{"id":116670,"date":"2025-09-18T20:40:14","date_gmt":"2025-09-18T20:40:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/116670\/"},"modified":"2025-09-18T20:40:14","modified_gmt":"2025-09-18T20:40:14","slug":"come-hanno-fatto-gli-orange-wine-a-passare-da-moda-a-feticcio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/116670\/","title":{"rendered":"Come hanno fatto gli orange wine a passare da moda a feticcio?"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"94\" data-end=\"982\">C\u2019\u00e8 stato un momento, non pi\u00f9 di pochissimi anni fa, in cui bere un bicchiere di <strong data-start=\"175\" data-end=\"190\">orange wine<\/strong> \u2014 quei bianchi trattati come rossi, macerati a lungo sulle bucce, con profumi ossidativi e cromie che oscillano tra il tramonto e la ruggine \u2014 \u00a0era come fumare una Gauloises in un bar di provincia popolato da Marlboro: un segno di appartenenza a un\u2019\u00e9lite culturale, un atto di resistenza contro la banalit\u00e0 seriale dei Sauvignon e dei Pinot Grigio da scaffale del supermercato.<\/p>\n<p data-start=\"94\" data-end=\"982\">Poi, come spesso accade alle avanguardie che funzionano troppo bene, la nicchia si \u00e8 fatta moda, la moda \u00e8 diventata mercato, e il mercato caricatura. Alla fine, quell\u2019arancio \u00e8 sbiadito: ci\u00f2 che prometteva di essere una rivoluzione enologica \u2014 la <a href=\"https:\/\/www.intravino.com\/primo-piano\/amber-revolution-la-versione-in-lingua-italiana-scatena-gia-la-sete\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>Amber Revolution<\/strong><\/a>, come l\u2019ha battezzata\u00a0<strong>Simon J. Woolf<\/strong> \u2014 ha lasciato soprattutto un retrogusto ironico e amaro, pi\u00f9 vicino al disincanto che alla palingenesi.<\/p>\n<p data-start=\"94\" data-end=\"982\"><strong data-start=\"1014\" data-end=\"1040\">Com\u2019\u00e8 stato possibile? <\/strong>E soprattutto, come mai\u00a0in cos\u00ec poco tempo?<\/p>\n<p data-start=\"94\" data-end=\"982\">Gli <strong data-start=\"171\" data-end=\"186\">orange wine<\/strong> sono stati raccontati come il ritorno a una tecnica ancestrale: le anfore georgiane, le bucce immerse nel mosto per settimane, la sapienza dei vignaioli caucasici che \u201csapevano gi\u00e0 tutto\u201d. Pi\u00f9 che una semplice ripresa filologica, \u00e8 riuscito\u00a0per\u00f2 soprattutto un racconto: una narrazione capace di trasformare un gesto antico in segno contemporaneo, capace di intercettare un bisogno diffuso di autenticit\u00e0 e di diversit\u00e0. In breve, l\u2019\u201carcheologia liquida\u201d \u00e8 stata anche un dispositivo di comunicazione potente, che ha permesso a questi vini di emergere come alternativa all\u2019omologazione globale.<\/p>\n<p data-start=\"849\" data-end=\"1427\">Un vino con note ossidative, tannini insoliti (per un bianco), e aromi di erbe e infusi non era soltanto un\u2019esperienza sensoriale diversa, ma anche un <strong data-start=\"983\" data-end=\"1004\">simbolo culturale<\/strong>: il gusto del \u201cnaturale\u201d in opposizione al convenzionale, del piccolo in contrapposizione al grande, del non filtrato contro lo standardizzato. Gli orange wine sono cos\u00ec nati quasi come <strong data-start=\"1185\" data-end=\"1202\">\u201cvini contro\u201d<\/strong>: contro la limpidezza impeccabile, contro la riproducibilit\u00e0 infinita, contro la parkerizzazione degli anni Duemila. In altre parole, erano anche un invito a ripensare il vino proprio l\u00e0 dove sembrava aver smesso di sorprendere.<\/p>\n<p data-start=\"155\" data-end=\"768\">Come tutte le mode, la traiettoria \u00e8 stata quasi da manuale. In un primo momento, gli orange wine hanno abitato i margini: <strong data-start=\"278\" data-end=\"377\">enoteche radical-chic di Brooklyn, bar indipendenti a Berlino, ristoranti sperimentali a Copenaghen<\/strong>. Luoghi dove bere un calice ambrato non era tanto un\u2019esperienza gustativa, quanto un <strong>atto performativo<\/strong>: un modo di dichiarare appartenenza a un microcosmo intellettuale, un gesto capace di funzionare come password simbolica. In quegli ambienti, bere orange era come citare Derrida a un tavolo di bistrot: non importava solo il contenuto, ma la dimostrazione di padroneggiare un linguaggio.<\/p>\n<p data-start=\"770\" data-end=\"1103\">Poi per\u00f2 \u00e8 arrivata la fase dell\u2019<strong data-start=\"798\" data-end=\"823\">istituzionalizzazione<\/strong>: i ristoranti stellati hanno preso in carico il fenomeno, abbinando questi vini a piatti concettuali magari di cavolo fermentato o caviale di quinoa, collocandoli all\u2019interno di un\u2019estetica gastronomica che ha fatto\u00a0dell\u2019alterit\u00e0 un elemento di lusso. Da opposizione a sistema, insomma.<\/p>\n<p data-start=\"1105\" data-end=\"1527\">Infine \u00e8 giunta la <strong data-start=\"1124\" data-end=\"1158\">fase della diffusione di massa<\/strong>, quando la bottiglia arancio\u00a0\u00e8 finita negli scaffali della grande distribuzione \u201cgreen\u201d, accanto all\u2019acqua di cocco e alle chips di cavolo nero. \u00c8 in questo passaggio che la controcultura si \u00e8 trasformata in prodotto di largo consumo.<\/p>\n<p data-start=\"1529\" data-end=\"2072\">E come accade spesso in questi cicli \u2014 dalle sottoculture giovanili alla moda dei superfood \u2014 il momento della massificazione coincide con quello della crisi (che attenzione non significa declino). Ci\u00f2 che era stato simbolo di <strong data-start=\"1717\" data-end=\"1731\">differenza<\/strong> diventa allora\u00a0qualcosa pi\u00f9 declinato verso il conformismo.<\/p>\n<p data-start=\"228\" data-end=\"596\">Un momento chiave della parabola degli orange wine \u00e8 stato colto con lucidit\u00e0, (e prima di tutti) da Wine Enthusiast\u00a0in un articolo del 10 settembre 2024 \u2013 \u201c<strong><a href=\"https:\/\/www.wineenthusiast.com\/culture\/wine\/orange-wine-trend\/?srsltid=AfmBOopex6K7Z4EIt0DobmEeoyk82uc6zh-2UZQNfkaRpqdQn-RjOU96\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Orange Wine Can\u2019t Be \u2018Cool\u2019 Forever. That\u2019s a Good Thing<\/a>\u201d di Hannah Walhout<\/strong>\u00a0\u2013 dove si osserva come il fenomeno sia passato dal clamore entusiastico a una sorta di stanchezza collettiva.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-09-17-alle-10.41.01.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-155531\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-09-17-alle-10.41.01.png\" alt=\"Wine Enthusiast - Published: September 10, 2024\" width=\"1920\" height=\"969\" data-wp-pid=\"155531\"  \/><\/a><\/p>\n<p data-start=\"998\" data-end=\"1586\">E qui entra in gioco la questione centrale: la <strong>macerazione<\/strong>. Per anni \u00e8 stata celebrata come un gesto quasi eroico, una sospensione del tempo enologico, un ritorno a un\u2019idea di autenticit\u00e0. Ma, come spesso accade quando un processo tecnico diventa bandiera culturale, la medaglia ha anche un rovescio.<\/p>\n<p data-start=\"433\" data-end=\"989\">La macerazione per\u00f2 \u2013 a mio sindacabilissimo giudizio \u2013 rischia di trasformarsi in una sorta di scorciatoia stilistica, capace di <strong data-start=\"565\" data-end=\"599\">uniformare pi\u00f9 che distinguere<\/strong>. Se tutti i produttori adottano lunghe macerazioni, ossidazioni controllate e tannini volutamente \u201crustici\u201d, allora la firma dominante diventa il metodo, non pi\u00f9 la geografia, e quindi il territorio, il vitigno o il microclima. Ne risulta un linguaggio gustativo forse prevedibile, dove i vini finiscono per assomigliarsi troppo, e dove\u00a0l\u2019etichetta \u201ccon buccia\u201d rischia di valere\u00a0pi\u00f9 della voce del territorio che li ha generati.<\/p>\n<p data-start=\"121\" data-end=\"534\">C\u2019\u00e8 poi anche un rischio di <strong data-start=\"143\" data-end=\"168\">appiattimento emotivo<\/strong>: tannini asciutti e note ossidative marcate, se ripetuti all\u2019infinito, smettono di sorprendere. Quello che all\u2019inizio sembrava un orizzonte nuovo diventa un gioco prevedibile, pi\u00f9 vicino a un esercizio di stile che a un piacere da condividere a tavola. Il vino, insomma, rischia di trasformarsi in performance sensoriale, gesto da interpretare pi\u00f9 che da bere.<\/p>\n<p data-start=\"536\" data-end=\"1065\">A complicare le cose interviene il linguaggio del marketing, che ha trasformato \u201corange wine\u201d in una <strong data-start=\"637\" data-end=\"649\">buzzword<\/strong>: un\u2019etichetta facile da applicare, un filtro estetico buono per ogni occasione, col pericolo di banalizzare una categoria in realt\u00e0 complessa e sfaccettata. \u00c8 proprio qui che, come ha colto con finezza Wine Enthusiast, nasce il <strong data-start=\"887\" data-end=\"899\">backlash, <\/strong>prosaicamente<strong data-start=\"887\" data-end=\"899\">\u00a0<\/strong>traducibile\u00a0come il rinculo: quando il bello diventa uniforme, quando il complesso si riduce a clich\u00e9, quando ci\u00f2 che era segno di identit\u00e0 rischia di scivolare nella caricatura di s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p data-start=\"195\" data-end=\"266\"><strong data-start=\"195\" data-end=\"264\">Dal vino al feticcio, dal feticcio al reietto? <\/strong>Le cose non stanno esattamente cos\u00ec.<\/p>\n<p data-start=\"195\" data-end=\"266\">Oggi, infatti, parlare di \u201ctramonto\u201d degli orange wine rischia di essere fuorviante. Non sono affatto scomparsi, n\u00e9 confinati in una nicchia marginale: al contrario, forse non se ne \u00e8 mai prodotti e bevuti cos\u00ec tanti.\u00a0A cambiare non \u00e8 stata la quantit\u00e0, che anzi \u00e8 esponenzialmente aumentata, ma lo <strong data-start=\"553\" data-end=\"573\">status simbolico<\/strong>. Dieci anni fa, una bottiglia di orange era un talismano di distinzione, il segno di un\u2019appartenenza culturale rara e un po\u2019 esoterica. Oggi \u00e8 diventata una tipologia codificata, replicata in cantine che non avevano alcuna tradizione di macerazione e che l\u2019hanno adottata come opzione di catalogo, una linea in pi\u00f9 accanto al bianco e al rosso e alla \u201cfottuta\u201d bollicina.<\/p>\n<p data-start=\"195\" data-end=\"266\">In questo senso, l\u2019orange wine ha seguito lo stesso destino di fenomeni come il biologico: da pionieristico e rivoluzionario a pratica diffusa, standardizzata e, proprio per questo, meno narrata e meno sorprendente. Se ne parla meno perch\u00e9 non stupisce pi\u00f9, ma intanto le bottiglie si sono moltiplicate: la forza propulsiva simbolica si \u00e8 esaurita, mentre quella numerica si \u00e8 consolidata.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Red_vineyards.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-155532\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Red_vineyards.jpg\" alt=\"Di Vincent van Gogh - History of the Red Vineyard by Anna Boch.com, 2nd upload: wikipaintings, Pubblico dominio, https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=3073079\" width=\"1280\" height=\"998\" data-wp-pid=\"155532\"  \/><\/a><\/p>\n<p>[Vincent van Gogh \u2013 <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=3073079\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">The Red Vineyard<\/a>. unico dipinto che Van Gogh riusc\u00ec certamente a vendere durante la sua vita]<\/p>\n<p data-start=\"306\" data-end=\"1470\"><strong>Perch\u00e9 allora il disincanto?<\/strong>\u00a0Oltre alle ragioni gi\u00e0 evidenziate, potremmo dire in parte per ragioni <strong data-start=\"5711\" data-end=\"5725\">economiche<\/strong>: i prezzi dei benchmark sono\u00a0lievitati, e molti altri hanno seguito a ruota anche se non sempre giustificati dalla qualit\u00e0. In parte per ragioni <strong data-start=\"5823\" data-end=\"5837\">sensoriali<\/strong>: non tutti amano bere un bicchiere che sa di buccia di mela ossidata e tannini asciutti come la sabbia del deserto. In parte per ragioni <strong data-start=\"5975\" data-end=\"5986\">sociali<\/strong>: l\u2019orange \u00e8 diventato un \u201cvanto da Instagram\u201d, e come ogni foto filtrata con troppi colori, ha perso in fretta il suo fascino.<\/p>\n<p data-start=\"101\" data-end=\"148\"><strong data-start=\"101\" data-end=\"146\">Cosa ci dice questo del mercato del vino?\u00a0<\/strong>Che il vino, prima ancora che un prodotto agricolo, \u00e8 un <strong>simbolo<\/strong>: lo scegliamo e lo beviamo non solo per il suo sapore, ma per ci\u00f2 che rappresenta. Le storie che lo accompagnano non sono un contorno: sono parte del prezzo, e spesso la parte pi\u00f9 decisiva. Che il vino \u00e8 anche <strong data-start=\"421\" data-end=\"441\">identit\u00e0 liquida<\/strong>. Il bicchiere in mano diventa un modo per dire chi siamo, con chi vogliamo stare, a quale trib\u00f9 apparteniamo. Soprattutto in contesti urbani e digitali, bere non \u00e8 mai solo bere: \u00e8 comunicazione sociale. E infine, che il mercato del vino segue la stessa legge di ogni moda: <strong data-start=\"719\" data-end=\"756\">assorbire, metabolizzare, amplificare e banalizzare<\/strong>.<\/p>\n<p data-start=\"101\" data-end=\"148\"><strong data-start=\"182\" data-end=\"222\">Cosa ci dice di noi appassionati?\u00a0<\/strong>Che<strong> siamo animali simbolici, pi\u00f9 che sensoriali<\/strong>. Non ci basta il sorso, vogliamo la storia che lo accompagna: l\u2019etichetta come romanzo breve, il bicchiere come specchio dell\u2019anima. Nell\u2019anfora georgiana non cerchiamo il tannino, ma una promessa: che da qualche parte, nel passato spesso, esista ancora un\u2019autenticit\u00e0 da ritrovare.<\/p>\n<p data-start=\"552\" data-end=\"787\">E come nota Wine Enthusiast, non \u00e8 l\u2019ignoranza a portarci al backlash, ma il troppo pieno: saturazione, noia, desiderio di novit\u00e0.<\/p>\n<p data-start=\"552\" data-end=\"787\">Siamo creature instancabili di nostalgia e di futuro, <strong>sempre alla ricerca del prossimo mito da bere.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 stato un momento, non pi\u00f9 di pochissimi anni fa, in cui bere un bicchiere di orange wine&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":116671,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-116670","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116670","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=116670"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116670\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/116671"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=116670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=116670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=116670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}