{"id":113547,"date":"2025-09-17T09:41:10","date_gmt":"2025-09-17T09:41:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113547\/"},"modified":"2025-09-17T09:41:10","modified_gmt":"2025-09-17T09:41:10","slug":"verso-il-mondiale-rwanda-un-sogno-iridato-nato-nel-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113547\/","title":{"rendered":"VERSO IL MONDIALE. RWANDA, UN SOGNO IRIDATO NATO NEL 2008"},"content":{"rendered":"<p><strong>Kigali e il Ruanda sono pronti ad accogliere il mondo<\/strong> e lo faranno durante la prova iridata, che inizier\u00e0 il prossimo 21 settembre. Si stima la presenza di oltre 10 mila tifosi stranieri, non pochi se si pensa che il Ruanda \u00e8 un paese che sta ancora crescendo. Non si parla pi\u00f9 di rivolte ai confini con il Congo e il genocidio degli anni Novanta fa ormai parte del passato: il Ruanda adesso \u00e8 pronto ad accogliere i primi Campionati del Mondo di ciclismo su strada del continente africano.\n            <\/p>\n<p>In trent&#8217;anni dal genocidio del 1994 contro i Tutsi, nel quale vennero<strong> uccise circa un milione di persone<\/strong>, il Ruanda non solo si \u00e8 ripreso, ma ha anche compiuto notevoli progressi e oggi<strong> l\u2019Africa lo considera uno dei paesi pi\u00f9 sicuri del continente<\/strong>. Non \u00e8 facile ospitare un evento importante come un Mondiale di ciclismo, ma il Ruanda \u00e8 riuscito in questa impresa, scrivendo una delle sue pagine pi\u00f9 belle.\n            <\/p>\n<p>Bisogna ripercorrere la storia sportiva di questa nazione, per capire il percorso e quanto impegno sia stato messo per arrivare alla prova iridata. Fino alla fine degli anni Novanta,<strong> il Ruanda era ben lontano dall\u2019immaginare cosa sarebbe accaduto nel 2025<\/strong>, perch\u00e9 le immagini del genocidio hanno faticato a dissolversi nel tempo. Il viaggio verso il mondiale \u00e8 iniziato tanti anni fa, quando nel 2008 il paese ha ospitato il suo primo Tour du Rwanda e alcune gare regionali che avevano riunito atleti dei Paesi confinanti come Burundi, Tanzania e Uganda.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;aprile 2018<\/strong> l&#8217;allora presidente dell&#8217;organo di governo del ciclismo ruandese (Ferwacy), Aimable Bayingana,<strong> aveva esposto il suo sogno: portare il Campionato del Mondo di ciclismo su strada in Ruanda<\/strong>. Il sogno pian piano inizi\u00f2 a prendere forma e a consolidarsi proprio quell&#8217;anno, quando l\u2019UCI ha accettato la candidatura del paese delle mille colline. Tornando alla sua storia, il Ruanda con la sua gara ciclistica ha dimostrato di saper crescere e migliorarsi ogni anno: nata nel 2008 come gara 2.2, nel 2019 \u00e8 passata a 2.1, diventando la seconda corsa su strada pi\u00f9 importante del continente dopo La Tropicale Amissa Bongo in Gabon.<\/p>\n<p>Questo convinse Aimable Bayingana che il Ruanda meritasse di pi\u00f9 e, dopo essere stato eletto alla guida della federazione per il terzo mandato nel 2018, dichiar\u00f2 la sua intenzione di candidarsi per i Campionati del Mondo.<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Uno dei miei obiettivi principali era la candidatura per i Campionati del Mondo<\/strong> \u2013 ha raccontato in una recente intervista Aimable Bayingana \u2013 Sapevamo di avere il supporto dell&#8217;UCI e della Confederazione Africana di Ciclismo (CAC) e speravamo di poter vincere, quando la nostra candidatura sarebbe diventata effettiva\u00bb.<\/p>\n<p>Bayingana \u00e8 stato saggio ed ha saputo aspettare che il Paese e il ciclismo crescessero e si rafforzassero tanto che lui stesso disse che avrebbero avuto bisogno di tempo per realizzare il sogno iridato.<\/p>\n<p>\u00abAll\u2019inizio della nostra avventura sapevamo che non potevamo essere pronti ad ospitare il Mondiale nel 2018 e che non lo saremmo stati neanche l\u2019anno successivo, ma sapevamo che il nostro sogno si sarebbe realizzato. Per questo avevamo voluto guardare avanti fino al 2025\u00bb. <\/p>\n<p>Dopo che Bayingana aveva manifestato l&#8217;intenzione del Ruanda di ospitare i Campionati del Mondo a Kigali, la candidatura ottenne il voto di fiducia del presidente dell&#8217;UCI David Lappartient, convinto che prima o poi l&#8217;Africa avrebbe avuto l&#8217;evento.<\/p>\n<p>Nel settembre del 2019 dopo aver ospitato per la prima volta il Tour du Rwanda nella categoria 2.1, Bayingana, accompagnato dall&#8217;allora Segretario Permanente del Ministero dello Sport John Ntigengwa, ufficializz\u00f2 la sua dichiarazione, <strong>presentando la candidatura del Ruanda per i Campionati del Mondo<\/strong> di ciclismo su Strada l\u2019undici\u00a0 settembre.<\/p>\n<p>Sebbene Bayingana si sia poi dimesso, il suo successore Abdallah Murenzi &#8211; all&#8217;epoca della candidatura segretario generale della FERWACY &#8211; port\u00f2 avanti quella visione di portare il campionato di ciclismo in Ruanda. Due anni dopo, il Ruanda aveva avuto ragione, aggiudicandosi l&#8217;assegnazione della prova iridata e <strong>superando la dura concorrenza da parte del Marocco<\/strong>, che come il Ruanda desiderava diventare la prima nazione africana a organizzare un mondiale. Il paese dalle mille colline adesso avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di vedere realizzato quel progetto nato tanti anni fa. <\/p>\n<p>La strada \u00e8 stata quasi tutta in salita e nei primi mesi di quest\u2019anno erano ancora in tanti a credere che l\u2019Africa non sarebbe riuscita a scrivere questa pagina di storia. Ora invece ci siamo: dal 21 al 28 settembre tutto il mondo guarder\u00e0 il Ruanda e Kigali che in quella settimana cercheranno di mostrare la loro immagine pi\u00f9 bella e moderna, quella di una nazione che \u00e8 cambiata radicalmente e oggi \u00e8 pronta a ispirare i giovani di un continente che vuole confrontarsi con l\u2019Europa, l\u2019Asia e gli Stati Uniti. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Kigali e il Ruanda sono pronti ad accogliere il mondo e lo faranno durante la prova iridata, che&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":113548,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1456],"tags":[1824,1825,1537,90,89,78620,78619,7159,245,244],"class_list":{"0":"post-113547","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ciclismo","8":"tag-ciclismo","9":"tag-cycling","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-kigali","14":"tag-mondiale-2025","15":"tag-ruanda","16":"tag-sport","17":"tag-sports"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113547","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=113547"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113547\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/113548"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=113547"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=113547"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=113547"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}