{"id":119605,"date":"2025-09-20T08:59:10","date_gmt":"2025-09-20T08:59:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/119605\/"},"modified":"2025-09-20T08:59:10","modified_gmt":"2025-09-20T08:59:10","slug":"alfabetiere-zavattiniano-gabriele-gimmelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/119605\/","title":{"rendered":"Alfabetiere zavattiniano | Gabriele Gimmelli"},"content":{"rendered":"<p>Il gioco di parole \u00e8 facile: Za\/AZ. Ha dunque ragione Guido Conti, curatore di quest\u2019ultima uscita della collana Electa \u201cA-Z\u201d, a scrivere che autore e collana \u201csi rispecchiano l\u2019uno nell\u2019altra\u201d; e ne ha ancora di pi\u00f9 quando, subito dopo, osserva come la \u201cformula editoriale enciclopedica\u201d sia \u201cperfetta\u201d per raccontare, o almeno provare a racchiudere, questa personalit\u00e0 esorbitante del Novecento (non soltanto italiano): \u201cuno scrittore e un umorista\u201d, scrive Conti, \u201cche ha praticato il giornalismo, ha inventato periodici e progettato collane di libri, \u00e8 stato sceneggiatore, autore di fumetti, pittore, critico, editore, collezionista d\u2019arte, agitatore culturale, teorico del cinema e di fotografia e di letteratura, poeta e diarista, autore di teatro, regista, scopritore di talenti, un intellettuale creatore di iniziative culturali, di concorsi, di pubblicit\u00e0, e uomo di pace\u2026\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"428f6164-7ce1-4c2a-a0a8-312568cbfbfd\" height=\"991\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/fig 1_57.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nCesare Zavattini a Luzzara, ottobre 1988. Foto di Marco Zavattini.<\/p>\n<p>Cesare Zavattini \u00e8 stato davvero un intellettuale intermediale quando questo aggettivo neanche esisteva. Come ha scritto una ventina d\u2019anni fa Stefania Parigi in Fisiologia dell\u2019immagine. Il pensiero di Cesare Zavattini, volume ancora oggi indispensabile per addentrarsi nel continente Za, per lui \u201cl\u2019intermedialit\u00e0 non rappresenta solo il segno di una modernit\u00e0 epocale [\u2026] ma il fondamento strutturale della sua scrittura\u201d. Zavattini \u00e8 dinamico: una ne pensa e cento ne fa (di pi\u00f9: cento ne fa e mille ne teorizza). L\u2019immediatezza \u00e8 la sua cifra: \u201cUn cinema subito, un cinema insieme!\u201d, <a href=\"https:\/\/youtu.be\/KGBWZ7M4s2M?si=tMsusfV2P4Pd3NoJ\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">invocava nel fatidico 1968<\/a>, facendosi promotore dell\u2019esperienza dei Cinegiornali liberi, ipotesi (utopica? Forse soltanto troppo anticipatrice) di un cinema fatto da tutti, \u201csociale e socializzato\u201d, come ricorda Gualtiero De Santi, da diffondere su tutto il territorio.<\/p>\n<p>Non a caso, una delle sue figure predilette \u00e8 quella del matto, del fool che, alla stregua di un moderno filosofo cinico, sproloquiando rivela quel che dovrebbe rimanere nascosto; prima fra tutte quella Verit\u00e0aaa a cui nel 1982 volle intitolare, ormai ottantenne, il suo unico film da regista. Testimonianza tardiva e un po\u2019 sgangherata ma comunque trascinante, di uno spirito critico costantemente proiettato al fare.<\/p>\n<p>Sono stati questo dinamismo e questa instancabile tensione utopica a generare nel tempo sospetti e fraintendimenti: Zavattini consolatorio, Zavattini sovversivo, Zavattini pedagogo, Zavattini naif, Zavattini fantastico, Zavattini realista. \u201cZavattini\u201d, scriveva ancora Parigi nel suo studio del 2006, \u201cha suscitato elzeviri, stroncature e beatificazioni pi\u00f9 che ricerche da parte dei suoi esegeti, che si sono mossi spesso in una sconfortante confusione di dati\u201d. Fra i meriti del volume curato da Conti (gi\u00e0 responsabile pochi anni fa di un Cesare Zavattini a Milano ricchissimo di materiali) c\u2019\u00e8 dunque anche quello di fare un po\u2019 ordine tra leggende e realt\u00e0, supposizioni e solidi fatti.<\/p>\n<p>Affidato a studiose e studiosi di diversa sensibilit\u00e0 e provenienza (oltre a Parigi e De Santi, troviamo Roberto Barbolini, Roberto Chiesi, Andrea Cortellessa, Vanni Codeluppi, Cristina Jandelli, Daniela Marcheschi, Gino Ruozzi) Zavattini A-Z rappresenta una sorta di punto di arrivo \u2013 e al contempo ovviamente di rilancio \u2013 di un\u2019intensa stagione di \u201clavori in corso\u201d (fondamentale in questo l\u2019archivio dello scrittore, oggi consultabile presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia), che ha avuto fra le sue punte pi\u00f9 visibili la monumentale edizione in tre volumi dei Diari, pubblicata da La Nave di Teseo (2021-2024) e curata da due zavattiniani di provata fedelt\u00e0 come De Santi e Valentina Fortichiari.<\/p>\n<p>Va anche detto che spesso a generare e poi ad alimentare i malintesi c\u2019\u00e8 lo stesso Zavattini. Pensiamo alla visione distorta che per lungo tempo si \u00e8 avuta della sua produzione, divisa fra un \u201cprima\u201d surrealista (sintomatica la sua presenza nell\u2019antologia Italie magique, curata nel 1946 da Gianfranco Contini) e un \u201cdopo\u201d (neo)realista. L\u2019esuberanza fantastica, l\u2019irriverenza, il gusto per il nonsense e per la trovata buffonesca che caratterizzano gran parte della sua produzione (letteraria, ma non solo) fin dagli esordi, sono costantemente temperate, quando non addirittura frenate, da preoccupazioni etiche e morali. \u00c8 lo Za che nel secondo dopoguerra si dar\u00e0 addirittura dell\u2019ipocrita (Ipocrita 1943 \u00e8 il titolo di un suo pamphlet-autoritratto del 1955) e che nel bel mezzo degli anni di piombo ancora sogna di poter schiaffeggiare Mussolini in persona (La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini, 1976).<\/p>\n<p>Soltanto oggi, a oltre trentacinque anni dalla sua scomparsa (avvenuta nel 1989, alle prime avvisaglie della fine del \u201csecolo breve\u201d), i contorni della sua figura cominciano a precisarsi e a delinearsi, rivelando una personalit\u00e0 complessa, profondamente coerente con se stessa a dispetto delle apparenti contraddizioni. Una complessit\u00e0 che il volume Electa restituisce per cos\u00ec dire plasticamente. Fuori, sulla custodia in cartoncino, \u00e8 riprodotto lo scatto raffigurante uno Za poco pi\u00f9 che ventenne (1925), in tenuta da dandy futurista: lobbia sulle ventitr\u00e9, sigaretta appesa al labbro, sguardo in tralice, cappotto lungo con collo di pelliccia, in una mano il bastone da passeggio e nell\u2019altra un paio di guanti neri. Dentro, sulla copertina del libro, ritroviamo invece lo Za a noi pi\u00f9 familiare, con basco, camicione a quadrettoni e occhiali dalla spessa montatura nera, ritratto a braccia conserte accanto alla locandina della premi\u00e8re (Venezia, 1959) del monologo teatrale Come nasce un soggetto cinematografico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/fig 2_49.jpg\" data-entity-uuid=\"58601321-8747-4795-8735-6996e1bb2970\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"653\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Da un\u2019avanguardia all\u2019altra, verrebbe da dire. E forse una delle tante porte attraverso cui si pu\u00f2 entrare in questo libro \u00e8 proprio quella della Tecnologia, voce del volume affidata ancora una volta a Stefania Parigi: \u201cZavattini si \u00e8 sempre immerso in maniera euforica nella nuova civilt\u00e0 delle immagini come strumenti di intensificazione della percezione e della conoscenza, di democratizzazione del sapere, come tappe fondamentali per la decostruzione del concetto tradizionale di arte e della ramificazione dell\u2019esperienza artistica in ambienti nuovi e in forme finora inedite\u201d. Dalle Cronache da Hollywood (1930-34), in cui di fatto si serviva dello stardom del cinema americano come serbatoio di storie e leggende, da un lato smorzandone e dall\u2019altro rafforzandone la forza mitopoietica, fino al Non libro pi\u00f9 disco (1970), tentativo estremo di oltrepassare i limiti stessi della forma-libro, cercando di fissare il \u201cdurante\u201d, il \u201cfarsi\u201d stesso della scrittura, passando per i gi\u00e0 ricordati Cinegiornali liberi e l\u2019attenzione nei confronti degli esperimenti di Alberto Grifi con il videotape, Zavattini si rivela sempre pi\u00f9 nella storia del nostro Paese come vero e proprio produttore di modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Una modernit\u00e0 \u201cvernacolare\u201d, fatta di quotidiani (l\u2019esordio su \u201cLa Gazzetta di Parma\u201d), rotocalchi (fra i tanti, \u201cGrazia\u201d, \u201cTempo\u201d e \u201cGrandi firme\u201d, che egli stesso diriger\u00e0, cambiandogli il nome in \u201cIl Milione\u201d), giornali umoristici (\u201cMarc\u2019Aurelio\u201d, a cui collabora, \u201cBertoldo\u201d, di cui supervisiona l\u2019ideazione, e \u201cSettebello\u201d, che contribuisce a rifondare), fumetti (la serie Saturno contro la Terra per il \u201cTopolino\u201d anteguerra, sceneggiata da Federico Pedrocchi), radio (con cui collabora fin dal 1924 e dove sar\u00e0 il primo a pronunciare provocatoriamente la parola \u201ccazzo!\u201d, nel 1976), l\u2019avanspettacolo (l\u2019amore sviscerato per Tot\u00f2, per il quale scrive il soggetto Tot\u00f2 il buono, destinato a diventare dapprima un racconto per ragazzi e poi il film Miracolo a Milano).<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 mancare in questo elenco il cinema, medium della modernit\u00e0 per antonomasia, di cui Zavattini \u00e8 stato attento osservatore e teorico originale. Come scrive Michele Guerra alla voce Neorealismo, \u201c\u00e8 stato senza dubbio il pi\u00f9 profondo pensatore di forme cinematografiche che il nostro Paese abbia mai avuto. Il suo era un pensiero mobile ed espanso, che non avvertiva la necessit\u00e0 di un ordine o di una sistematizzazione, ma trovava nell\u2019erranza la sua architettura e la sua cifra stilistica\u201d. Si direbbe che lo Zavattini teorico adottasse verso il suo oggetto quella stessa tecnica \u2013 il \u201cpedinamento\u201d \u2013 che egli stesso aveva posto alla base del nuovo realismo sorto dalle macerie della seconda guerra mondiale. E pazienza se poi gli esiti non lo lasciassero mai del tutto soddisfatto (basti pensare al sodalizio amicale e professionale con De Sica, fraterno ma tutt\u2019altro che irenico). Ancora una volta, quello che lo interessava davvero non era l\u2019opera conclusa, bens\u00ec l\u2019incontro la ricerca, il percorso, in una sorta di personalissima riconciliazione fra arte e vita nella quale l\u2019individuo, con tutto il carico della sua soggettivit\u00e0 (l\u2019Io, presenza ricorrente nei titoli zavattiniani fin dall\u2019esordio con Parliamo tanto di me), \u00e8 protagonista unico e assoluto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2f8ff843-7b03-4b5f-acd9-c4d2c6af3860\" height=\"587\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/fig 3_31.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nZavattini (a sinistra, con il basco) e Paul Strand (al centro, con giacca e maglione scuro a rombi) a Luzzara durante la lavorazione del libro Un paese. Foto di Marco Zavattini.<\/p>\n<p>E quando il neorealismo comincia a perdere colpi, mentre l\u2019Italia sta per conoscere una tumultuosa e per certi versi drammatica modernizzazione, a partire dagli anni Cinquanta il \u201cmoderno\u201d zavattiniano inizia a spostarsi altrove, tornando in qualche modo ab origine. Ovvero a Luzzara, il paese \u2013 anzi, Un paese, per riprendere il titolo di un leggendario libro fotografico realizzato con Paul Strand nel 1953 \u2013 dov\u2019era nato nel 1902, al dialetto (Stricarm\u2019 in d\u2019na parola, raccolta di poesie del 1973 che gli entusiasmi di Pier Paolo Pasolini), a una sorta di primitivismo figurativo (la pittura na\u00eff di Antonio Ligabue), alle forme del racconto orale. Non una contro-modernit\u00e0 nostalgica (o, peggio, una antimodernit\u00e0), dunque, ma un\u2019altra modernit\u00e0, una modernit\u00e0 alternativa, \u201cterragna\u201d (rubo l\u2019aggettivo a Cortellessa), dietro cui risuona l\u2019ennesima scommessa utopica: \u201cfare della provincia un mondo\u201d, scrive Roberto Barbolini nella voce dedicata, appunto, alla Provincia, \u201ce viceversa trattare il mondo intero come se fosse un piccolo luogo domestico e conosciuto, inverando in un senso nuovo il motto popolare secondo cui \u2018tutto il mondo \u00e8 paese\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Locale, globale e viceversa: un doppio movimento che, nel fiorire delle nouvelle vague di mezzo mondo, vedr\u00e0 Zavattini lasciare la propria traccia un po\u2019 ovunque, da Cuba al Portogallo al Brasile (tutti spostamenti debitamente registrati nelle voci del volume Electa), instancabile promotore di iniziative che sedimentano e danno frutto dove meno ci aspetteremmo: per esempio nel \u201crealismo magico\u201d di Gabriel Garc\u00eda M\u00e1rquez (\u201cA qualcuno \u00e8 mai venuto il sospetto che Miracolo a Milano sia la radice pi\u00f9 probabile del \u2018realismo magico\u2019 del romanzo latinoamericano?\u201d); oppure nella collaborazione fra Luigi Ghirri e Gianni Celati, all\u2019insegna di quella riscoperta del banale che \u2013 come osserva Gino Ruozzi \u2013 non fa che riprendere e reinventare la \u201cqualsiasit\u00e0\u201d zavattiniana. Sempre alla ricerca di qualcosa che c\u2019\u00e8, ma che il nostro sguardo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di vedere, come spiegava Za in una tarda intervista: \u201cQuando qualcuno scrive che sono un surrealista, direi che lo sono nel senso che mi sposto dalla realt\u00e0 tradizionale: non per cercare quello che non c\u2019\u00e8, ma per cercare quello che c\u2019\u00e8 e che la realt\u00e0 tradizionale nasconde\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/zavattini-a-z\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Zavattini A-Z<\/a>, a cura di Guido Conti, Electa, 2025; pp. 336, ill., euro 39,00.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Marco Belpoliti |<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/strand-e-zavattini-cera-una-volta-un-paese\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Strand e Zavattini: c\u2019era una volta Un paese<\/a><strong>\u00a0<\/strong><br \/>Maurizio Sentieri | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/omaggio-za\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Omaggio a Za<\/a><br \/>Claudio Franzoni | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/strand-e-zavattini-italia-mia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Strand e Zavattini: Italia mia<\/a><br \/>Vanni Codeluppi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/ricordando-zavattini\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ricordando Zavattini<\/a><br \/>Gabriele Gimmelli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/miracolo-milano-i-poveri-disturbano-ancora\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Miracolo a Milano. I poveri disturbano (ancora)<\/a><br \/>Laura Gasparini | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/paul-strand-la-visione-frontale-e-zavattini\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Paul Strand, la visione frontale e Zavattini<\/a><br \/>Gino Ruozzi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/zavattini-diarista-zibaldoni-e-progetti\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Zavattini diarista: zibaldoni e altri progetti<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il gioco di parole \u00e8 facile: Za\/AZ. 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