{"id":114287,"date":"2025-09-17T17:00:14","date_gmt":"2025-09-17T17:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/114287\/"},"modified":"2025-09-17T17:00:14","modified_gmt":"2025-09-17T17:00:14","slug":"sullo-stato-della-critica-darte-riccardo-venturi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/114287\/","title":{"rendered":"Sullo stato della critica d\u2019arte: Riccardo Venturi \u2028"},"content":{"rendered":"<p>Pare serpeggiare ancora nell\u2019orizzonte che incoraggia un rinnovamento della pratica critica il \u201cfantasma\u201d della tradizione, di quel legame indissolubile che in passato la vedeva a braccetto con la storia dell\u2019arte e che oggi si \u00e8 trasformato pi\u00f9 in un esercizio di stile che un\u2019autentica conoscenza della disciplina o in un suo funzionale utilizzo. E se per Vincenzo Trione il patto venuto meno tra le due ha portato a un\u2019incapacit\u00e0 di leggere l\u2019arte del nostro tempo, per lo storico dell\u2019arte e critico <strong>Riccardo Venturi<\/strong> la crisi della critica \u00e8 dovuta alla crisi della storia dell\u2019arte ma perch\u00e9 nel dibattito odierno la critica d\u2019arte \u00e8 ancora considerata un\u2019estensione della storia dell\u2019arte, da cui mutua quell\u2019approccio storiografico che non produce sapere e dibattito: \u201cHo l\u2019impressione che i grandi temi della contemporaneit\u00e0, come il femminismo, il postcolonialismo o l\u2019ecologia, vengano trattati come semplici temi storici, anzich\u00e9 come questioni vive e attuali. Questo approccio rischia di ridurre il dibattito critico a una mera narrazione storica, invece di affrontare il presente con strumenti adeguati\u201d.<\/p>\n<p>\u201cWunderkammer\u201d di Adalgisa Lugli: la lettura di Riccardo Venturi\u00a0<\/p>\n<p>Dunque, secondo Venturi, la critica non pu\u00f2 essere confinata all\u2019ambito accademico come la storia dell\u2019arte, ma piuttosto, per incidere sul presente deve dialogare con le scienze umane e naturali. E a sostegno della tesi, riporta ad Artribune il testo con cui si \u00e8 aperta la trattazione, il saggio Wunderkammer di <strong>Adalgisa Lugli<\/strong>, uscito postumo per Allemandi nel 1997 e raccontato su Armi Improprie, che diventa paradigma di un esemplare metodologia per fare critica e su cui Venturi avanza una lettura inedita: \u201cLe camere delle meraviglie raccolgono oggetti privi di uno statuto artistico definito, estremamente variegati, e per comprenderli \u00e8 necessario un metodo che superi i confini della storia dell\u2019arte tradizionale. In questo contesto, le scienze naturali diventano interlocutori fondamentali. Questo modello di pensiero, basato sul dialogo tra discipline, \u00e8 ci\u00f2 che rivendico per la critica contemporanea. Wunderkammer \u00e8 un libro incompiuto ma anche un\u2019opera aperta. Aperta a cosa? Senza dubbio al rapporto con le scienze naturali. A riguardo mi torna in mente la posizione di un autore desueto e da noi storici dell\u2019arte dimenticato quale John Ruskin, che sosteneva: <strong>\u2018I was interested in everything, from clouds to lichens\u2019<\/strong>. Personalmente l\u2019ho utilizzato come esergo per un articolo sui licheni, come se cercassi una giustificazione per occuparmi di un elemento vegetale che non sembra far parte dei temi trattabili da uno storico dell\u2019arte, qualsiasi sia il \u2018suo\u2019 periodo. E la botanica in genere appassionava i miei professori per questioni d\u2019erudizione o iconologiche: \u2018quel frutto l\u00ec sta per la passione di Cristo\u2019 e nello \u2018stare per\u2019 risiede il problema, riducendo le opere d\u2019arte a testi da decifrare e tradurre in parole. L\u2019inciso di Ruskin \u00e8 forse una delle migliori professioni di fede di quel meraviglioso, di quelle mirabilia che appassionavano Lugli e molti artisti visivi contemporanei. Riprendere Wunderkammer oggi pu\u00f2 comportare, pi\u00f9 generalmente, la volont\u00e0 di riscrivere o di testare l\u2019origine delle immagini, di interessarsi a una storia naturale delle immagini. <strong>Un movimento parallelo a quanto avviene nell\u2019estetica o nelle mostre d\u2019arte<\/strong>\u201d, si legge nel testo, che poi prosegue: \u201cChe le mirabilia descritte da Adalgisa Lugli in Wunderkammer e in altri lavori abbiano un futuro nella critica d\u2019arte, nell\u2019arte contemporanea e persino in un\u2019ecologia del sensibile?\u201d<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Per un ritorno della critica: \u201cragionare con l\u2019opera e non pi\u00f9 sull\u2019opera\u201d<\/p>\n<p>Infatti, come spiega Venturi citando il sociologo, antropologo e filosofo francese <strong>Bruno Latour<\/strong>, affrontiamo il presente con gli strumenti della guerra precedente, rimanendo letteralmente disarmati di fronte ai cambiamenti. E questa rigidit\u00e0 \u00e8 aggravata dalla struttura dei programmi accademici, dall\u2019et\u00e0 media elevata dei docenti e <strong>dalla persistenza di tradizioni didattiche superate<\/strong>. A differenza della Francia, dove il critico vive da oltre vent\u2019anni, in Italia la storia dell\u2019arte viene insegnata sin dalle scuole superiori, ma questo porta spesso \u201ca una formazione sclerotizzata\u201d, che ragiona \u201cper generazioni e generalizzazioni\u201d, trascurando le individualit\u00e0 del nostro contemporaneo. Di conseguenza, fatichiamo a comprendere l\u2019emergenza del presente e continuiamo a parlare di \u201cinfluenze\u201d, anche quando non sono pi\u00f9 necessarie.<\/p>\n<p>Critici, curatori e artisti\u00a0<\/p>\n<p>Tuttavia, continua, la disciplina pu\u00f2 ancora avere un ruolo ma<strong> \u00e8 necessario che il critico instauri un dialogo con l\u2019artista<\/strong>, superando la rigida distinzione tra critico e curatore \u2013 pensiero riportato anche Irene Sofia Comi \u2013 e tornando a ragionare con l\u2019opera: \u201cCome sostiene l\u2019antropologo Tim Ingold, non si deve pi\u00f9 pensare sull\u2019opera, ma con l\u2019opera. Il futuro della critica risiede in questo cambio di paradigma: dialogare con l\u2019artista, con l\u2019immagine, con l\u2019arte in tutte le sue forme. L\u2019arte contemporanea \u00e8 sempre pi\u00f9 orientata alla sperimentazione e alla ricerca e spesso richiede il contributo e il coinvolgimento di scienziati, per esempio. Di conseguenza, la critica deve evolversi per accompagnare questi processi, diventando un luogo di confronto interdisciplinare. Un tempo la critica funzionava perch\u00e9 il contesto artistico era diverso: dominavano pittura e scultura, discipline pi\u00f9 ancorate alla tradizione. Oggi, invece, tre quarti dell\u2019arte si muovono nella sfera della sperimentazione. Per questo, la critica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere un\u2019ancella della storia dell\u2019arte: deve dialogare con altre discipline e ragionare con l\u2019opera, non pi\u00f9 sull\u2019opera. Solo in questo modo pu\u00f2 avere un futuro\u201d.<\/p>\n<p>A cura di Caterina Angelucci\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pare serpeggiare ancora nell\u2019orizzonte che incoraggia un rinnovamento della pratica critica il \u201cfantasma\u201d della tradizione, di quel legame&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":114288,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-114287","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/114287","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=114287"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/114287\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/114288"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=114287"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=114287"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=114287"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}