{"id":11590,"date":"2025-07-27T10:34:13","date_gmt":"2025-07-27T10:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11590\/"},"modified":"2025-07-27T10:34:13","modified_gmt":"2025-07-27T10:34:13","slug":"presence-un-horror-sulla-famiglia-americana-francesco-boille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11590\/","title":{"rendered":"\u201cPresence\u201d, un horror sulla famiglia americana &#8211; Francesco Boille"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 arrivato nelle sale un piccolo capolavoro, Presence di Steven Soderbergh. Un horror che dovrebbe piacere a chi non \u00e8 un amante del genere e un oggetto teorico privo di pesantezza anche per chi cerca un buon divertimento estivo poich\u00e9 veicola senso e spettacolo evitando gli eccessi, sottraendo per aggiungere.  <\/p>\n<p>Interamente girato in interni, gioca con la suspense e la paura in una maniera che potremmo definire soffusa proprio come \u00e8 soffusa l\u2019illuminazione di questo film d\u2019atmosfera, che insieme all\u2019inquietudine riesce paradossalmente a trasmettere perfino un senso di delicatezza e di serenit\u00e0. Soderbergh sa essere un grande attraversatore dei generi senza mai imprigionarsi in nessuno, nel senso che non solo spazia da un genere all\u2019altro (privilegiando il thriller) ma ne ibrida vari in uno stesso titolo. L\u2019horror finora non era quasi stato esplorato dal cineasta, se si eccettua Unsane (2018), del tutto privo per\u00f2 della dimensione soprannaturale come invece qui.  <\/p>\n<p>\tpubblicit\u00e0<\/p>\n<p>In verit\u00e0 il vero tema \u00e8 la memoria, aspetto ancor pi\u00f9 interessante se si tiene a mente che Soderbergh indaga la contemporaneit\u00e0, come anche in questo caso, a cui si aggiunge una forma di denuncia non solo della violenza sulle donne ma della condizione femminile nella cultura statunitense. Una condizione quasi disperata ma non esibita, seppure a un certo punto diventi abbastanza esplicita. \u00c8 un urlo che non trova il suo sfogo, come di chi vive in uno stato di perenne apnea dal quale non riesce a uscire, o ancora in perenne stato di confusione, come dice nel film una medium. In stato confusionale proprio come la famiglia media americana di oggi ma, contrariamente a quest\u2019ultima, la presenza evocata nel titolo sa di avere una missione da compiere.  <\/p>\n<p>Una famiglia statunitense benestante e ibrida: lui bianco, lei asiatica e i due figli adolescenti, un maschio e una femmina, ne sono la sintesi e insieme l\u2019antitesi. Li vediamo arrivare poco dopo nella casa vuota mentre dall\u2019alto la camera dai movimenti sinuosi ed eleganti si muove leggera come uno spirito osservando dall\u2019alto l\u2019agente immobiliare che sta per entrare poco prima dell\u2019arrivo dei futuri proprietari. Madre e figlio \u2013 di cui \u00e8 presto evidente che siano molto vicini, anche troppo \u2013 forzano le cose sull\u2019acquisto rispetto al padre e alla figlia, pi\u00f9 restii. Dissolvenza in nero, e l\u2019azione torna sulla casa acquistata, sul trasporto dei mobili e sugli imbianchini: uno di loro percepisce una presenza in una delle stanze e si rifiuta di lavorarci. Di nuovo dissolvenza in nero.  <\/p>\n<p>A quel punto vediamo la famiglia che si \u00e8 ormai stabilita. Un\u2019entit\u00e0, per\u00f2, comincia a fare strani scherzi \u2013 oppure gentili attenzioni \u2013 alla figlia Chloe, come spostargli i tanti libri disposti sul letto, sulla scrivania e sulla mensola mentre lei sta facendo la doccia. I libri di studio sono saggi di storia per lo studio, il romanzo rimesso delicatamente nella mensola pare invece un romanzo d\u2019amore: You always\/you never, \u00e8 il titolo, Alice Hughes  l\u2019autrice: libro e scrittrice che rimandano a un altro film di Soderbergh, Lasciali parlare (2020).  <\/p>\n<p>Gi\u00e0 da questi indizi si comprende che rispetto a quest\u2019America tutta concentrata sulla carriera, gli interessi materiali e il presente, Chloe \u00e8 invece sensibile alla memoria, all\u2019interiorit\u00e0 e ai sentimenti altrui come attestano anche le tante immagini pittoriche di animali, dal sapore quasi fantastico. Soprattutto pare aperta all\u2019invisibile, allo squarcio del velo delle apparenze. La stanza del fratello Tyler \u00e8 invece immersa nel s\u00e9 del suo occupante, un s\u00e9 gi\u00e0 tronfio dei suoi trionfi sportivi: troneggiano sui muri le coppe e medaglie vinte e giganteschi poster di lui che nuota.  <\/p>\n<p>Poco dopo sentiamo il padre Chris parlare molto preoccupato per Chloe, reduce da un evento traumatico, che si \u00e8 come chiusa e comunica ancor meno di prima: \u201cScatta ogni volta che sente un rumore in strada\u201d. La madre Rebekah invece resta distante, nega senza essere esplicita, provocando una reazione irritata di Chris, che gli lancia: \u201cHai mai notato che i tuoi consigli implicano sempre e solo che noi non dobbiamo mai fare niente?\u201d.  <\/p>\n<p>Sono quasi due famiglie antitetiche, due Americhe, due umanit\u00e0, l\u2019archetipo di Caino e Abele rielaborato e ampliato, due perenni antinomie \u2013 you always\/you never \u2013 che si trovano messe allo specchio in questo bellissimo villino in legno, moderno e antico, che ha saputo fondere il presente con il passato e di cui permane uno splendido mobile con specchio antico di cento anni. Tutto il contrario di questa umanit\u00e0: la madre che cerca di convincere Tyler che le frodi finanziarie le ha fatte per amore verso di lui; e un padre situato invece tra le due sponde, quella spirituale e quella materiale, teneramente attento alla figlia e spesso irritato dal figlio.  <\/p>\n<p>Ma presto arriva in casa un\u2019altra presenza, quella di un amico di Tyler che guarda Chloe con uno degli sguardi pi\u00f9 glaciali visti al cinema negli ultimi anni.  <\/p>\n<p>Siamo per\u00f2 lontani dagli adolescenti mostruosi di Scream, capolavoro di Wes Craven, e pi\u00f9 dalle parti di tanto cinema e manga giapponese che narra storie di fantasmi malinconiche, metafore della solitudine umana.  <\/p>\n<p>Film anomalo nel cinema statunitense per toni e modalit\u00e0. E mai manicheo, mai schematico (specchio della filmografia del regista), la presenza \u00e8 il cinema stesso, qui femmineo, una presenza fantasmatica pi\u00f9 forte che mai, a cominciare dai suoi procedimenti. Tutto \u00e8 girato in soggettiva con movimenti circolari e avvolgenti, diviso in tanti capitoletti mediante dissolvenze in nero, ciascun capitoletto \u00e8 girato in piano sequenza: per la teoria del cinema \u2013 si pensi ad Andr\u00e9 Bazin \u2013 il procedimento principe per la riproduzione del reale al cinema, proprio perch\u00e9 privo degli artifici del montaggio.  <\/p>\n<p>La presenza \u00e8 quindi cinema puramente inteso come spiritualit\u00e0: del resto Bazin era un critico e teorico cattolico quasi mistico. Peccato aver esplicitato la dimensione mistica con il riferimento al Cristo del nome Chris: bastavano le allusioni alla madre religiosa per costruire il bel ritratto di un laico penetrato dal dubbio costante.  <\/p>\n<p>Presence \u00e8 il vero film della permanenza della memoria degli Stati Uniti e dell\u2019umanit\u00e0 attraverso un\u2019abitazione e un luogo, al contrario dell\u2019edificante e melenso Here di Robert Zemeckis, che rispetto al <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/francesco-boille\/2025\/01\/23\/gigantesco-non-luogo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">graphic novel<\/a> di Richard McGuire da cui \u00e8 tratto non inventa o reinventa alcun procedimento. L\u2019antitesi di Presence.  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. 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