{"id":114416,"date":"2025-09-17T18:22:28","date_gmt":"2025-09-17T18:22:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/114416\/"},"modified":"2025-09-17T18:22:28","modified_gmt":"2025-09-17T18:22:28","slug":"una-civetta-sorvola-il-mare-nostrum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/114416\/","title":{"rendered":"Una civetta sorvola il Mare Nostrum"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 in uscita il libro \u201cAnima mediterranea. La leadership come arte della guida\u201d (Luca Sossella editore, Bologna 2025, pagine 208, euro 12), di Elena Granata e Andrea Granelli. Ne pubblichiamo di seguito la prefazione, scritto dal sottosegretario al Dicastero della Santa Sede per la cultura e l\u2019educazione.<\/p>\n<p class=\"frm\">di Antonio Spadaro<\/p>\n<p>All\u2019inizio di questo libro c\u2019\u00e8 una civetta. Una civetta che vola nel crepuscolo, come quella evocata da Hegel quando parlava della filosofia che arriva sempre troppo tardi, a fine giornata, quando tutto \u00e8 gi\u00e0 accaduto. Ma questa civetta non vola sopra Berlino. Sorvola il Mediterraneo. Vede le rovine greche e i porti commerciali, le cupole delle moschee e i campanili, i giardini delle case arabe e le terrazze di cemento. Non porta con s\u00e9 un sapere freddo e distaccato. Porta l\u2019intuizione che il tempo della leadership cos\u00ec come l\u2019abbiamo conosciuta \u00e8 finito. E che dobbiamo immaginarne uno nuovo. Urgentemente. \u00c8 proprio questo il gesto che compiono Elena Granata e Andrea Granelli: affrontano con coraggio e intelligenza una crisi tanto diffusa quanto sfuggente. Perch\u00e9 oggi la parola \u201cleadership\u201d \u00e8 ovunque, ma la sostanza \u00e8 introvabile. \u00c8 diventata un mantra vuoto, una formula da keynote aziendale, una voce nei CV. Ma intanto, nella realt\u00e0, assistiamo alla dissoluzione della guida: nelle imprese, nelle istituzioni, nella scuola, nella politica. Abbiamo leader, ma non abbiamo pi\u00f9 guide. \u00c8 qui che questo libro si fa necessario perch\u00e9 va al cuore del problema: non si limita a un aggiornamento delle competenze, non propone un nuovo acronimo motivazionale, ma una visione alternativa, profonda, radicata, poetica. E lo fa riportandoci a sud, al Mediterraneo. Non come luogo fisico soltanto, ma come principio generativo, come forma del pensare, del decidere, del vivere. Il Mediterraneo \u00e8 un mare-finestra sul quale si affacciano terre di grande ricchezza e diversit\u00e0, accomunate da traiettorie che si sono incrociate in un mare da tutti riconosciuto come \u201cnostro\u201d: Mare Nostrum \u00e8 il suo antico nome latino. Nella geografia culturale a noi pi\u00f9 prossima, pensata troppo spesso soltanto in termini continentali e mitteleuropei, occorre con forza ribadire la presenza del Mediterraneo, che \u00e8 come l\u2019orizzonte: pi\u00f9 ci si avvicina e pi\u00f9 esso sfugge. \u00c8 capace di generare valori, simboli, colori, sapori, architetture, linguaggi e sensibilit\u00e0 insospettabilmente simpatetiche e armoniche, pur nella differenza delle storie e nonostante la presenza di non poche conflittualit\u00e0: dalla Spagna alla Grecia, dal Marocco al Libano, dalla Francia all\u2019Albania. Il Mediterraneo, nel pensiero degli autori, dunque, non \u00e8 un simbolo identitario da difendere. \u00c8 un metodo. \u00c8 un modo di stare al mondo generativo grazie alle differenze e alle opposizioni polari che generano questo spazio riconosciuto come \u201cnostro\u201d. Ed \u00e8 il contrario del modello anglosassone dominante: performativo, astratto, accelerato, ossessionato dalla misurazione e dalla scalabilit\u00e0. Il modello che ha colonizzato le business school, gli algoritmi, i manuali. E che oggi mostra tutti i suoi limiti. Perch\u00e9 quel modello \u2014 ci dicono Granata e Granelli \u2014 \u00e8 diventato disfunzionale. Produce disconnessione, non connessione. Produce ansia, non visione. \u00c8 fondato su una concezione tecnocratica e puritana del potere che ignora la bellezza, il limite, il radicamento. Questo libro, in particolare, ci aiuta a superare il pensiero binario perch\u00e9 propone una visione del mondo e della leadership capace di abitare l\u2019ambiguit\u00e0, la complessit\u00e0 e il meticciato delle esperienze umane. La prospettiva mediterranea che attraversa tutto il testo si fonda sulla convinzione che le soluzioni semplicistiche \u2014 il giusto contro lo sbagliato, l\u2019antico contro il moderno, la tecnica contro l\u2019umano \u2014 non siano pi\u00f9 praticabili n\u00e9 desiderabili. La guida mediterranea, come viene qui delineata, si nutre di \u201cmetis\u201d: un\u2019intelligenza sottile, fluida, astuta, capace di sfuggire alle gabbie delle opposizioni nette e di generare senso nei passaggi liminali. In questa logica, il Mediterraneo stesso \u00e8 assunto come figura simbolica e reale di un pensiero non oppositivo, ma connettivo: crocevia di civilt\u00e0, luogo di mescolanze, di contaminazioni linguistiche, religiose, culturali. Il libro invita dunque a pensare in termini di relazioni piuttosto che di opposizioni, a coltivare la capacit\u00e0 di cogliere le interconnessioni tra fenomeni apparentemente distanti \u2014 arte e scienza, parola e corpo, tecnica e spiritualit\u00e0 \u2014 e ad accogliere la pluralit\u00e0 come risorsa per la guida e non come ostacolo. La sapienza proposta non \u00e8 quella dell\u2019univoco, ma del molteplice, della complessit\u00e0 che non si lascia ridurre n\u00e9 risolvere. Cos\u00ec facendo, questo libro disinnesca alla radice le derive polarizzanti e restituisce al lettore un modo di pensare e agire pi\u00f9 libero, pi\u00f9 mobile, pi\u00f9 umano. E allora, che cosa significa \u201cguidare\u201d a partire dal Mediterraneo? Significa, innanzitutto, assumere la complessit\u00e0 come materia prima. Riconoscere che la realt\u00e0 non \u00e8 riducibile a numeri o indicatori, che i contesti contano, che i corpi sentono, che le parole pesano. Significa capire che l\u2019arte della guida \u00e8 fatta di misura, di attenzione, di cura. Che non c\u2019\u00e8 guida senza un\u2019etica della presenza, senza una politica dell\u2019ascolto. Che chi guida non \u00e8 colui che precede, ma colui che accompagna. Non colui che trascina, ma colui che apre sentieri. Granata e Granelli mettono a fuoco con chiarezza un paradigma, e lo articolano attraverso una riflessione che unisce urbanistica, impresa, spiritualit\u00e0, cultura. Il Mediterraneo diventa cos\u00ec una lente per rileggere il nostro tempo: un tempo in cui l\u2019accelerazione ha prodotto smarrimento; l\u2019iperconnessione, isolamento; la disponibilit\u00e0 infinita di informazioni, ignoranza. Un tempo in cui la leadership si \u00e8 spezzata perch\u00e9 ha perso il suo contatto con la terra, con il linguaggio, con le relazioni. In cui il carisma \u00e8 stato sostituito dalla visibilit\u00e0. In cui il potere \u00e8 diventato simulacro. Per questo, il libro propone un\u2019alternativa concreta: passare dalla figura del leader alla figura della guida. \u00c8 una distinzione cruciale. Il leader \u00e8 spesso un costrutto retorico, una proiezione collettiva. La guida \u00e8 una presenza reale. Vive dentro i contesti, ne sente le tensioni. Sa quando tacere. Sa quando fermarsi. Sa che ogni decisione ha un peso ecologico, simbolico, umano. La guida non pianifica soltanto: discerne. Non impone: accompagna. Non controlla: si prende cura. Due figure emblematiche incarnano nel volume questo paradigma: Adriano Olivetti e Papa Francesco. Due uomini che, ciascuno a suo modo, hanno saputo coniugare visione e realt\u00e0. Olivetti, l\u2019industriale poeta, ha immaginato la fabbrica come spazio di civilt\u00e0. Non un luogo neutro di produzione, ma un ecosistema sociale e culturale. Il suo progetto era radicale: fondere bellezza, tecnologia e giustizia. Pensare l\u2019impresa come un\u2019opera d\u2019arte collettiva. Lontanissimo dall\u2019attuale logica dello shareholder value, Olivetti credeva che un\u2019impresa dovesse contribuire alla felicit\u00e0 pubblica. La sua era una leadership fondata sull\u2019etica del luogo, sulla responsabilit\u00e0, sulla bellezza come categoria politica. Papa Francesco, dal canto suo, ha portato nella Chiesa un modello di guida che disorienta proprio perch\u00e9 non si fonda sulla forza, ma sulla vulnerabilit\u00e0. La governance di Francesco ha aperto spazi. La sua \u201csinodalit\u00e0\u201d \u00e8 esattamente questo: un\u2019arte della guida condivisa, fondata sul discernimento, sull\u2019ascolto, sulla fiducia nello Spirito. \u00c8 una forma di leadership profondamente mediterranea: plurale, relazionale, inquieta, attenta alla carne del mondo. \u00c8 stato lui a parlare delle tre posizioni di guida da parte dei pastori, i vescovi: \u00abPresenza pastorale significa camminare con il Popolo di Dio: camminare davanti, indicando il cammino, indicando la via; camminare in mezzo, per rafforzarlo nell\u2019unit\u00e0; camminare dietro, sia perch\u00e9 nessuno rimanga indietro, ma, soprattutto, per seguire il fiuto che ha il Popolo di Dio per trovare nuove strade\u00bb. Queste parole, tradotte per il mondo della leadership aziendale, ad esempio, avrebbero effetti davvero rivoluzionari. Olivetti e Francesco sono state guide autentiche, concrete, visionarie. Entrambi hanno cercato di abitare il potere senza farsene sedurre, di esercitare autorit\u00e0 senza dominarla, e di restituire 12 alla guida la sua dimensione etica, culturale, spirituale. Ma questo libro non \u00e8 un\u2019agiografia n\u00e9 un manuale: \u00e8 un invito. A guardare il Mediterraneo come spazio di apprendimento: a capire che l\u2019intelligenza non \u00e8 solo logica, ma anche emotiva, simbolica, relazionale; a riconoscere che l\u2019innovazione non \u00e8 distruzione, ma metamorfosi; a riscoprire la sapienza come competenza fondamentale; una sapienza che non si misura in output, ma in senso, e che si coltiva attraverso il tempo, la lingua, la narrazione. Ed \u00e8 una sapienza \u201cspirituale\u201d che trova, ad esempio, in un genio come quello di Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, un suo preciso riferimento. Quell\u2019Ignazio che scrisse: \u00abNon \u00e8 il molto sapere che sazia e soddisfa, ma il sentire e gustare le cose interiormente\u00bb. Granata e Granelli hanno scritto un libro che si legge come una conversazione e si rilegge come una mappa. Ogni capitolo \u00e8 un viaggio: tra storia e filosofia, tra arte e organizzazione, tra politica e spiritualit\u00e0. E ogni passaggio \u00e8 segnato da una convinzione: che per guidare occorre essere prima guidati. Dalla tradizione, certo. Ma anche dai luoghi, dai legami, dalle fragilit\u00e0. Che non si guida se non si abita. E che non si abita se non si \u00e8 disposti ad ascoltare. \u00c8 un libro che arriva al momento giusto. In un tempo in cui i leader sembrano moltiplicarsi mentre le direzioni si perdono, \u201cAnima mediteranea\u201d offre un punto fermo, non definitivo, non dogmatico, ma solido, umile e vivo. \u00c8 un testo che parla a chi guida e a chi \u00e8 guidato, a chi insegna e a chi impara, a chi amministra, costruisce, educa, accompagna. Perch\u00e9 la guida \u2014 ci ricordano gli autori \u2014 non \u00e8 una funzione ma una forma di vita. Ecco allora perch\u00e9 consiglio di leggerlo. Ma anche di praticarlo, di portarlo nei luoghi di formazione, nelle aziende, nei comuni, nelle scuole, nei seminari. Di usarlo non per trovare risposte ma per formulare domande migliori che vengano dal basso, che abbiano radici; domande che non temano la complessit\u00e0, che non abbiano fretta di chiudersi, che non separino la ragione dal cuore. In un\u2019epoca che ha smarrito l\u2019anima della guida, questo libro la cerca. E la trova, con intelligenza e passione, tra le onde del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Una civetta la sorvola. E da lass\u00f9, ci invita a rallentare, a pensare, a connettere. A ricominciare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 in uscita il libro \u201cAnima mediterranea. 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