{"id":115871,"date":"2025-09-18T12:06:13","date_gmt":"2025-09-18T12:06:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/115871\/"},"modified":"2025-09-18T12:06:13","modified_gmt":"2025-09-18T12:06:13","slug":"in-fuga-dalla-citta-di-gaza-verso-lignoto-sally-ibrahim","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/115871\/","title":{"rendered":"In fuga dalla citt\u00e0 di Gaza verso l\u2019ignoto &#8211; Sally Ibrahim"},"content":{"rendered":"<p>Sulla strada litoranea che collega la citt\u00e0 di Gaza alle aree meridionali della Striscia devastata dalla guerra, un flusso di famiglie palestinesi si muove in silenzio portando con s\u00e9 gli averi e secoli di memoria. Coperte, pentole, materassi e foto sono ammucchiati su carrelli e carri trainati dagli asini, caricati sulle spalle, o stretti saldamente tra le braccia dei bambini. I loro occhi vagano all\u2019indietro, verso le rovine della citt\u00e0 che stanno abbandonando, come se il passato custodisse pi\u00f9 certezze del futuro.<\/p>\n<p>Ogni passo verso sud o verso il centro dell\u2019enclave costiera \u00e8 straziante. \u201cAndarsene da Gaza significa lasciarci alle spalle i nostri cuori. Non \u00e8 solo un viaggio di chilometri, \u00e8 un viaggio dell\u2019anima che se ne va dal corpo\u201d, dice Mohammed Abu Shar, un palestinese di Gaza. \u201cAbbiamo provato a restare il pi\u00f9 a lungo possibile. Ogni giorno ci dicevamo che i bombardamenti si sarebbero attenuati, che forse la situazione si sarebbe calmata. Ma gli attacchi si sono intensificati, raggiungendo ogni quartiere e ogni angolo della citt\u00e0\u201d. E aggiunge: \u201cI miei figli non riescono a dormire a causa delle continue esplosioni. Si coprono le orecchie e piangono. Alla fine non abbiamo avuto altra scelta che andarcene, anche se ci si spezza il cuore\u201d.  <\/p>\n<p>Raggiungere il sud non significa trovare sicurezza. Khan Yunis e Deir al Balah sono diventati accampamenti immensi e caotici dove la vita \u00e8 ridotta all\u2019essenziale. Le strade un tempo affollate di mercati e scuole oggi sono soffocate dalle tende costruite con teli di plastica strappati, pali di legno e stoffe cucite insieme.  <\/p>\n<p>Ma anche sopravvivere in questa miseria ha un costo. I commercianti sfruttano la disperazione, vendendo le tende a pi\u00f9 di mille dollari l\u2019una, mentre i proprietari di case fanno pagare anche a duemila dollari per una stanza. Famiglie che un tempo vivevano modestamente ma dignitosamente oggi sono ridotte a contrattare per avere un po\u2019 di privacy.  <\/p>\n<p>Umm Mahmoud racconta di aver dormito per giorni all\u2019aperto prima che dei parenti all\u2019estero le inviassero il denaro per comprare una piccola tenda: \u201cQui si fanno affari su tutto, anche sulla sofferenza. Come pu\u00f2 una famiglia povera pagare migliaia di dollari per un pezzo di stoffa legato a dei bastoni?\u201d. Suo marito Mohammed aggiunge: \u201cA Gaza abbiamo perso la nostra casa. Qui stiamo perdendo la dignit\u00e0. Le famiglie dormono su pavimenti sporchi senza acqua, bagni o medicine. I prezzi aumentano ogni giorno, e nessuno controlla. Perfino la tela per le tende \u00e8 venduta in dollari\u201d.  <\/p>\n<p>Poco lontano, c\u2019\u00e8 Robin Maatouq, un sarto di 27 anni, che \u00e8 stato costretto a vendere i suoi ultimi averi per trovare un riparo. \u201cLa mia bottega \u00e8 stata distrutta. Ho cercato una piccola stanza in affitto, ma mi hanno chiesto 1.800 dollari\u201d, racconta. \u201cCi sono persone che vendono i gioielli o i loro ultimi mobili per sopravvivere. Questa guerra ci sfolla con le bombe e poi ci schiaccia con la fame\u201d.  <\/p>\n<p>Neppure i giornalisti, che hanno la responsabilit\u00e0 di documentare le sofferenze di Gaza, sono risparmiati. Khader fa il cameraman e ha perso la sua casa nei bombardamenti. Ha cercato di affittare un appartemento a Khan Yunis ma i proprietari lo mandavano via per timore degli attacchi israeliani ai giornalisti. \u201cMi sono sentito braccato, anche nella fuga\u201d, dice. \u201cNessuno mi voleva vicino. Ho lasciato la mia famiglia in una tenda, mentre io dormo nei corridoi dell\u2019ospedale Nasser. I miei figli mi chiedono perch\u00e9 non sto con loro. Ma non posso metterli in pericolo. Essere un giornalista qui significa perdere la casa, il lavoro e perfino il diritto di abbracciare i tuoi figli\u201d.  <\/p>\n<p>Gaza non \u00e8 pi\u00f9 la citt\u00e0 che la sua popolazione conosceva prima della guerra. Da settimane l\u2019esercito israeliano la colpisce dal cielo, dal mare e via terra, radendo al suolo interi quartieri e riducendo al silenzio le strade un tempo piene di vita. Volantini e altoparlanti avvertono i civili che la citt\u00e0 ora \u00e8 una \u201czona di combattimenti pericolosa\u201d, esortandoli a dirigersi verso sud lungo la strada litoranea Rashid nelle cosiddette aree umanitarie.  <\/p>\n<p>Dietro questo freddo linguaggio militare c\u2019\u00e8 la realt\u00e0 di un esodo di massa. Convogli di sfollati intasano le strade: donne che trascinano bambini sfiniti, uomini che portano sacchi di farina sulle spalle, anziani appoggiati al bastone, che si fermano ogni pochi metri per riprendere fiato. Le famiglie si ammassano su carretti trainati da deboli asini o pagano qualsiasi cifra per assicurarsi un posto su un camion diretto a sud.  <\/p>\n<p>Salah Asaleya, un giovane sulla trentina originario del campo profughi di Al Shati, ricorda la sua odissea dopo aver finalmente raggiunto Deir al Balah: \u201cAndarsene non \u00e8 stata una scelta; \u00e8 stato l\u2019unico modo per sopravvivere. Ho pagato centinaia di dollari per arrivare qui con la mia famiglia. Ho trovato un pezzo di terra brulla su cui piantare una tenda, ma non c\u2019\u00e8 acqua, non c\u2019\u00e8 elettricit\u00e0, non c\u2019\u00e8 vita. Gaza non \u00e8 solo una casa o una strada, \u00e8 la nostra anima. Ce ne siamo andati perch\u00e9 le bombe l\u2019hanno resa un inferno, ma andarcene \u00e8 come morire\u201d. Per gli sfollati la sofferenza non finisce con il viaggio, ma ricomincia da capo. Il centro e il sud della Striscia sono gi\u00e0 sopraffatti con scuole, moschee e piazze sovraffollate, e migliaia di tende che spuntano come funghi sul terreno. L\u2019acqua pulita scarseggia, i servizi igienici sono quasi inesistenti e i farmaci stanno per finire.  <\/p>\n<p>Ultime notizie<\/p>\n<p>L\u2019ultima offensiva e il genocidio<\/p>\n<p>\u25c6Il 16 settembre 2025 l\u2019esercito israeliano ha annunciato l\u2019avvio della fase principale della sua offensiva di terra nella <strong>citt\u00e0 di Gaza<\/strong>, dopo aver ricevuto il \u201csostegno incondizionato\u201d del segretario di stato statunitense Marco Rubio, in visita a Gerusalemme il giorno precedente. \u201cGaza sta bruciando\u201d, ha dichiarato il ministro della difesa Israel Katz. Le truppe hanno cominciato ad avanzare verso il centro della citt\u00e0, sostenute da bombardamenti incessanti che hanno provocato decine di vittime. Secondo un responsabile militare, il 40 per cento degli abitanti della citt\u00e0 e dei dintorni, stimati in un milione dalle Nazioni Unite, \u00e8 fuggito per raggiungere il sud della Striscia. L\u2019esercito israeliano sostiene che tremila miliziani di Hamas sono ancora a Gaza.  <\/p>\n<p>\u25c6Lo stesso giorno una commissione d\u2019inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha accusato Israele di commettere un \u201c<strong>genocidio<\/strong>\u201d nella Striscia di Gaza, chiamando in causa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri alti funzionari. La commissione ha stabilito che il governo e l\u2019esercito d\u2019Israele hanno commesso quattro dei cinque atti motivati dall\u2019intenzione \u201cdi distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso\u201d individuati dalla convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. La commissione, che non si esprime a nome delle Nazioni Unite, non \u00e8 un organo giudiziario, ma i suoi rapporti possono aumentare la pressione diplomatica internazionale e contenere prove che possono essere usate nei tribunali.  <\/p>\n<p>\u25c6Tra il 15 e il 16 settembre le imbarcazioni della <strong>Global sumud flotilla<\/strong>, cariche di aiuti umanitari, hanno lasciato la Tunisia, dov\u2019erano arrivate il 7 settembre, in direzione della Striscia di Gaza con l\u2019obiettivo di rompere il blocco israeliano. La prossima tappa \u00e8 prevista a Malta, dove la delegazione si unir\u00e0 ad altre barche partite dalla Corsica, dalla Sicilia e dalla Grecia. Gli organizzatori stimano che la traversata fino a Gaza durer\u00e0 due settimane. <strong>Afp, Bbc<\/strong>  <\/p>\n<p>L\u2019agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi (Unrwa), riferisce che molte famiglie hanno camminato per ore sotto il fuoco, spesso senza una destinazione precisa. \u201cVanno verso l\u2019ignoto. I bambini cadono a terra dalla stanchezza, le madri svengono, e gli anziani sono lasciati ai bordi delle strade\u201d, ha dichiarato l\u2019Unrwa in un comunicato.  <\/p>\n<p>La protezione civile di Gaza ha definito l\u2019esodo uno \u201csfollamento forzato di massa\u201d, sottolineando che le persone meno in grado di muoversi, i malati, i feriti, gli anziani, sono stati di fatto abbandonati. \u201c\u00c8 una catastrofe incommensurabile\u201d, ha detto Mahmoud Basa, portavoce della protezione civile. \u25c6 fdl  <\/p>\n<p><strong>Sally Ibrahim<\/strong> \u00e8 la corrispondente daGaza del giornale panarabo The New Arab.  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/sally-ibrahim\/2025\/09\/18\/mailto:posta@internazionale.it?subject=In fuga dalla citt\u00e0 di Gaza verso l\u2019ignoto\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sulla strada litoranea che collega la citt\u00e0 di Gaza alle aree meridionali della Striscia devastata dalla guerra, un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":115872,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[1819,14,164,165,73,77,72,7673,166,7,15,24412,76,79920,7577,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-115871","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-citta","9":"tag-cronaca","10":"tag-dal-mondo","11":"tag-dalmondo","12":"tag-gaza","13":"tag-guerra","14":"tag-israele","15":"tag-medio-oriente","16":"tag-mondo","17":"tag-news","18":"tag-notizie","19":"tag-operazione-militare","20":"tag-palestina","21":"tag-sally-ibrahim","22":"tag-striscia-di-gaza","23":"tag-ultime-notizie","24":"tag-ultime-notizie-di-mondo","25":"tag-ultimenotizie","26":"tag-ultimenotiziedimondo","27":"tag-world","28":"tag-world-news","29":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/115871","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=115871"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/115871\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/115872"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=115871"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=115871"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=115871"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}