{"id":112768,"date":"2025-09-16T22:53:14","date_gmt":"2025-09-16T22:53:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112768\/"},"modified":"2025-09-16T22:53:14","modified_gmt":"2025-09-16T22:53:14","slug":"lue-pensa-alla-sicurezza-energetica-solo-per-darsi-qualche-altro-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/112768\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue pensa alla sicurezza energetica solo per darsi qualche altro potere"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il doppio disastro nella corsa alle rinnovabili e lo stop al gas russo, la Commissione avvia consultazioni sulle regole per garantire l\u2019approvvigionamento. \u00c8 una mossa tardiva che non contempla nessuna autocritica.La Commissione europea avvia una revisione del quadro di regole sulla sicurezza energetica, con un regolamento in arrivo nel primo semestre 2026. Lo fa avviando una consultazione preliminare (\u00abcall for evidence\u00bb) a supporto della valutazione d\u2019impatto delle nuove regole.La cosa farebbe sorridere se non fosse drammatica. La sicurezza dell\u2019approvvigionamento energetico dovrebbe essere in cima alla lista delle cose importanti da fare sempre e subito, e invece a Bruxelles, come dicono a Roma, stanno ancora a \u00abcaro amico\u00bb.Il documento di consultazione serve a raccogliere le osservazioni di imprese, associazioni e cittadini sulla nuova normativa. In realt\u00e0, serve soprattutto ai burocrati di Bruxelles per poter dire, un domani, che loro avevano avvisato di quello che stava per succedere. \u00c8 piuttosto sfacciato, da parte della Commissione, arrivare oggi a parlare di queste cose. Le turbative alla sicurezza degli approvvigionamenti, infatti, sono state create dall\u2019Ue stessa, spingendo verso le fonti rinnovabili senza prevedere gli adeguati ammortizzatori: obbligo di investimenti in reti e accumuli per ogni impianto a fonte rinnovabile aggiunto, ad esempio, o compensazioni per il phase-out di gas e carbone, ridondanza e connessioni transfrontaliere, fondi per i cittadini che devono affrontare costi pi\u00f9 alti. Nulla di tutto questo si \u00e8 visto in Europa, solo l\u2019assalto alle reti da parte di pannelli fotovoltaici cinesi e turbine eoliche made in China. Si \u00e8 creata cos\u00ec l\u2019estrema vulnerabilit\u00e0 dei sistemi elettrici (vedi blackout in Spagna) e una dipendenza del sistema energetico europeo dall\u2019industria manifatturiera cinese, oltre che dai materiali cinesi per le tecnologie green. Fragilit\u00e0 e dipendenza che prima del Green deal non esistevano.Che dire poi della doppia manovra europea sul gas? Prima la Commissione chiude gli occhi sul progetto della Germania di farsi un altro gasdotto tutto per s\u00e9 (Nord Stream 2), sbilanciando l\u2019intera regione europea su un solo fornitore, la Russia. Poi decide di fare a meno per sempre dal gas russo. Ci\u00f2 ha generato prima, nel 2021, una riduzione dei flussi dalla Russia, che premeva cos\u00ec per far aprire il Nord Stream 2 rimasto bloccato dall\u2019opposizione americana. Poi ha portato all\u2019esplosione dei prezzi del 2022, dopo che la Russia ha chiuso i rubinetti in seguito all\u2019invasione dell\u2019Ucraina.Un documento serio di consultazione dovrebbe partire dal disastro compiuto dall\u2019Ue sull\u2019energia e da una severa autocritica. Ma naturalmente nella consultazione non c\u2019\u00e8 nulla di tutto questo. Nel documento si dice che la transizione energetica pone nuovi rischi per la sicurezza: la Commissione se ne accorge nel 2025, dopo aver lanciato la transizione nel 2019?La DG Energia, titolare della consultazione, scrive che in Ue c\u2019\u00e8 scarsa prontezza operativa in emergenza, che i settori gas ed elettricit\u00e0 sono a compartimenti stagni, che la cooperazione transfrontaliera \u00e8 limitata, che vi sono nuove minacce e che le filiere energetiche europee non sono sicure. A parte alcuni, si tratta di problemi veri che richiedono una risposta, certamente. Quello che stona \u00e8 la mancata autocritica e soprattutto il nuovo tentativo dell\u2019Ue, e della Commissione in particolare, di allargare il proprio ambito di azione.La proposta della Commissione riguarda infatti nuove regole in dieci aree di intervento: (1) tutela dei consumatori; (2) stoccaggi\/standard di fornitura; (3) standard infrastrutturali; (4) risk assessment; (5) piani di emergenza; (6) diversificazione; (7) resilienza delle entit\u00e0 critiche; (8) monitoraggio\/trasparenza; (9) gestione delle crisi; (10) solidariet\u00e0. Nel caso specifico, la Commissione propone quattro interventi: 1) riordinare le regole esistenti nei singoli settori (gas, elettricit\u00e0, reti, petrolio, materiali critici, soggetti rilevanti, cyber security); 2) creare un livello superiore di allerta comune ai vari settori; 3) mettere insieme tutti i settori con un nuovo regolamento specifico sulla sicurezza; 4) creare un organismo centralizzato che sovrintenda sulla sicurezza in tutti i settori e per tutti gli Stati membri, con gestione e monitoraggio centralizzati.La proposta della Commissione rappresenta un nuovo tentativo di accrescerne i poteri, con forti dubbi sulla legittimit\u00e0 di una simile azione. Con la creazione di un nuovo organismo centralizzato che sovrintende alla sicurezza energetica Bruxelles potr\u00e0 decidere praticamente qualsiasi cosa nel caso in cui si attivi il meccanismo di allerta. Quello che preoccupa di pi\u00f9 \u00e8 la voce \u00abgestione delle crisi\u00bb. Per intendersi, stiamo parlando di blackout, di mancanza di gas per il riscaldamento delle famiglie e per il funzionamento delle industrie. Davvero qualcuno farebbe gestire simili crisi energetiche a Ursula von der Leyen o allo scolorito danese Dan J\u00f8rgensen?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo il doppio disastro nella corsa alle rinnovabili e lo stop al gas russo, la Commissione avvia consultazioni&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":112769,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,6316,78143,1537,90,89,78142,997],"class_list":{"0":"post-112768","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-gas","11":"tag-gas-europa","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-sicurezza-energetica","16":"tag-ue"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=112768"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112768\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/112769"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=112768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=112768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=112768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}