{"id":11670,"date":"2025-07-27T11:24:09","date_gmt":"2025-07-27T11:24:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11670\/"},"modified":"2025-07-27T11:24:09","modified_gmt":"2025-07-27T11:24:09","slug":"john-yau-larte-americana-e-in-crisi-il-futuro-e-a-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11670\/","title":{"rendered":"John Yau: \u201cL\u2019arte americana \u00e8 in crisi, il futuro \u00e8 a Pechino\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl mondo artistico newyorkese, che ho vissuto e raccontato per cinquant\u2019anni, \u00e8 in profonda crisi. Il futuro sar\u00e0 a Pechino\u00bb. John Yau, 75 anni, critico d\u2019arte, poeta, collezionista di cartoline, conoscitore di miti come Andy Warhol, Jasper Johns e Wifredo Lam, estimatore degli italiani De Pisis, Ontani e De Maria, \u00e8 nato negli Stati Uniti da una famiglia emigrata dalla Cina, ma ora suggerirebbe il percorso opposto \u00abanche se molti ricchi cinesi vengono a vivere in Occidente e finanziano giovani artisti\u00bb. <\/p>\n<p>Yau descrive un Paese del dragone saggio \u00abcome si vede dalla gestione della tensione su Taiwan dove cerca di evitare la guerra\u00bb e \u00abaperto ai talenti stranieri anche se focalizzato a promuovere i propri\u00bb. Leggenda vivente della critica indipendente dalle logiche di mercato, ospite a Torino di Luci d\u2019artista e della Galleria d\u2019arte moderna, racconta cos\u00ec i suoi inizi: \u00abQuando cominciai a scrivere per Art in America la direttrice mi assegn\u00f2 le gallerie di cui nessuno aveva sentito parlare. Questo mi ha portato a cercare lontano dalla luce dei riflettori, dove in genere si trovano <strong>gli artisti interessanti: sono quelli che provocano emozione<\/strong>, anche se possono deludere perch\u00e9 non sempre durevoli. Vale a New York come in tutto il mondo. <strong>A me interessano gli artisti che non si propongono come un brand, che non cercano per forza di avere uno stile, ma che sperimentano e affrontano i problemi della vita. <\/strong>Alex Katz ha uno stile immediatamente riconoscibile, un marchio appunto, mentre Jasper Johns no, perch\u00e9 cambia soggetti e modo di dipingere. Ancora, Kenneth Noland ha un suo modo specifico di lavorare e Thomas Nozkowski no. Lo stile, come dice il poeta Robert Kelly, \u00e8 la morte\u00bb.  <\/p>\n<p>Yau si smarca pure dal jet set della Grande mela: \u00abPreferisco le gallerie che non seguono le tendenze e ho smesso da anni di andare ai soliti ricevimenti a base di pollo e salmone in cui si parla sempre di soldi\u00bb. Da bambino racconta di aver visto tanti film che ne hanno acceso l\u2019immaginario, \u00abperch\u00e9 i miei genitori mi parcheggiavano al cinema per non pagare la babysitter. Poi un giorno mi portarono al Museo d\u2019arte di Boston, dove mi colp\u00ec La giapponese di Monet: una donna in kimono che interrog\u00f2 la mia identit\u00e0 birazziale, perch\u00e9 mostrava qualcuno che viveva in due spazi contemporaneamente\u00bb. Il tema dell\u2019incontro tra culture contraddistingue la sua ricerca: \u00abL\u2019America non \u00e8 divisa solo tra bianchi e neri, ci sono tante altre popolazioni e incroci. Lo stesso vale per gli artisti. Io ho iniziato occupandomi del cubano Wilfredo Lam, poi ho attraversato generazioni di artisti che pensavo fossero travisati o considerati restrittivamente.<strong> L\u2019arte in fondo ci mostra ci\u00f2 che abbiamo sottovalutato. <\/strong>Tra i tanti che sono riusciti in questa opera includerei Kerry James Marshall, Nicole Eisenman, Thomas Nozkowski, Leda Catunda, William Kentridge, Kathy Butterly, Martin Puryear, Philip Taaffe, Lois Dodd, Robert Grosvenor, Haegue Yang, David Hammons, Liu Xiaodong, Luis Jim\u00e9nez e Catherine Murphy\u00bb.  <\/p>\n<p>Ma gli artisti possono cambiare il mondo? \u00abNon da soli, ma ognuno col suo lavoro pu\u00f2 portare a un\u2019evoluzione complessiva. Marshall per esempio ha contribuito a modificare il modo di vedere l\u2019arte e le esposizioni museali. Lo stesso vale per Xiaodong. E Murphy, una delle mie artiste preferite, ha eliminato la pittoricit\u00e0 dando attenzione alla superficie e a dettagli trascurati\u00bb. <strong>La pittura sopravviver\u00e0 all\u2019era digitale? \u00abS\u00ec, perch\u00e9 consente di esprimerci da soli, senza l\u2019aiuto di nessuna persona o tecnologia, come la poesia\u00bb.<\/strong> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abIl mondo artistico newyorkese, che ho vissuto e raccontato per cinquant\u2019anni, \u00e8 in profonda crisi. 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