{"id":113109,"date":"2025-09-17T04:23:14","date_gmt":"2025-09-17T04:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113109\/"},"modified":"2025-09-17T04:23:14","modified_gmt":"2025-09-17T04:23:14","slug":"giancarlo-consonni-oltre-il-velo-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113109\/","title":{"rendered":"Giancarlo Consonni oltre il velo delle cose"},"content":{"rendered":"<p>In un tempo che preferisce il brodo insipido della tuttologia alla specializzazione e alla competenza critica, qual \u00e8 il ruolo degli autentici \u201ctalenti multipli\u201d, quale il loro compito?<\/p>\n<p>La risposta, ovviamente, va trovata caso per caso, sebbene in giro di casi se ne vedano pochi. Tra i pochi c\u2019\u00e8 senza dubbio Giancarlo Consonni, del quale dir\u00f2 qui nella rinverdita veste di poeta (nel mese di febbraio ha dato alle stampe <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/poesia-e-teatro\/poesia\/il-conforto-dellombra-giancarlo-consonni-9788858447444\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il conforto dell\u2019ombra<\/a> per Einaudi) ma ribadendo in premessa quanto contino, nella sua pronuncia lirica, la lunga militanza accademica (al Politecnico di Milano) di insigne urbanista-umanista, la coloratissima creativit\u00e0 di pittore (e di penetrante lettore di pitture altrui), l\u2019estro satirico di saltimbanco della lingua che purtroppo da parecchio tempo non produce pi\u00f9 libretti pseudonimi \u2013 era lui il D\u2019Avec che, negli anni a cavallo del secolo, ci deliziava coi suoi rebusi sulle pagine rimpiante di \u00abl\u2019Unit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Il talento multiplo di Consonni s\u2019\u00e8 dato una missione non facile: contemperare l\u2019arguto e impietoso sguardo critico sul decadere delle forme di convivenza civile con una prospettiva scevra da toni apocalittici perch\u00e9 nutrita da una sostanziale fiducia nella forza trascinante dei colori della vita, nello svariante spettacolo della natura nella possibilit\u00e0 che l\u2019essere umano si ricreda e ritrovi l\u2019indispensabile humanitas quando sembra ormai sporto inesorabilmente sul definitivo precipizio. \u00c8, questa, l\u2019impressione che l\u2019attivit\u00e0 complessiva del talento multiplo Consonni non da ora mi ha dato e che di recente era stata confermata dal nitidissimo <a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822922595\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Non si salva il pianeta se non si salvano le citt\u00e0<\/a> (Quodlibet, 2024), ultima incursione in volume del Consonni saggista, che insegnerebbe molte cose a chi si occupa di urbanistica soltanto sull\u2019onda di clamorose inchieste giudiziarie.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Conforto dell\u2019ombra, che sembra invece, fin dal titolo, elogiare la scelta della ritrazione, dell\u2019accortezza, della \u00abparola che abita il silenzio\u00bb, apparentemente contrapposta alla \u00abparola che sa stare tra la gente\u00bb: ho citato gli ultimi due versi di Parola, lirica-esergo della raccolta, posta in posizione prefatoria, alla quale seguono tre sezioni, intitolate \u201cI gelsi spaesati\u201d, \u201cBabylo minima\u201d e \u201cDono\u201d e che contengono rispettivamente liriche di proustiano movimento memoriale; poesie ispirate da Milano, minima Babilonia contemporanea; testi di sapienziale domesticit\u00e0 o doni, talvolta ecfrastici, per amici e affetti assai vicini.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione coerente del libro di poesia \u00e8 una forma gi\u00e0 sperimentata da Consonni, del quale vorrei ricordare, in successione cronologica, i titoli precedenti: Viridarium (1987) e V\u00fbs (1997) nel dialetto di Verderio, In breve volo (1994), Lu\u00ec (2003), Filovia (2006), Pinoli (2021) in lingua italiana. Poich\u00e9 il poeta Consonni esordisce in et\u00e0 non verdissima (\u00e8 nato a Merate nel 1943), i temi e le forme preponderanti della sua poesia hanno avuto modo di presentarsi con chiarezza fin dall\u2019inizio, e poi via via di rafforzarsi, di diventare stilemi: la memoria dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza, la configurazione della comunit\u00e0 metropolitana, la presenza vivificante della vita animale e vegetale, nelle forme predilette della brevitas epigrammatica o, pi\u00f9 spesso, contemplativa (ma vorrei scartare il troppo facile riferimento al modello haiku, vista la felice libert\u00e0 di trasgredire le regole metriche nipponiche che, giustamente, Consonni ha scelto). Tutto questo \u00e8 ribadito, ma anche ulteriormente chiarito, nel segno sempre pi\u00f9 sapiente di una felicissima senilit\u00e0, da Conforto dell\u2019ombra; e in esso la gi\u00e0 citata lirica incipitaria riafferma, con sommessa dichiarazione di poetica, la centralit\u00e0 della parola rispetto all\u2019articolazione del periodo. Ma Consonni evita l\u2019oltranza scarnificata della parola ungarettiana, optando piuttosto per una confidente semplificazione del dettato, per un \u201cparlare all\u2019orecchio\u201d che dal Leopardi pi\u00f9 puro viaggia attraverso il Novecento su percorsi triestini, liguri, appenninici e lombardo-ticinesi per arrivare, limpidissimo, fino a noi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"8231a702-438d-40a5-8f67-74acddcc494e\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover__id11217_w800_t1746784100__2x.jpg\" width=\"780\" height=\"1286\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Pure in questo libro la resa poetica del ricordo-madeleine si accampa, come ha scritto Clelia Martignoni a proposito delle prime opere di Consonni, \u00abin misure asciutte e arcaiche, atemporali e circolari, con forte materialit\u00e0 e corporalit\u00e0\u00bb, sebbene in questa produzione pi\u00f9 recente siano pi\u00f9 espliciti i riferimenti a un orizzonte di anni, quelli della Ricostruzione, decisivi per il Consonni bambino e per un\u2019Italia che ancora non aveva del tutto reciso i legami con la civilt\u00e0 contadina. La temporalit\u00e0, dunque: talvolta la precisione \u00e8 massima, come in Volantini, dove la pioggia di foglietti elettorali dal distico finale \u00e8 perfettamente datata a una svolta epocale: \u00ab\u00c8 l\u2019inizio di aprile \/ del millenovecentoquarantotto\u00bb; altre volte \u00e8 minore, come quando l\u2019adolescente incontra la sua prima lametta da barba: \u00abMa la guerra era alle spalle \/ e a quel poco sangue sul viso rasato \/ rispondeva il sorriso \/ inalberato sulla povert\u00e0\u00bb. O come quando ritornano alla mente i miti orrorosi, nutriti dalle parole udite nei racconti a veglia o in parrocchia, di un piccolo mondo compreso tra fiumi, campi, orti e sacrestie: a proposito dell\u2019Adda, che \u00abStrisciava come un serpente \/ ma non si vedeva la testa\u00bb o di pi\u00f9 sinestetici trasalimenti: \u00abI temporali impetuosi \/ cavano alle strade polverose \/ odore di zolfo. \/ Da ogni poro \/ la terra trasuda dem\u00f2ni\u00bb. Mentre il dato economico contingente investe, al di fuori di qualsiasi idillio, il rapporto con gli animali pi\u00f9 prossimi, come le talpe \u00abscuoiate ed essiccate\u00bb che, rivendute allo straccivendolo, fruttavano \u00abventi lire al pezzo\u00bb perch\u00e9 \u00abAppena finita la guerra \/ c\u2019era chi confezionava pelliccette \/ con pelli di talpa\u00bb. Eppure le trasfigurazioni fantastiche tipiche dell\u2019et\u00e0 infantile garantivano un legame stretto tra la comunit\u00e0 e il sacro, come si deduce da Rothko: \u00abPer tappeto alle statuine \/ il verde scuro del muschio \/ e, a fare da cielo ai portici, \/ il giallo oro delle pannocchie appese. \/ Rothko pensaci tu\u00bb; oppure, ancora pi\u00f9 chiaramente, dalla tornita e chiastica quartina di Presepe: \u00abUscivi dal paese \/ entravi nel presepe, \/ uscivi dal presepe \/ entravi nel paese\u00bb.<\/p>\n<p>Una delle note pi\u00f9 suggestive della prima sezione \u00e8 quella offerta dal cortocircuito fra la nitidezza del ricordo infantile e il sovrapporsi dell\u2019elaborazione culturale successiva: lo si \u00e8 gi\u00e0 visto in Rothko ma accade anche in Vas\u00e8l, in Ciliegi o in Morlotti.<\/p>\n<p>Non esemplifico ulteriormente ma quel che conta \u00e8 la sorridente serenit\u00e0 con cui l\u2019intellettuale Consonni ci suggerisce che l\u2019immediatezza del ricordo \u00e8 un falso mito, e quel che conta \u00e8 l\u2019incastro a ritroso tra memoria \u201cingenua\u201d e substrato colto, di cui l\u2019essere umano non pu\u00f2 fare a meno, sebbene il trionfante populismo contemporaneo cerchi di farci credere il contrario. E si diceva di come lo sguardo poetico non sia scindibile dalle conoscenze tecniche dell\u2019architetto-urbanista: si veda l\u2019opposizione, in Asfalto, tra i ricordi sussultori determinati dai selciati fatti di sassi e l\u2019avvento dell\u2019asfalto, \u00abpraticissimo demone \/ della dimenticanza\u00bb. Va da s\u00e9 che le poesie pi\u00f9 ricche di spunti siano, in tal senso, quelle dedicate a Milano, talvolta ispirate da libri d\u2019artista o dal ricordo di persone che, loro malgrado, hanno lasciato traccia evidente di s\u00e9 nel vissuto collettivo (come si legge nella strofe conclusiva di Per Milano con Enzo Rocca e Alberto Scibona: \u00abChiamare al gran finale \/ i personaggi \/ le situazioni \/ i luoghi \/ l\u2019allungarsi delle ombre \/ quel che rimane della nebbia\u00bb): per esempio, la coppia formata da Alinka e Tolek Prusicki (si legga la magnifica Fili: \u00abSe ti rubano la vita, \/ per quel che ti resta \/ puoi tirare fili sul baratro \/ e provare, \/ come il funambolo, \/ a fare del vivere un gioco\u00bb) o come il ferroviere Pinelli (Giuseppe Pinelli: \u00ab\u00c8 silenzio nel cortile. \/ Il sangue scorre senza fare rumore. \/ Da quel 19 dicembre \/ non smette di scorrere\u00bb).<\/p>\n<p>Non manca la satira delle asfissianti stupidaggini della vita odierna: il curriculum vitae, il meteo, le location, le password da ricordare ossessivamente (ma \u00abMai che mi ricordi \/ come si aprono \/ i cancelli del cielo\u00bb). Come resistere? Tenendoci saldamente alle acquisizioni della cultura che permettono, tra l\u2019altro, di ancorarsi al possesso della ricchezza linguistica, premessa indispensabile d\u2019una ludica saggezza (si legga Guscio: \u00abIl gheriglio \/ ha un nascondiglio \/ come la tenerezza \/ nel cipiglio\u00bb). Aggrappandoci alla cura degli affetti (Tienimi stretta, L\u2019albero del pepe), magari traslati nell\u2019ecfrasi di una serie di dipinti che molto hanno interessato Consonni perch\u00e9 hanno in comune la presenza dell\u2019oggetto libro, in mano a lettrici, lettori o studiosi (ne derivano splendide e brevissime liriche, come, tra le altre, Velo, ispirata da un quadro di Boccioni: \u00abAlzi gli occhi dal libro \/ mi guardi \/ ma non mi vedi. \/ Sei soprappensiero. \/\/ Vorrei essere l\u00ec \/ nel sogno \/ che si fa velo\u00bb).<\/p>\n<p>Se poi \u00e8 lecito comparare a quello che apparentemente \u00e8 incomparabile, direi che le ultime liriche del libro rammentano gli ultimi canti del Paradiso dantesco, giocate come sono sul desiderio, sulla luce, sul tempo, sulla parola poetica, sull\u2019inesprimibile. E non soltanto perch\u00e9 il Paradiso \u00e8 evocato nella chiusa di Ci sono giorni, che offre il titolo a tutto il libro (\u00abCome faranno in Paradiso \/ senza il conforto dell\u2019ombra?\u00bb) ma perch\u00e9 \u00e8 in queste liriche finali che Consonni ha fatto coagulare le sue provvisorie conclusioni sul senso dell\u2019essere, del vivere. Con una matura e affettuosa comprensione di quello che in fondo sono il tempo e il passato: elementi del vivere quotidiano rispetto ai quali non deve darsi rimpianto o strazio (in estate il tempo \u00ab\u00e8 cenere che canta\u00bb; i giorni passati \u00absono lanuggine \/ in fondo alle tasche\u00bb). Soltanto cos\u00ec l\u2019occhio sapr\u00e0 cogliere nei fenomeni naturali l\u2019essenza, il necessario (come in Attesa), che forse consiste, simbolicamente e concretamente, nell\u2019equivalenza di luce e ombra, racchiusa nella forza insormontabile del dire poetico. Lo rivela, con chiarezza, Grembo, la lirica conclusiva: \u00abSi sfa la luce, \/ si sfa l\u2019ombra. \/\/ Tornano insieme \/ nel grembo della parola\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In un tempo che preferisce il brodo insipido della tuttologia alla specializzazione e alla competenza critica, qual \u00e8&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":113110,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,78308,204,1537,90,89,1609,5272],"class_list":{"0":"post-113109","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-giancarlo-consonni","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-libri","16":"tag-poesia"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113109","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=113109"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113109\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/113110"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=113109"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=113109"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=113109"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}