{"id":11711,"date":"2025-07-27T11:51:18","date_gmt":"2025-07-27T11:51:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11711\/"},"modified":"2025-07-27T11:51:18","modified_gmt":"2025-07-27T11:51:18","slug":"bruno-catalano-le-mie-sculture-fanno-sentire-a-casa-ma-tutti-portiamo-dietro-un-vuoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/11711\/","title":{"rendered":"Bruno Catalano: \u201cLe mie sculture fanno sentire a casa, ma tutti portiamo dietro un vuoto\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSono nato in Marocco da genitori di origine italiana. Quando avevo 15 anni i miei sono stati costretti all\u2019esilio a Marsiglia. Per me \u00e8 stato un trauma. Ho fatto in quegli anni molti lavori, dal marinaio all\u2019elettricista, ma solo la passione per l\u2019arte mi ha aiutato a vincere il senso di sradicamento\u00bb a parlare \u00e8 Bruno Catalano, classe 1960, artista conosciuto in tutta l\u2019area del Mediterraneo, da Marsiglia a Genova, da Montecarlo ad Arcachon, per le sue sculture monumentali che in luoghi pubblici parlano di migranti, di viaggi, dello strazio di sentirsi senza radici. Una sua installazione permanente \u00e8 collocata davanti al Musee Subaquatique di Marsiglia, ha fatto esposizioni a Venezia, Lucca e Parigi, alcune sue sculture sono approdate a Sydney per la mostra Sculpture by the sea.  <\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/205049461-a6c9544b-0c3c-4f4f-8484-e762d8fe0a81.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"450\"\/><\/p>\n<p><strong>Fino ad ottobre una mostra dei suoi lavori \u00e8 al Centro Culturale di Crest, la cittadina della Provenza dove ha trovato un nuovo rifugio e aperto il suo atelier. <\/strong>\u00abMi sono innamorato \u2013 ricorda \u2013 della scultura guardando e riguardando da ragazzo le opere di grandi come Rodin, C\u00e9sar e Giacometti. Volevo diventare scultore anch\u2019io, ma non potevo frequentare un\u2019accademia. <strong>Ho lavorato in fonderie e ho cercato di imparare. Poi a Marsiglia ho frequentato l\u2019atelier di Fran\u00e7oise Hamel. Dapprima ho iniziato a usare la terracotta e il gesso poi sono stato incantato dal bronzo e dalle sue possibilit\u00e0\u00bb.<\/strong>  <\/p>\n<p>Al centro del suo lavoro ci sono grandi figure umane in viaggio, con un bagaglio che pu\u00f2 essere di volta la sacca povera del migrante ma anche la valigia del turista o dell\u2019uomo d\u2019affari, in tutti i casi la loro figura non \u00e8 completa e al centro sono attraversati dal vuoto, tanto che a volte ci si chiede come possano rimanere in equilibrio. \u00abQuel vuoto \u2013 dice \u2013 per me \u00e8 fondamentale: rappresenta in qualche modo la nostra condizione di esseri umani oggi\u00bb. L\u2019idea di creare sculture non finite \u00e8 nata quasi per caso. <strong>\u00abIn realt\u00e0 stavo provando a realizzare un certo lavoro in fonderia e per errore la fusione non \u00e8 venuta perfetta.<\/strong> Ho provato allora a vedere l\u2019effetto che faceva lasciare il vuoto e mi ha convinto al punto da farne una sorta di cifra stilistica del mio lavoro\u00bb.  <\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/205051204-b978762c-b0b4-4f70-9511-8603003a898e.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"450\"\/><\/p>\n<p>Lo si comprende guardando le opere esposte al centro cultura di Crest, nella mostra che lui stesso ha curato in tandem con la galleria Ravagnan di Venezia con cui da tempo collabora. \u00c8 un viaggio attraverso la sua produzione ma anche un modo per capire le sue passioni, tra cui non mancano l\u2019opera lirica e lo sport. Colpisce in una sala la \u201cmarcia\u201d di innumerevoli figure al suono dell\u2019Elisir d\u2019Amore di Donizetti, mentre in un\u2019altra campeggia una scultura in cui le protagoniste sono diventate le valigie: formano una sorta di obelisco su cui fa capolino l\u2019artista stesso. \u00abLa valigia o la sacca \u2013 spiega \u2013 sono inscindibili da chi viaggia, per necessit\u00e0, lavoro o divertimento. Gli permettono di portare con s\u00e9 non solo i propri ricordi ma anche i propri desideri. \u00c8 il luogo in cui racchiudi tutto quello che hai mentre ti sposti, \u00e8 come se portassi una parte della tua anima\u00bb.<strong> E si potrebbe quasi pensare che il vuoto che le sue figure si portano dentro finisca per contrappasso in qualche modo raccolto in quelle valigie o in quelle sacche. <\/strong>Viene in mente il romanzo, da poco diventato una pi\u00e9ce teatrale, dello scrittore russo Sergej Dovlatov dal titolo La valigia: anche l\u00ec un personaggio si trova a fare i conti con il suo passato e con la sua esistenza proprio nel momento in cui deve decidere cosa mettere in valigia prima di emigrare dalla Russia sovietica negli Stati Uniti. <\/p>\n<p>\t\t\tIL COLLOQUIO<\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2025\/07\/24\/news\/marina_abramovic_arte_guerra_pace-15243954\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Marina Abramovic: \u201cL\u2019arte non ferma la guerra\u201d<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\tMANUELA GANDINI<\/p>\n<p>\t\t\t23 Luglio 2025<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2025\/07\/24\/news\/marina_abramovic_arte_guerra_pace-15243954\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/204207392-e0bdb1cc-ffac-475e-9f8b-3a49655f30d0.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"125\" height=\"125\"\/> <\/p>\n<p>                <\/a><\/p>\n<p>La scultura autoritratto di Catalano, jeans e camicia aperta, la ritroviamo all\u2019ingresso della mostra quasi a guardare e proteggere il suo stesso lavoro. \u00abMi sembra \u2013 dice ancora \u2013 di interpretare stati d\u2019animo e realt\u00e0 a volte dolorose a volte meno che tutti stiamo vivendo.<strong> L\u2019essere in viaggio esprime una condizione sempre pi\u00f9 frequente. E il fatto che ai miei personaggi manchi una parte della figura credo che approfondisca quel senso di malessere e di vuoto che ci troviamo a sperimentare\u00bb.<\/strong> <\/p>\n<p>Il lavoro di Catalano si \u00e8 ormai diversificato, in mostra troviamo tanto piccole silhoutte in gesso, quanto le sue classiche figura a corpo intero. E nello spazio antistante il centro d\u2019arte come in una piazza di Crest, campeggiano altre sue figure monumentali. \u00abMi piace l\u2019idea di realizzare opere di grandi dimensioni, credo sia un modo di testimoniare in modo ancora pi\u00f9 forte quel che si ha da dire\u00bb. Quest\u2019uso delle grandi dimensioni sembra accomunare Catalano ad un altro scultore contemporaneo, Thomas Houseago, anche se molto distanti sono le poetiche che li animano. Pur usando l\u2019artificio del corpo vuoto Catalano crea sculture che potremmo definire quasi iperrealiste, mentre Houseago crea con materiali diversi sorta di totem in cui tutto \u00e8 indistinto. Ma cosa pu\u00f2 dire oggi un\u2019artista di fronte a un mondo dilaniato dalle guerre e in cui la disumanit\u00e0 sembra trionfare ogni giorno di pi\u00f9? <strong>\u00abIo non credo \u2013 conclude Catalano \u2013 in un\u2019arte politica o direttamente di denuncia, ma penso che attraverso il suo lavoro ogni artista debba testimonia i valori in cui crede\u00bb.<\/strong> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abSono nato in Marocco da genitori di origine italiana. 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