{"id":113517,"date":"2025-09-17T09:21:20","date_gmt":"2025-09-17T09:21:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113517\/"},"modified":"2025-09-17T09:21:20","modified_gmt":"2025-09-17T09:21:20","slug":"salah-e-abdullah-e-il-loro-chiosco-di-libri-a-gaza-per-resistere-alla-morte-attraverso-la-cultura-sardegna-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113517\/","title":{"rendered":"Salah e Abdullah e il loro chiosco di libri a Gaza, per resistere alla morte attraverso la cultura | Sardegna che cambia"},"content":{"rendered":"<p>Nel cuore del campo profughi di Nuseirat, nella striscia centrale di Gaza, due giovani fratelli hanno aperto un varco di luce tra la polvere delle rovine. Si chiamano Salah e Abdullah Sarsour. Da aprile hanno costruito Eqraa Ketabak \u2013 traducibile con \u201cLeggi il tuo libro\u201d \u2013, <strong>un chiosco improvvisato di libri piazzato tra macerie e macigni<\/strong>, con assi di legno che diventano scaffali. Ci si trovano romanzi, poesie, testi di spiritualit\u00e0 e auto-aiuto, in arabo e in inglese. Colori vivi che si oppongono al grigio della distruzione. \u00c8 un gesto semplice, ma \u00e8 un atto di resistenza: portare i libri dove i bombardamenti hanno cancellato biblioteche, scuole, universit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cLoro ci distruggono da fuori; noi ci ricostruiamo da dentro\u201d, dice il romanziere Hassan al-Qatrawi. \u201cLa fame di cibo \u00e8 temporanea. Ma la fame di leggere \u00e8 eterna\u201d. <strong>Salah e Abdullah spiegano di averlo fatto non per s\u00e9, ma per gli altri.<\/strong> Perch\u00e9 se i lettori non possono pi\u00f9 andare verso i libri, i libri devono arrivare a loro. E cos\u00ec il <a href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/gaza-guerra-libri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">chiosco<\/a> \u00e8 diventato punto di incontro, rifugio, luogo dove bambini e adulti recuperano frammenti di s\u00e9. La scrittrice palestinese Amal Abu Saif racconta: \u201cQuando mi sento sopraffatta, scappo da questo mondo in un altro tramite i libri. Questo chiosco \u00e8 diventato il mio rifugio, l\u2019unico luogo dove mi sento ancora me stessa\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/HEADER-gaza-libri-1024x681.png\" alt=\"gaza\" class=\"wp-image-225496\"  \/>La bancarella di libri nel campo profughi di Nuseirat, foto diffusa da <a href=\"https:\/\/zeitun.info\/2025\/07\/17\/una-bancarella-di-libri-tra-le-macerie-nutre-le-menti-affamate\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Zeitun<\/a><\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019immagine che commuove e brucia insieme: laddove si tenta di cancellare l\u2019identit\u00e0 di un popolo, i libri continuano a restituirla. <strong>A migliaia di chilometri da l\u00ec, la Sardegna vive un paradosso che fa male<\/strong>. Mentre a Gaza i bambini cercano storie per non morire dentro, qui militari israeliani vengono accolti in resort di lusso per la \u201cfase di decompressione\u201d dopo aver partecipato alla guerra. Nelle stesse settimane, le nostre coste e i nostri cieli sono spazi offerti alle esercitazioni militari.<\/p>\n<p><strong>Guardare Gaza da una Sardegna di guerra<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00c8 difficile non provare vergogna<\/strong>. Vergogna nel vedere la nostra terra trasformata in retrovia complice di chi porta devastazione. Vergogna sapendo che il mare che ci circonda non \u00e8 solo bellezza, ma anche frontiera addestrata a respingere e a bombardare. La contrapposizione \u00e8 netta: a Gaza si resiste con un banco di libri; in Sardegna si normalizza la guerra trasformandola in turismo di lusso e in business.<\/p>\n<p>Ma Gaza non \u00e8 solo il presente della devastazione. <strong>\u00c8 anche il futuro rubato<\/strong>. Pi\u00f9 di ventimila bambini e bambine uccisi non significano soltanto una strage di innocenti: sono anche un vuoto di intelligenze, di creativit\u00e0, di immaginazioni che non vedremo mai crescere. Sono poesie mai scritte, invenzioni mai realizzate, scoperte scientifiche mai nate, canzoni che non ascolteremo. <\/p>\n<blockquote>\n<p>Se un marciapiede di Gaza pu\u00f2 trasformarsi in biblioteca, allora anche la nostra isola pu\u00f2 scegliere di non essere complice del genocidio<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Come ha osservato con lucidit\u00e0 la critica e scrittrice Daniela Brogi, non si tratta solo di una contabilit\u00e0 del dolore, ma di una mutilazione irreparabile per l\u2019intera umanit\u00e0. Ogni vita spezzata porta con s\u00e9 un pezzo di futuro sottratto al mondo intero. Ed \u00e8 impossibile non collegare questa riflessione al chiosco di Nuseirat: l\u00ec, in quei libri sfogliati tra le macerie, <strong>ci sono gi\u00e0 i semi di quelle intelligenze negate<\/strong>. Semi che qualcuno ha tentato di bruciare, ma che trovano comunque il coraggio di germogliare.<\/p>\n<p><strong>Chiamare le cose con il loro nome<\/strong><\/p>\n<p>Non stupisce allora che persino i luoghi deputati all\u2019arte, come il Festival del Cinema di Venezia, non riescano sempre a trovare la forza di chiamare le cose con il loro nome. Quest\u2019anno The voice of Hind Rajab, il film che racconta l\u2019ultima telefonata della bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata in un\u2019auto colpita dai carri armati israeliani, non ha ricevuto il Leone d\u2019Oro. Eppure quella voce, spezzata, spenta, <strong>continua a gridare dentro di noi<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/HEADER-palestina-1-1024x681.png\" alt=\"HEADER palestina 1\" class=\"wp-image-220356\"  \/>Immagine di repertorio Canva<\/p>\n<p>Il suo mancato riconoscimento pesa come un\u2019ulteriore censura: perch\u00e9 raccontare Hind non significa solo denunciare un crimine, ma ricordare che i bambini palestinesi non sono numeri, non sono statistiche. Sono persone, mondi interi, futuri sottratti. Ecco allora che le due immagini tornano a sovrapporsi. Da una parte, un chiosco di libri che fiorisce tra le macerie e diventa presidio di speranza. Dall\u2019altra, <strong>la Sardegna ridotta a piattaforma militare e parco giochi per eserciti in guerra<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cTutto il mondo \u00e8 paese\u201d, si chiama cos\u00ec questa rubrica. <strong>E Gaza \u00e8 anche casa mia<\/strong>. Proprio per questo il confronto \u00e8 insopportabile: se un marciapiede di Gaza pu\u00f2 trasformarsi in biblioteca, allora anche la nostra isola pu\u00f2 scegliere di non essere complice del genocidio. Pu\u00f2 diventare spazio di solidariet\u00e0, di cultura, di resistenza civile. Non si tratta solo di Gaza, ma di noi. Della nostra capacit\u00e0 di guardare in faccia l\u2019ingiustizia e di non normalizzarla. Di decidere se vogliamo essere la terra della pace e dei bambini, o quella delle basi e dei resort per i soldati.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se qualcuno, in un campo profughi, trova la forza di aprire un chiosco di libri tra le macerie, <strong>noi non abbiamo scuse<\/strong>. Non possiamo dire che \u00e8 impossibile resistere, che non ci sono alternative, che non possiamo fare nulla. Se tra i detriti di Gaza si pu\u00f2 costruire speranza, allora non c\u2019\u00e8 giustificazione per restare complici qui.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi alla scrittura di questo pezzo Israele ha occupato Gaza City che letteralmente brucia sotto i missili e i razzi.<br \/>Per questo oggi \u00e8 ancora pi\u00f9 urgente scegliere da che parte stare. Decidere che non vogliamo essere in alcun modo complici: n\u00e9 con il silenzio n\u00e9 prestando la nostra terra a basi e addestramenti militari. Gaza ci chiama, e la risposta non pu\u00f2 che essere resistenza civile, solidariet\u00e0, rifiuto della guerra.<\/p>\n<p>Questo articolo fa parte della rubrica \u201cTutto il mondo \u00e8 paese\u201d a cura di Michela Calledda della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.italiachecambia.org\/2023\/12\/siliqua-libreria-indipendente\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Libreria La Giraffa<\/a>\u00a0di Siliqua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel cuore del campo profughi di Nuseirat, nella striscia centrale di Gaza, due giovani fratelli hanno aperto un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":113518,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-113517","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113517","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=113517"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113517\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/113518"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=113517"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=113517"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=113517"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}