{"id":113750,"date":"2025-09-17T11:35:20","date_gmt":"2025-09-17T11:35:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113750\/"},"modified":"2025-09-17T11:35:20","modified_gmt":"2025-09-17T11:35:20","slug":"il-banale-quotidiano-di-stephen-shore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/113750\/","title":{"rendered":"Il banale quotidiano di Stephen Shore"},"content":{"rendered":"<p>Con la sua consueta e geniale ironia, Stephen Shore ha raccontato di recente di avere chiesto a un sistema \u201cda testo a immagine\u201d di \u201cfotografare come Stephen Shore\u201d e ha postato su Instagram l\u2019immagine di un unico palo al centro di quello che sembra un complesso industriale, dichiarando poi che questa fotografia possedeva \u00abuna specie di vacuit\u00e0 inespressiva\u00bb che gli era piaciuta. Questo esperimento ha mostrato come l\u2019IA \u201cvede\u201d l\u2019opera del maestro americano universalmente considerato uno dei padri fondatori della fotografia moderna a colori. Sperimentatore aperto alle nuove tecnologie e ai nuovi linguaggi e media (negli ultimi anni la sua attivit\u00e0 si \u00e8 molto spostata su Instagram), \u00e8 sempre rimasto coerente al suo stile antispettacolare, dove prevale l\u2019ordine matematico della composizione (come in effetti sembra avere intuito anche l\u2019esperimento con l\u2019intelligenza artificiale).<\/p>\n<p>Per capire a fondo l\u2019opera di Stephen Shore e l\u2019importanza del suo magistero anche sulle generazioni successive, occorre per\u00f2 fare un salto temporale di qualche decennio, ben prima della nascita delle cosiddette \u201cimmagini sintetiche\u201d, quando, a partire dagli anni Sessanta, ancora adolescente, il grande autore newyorchese muoveva i primi passi con la camera, realizzando on the road le sue prime fotografie in bianco e nero percorrendo in lungo e in largo le strade della Grande Mela.<\/p>\n<p>Oggi questi suoi primi lavori sono stati riuniti nel bel volume Early Work edito dalla casa editrice MACK di Londra (pp. 172, \u20ac 65,00).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Early_Work.jpg\" data-entity-uuid=\"5a6711ef-7531-4615-8578-440b58a5dafe\" data-entity-type=\"file\" alt=\"l\" width=\"600\" height=\"700\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Nato nel 1947, Shore \u00e8 stato un\u00a0talento precocissimo. All\u2019et\u00e0 di 14 anni presenta le sue fotografie ad Edward Steichen, il direttore del MoMa. A 24 anni diventa il primo fotografo nella storia a cui \u00e8 dedicata una<strong>\u00a0<\/strong>personale al Metropolitan Museum of Art di New York, dove si far\u00e0 notare da Andy Wahrol. L\u2019anno successivo parte per un viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, dal quale nascer\u00e0 \u201cAmerican Surfaces\u201d, libro-totem, che esplora senza enfasi gli\u00a0effetti della cultura del consumo\u00a0sul\u00a0paesaggio americano e che lo consacrer\u00e0 come uno degli artisti-fotografi pi\u00f9 influenti degli ultimi decenni, segnando il passaggio dalla fotografia documentaria a una concettuale e autoriale.<\/p>\n<p>Early Work raccoglie per la prima volta le fotografie inedite realizzate da Shore durante la sua adolescenza, tra il 1960 e il 1965, un periodo ricco di sperimentazioni. Queste immagini dimostrano la concezione gi\u00e0 complessa che aveva della forma fotografica e la particolare attenzione con cui si avvicinava a ci\u00f2 che lo circondava. Il volume rivela i temi che hanno costituito una fonte costante di interesse per il giovane fotografo: lo spazio urbano, i segni del paesaggio, la poetica dell\u2019ordinario che diventa degna di essere osservata con attenzione.<\/p>\n<p>Per lui la fotografia \u00e8 sempre stata strumento di riflessione sull\u2019atto stesso del vedere. In un\u2019immagine tra le pi\u00f9 emblematiche realizzate in quegli anni, Shore ritrae un angolo urbano dominato da un\u2019insegna Esso e un\u2019auto d\u2019epoca parcheggiata. Il centro del fotogramma \u00e8 occupato dalla scena quotidiana \u2013 un marciapiede bagnato, elementi architettonici anonimi, forse anche persone appena percepibili. L\u2019inquadratura riflette gi\u00e0 una sensibilit\u00e0 visiva matura: quell\u2019area metropolitana banale diventa soggetto di osservazione con un occhio attento alla configurazione dello spazio visivo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/StephenShore_EarlyWorks_3_jpg.jpeg\" data-entity-uuid=\"0f39c11e-6aff-4d1a-9381-8abaf82a731c\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"485\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>In un\u2019altra fotografia ci troviamo a un incrocio con un segnale stradale in primo piano che indica le direzioni (freccia sinistra \u2013 freccia destra). Sullo sfondo si percepiscono edifici, insegne di attivit\u00e0 commerciali o abitazioni, e una presenza sottile di traffico o veicoli. La scena sembra presa in un momento ordinario. L\u2019inquadratura dimostra una consapevolezza compositiva precoce: il segnale diventa elemento di ancoraggio visivo, mentre gli elementi sullo sfondo creano profondit\u00e0 e contesto senza distrarre. La fotografia incarna l\u2019abilit\u00e0 di Shore nel trasformare luoghi anonimi in immagini dense di potenzialit\u00e0 narrativa.<\/p>\n<p>In questa direzione Early Work offre una testimonianza autorevole della sensibilit\u00e0 innata con cui l\u2019autore ha affrontato non solo il suo mestiere, ma anche il mondo che lo circondava, fin dalla sua giovane et\u00e0.<\/p>\n<p>Racconta il maestro americano nell\u2019intenso saggio, in forma di racconto, che accompagna le immagini: \u00abHo imparato a vedere in bianco e nero. Il risultato di questi anni di sperimentazione \u00e8 stato che non dovevo pi\u00f9 pensare alla tecnica. Era diventata una seconda natura, era stata assimilata. Allo stesso tempo, ho imparato la storia della fotografia. Ho studiato il lavoro dei fotografi della Guerra Civile e dell&#8217;esplorazione del West; Cameron e Frith; i maestri dell&#8217;inizio del XX secolo (Atget, Stieglitz, Riis, Hine, Steichen, Strand, Abbott); i fotografi della FSA (Evans, Lange, Lee); Cartier-Bresson e Kert\u00e9sz; Weston e Sommer; Levitt e Weegee; Klein e Frank. E, naturalmente, i fotografi contemporanei\u00bb. Shore ha spiegato il suo apprendistato culturale anche nel memoir Modern Instances: The Craft of Photography, personale autobiografia, edita sempre da MACK nel 2022, dove ha raccontato la sua profonda passione per la storia dell&#8217;arte italiana, e in generale uno stretto rapporto con l\u2019Italia.\u00a0<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che ha davvero cambiato il corso del suo cammino artistico \u00e8 stato l\u2019incontro con Andy Warhol e la sua Factory. A 17 anni, infatti, lascia la scuola per dedicarsi a tempo pieno a frequentare la fucina del maestro della Pop Art. \u00abAlla Factory \u2013 spiega lo stesso Shore \u2013 potevo semplicemente lavorare. Ho imparato molto osservando Andy, un artista nel pieno del suo processo creativo. Questa esperienza mi ha instillato il gusto per il pensiero estetico. Questo, insieme alla padronanza tecnica che avevo sviluppato, ha costituito la base per l&#8217;esplorazione formale che ho iniziato quando ho lasciato la Factory, a partire dalle mie sequenze concettuali e proseguendo con \u201cAmerican Surfaces\u201d e \u201cUncommon Places\u201d. Ho visitato la Factory regolarmente per i tre anni successivi. \u00c8 quello che ho fatto invece di andare al college. La mia famiglia era angosciata dal fatto che avessi lasciato la scuola, anche se credo che alla fine abbiano accettato che non avrei vissuto la vita che avevano immaginato per me. Nessuno dei miei genitori aveva frequentato l&#8217;universit\u00e0 e so che si aspettavano che io ci andassi\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"8c670824-668b-424a-bfa8-b2aa6352c910\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/StephenShore_EarlyWorks_11_jpg_1.jpeg\" width=\"780\" height=\"485\" alt=\"o\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Queste fotografie offrono anche una testimonianza unica della vibrante energia della New York dei primi anni &#8217;60, epicentro culturale mondiale: creativa, caotica, politicamente carica e profondamente trasformativa. Una delle citt\u00e0 pi\u00f9 importanti per lo sviluppo delle arti visive, della musica, della letteratura, del teatro e dei movimenti sociali del XX secolo. Allora centro nevralgico di tutta la cultura e l\u2019arte concettuale americana, della quale le fotografie di Stephen Shore si appropriano. \u00c8 in questi anni che incontra figure che segneranno il suo lavoro, oltre a Andy Warhol con la sua Factory, anche Ed Rucha, Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Sol LeWitt, Lawrence Weiner. Ed \u00e8 proprio in questo ambiente che un giovane Stephen Shore si inserisce, mentre percorre le strade newyorchesi affinando lo sguardo ed esplorando linguaggi nuovi, con un forte legame alla realt\u00e0 urbana.<\/p>\n<p>Le immagini riunite in questo volume evidenziano il legame dell\u2019autore con la tradizione della street photography americana, le influenze di Walker Evans, ma anche di Robert Frank e Garry Winogrand. Quest\u2019ultimo, in particolare, con il suo stile di fotografia in bianco e nero, spontanea, dinamica, dove protagonista \u00e8 la vita pubblica statunitense, scene urbane, persone, eventi sociali e culturali. Anche in queste immagini di Shore realizzate per strada ritroviamo spesso angolazioni strane e soggetti colti in modo casuale e ironico. Anche se gi\u00e0 emerge il suo sguardo distaccato e contemplativo, il suo approccio concettuale e metodico, che caratterizzer\u00e0 i suoi lavori pi\u00f9 maturi, dove il \u201cbanale quotidiano\u201d entra a far parte della Storia\u00a0documentata da un punto di vista basso, che non\u00a0ri-crea<strong>\u00a0<\/strong>il racconto alla ricerca del sensazionale. \u00abGuardando oggi queste immagini \u2013 spiega l\u2019autore in esclusiva per \u201cDoppiozero\u201d \u2013, vedo che fin dall\u2019inizio avevo un senso della struttura fotografica, la consapevolezza che una macchina fotografica non punta \u2013 inquadra. Inoltre, sembrava che avessi gi\u00e0 un\u2019intuizione di come il mondo che viviamo venga tradotto in una fotografia; un\u2019intuizione del divario tra il mondo che vediamo e quello racchiuso in un\u2019immagine fotografica\u00bb.<\/p>\n<p>Le sue \u201cearly work\u201d rappresentano non solo un archivio visivo storico, ma l\u2019essenza della sua visione emergente: osservare ci\u00f2 che molti trascurano con occhi nuovi e comporre con rigore ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare insignificante. A partire da queste immagini, Shore ha dato un contributo fondamentale alla\u00a0costruzione della cultura visiva\u00a0del secolo scorso, ridefinendo i canoni della fotografia contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Con la sua consueta e geniale ironia, Stephen Shore ha raccontato di recente di avere chiesto a un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":113751,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,4663,204,1537,90,89,78729],"class_list":{"0":"post-113750","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-fotografia","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-stephen-shore"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113750","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=113750"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113750\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/113751"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=113750"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=113750"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=113750"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}