_gmt":"2025-09-16T19:07:26","slug":"eremitaggio-nel-blu-ovvero-tre-libri-per-colonizzare-il-vostro-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112456\/","title":{"rendered":"Eremitaggio nel blu. Ovvero: tre libri per colonizzare il vostro cuore"},"content":{"rendered":"<p>In principio, forse, era il verbo. Ma non appena il verbo si fece maturo e semin\u00f2 le radici del discorso, ogni libro divenne una stagione da coltivare e ogni frase una serra da proteggere. La cifra di questi tre libri, incastonati in un blu marittimo, \u00e8 l\u2019eremitaggio: il panorama come il discorso che getta le basi di una colonizzazione futura, e le frasi che recano l\u2019unica traccia affidabile del dettato.<\/p>\n<p><strong>La pantera delle nevi.\u00a0<\/strong><strong>Pare che Tesson<\/strong>\u00a0sia salito agli onori della cronaca francese per una forma culminante di mimetismo: se fosse possibile sintetizzare l\u2019esperienza di un uomo in poche stringhe, si dovrebbe dire: la soluzione finale della ragione \u00e8 la mimetizzazione, l\u2019adattamento a quanto soggioga per eccesso di eloquenza: leggi, la Siberia (tappa di un altro suo memorabile libro,\u00a0Nelle foreste siberiane), il Tibet, la Mongolia.\u00a0<strong>In breve, il sogno di un uomo di essere invisibile, e di come prese la strada dell\u2019Asia per scomparire;<\/strong>\u00a0lui, un parigino incallito dalle critiche e sterilizzato dall\u2019isteria della polemica che si mette sulle tracce di un fotografo che insegue animali leggendari, un uomo il cui sogno \u00e8 \u201cessere completamente invisibile\u201d. Riflette Tesson:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cla maggior parte dei miei simili \u2013 a cominciare da me \u2013 voleva il contrario: farsi vedere. Non avevamo nessuna speranza di avvicinarci a un animale\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Fin dall\u2019inizio, la piccola\u00a0troupe\u00a0si mette sulle tracce della pantera. Ma la natura ama nascondersi, e la ricerca si trasforma in un percorso iniziatico. Il luogo \u00e8 inospitale \u2013 \u201cventi gradi sotto zero. In luoghi come quelli noi uomini non potevamo fare altro che passare\u201d \u2013 ma la tempra \u00e8 ben oliata. Fra le altre cose, questo \u00e8 un libro che ramificandosi, durante il percorso, si trasforma in un erbario essenziale da cui estrarre un principio terreno di saggezza. Sfogliando a caso: \u201cL\u2019uomo? Dio ha giocato a dadi e ha perso\u201d, oppure, metafisizzando il paesaggio: \u201ci versanti sono striati di venature nere, gocce cadute dal calamaio di un Dio che abbia posato la penna dopo aver scritto il mondo\u201d. Un linguaggio che imita la natura affilandosi. Nell\u2019appello futuro dei canoni Tesson risponder\u00e0: presente.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"672\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-image-104887 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/9788838940804_883212712_0_0_0_75-672x1024.jpg\"  data-\/><\/p>\n<p><strong>Terra sonnambula.\u00a0<\/strong><strong>Di Mia Couto, bisogna ripetersi nome e cognome sotto-labbra: sembra una antica cantilena sulla soglia di un nuovo linguaggio.<\/strong>\u00a0Riscoperto dalla critica pochi anni fa, scrive in portoghese, ma di fatto appartiene a un\u2019altra lingua. Basta sfogliarne una manciata di pagine per accorgersi che certi scrittori trovano asilo soltanto nel recinto delle lettere. In breve, l\u2019autore, mozambicano (\u201cun paese disegnato con la geografia della nostalgia\u201d), per sedici anni \u00e8 testimone di una violenta guerra civile. I numeri sono muti, ma lasciamoli balbettare: alla fine del conflitto, nel 1992, un milione di mozambicani, semplicemente, mancano all\u2019appello. Deve essere da questa lacuna che Couto ha sprigionato il suo oceano linguistico. L\u2019incipit fa parte di quei fulmini obliqui che ti precipitano alla cassa, con il libro in mano:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cIn quel posto, la guerra aveva ucciso la strada. Sui sentieri, solo le iene si trascinavano, grufolando tra cenere e polvere. Il paesaggio era un misto di tristezze mai viste, con colori che si appiccicavano alla bocca. Il cielo era diventato impossibile. I vivi si erano abituati alla terra, in un rassegnato apprendistato di morte\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Dal sodalizio fra un giovane e un vecchio, Muidinga e Tuahir, fiorisce la storia di questo libro: in mezzo, il ritrovamento di un manoscritto in un bus che tira le fila della storia, aggiungendo scorie di incantamento all\u2019assolo della violenza. I due costruiscono un\u2019oasi nel deserto della guerra. La fonte di questa freschezza sono le storie che Muidinga legge dal manoscritto ritrovato: anche il vecchio Tuahir, analfabeta, non tarda ad accorgersi che in quegli strappi dalla realt\u00e0 si nasconde la vera formula del mondo. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"424\" height=\"682\" alt=\"\" class=\"wp-image-104888 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/9788838947438_0_0_424_0_75.jpg\"  data-\/><\/p>\n<p>Da allora, tutto comincia ad essere in movimento, anche la strada che percorrono. Il libro, stratificato come il dedalo di storie che ne costituisce il centro, nasconde pi\u00f9 piani di lettura: sradicamento, colonizzazione e convivenza sono solo la punta dell\u2019iceberg. L\u2019andamento della trama, se pu\u00f2 essere talvolta oggetto a oscillazioni che sono il grafico del terremotare del linguaggio, non lascia scampo ai tracciati di frase che qua e l\u00e0 ipnotizzano il lettore, sorvegliandolo. Ne cito soltanto uno, ma tutto il libro \u00e8 un terreno di coltura: \u201ci sogni sono lettere che mandiamo alle nostre altre vite, quelle che ci restano\u201d. Buon viaggio.\u00a0<\/p>\n<p><strong>La stagione della migrazione a Nord. Se \u00e8 vero che inizi\u00f2 come canto, \u00e8 altrettanto certo che la letteratura finir\u00e0 con una confessione.<\/strong>\u00a0Alle origini dell\u2019intreccio fra due continenti c\u2019\u00e8\u00a0<strong>Tayeb Salih<\/strong>, nato in Sudan nel 1929 e morto a Londra nel 2009, che si iscrive alla letteratura rovesciandola. Un altro sabotatore di bussole, Milos Crnjanski, pubblicando proprio nel \u201929\u00a0Migrazioni, scolpiva l\u2019ultima pietra della propria opera scrivendo che le migrazioni esistono, mentre \u00e8 la morte a non esistere. Con Conrad, ad ogni modo, l\u2019uomo europeo supera le colonne di Ercole del Sud arrivando al centro del mondo, nel Congo. Pi\u00f9 o meno nello stesso periodo \u2013 Conrad trapassa nel \u201924 \u2013 un uomo africano realizza il viaggio esattamente opposto. Se non \u00e8 difficile immaginare la trepidazione dell\u2019europeo per il ritorno in patria da una semplice battuta commerciale, lo stesso non si pu\u00f2 dire a ruoli inversi, dato che solitamente l\u2019Europa \u00e8, per un giovane studente africano, terra dove mettere radici per le future generazioni. Ma anche in questo caso il libro rappresenta un\u2019eccezione: dopo sette anni di brillante apprendistato londinese, il protagonista rientra alla base, gettando nello scompiglio la piccola comunit\u00e0 d\u2019origine. Dopo il soggiorno all\u2019estero, il narratore si rende conto di non essere \u201cuna pietra da gettare nell\u2019acqua, ma un seme da seminare nel campo\u201d. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"663\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-image-104889 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/9788838948305_0_0_0_0_0-663x1024.jpg\"  data-\/><\/p>\n<p>Percorre i luoghi della propria terra, avvicina l\u2019orecchio alla terra, l\u2019occhio al cielo. Nasce cos\u00ec una strana creatura che fa della propria bivalenza etnica un sottile strumento di manipolazione: rovescia le coordinate geografiche per servirsi della geografia come ci si serve di una carta sfoderata all\u2019ultima mossa, trincerando nei tratti meridionali quella frazione di sud \u201cche anela al nord e al gelo\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Al netto di tanti spaesamenti, la letteratura \u00e8 l\u2019unico luogo in cui nord e sud possono convivere nella stessa pagina.<\/p>\n<p><strong>Andrea Muratore<\/strong><\/p>\n<p>*In copertina: Yves Klein, La grande Anthropom\u00e9trie bleue, 1960 ca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In principio, forse, era il verbo. 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