{"id":113208,"date":"2025-09-17T05:56:18","date_gmt":"2025-09-17T05:56:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113208\/"},"modified":"2025-09-17T05:56:18","modified_gmt":"2025-09-17T05:56:18","slug":"draghi-scuote-lue-linazione-minaccia-la-sua-sovranita-altre-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113208\/","title":{"rendered":"Draghi scuote l&#8217;Ue, &#8216;l&#8217;inazione minaccia la sua sovranit\u00e0&#8217; &#8211; Altre news"},"content":{"rendered":"<p>Il peccato originale dell&#8217;Europa ha un nome preciso: auto-compiacenza. A un anno dalla scossa lanciata dal podio di Palazzo Berlaymont, Mario Draghi \u00e8 tornato a Bruxelles con un monito che, ancora una volta, non concede attenuanti. Non \u00e8 soltanto la &#8220;competitivit\u00e0&#8221; del continente a vacillare: in gioco c&#8217;\u00e8 la &#8220;sua stessa sovranit\u00e0&#8221;, ha scandito guardando in volto Ursula von der Leyen che, prima d&#8217;incassare il controcanto dell&#8217;ex premier, ha esibito i passi compiuti &#8220;con spirito d&#8217;urgenza&#8221; nel suo nuovo corso e quelli &#8211; molti &#8211; ancora da fare.<\/p>\n<p>L&#8217;ex numero uno della Bce ha tuttavia assunto il medesimo registro usato tre settimane fa sul palco del Meeting di Rimini, grave e chirurgico, nel mettere in evidenza &#8220;la lentezza&#8221; di un&#8217;Europa che in dodici mesi ha raccolto soltanto una manciata delle 383 raccomandazioni contenute nel suo report &#8211; dall&#8217;energia fino alla difesa &#8211; rassegnandosi a guardare da lontano la corsa di Stati Uniti e Cina e alimentando la &#8220;crescente frustrazione&#8221; dei cittadini.<\/p>\n<p>&#8220;A un anno di distanza l&#8217;Europa \u00e8 in una situazione pi\u00f9 difficile. Il nostro modello di crescita si sta sgretolando, le vulnerabilit\u00e0 aumentano e non c&#8217;\u00e8 un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno&#8221;. Condensata in poche frasi di un discorso durato oltre mezz&#8217;ora, l&#8217;amara diagnosi di Draghi \u00e8 sostenuta da numeri che non lasciano scampo: un debito pubblico destinato a salire di dieci punti in due lustri &#8211; fino a sfiorare il livello monstre del 93% del Pil -, fabbisogni d&#8217;investimento cresciuti da 800 a 1.200 miliardi l&#8217;anno, con 510 miliardi a carico delle finanze pubbliche.<\/p>\n<p>Troppo, ha denunciato l&#8217;ex premier, per un&#8217;Unione che resta prigioniera dell&#8217;inerzia dell&#8217;unanimit\u00e0 tra i Ventisette, nascondendosi dietro &#8220;scuse per la propria lentezza&#8221; e spacciandola talvolta persino &#8220;per rispetto dello Stato di diritto&#8221;.<\/p>\n<p>Al contrario, l&#8217;imperativo \u00e8 accelerare: &#8220;spingere sulle riforme&#8221;, mobilitare &#8220;capitale privato&#8221;, &#8220;abbattere tab\u00f9 di lunga data&#8221; e ottenere &#8220;risultati entro mesi, non anni&#8221;. Puntando anche, ha osato l&#8217;ex premier, sulla &#8220;cooperazione rafforzata tra Paesi volenterosi&#8221; nei settori cruciali come la difesa. Una via che, ha rilanciato, potrebbe aprire anche all&#8217;inedita ipotesi di debito comune tra alleanze di Stati &#8211; se a 27 non fosse possibile &#8211; per finanziare progetti d&#8217;interesse collettivo. Il terreno d&#8217;azione \u00e8 vasto: energia, intelligenza artificiale, aiuti di Stato e fusioni. Ma le stoccate pi\u00f9 dure toccano il commercio e il Green deal.<\/p>\n<p>&#8220;Gli Stati Uniti hanno imposto i dazi pi\u00f9 alti dai tempi dello Smooth-Hawley&#8221;, ha osservato Draghi, sottolineando come la dipendenza da Washington sulla difesa abbia costretto l&#8217;Europa a un&#8217;intesa alle condizioni dettate da Donald Trump. N\u00e9 guardando a Oriente va meglio: la Cina amplia il suo avanzo commerciale e la dipendenza continentale dalle sue materie prime critiche, \u00e8 stato l&#8217;affondo, &#8220;ha ridotto la capacit\u00e0&#8221; dell&#8217;Europa non soltanto di impedire il dumping ma anche &#8220;di contrastare il suo sostegno alla Russia&#8221; nella guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>Nemmeno la transizione verde \u00e8 al riparo: nella visione dell&#8217;ex premier &#8220;alcuni obiettivi&#8221; disegnati nel Green deal varato nel 2019 poggiano ormai &#8220;su presupposti non pi\u00f9 validi&#8221;. A partire dalla scadenza-simbolo, lo stop ai motori a benzina e diesel nel 2035. Un richiamo che offre una sponda a von der Leyen, al suo Ppe e ai Conservatori (Ecr) di Giorgia Meloni, determinati a rivedere l&#8217;impianto normativo.<\/p>\n<p>Ma che non basta a colmare il gap d&#8217;azione che grava sull&#8217;intero programma e che la numero uno di Palazzo Berlaymont non sembra in grado di superare: nessuna nuova misura immediata da parte sua, salvo l&#8217;anticipo delle linee guida sulle fusioni. E un appello pressante all&#8217;Europa a &#8220;fare la parte del leone&#8221; su difesa e sicurezza per conquistare un&#8217;indipendenza che, ha tuttavia ammesso la tedesca, richieder\u00e0 &#8220;anni&#8221;.<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 passa allora nelle mani di governi nazionali e Parlamento europeo che, ha osservato la presidente dell&#8217;esecutivo Ue, &#8220;hanno tutti approvato la relazione&#8221;. La certezza comune sembra essere soltanto una: &#8220;Il business as usual non funziona pi\u00f9&#8221;.<\/p>\n<p class=\"article-copyright\">\n<p>Riproduzione riservata \u00a9 Copyright ANSA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il peccato originale dell&#8217;Europa ha un nome preciso: auto-compiacenza. 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