{"id":11582,"date":"2025-07-27T10:30:10","date_gmt":"2025-07-27T10:30:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11582\/"},"modified":"2025-07-27T10:30:10","modified_gmt":"2025-07-27T10:30:10","slug":"la-caduta-del-braccio-di-blu-demolito-il-murales-alle-casaralta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11582\/","title":{"rendered":"La caduta del \u2019braccio\u2019 di Blu. Demolito il murales alle Casaralta"},"content":{"rendered":"<p>di Mariateresa MastromarinoBlu non avrebbe mai voluto vedere \u2019museificati\u2019 i suoi graffiti. Per questo, quel lontano 12 marzo del 2016, copr\u00ec le sue opere con una gettata di vernice grigia. Cancellandole (quasi) tutte. Quelle superstiti, infatti, hanno resistito al cambiamento del tempo e dello spazio, rimanendo l\u00ec, in quei luoghi dismessi o dimenticati. Si contano sulle dita di una mano, ormai, i lavori dell\u2019artista marchigiano, tra i padri della street artist, rimasti \u2019in piedi\u2019 sotto le Due Torri. Di questi, per\u00f2, ne \u00e8 scomparso uno. Perch\u00e9, due sere fa, via Ferrarese ha visto la caduta del \u2019braccio\u2019 di Blu. Intorno alle 21.50, infatti, le escavatrici al lavoro per l\u2019intervento di <strong>riqualificazione<\/strong> delle ex <strong>Officine Casaralta<\/strong> \u2013 che vedr\u00e0, sull\u2019area abbandonata dal 2001, la realizzazione di un parco, di alcuni palazzi e uno studentato \u2013 , hanno colpito con i loro bracci idraulici l\u2019edificio che affaccia direttamente sulla strada, l\u2019ultimo a essere stato costruito tra gli anni Settanta e Ottanta. Pezzo dopo pezzo, si \u00e8 sgretolata quella che era l\u2019ex mensa e la portineria della ditta fiore all\u2019occhiello del settore meccanico. E di quella sede, lasciata all\u2019incuria e spesso al degrado, ne \u00e8 rimasto solo lo scheletro (in foto), che, come gli altri stabilimenti dell\u2019area che si estende fino a via Stalingrado, verr\u00e0 abbattuto.<\/p>\n<p>Proprio l\u00ec, su una parete interna dell\u2019edificio, continuava a esistere il \u2019braccio\u2019 di Blu: un arto bianco, su sfondo grigio, che termina con una mano che tiene stretto tra le dita un piccolo tassello. Un\u2019opera lasciata in solitudine, alla quale tante altre, composte da writer minori e giovanissimi, negli anni hanno fatto compagnia. In uno spazio abbandonato, ma pieno di <strong>street art<\/strong>. Una forma di espressione che, per Blu, non pu\u00f2 essere preservata ed \u00e8 quindi legata al suo destino.<\/p>\n<p>Con questo spirito il murales \u00e8 sparito. Da quanto si apprende, infatti, le aziende che stanno curando il progetto di <strong>riqualificazione<\/strong> dell\u2019area hanno pensato di rispettare il desiderio dell\u2019artista di Senigallia. Che, pi\u00f9 volte, ha espresso la sua contrariet\u00e0 alla \u2019museificazione\u2019 delle sue opere. Fino al gesto estremo del 12 luglio 2016 in occasione della mostra a palazzo Pepoli dal titolo Bansky &amp; Co &#8211; l\u2019arte allo stato urbano, per la quale alcuni suoi graffiti furono staccati per essere esposti.<\/p>\n<p>Il \u2019braccio\u2019, ora, \u00e8 definitivamente scomparso, ma la <strong>Bolognina<\/strong> e la citt\u00e0 tutta potranno ancora rimembrare il passato. Grazie al comitato Casaralta Che Si Muove, che si \u00e8 battuto per la salvaguardia dell\u2019insegna storica dell\u2019Officina Casaralta, che, con l\u2019inizio della nuova era per l\u2019area a lungo lasciata sola, trover\u00e0 collocazione all\u2019interno del nuovo parco. Per godersi ci\u00f2 che resta di Blu, rimangono il serpente in gabbia in via Battirame, realizzato con Ericailcane, e la testa di via Lombardia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Mariateresa MastromarinoBlu non avrebbe mai voluto vedere \u2019museificati\u2019 i suoi graffiti. 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