{"id":113449,"date":"2025-09-17T08:42:11","date_gmt":"2025-09-17T08:42:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113449\/"},"modified":"2025-09-17T08:42:11","modified_gmt":"2025-09-17T08:42:11","slug":"free-birth-cosa-ce-dietro-il-fenomeno-del-parto-libero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113449\/","title":{"rendered":"Free birth: cosa c\u2019\u00e8 dietro il fenomeno del \u2018parto libero\u2019"},"content":{"rendered":"<p>\u201cHo 39 anni, sono al termine della mia terza gravidanza. Non ho mai fatto un\u2019ecografia, n\u00e9 un esame del sangue. Non so in che posizione sia il mio bambino, n\u00e9 ho mai ascoltato il suo battito cardiaco\u201d. Cos\u00ec una donna racconta la sua gravidanza su Instagram, rivendicando con orgoglio una scelta radicale: nessun controllo medico, nessuna assistenza. Solo \u201cfiducia nel proprio corpo\u201d. \u00c8 la narrazione del free birth, il parto libero e non medicalizzato, diventato una narrazione consolidata sui social. Il post si conclude con un invito a commentare per ricevere un \u201ckit per il parto libero\u201d a pagamento, \u00e7a va sans dire.<\/p>\n<p>Che sul web si possa diventare esperti di qualunque cosa, dalla nutrizione alla psicologia, passando per l\u2019immunologia, \u00e8 cosa nota. Ma che sempre pi\u00f9 donne scelgano di affidarsi a influencer, doule autodidatte, birth keeper (cos\u00ec si definiscono, \u2018custodi della nascita\u2019) per affrontare un evento complesso, delicatissimo e potenzialmente pericoloso come il parto, \u00e8 un fenomeno che merita di essere indagato. Non si tratta di perdere peso, o migliorare la propria routine in dieci step, ma della vita di un neonato e della donna che lo porta in grembo. E infatti i <strong>casi di cronaca <\/strong>che raccontano gli <strong>esiti tragici <\/strong>di tali pratiche si stanno moltiplicando. La <strong>morte della neonata<\/strong> in una casa maternit\u00e0 a Roma, solo pochi giorni fa, potrebbe essere uno dei pi\u00f9 recenti. Nell\u2019estate appena trascorsa, l\u2019arresto dell\u2019ostetrica chiamata Bibi ha riportato l\u2019attenzione su un mondo sommerso fatto di negligenze, pratiche rischiose e tragiche conseguenze. Nota sui social per l\u2019approccio spavaldo con il quale invitava a limitare, se non ad evitare del tutto, visite e analisi in gravidanza, ignorando le linee guida di pediatri e ginecologi, \u00e8 stata accusata di omicidio colposo (una neonata sarebbe morta a causa del suo operato). \u00c8 arrivato in tribunale anche il caso di una donna ha perso il suo bambino appena nato dopo aver partorito completamente sola in una piscina gonfiabile affittata da una influencer su Instagram che predica il parto libero. Ancora, pochi giorni fa, la fondatrice della Free Birth Society, figura di riferimento internazionale di questo movimento anti-medicalizzazione, ha perso il proprio figlio. Eppure, anche di fronte alla morte, la retorica non vacilla. Anzi, si radicalizza.<\/p>\n<p>Il <strong>parto ospedaliero<\/strong> viene descritto come una forma di <strong>oppressione<\/strong>. L\u2019epidurale \u00e8 vista come un tradimento del corpo, le complicazioni come una colpa personale. \u2018Gli uteri sono stressati dall\u2019adrenalina\u2019, se hai un parto complicato \u00e8 perch\u00e9 \u2018non ti sei fidata del tuo istinto\u2019: queste sono alcuni dei mantra che circolano nelle community del parto libero. Il dolore \u00e8 empowerment, la sofferenza una necessaria purificazione, e il fallimento diventa sempre responsabilit\u00e0 della madre, o, al massimo, un avvenimento da accettare in quanto parte della vita. Non \u00e8 mai colpa del metodo, anche quando si tratta di morti che si sarebbero potute prevenire con un\u2019adeguata assistenza medica. La medicina, in questo discorso, \u00e8 l\u2019antagonista. L\u2019ospedale un ambiente ostile, \u2018controllato da Big Pharma e dal sistema ostetrico\u2019 e abitato da \u2018<strong>sconosciuti in camice<\/strong>\u2019 (citazioni testuali) a cui non si dovrebbe affidare un momento tanto sacro. Le testimonianze di donne pentite di essersi affidate a queste guru ci sono, basta fare una rapida ricerca online per leggere resoconti agghiaccianti. Ma sono comunque molte le loro seguaci.<\/p>\n<p>In questo filone rientrano varie gradazioni di approccio: ci sono le ostetriche anti-sistema, che magari sono formate adeguatamente ma hanno preso una deriva che contesta le linee guida e che spesso serve loro a diventare delle star di Instagram, come la sopra menzionata Bibi. Ci sono doula autoproclamate, che, nonostante non abbiano alcuna competenza medica, mostrando un mix tra sicumera e carisma danno indicazioni molto perentorie su come partorire \u2018positivamente\u2019. E ci sono le <strong>custodi della nascita<\/strong>, che hanno un approccio ancora pi\u00f9 radicale: si auto-formano tramite personalissimi percorsi di studio o corsi che tengono all\u2019interno della loro cerchia e invitano a partorire nei boschi, in riva all\u2019oceano, o a casa propria se proprio non si \u00e8 abbastanza wild mama, ma rigorosamente senza assistenza medica. Persino l\u2019ostetrica, dal loro punto di vista, \u00e8 una figura da guardare con sospetto, troppo compromessa con le logiche dell\u2019ostetricia istituzionale. Con varie sfumature di pensiero e approccio, utilizzano un linguaggio che si rif\u00e0 al mondo <strong>new age<\/strong> e invocano un ritorno alla naturalezza del parto.<\/p>\n<p>Meno di un secolo fa, partorire significava rischiare la vita. \u00c8 grazie alla medicina, agli esami, ai controlli e all\u2019assistenza che oggi possiamo considerare la maternit\u00e0 un percorso sicuro. Eppure, molte donne si lasciano convincere da queste \u2018guru\u2019 che il parto assistito da personale competente sia una resa, un fallimento. Ma cosa \u00e8 successo? Perch\u00e9 questo fenomeno sta dilagando?<\/p>\n<p>Parto domiciliare e free birth non sono la stessa cosa: il parere dell\u2019ostetrica<\/p>\n<p>L\u2019ostetrica Alessandra Bellasio fa un netto distinguo: <strong>parto domiciliare e free birth non sono la stessa cosa.<\/strong> \u201cI dati ci dicono che il parto domiciliare, quando eseguito secondo i protocolli che lo regolamentano, non \u00e8 pi\u00f9 pericoloso del parto ospedaliero. Osservando i dati possiamo dire che non c\u2019\u00e8 un aumento di rischio quando la donna ha gi\u00e0 avuto dei figli in precedenza, mentre nel caso del primo parto \u00e8 documentato un aumento di rischio assoluto, ma comunque resta una pratica considerata <strong>sicura se svolta in condizioni specifiche <\/strong>(gravidanza e travaglio senza complicazioni) e strutturata con una rete organizzativa adeguata\u201d. In Italia, come in tutti i Paesi dove \u00e8 regolamentato, occorre attenersi ad una serie di requisiti per praticare il parto domiciliare in sicurezza. \u00c8 una scelta che poche donne compiono: nei paesi ad alto reddito e in cui l\u2019accesso al sistema sanitario \u00e8 garantito, si parla di tassi medi del 2%, con picchi in paesi come l\u2019Olanda dove arriva al 15% (un\u2019eccezione nel panorama europeo, dovuta al fatto di essere una pratica integrata con il sistema sanitario), e paesi dove \u00e8 preso scarsamente in considerazione come la Svezia (0,1%). Anche in Italia i dati indicano percentuali molto basse, intorno allo 0,1 &#8211; 0,2%.<\/p>\n<p>Insomma, \u00e8 un\u2019opzione contemplabile, ma solo se sussistono condizioni specifiche. Ben altro \u00e8 il free birth, o il parto assistito da professionisti che queste condizioni non le rispettano, anche se \u201c\u00e8 difficile dare una cornice a questi fenomeni perch\u00e9 non sono ben documentati\u201d, commenta l\u2019ostetrica. Il rifiuto del parto medicalizzato (ovvero coadiuvato da interventi esterni come l\u2019epidurale per ridurre il dolore, l\u2019uso dell\u2019ossitocina per accelerare il travaglio, l\u2019induzione, l\u2019impiego della ventosa) nasce da una convinzione: ci stiamo allontanando troppo dalla nostra natura, ma il nostro corpo \u2018sa\u2019. \u201c\u00c8 vero che negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un incremento della medicalizzazione, ma in questo modo abbiamo anche potuto prevenire numerosi esiti avversi. Anche se non nego che laddove ci sia un eccesso di medicalizzazione si possa ottenere il risultato contrario\u201d. Le supporter italiane del parto libero sostengono che nel nostro paese ci sia pi\u00f9 medicalizzazione che in altri (\u00e8 una linea di difesa molto quotata per quanto riguarda il caso di Bibi). Secondo Alessandra Bellasio non \u00e8 assolutamente vero: \u201cCi sono linee guida internazionali, poi ogni paese ha i suoi diversi approcci: in Australia dove operava Bibi \u00e8 vero che \u00e8 il parto \u00e8 leggermente meno medicalizzato, mentre per esempio negli Stati Uniti lo \u00e8 altamente. Ma guardando ai dati direi di no, in Italia il tema dell\u2019assistenza ostetrica non \u00e8 assolutamente allarmante, anzi abbiamo un ottimo controllo\u201d.<\/p>\n<p>Nella sua esperienza riscontra maggiore diffidenza nell\u2019operato medico e in particolare quello ostetrico e ginecologico? \u201cS\u00ec. Dal Covid in poi si \u00e8 generata una paura dell\u2019ospedale e una grande paura dell\u2019isolamento, e non sorprende visto che in quel periodo c\u2019\u00e8 stato un declino importante dell\u2019assistenza alle donne partorienti, che venivano lasciate da sole. E poi \u00e8 innegabile che le risorse sempre meno disponibili a causa dei tagli alla sanit\u00e0, i turni massacranti degli operatori, l\u2019assenza di formazione obbligatoria su temi come la comunicazione empatica e rispettosa, e tutto ci\u00f2 che riguarda la <strong>violenza ostetrica<\/strong>, hanno evidentemente peggiorato la qualit\u00e0 del servizio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLe donne hanno paura, si sentono sole, la gravidanza rende vulnerabili, ed ecco che \u2018cadono\u2019 nella persona che sembra loro disponibile, perch\u00e9 promette, accoglie, e racconta con certezza granitica cosa succeder\u00e0 seguendo i suoi consigli\u201d, conclude la dottoressa. Ci sono svariati motivi per scegliere un parto domiciliare: il desiderio di un ambiente rassicurante, la possibilit\u00e0 di essere circondata dai familiari. Di certo, non andrebbe scelto per timore della violenza ostetrica, sostiene Bellasio. \u201cLe donne devono essere consapevoli, ma la risposta alla violenza ostetrica deve venire dai sanitari, che devono imparare a mettersi in discussione, devono riuscire a riconoscerla, ad intervenire, ad arginarla\u201d.<\/p>\n<p>Fanatismo che si nutre di dolore<\/p>\n<p>Francesca Bubba ha lavorato per anni ad inchieste sulle guru della maternit\u00e0. Lo fa tutt\u2019ora, tramite pubblicazioni e sui suoi canali social. \u00c8 stata una delle prime in Italia a lanciare l\u2019allarme sull\u2019operato dell\u2019ostetrica Bibi, nonch\u00e9 a denunciare il fenomeno del free birth e la sua pericolosit\u00e0. Le chiediamo se si \u00e8 fatta un\u2019idea su che tipo di donna cada nel tranello di questa narrazione. \u201cNon \u00e8 possibile tracciare un quadro psicologico che rappresenti tutte, perch\u00e9 si tratta di donne diverse tra loro per estrazione, et\u00e0, cultura. L\u2019elemento interessante \u00e8 che queste donne non sono sprovvedute: leggono, si informano, ascoltano podcast, si confrontano in gruppi chiusi. Ma \u00e8 una bolla autoreferenziale: cercano conferme, non contraddittorio\u201d.<\/p>\n<p>Anche secondo Bubba la violenza ostetrica gioca un ruolo decisivo nel magnetismo che queste figure esercitano. \u201cIl rifiuto alla medicina ufficiale spesso non nasce dal nulla. \u00c8 una <strong>reazione<\/strong>. Molte di queste donne sono state vittime di violenza ostetrica (o testimoni indirette). Alcune sono madri alla seconda o terza esperienza, decise a \u2018riprendersi\u2019 ci\u00f2 che \u00e8 stato tolto loro in precedenza\u201d. Assenza di spiegazioni o possibilit\u00e0 di scelta, nessuna empatia in un momento delicato come quello del parto, interventi dolorosi praticati senza anestesia e senza il consenso, commenti degradanti: sono tante le donne che raccontano di aver vissuto in modo traumatico un\u2019esperienza che invece speravano sarebbe stata la pi\u00f9 bella della loro vita. Ecco che il parto in assenza di figure sanitarie diventa un <strong>atto di ribellione<\/strong>, e un rifugio, riflette l\u2019autrice. \u201cMa \u00e8 una trappola, perch\u00e9 l\u2019ideologia del \u2018corpo che sa\u2019 non lascia spazio alla vulnerabilit\u00e0, alla complessit\u00e0, all\u2019imprevisto. La medicina esiste proprio per far fronte a tutto ci\u00f2, ed \u00e8 una conquista del nostro tempo\u201d.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 delle esperienze negative vissute, nelle parole di questi gruppi emerge spesso un <strong>rifiuto di natura ideologica<\/strong>. \u201cIl trauma e l\u2019ideologia si alimentano a vicenda\u201d, sostiene Bubba. \u201cLa violenza ostetrica esiste, e finch\u00e9 sar\u00e0 negata o minimizzata continuer\u00e0 a generare fratture. Ma a quel dolore individuale si sovrappone un discorso pi\u00f9 ampio: una sfiducia sistemica verso l\u2019istituzione, verso la medicina, verso lo Stato. Il Covid ha accelerato questo processo, e in quel vuoto si sono infilate le guru del parto libero, promettendo una nuova narrazione. Pi\u00f9 umana, pi\u00f9 spirituale, ma priva di basi scientifiche e, come stiamo vedendo negli ultimi tempi, con frequenti esiti tragici\u201d.<\/p>\n<p>In questi gruppi le donne trovano una comunit\u00e0, un senso, una missione, l\u2019empatia. \u201cMa anche una narrazione di forza e supremazia della madre: non sei uno strumento, sei una dea\u201d. E se le cose non vanno per il verso giusto? \u201cLa colpa ricade sulla madre. \u2018Non ti sei fidata abbastanza\u2019, \u2018avevi paura\u2019, \u2018hai ceduto al sistema\u2019. Sto osservando un tassello che hanno aggiunto alla loro narrazione proprio in virt\u00f9 dell\u2019aumento delle morti che questo fenomeno sta causando: le guru iniziano ad inculcare alle donne che l\u2019idea che la morte sia \u2018una possibilit\u00e0 che va accolta\u2019. Altrimenti l\u2019anima del bambino non trover\u00e0 mai pace. Quale modo migliore per sfuggire ai rischi di eventuali indagini o denunce? Cos\u00ec le madri a cui capiter\u00e0 saranno pi\u00f9 propense ad \u2018accogliere\u2019 anzich\u00e9 reclamare giustizia\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, anche di fronte a gravi complicazioni o tragedie, le appartenenti a queste comunit\u00e0 fanno quadrato, sembrano non contemplare nessuna autocritica: in un post Instagram su un canale dedicato al free birth, una donna scrive di aver partorito da sola, ma di essere andata in shock a causa di una emorragia post parto. La risposta di una \u2018custode del parto\u2019 \u00e8 stata: \u201cNon avevi inserito abbastanza clorofilla nella tua alimentazione\u201d. A corredo delle notizie relative a tragedie sfiorate o avvenute a causa di queste pratiche, i messaggi in difesa di chi le promuove sono tantissimi. Una vera e propria forma di <strong>fanatismo<\/strong>, particolarmente evidente nei messaggi di odio che riceve Francesca Bubba a causa del suo lavoro. \u201cUna forma di fondamentalismo dolce, fatto di cuori, toni concilianti, ma che difende un dogma: noi siamo nel giusto, tutti gli altri ci ingannano. Come nelle peggiori dinamiche settarie\u201d.<\/p>\n<p>Nel periodo in cui lavorava alle sue inchieste, l\u2019autrice ha avuto occasione di parlare con alcune di queste figure, e di ascoltarle. Certe, racconta, si sono rifiutate di dialogare con lei, altre hanno risposto con lunghi monologhi e \u201cParole affascinanti, avvolgenti, musicali. Ma poco consistenti. Si definiscono custodi, facilitatrici, attivatrici di potere femminile, ma quando chiedi loro: \u2018Cosa fai se una donna entra in emorragia?\u2019, la risposta si fa vaga. \u2018L\u2019energia della madre guida il processo\u2019, \u00e8 il tenore delle risposte. Dietro c\u2019\u00e8 una profonda convinzione, ma anche un enorme <strong>senso di onnipotenza<\/strong>\u201d. E, nella maggior parte dei casi una forma di <strong>business<\/strong>. \u201cCorsi, percorsi, rituali spesso sono a pagamento. \u00c8 un mercato costruito sull\u2019insicurezza, sul dolore, sul desiderio autentico di essere viste e amate. Ed \u00e8 proprio questo il nodo pi\u00f9 tragico: chi, negli anni, ha disumanizzato il parto, ha lasciato spazio a chi lo sacralizza fino a negare la realt\u00e0. Fino a mistificarla. Ma le madri non sono dee. Sono donne. E meritano cura, rispetto e verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 un fanatismo che si nutre di dolore, e che si blinda per non affrontarlo\u201d, conclude Bubba. \u201cIl problema non \u00e8 la scelta in s\u00e9 del parto a casa &#8211; che pu\u00f2 essere sicura, se seguita da professionisti. Il problema \u00e8 la mistificazione. Il marketing travestito da spiritualit\u00e0. E l\u2019omert\u00e0 che segue ogni tragedia. La soluzione c\u2019\u00e8, ed \u00e8 rivendicare una medicina pi\u00f9 umana, che vada incontro alle esigenze della gravidanza e della maternit\u00e0, anzich\u00e9 porsi in radicale opposizione alla medicina stessa, incoraggiando di fatto pratiche non sicure. La soluzione \u00e8 collettiva\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cHo 39 anni, sono al termine della mia terza gravidanza. 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