{"id":118715,"date":"2025-09-19T21:13:11","date_gmt":"2025-09-19T21:13:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/118715\/"},"modified":"2025-09-19T21:13:11","modified_gmt":"2025-09-19T21:13:11","slug":"google-blocca-laccount-della-rete-preti-contro-il-genocidio-violati-i-termini-di-servizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/118715\/","title":{"rendered":"Google blocca l\u2019account della rete Preti contro il genocidio. \u201cViolati i termini di servizio\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Se si parla in chiaro di genocidio, persino i sacerdoti rischiano il ban informatico. Google ha bloccato improvvisamente e senza preavviso l\u2019account della <strong>rete \u201cPreti contro <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2025\/09\/17\/news\/commissione_onu_gaza_genocidio_israele-424852217\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il genocidio<\/a>\u201d,<\/strong> il gruppo di oltre mille sacerdoti, religiosi e vescovi che ha deciso di prendere posizione pubblicamente \u201cper rispondere ai <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2025\/09\/18\/news\/gaza_bombardamento_ospedale_pediatrico-424853598\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">crimini dello stato di Israele<\/a> contro la popolazione palestinese a Gaza e nei Territori Occupati\u201d. Solo dopo che il caso \u00e8 scoppiato, Google si \u00e8 affrettato a ripristinare l\u2019account, parlando di \u201cprocedure automatizzate non legate ai contenuti dell\u2019account\u201d. <\/p>\n<p>\t\tGaza, padre Romanelli posta un nuovo video: le forti esplosioni avvertite dall&#8217;interno della chiesa<\/p>\n<p>                        <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/111933970-a5add1ff-ecea-40fc-80f2-49d51d0a815d.jpg\" width=\"160\" height=\"90\"\/><\/p>\n<p>Il documento inaccessibile<\/p>\n<p>A darne notizia \u00e8 lo stesso network, che chiede pubblicamente l\u2019immediato ripristino dell\u2019accesso all\u2019identit\u00e0 digitale a cui \u00e8 collegato il documento pubblico fondativo che \u00e8 stato sottoscritto da religiosi di 28 Paesi del globo. Pubblicato sul sito dei saveriani, per ore \u00e8 risultato inaccessibile.<\/p>\n<p>Google servizio ripristinato<\/p>\n<p>Secondo Google si \u00e8 trattato solo di un malinteso. \u201cI nostri sistemi automatizzati di prevenzione degli abusi hanno temporaneamente sospeso questo account dopo aver rilevato segnali di registrazione coerenti con la creazione massiva di account\u201d, fanno sapere dall\u2019azienda. \u201cQuesta azione non era legata ai contenuti dell\u2019account stesso. A seguito di una revisione, l\u2019account \u00e8 stato ripristinato\u201d. Insomma, l\u2019account \u201cpreti contro il genocidio\u201d e il google documents correlato sarebbe stato letto come una \u201cminaccia informatica\u201d non dissimile dai computer zombie da cui partono gli attacchi Ddos o da una \u201cfabbrica di troll\u201d (finti account malevoli). Una spiegazione che convince poco chi di reti si occupa: il gran numero di accessi legato alla rapida sottoscrizione del documento \u00e8 attivit\u00e0 ben diversa da quella legata a attacchi informatici. <\/p>\n<p>Procedura di ripristino impossibile<\/p>\n<p>Ad accorgersi dell\u2019improvvisa sospensione \u00e8 stato il sacerdote titolare dell\u2019account, che ieri notte, nel tentativo di accedere, ha ricevuto un messaggio: \u201cIl tuo account \u00e8 stato disattivato\u201d. Spiegazioni? Nessuna. Contattata l\u2019assistenza, Google si \u00e8 limitata a rettificare il messaggio, chiarendo che l\u2019account era stato \u201cbloccato\u201d, chiedendo di effettuare una procedura di ripristino di fatto impossibile. Da l\u00ec \u00e8 partita una segnalazione formale che tuttavia prevede almeno una settimana di attesa.<\/p>\n<p>Oltre mille firme<\/p>\n<p>\u201cIl gruppo \u201cPreti contro il genocidio\u201d sottolinea l\u2019urgenza di riottenere l\u2019accesso immediato. Attraverso quell\u2019account sono state raccolte oltre 1.000 firme di sacerdoti, provenienti da pi\u00f9 di 28 Paesi, a sostegno della campagna, tra cui anche vescovi e un cardinale\u201d, chiede la rete con una nota ufficiale. I tempi sono stretti: quel documento \u00e8 indispensabile per <strong>l\u2019incontro di preghiera a Roma<\/strong> previsto per il 22 settembre, in concomitanza con la discussione prevista<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2025\/09\/19\/news\/stato_palestina_riconoscimento_francia_macron-424856097\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> all\u2019Assemblea delle Nazioni Unite<\/a> e ben prima che la \u201cprocedura di verifica di google\u201d si concluda. E chiss\u00e0 con quali esiti.<\/p>\n<p>L\u2019allarme<\/p>\n<p>\u201cIl blocco improvviso di questo account impedisce di raccogliere nuove firme e rischia dunque di compromettere un\u2019iniziativa di respiro internazionale, che coinvolge centinaia di religiosi impegnati per la pace e la giustizia\u201d, \u00e8 l\u2019allarme di \u201cPreti contro il genocidio\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Condanniamo la risposta sproporzionata\u201d<\/p>\n<p>Lanciata il 15 settembre scorso, la rete in pochi giorni ha raccolto le adesioni di centinaia di sacerdoti. Alla base, un documento fondativo in cui si sottolinea: \u201cCon la stessa forza con cui con cui condanniamo il massacro del 7 ottobre, gli omicidi e i rapimenti compiuti dai terroristi di Hamas, con la stessa forza condanniamo la risposta sproporzionata, l\u2019uccisione di persone innocenti giustificata come errori involontari, i bombardamenti di Paesi terzi sovrani, i crimini di guerra, la pulizia etnica, l\u2019uso della fame come arma di sterminio e il genocidio perpetrato dallo Stato di Israele contro la popolazione palestinese\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se si parla in chiaro di genocidio, persino i sacerdoti rischiano il ban informatico. 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