{"id":119900,"date":"2025-09-20T12:09:09","date_gmt":"2025-09-20T12:09:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/119900\/"},"modified":"2025-09-20T12:09:09","modified_gmt":"2025-09-20T12:09:09","slug":"la-vita-che-conoscevi-il-diario-di-joan-didion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/119900\/","title":{"rendered":"La vita che conoscevi. Il diario di Joan Didion"},"content":{"rendered":"<p>Leggendo i quarantatr\u00e9 scritti privati che formano <a href=\"https:\/\/www.ilsaggiatore.com\/libro\/diario-per-john\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Diario per John<\/a>, pubblicazione postuma uscita da pochi mesi per il Saggiatore, il lettore di Joan Didion non pu\u00f2 che essere preso da sentimenti contrastanti.<\/p>\n<p>Anzitutto, si ritrova ad avere la persistente impressione di essere un intruso che assiste alla storia di un disagio intimo tra una madre (Joan) e una figlia (Quintana). Ci\u00f2 che va in scena la maggior parte del tempo \u00e8, infatti, pi\u00f9 che la consueta brillantezza dell\u2019autrice, la prostrazione di una madre che non sa come venire incontro al disagio di una figlia alle prese con un problema di alcolismo che pare insormontabile.<\/p>\n<p>Probabilmente, si dir\u00e0, questo \u00e8 il classico scrupolo che accompagna il lettore critico di ogni operazione editoriale di questo genere. Certo \u00e8 che nel caso di un\u2019autrice che non ha mai avuto problemi a rendere pubblici i suoi pi\u00f9 lancinanti dolori \u2013 la scomparsa a brevissima distanza del marito John e della stessa figlia \u2013 la cosa assume una coloritura leggermente differente. Non era il caso di concedere a Didion, a dispetto dei nostri \u201cdiritti di lettori\u201d, che almeno questa parte della sua storia non venisse divulgata?<\/p>\n<p>A questa obiezione, che a qualcuno potrebbe apparire oziosa, se ne aggiunge un\u2019altra. Sarebbe a dire che il \u00abdiario\u00bb in questione non \u00e8 forse nemmeno un vero diario, quanto, piuttosto, il resoconto di ciascuna delle quarantatr\u00e9 delicatissime sedute a cui Didion si sottopose dal dicembre del 1999 fino al gennaio del 2003 con il suo psichiatra. Ci\u00f2 che ne risulta sono degli appunti di disperazione privi di quell\u2019elaborazione che \u00e8 presente nella forma diaristica \u2013 seppur talvolta in minima parte \u2013 e che tende a dare al dolore una forma. Quello di Diario per John, invece, \u00e8 un dolore senza forma, scompaginato, che resiste alla razionalizzazione \u2013 la razionalizzazione letteraria del lutto che ha portato, nella carriera di Didion, ai due fantastici memoir L\u2019anno del pensiero magico e Blue Nights, rispettivamente dedicati alla scomparsa del marito e della figlia.<\/p>\n<p>In seconda battuta, il lettore non pu\u00f2 negare che in questo nuovo libro ci sia pur sempre qualcosa di luminoso. Sia pure il fatto banale che si parla di un\u2019autrice fondamentale per la letteratura americana contemporanea, e che dunque ogni parola, ogni riflessione intima non pu\u00f2 che essere preziosa, anche solo al fine di offrire ulteriori spaccati della vita interiore della scrittrice. Come, ad esempio, quando Didion si accorge della difficolt\u00e0 a parlare schiettamente di fronte alle persone: \u201c\u00abNon piange nel corso del giorno\u00bb\u201d le dice il dottore, vedendola scoppiare in lacrime all\u2019inizio di un nuovo incontro \u201c\u00abma questo non \u00e8 il corso del giorno. Fatica particolarmente a parlare oggi?\u00bb\u201d \u201cHo risposto di no,\u00bb dice Didion \u00ab[fatico] ogni giorno\u00bb. Un dettaglio clinico del rapporto analista-paziente che non pu\u00f2 che riecheggiare alcune considerazioni che l\u2019autrice svolse, per esempio, nel suo articolo Perch\u00e9 scrivo del 1976. \u201cIn molte maniere\u201d aveva scritto Didion \u201cscrivere \u00e8 l\u2019atto di dire \u00abio\u00bb, di imporsi sopra gli altri, di dire \u00abascoltami, vedila a modo mio, cambia idea\u00bb. \u00c8 un atto aggressivo, persino ostile.\u201d Un\u2019aggressivit\u00e0 che, leggendo Diario per John, si riconosce come manchevole nella vita di tutti i giorni, sepolta da una timidezza inesorabile oltre che dalla paura \u201cper il mondo fuori\u201d, e perci\u00f2 ricercata nella letteratura. Diario per John, oltre che offrire una Didion inedita, aggiunge dettagli importanti rispetto ad alcuni elementi che compongono molto del suo lavoro, cos\u00ec strettamente intrecciato alla sua biografia.<\/p>\n<p>Sono il marito John e la figlia Quintana i due referenti fondamentali di questo nuovo libro. Per questo, a trarre luce da quest\u2019ultima pubblicazione sono soprattutto i due lavori a loro dedicati, L\u2019anno del pensiero magico e Blue Nights, entrambi posteriori alla scrittura del Diario.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/67ece8951164e243021387.jpg\" data-entity-uuid=\"73377fd5-99b1-48bb-bcee-bd8395956d1c\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"371\" height=\"550\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Al marito John \u00e8 rivolto ogni appunto della raccolta, anche se, come viene fatto notare dai curatori, \u00ab\u00e8 possibile dedurre che i resoconti non avessero il semplice scopo di aggiornare il marito\u00bb, visto che uno dei resoconti parla di una seduta a cui John era presente. Il \u00abtu\u00bb a cui si rivolge Didion pare quindi essere sia reale che finzionale, e, pi\u00f9 di tutto, un riferimento costante dentro di lei: \u201cho detto che ero molto gi\u00f9. Che mi sembrava che non ci fosse niente che io e te potessimo fare per aiutare Quintana\u201d. John \u00e8 un punto fermo nel continuo cambiamento drammatico che caratterizza la vita, e che nel Diario \u00e8 costituito dalla malattia di Quintana. Il cambiamento drammatico \u00e8 stato il nodo cruciale della produzione matura di Didion, e fu il tema fondante di L\u2019anno del pensiero magico, che trattava proprio della perdita del marito. \u00abUna sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi \u00e8 finita\u00bb scriveva allora Didion. Questa domanda rivolta a s\u00e9 stessa e al marito fa da sottofondo a ogni seduta raccolta nel Diario: che fine ha fatto la vita che conoscevamo? \u00c8 interessante notare che da Diario a L\u2019anno del pensiero magico l\u2019autrice fa i conti con il passaggio da questo \u201cnoi\u201d a un nuovo \u2019\u201dio\u201d, quando, con la morte di John, perde il punto di riferimento reale e le rimane soltanto quello interiore. \u201cPenso a quando entravo con lui nella caverna di Portuguese Bend\u201d scrive Didion in conclusione di L\u2019anno del pensiero magico \u201call&#8217;acqua limpida che saliva, a come cambiava, alla velocit\u00e0 e alla forza che prendeva quando passava nelle strettoie tra gli scogli ai piedi del promontorio. La marea doveva essere proprio al punto giusto. Noi dovevamo essere in acqua nel preciso momento in cui la marea era al punto giusto. Nei due anni che abitammo l\u00e0 potevamo averlo fatto solo una mezza dozzina di volte al massimo, ma \u00e8 ci\u00f2 che ricordo. Ogni volta che lo facevamo avevo paura di perdere il momento giusto della marea, di restare indietro, di sbagliare il tempo. John mai. Dovevi sentirla cambiare, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento. Me lo disse lui.\u201d<\/p>\n<p>Se in Diario John \u00e8 il \u201ctu\u201d a cui Didion si rivolge e il \u201cnoi\u201d da cui trae conforto, il rapporto con Quintana \u00e8 l\u2019oggetto di quasi ogni riflessione. Riflessione che, dopo la sua morte, sar\u00e0 proseguita in Blue Nights, libro di cui, per molti versi, Diario per John \u00e8 la prefigurazione. Molti temi dell\u2019ultima opera pubblicata in vita da Didion vengono qui toccati per la prima volta: la preoccupazione per il fatto che la figlia si sentisse responsabile per i genitori, i sensi di colpa della scrittrice che temeva di essersi dedicata troppo al lavoro, l\u2019approssimarsi della vecchiaia. \u201cDobbiamo toglierle dalla testa questa cosa che per forza deve essere colpa di qualcuno. Le cose accadono, a volte brutte\u201d dice il dottor MacKinnon a Didion durante una seduta, e non si pu\u00f2 leggere queste parole senza pensare a ci\u00f2 che verr\u00e0 \u2013 l\u2019attacco di cuore che porter\u00e0 alla scomparsa improvvisa di John, lo shock settico che uccise Quintana meno di un anno dopo. La fine della vita per come la si conosceva, una vita che si pensava interminabile come le notti azzurre dell\u2019estate di New York che Didion descrisse in Blue Nights. \u201cDurante il periodo delle notti azzurre pensi che la fine del giorno non arriver\u00e0 mai\u201d scriveva allora, nel suo libro \u201cper Quintana\u201d. Salvo poi, in un istante, riconoscere l\u2019approssimarsi del buio. La luce blu si \u00e8 dissolta e con essa la sua promessa di eternit\u00e0, il suo \u201cfulgore\u201d. Blue Nights raccontava proprio la fine di questo fulgore, l\u2019inizio di una nuova solitudine, l\u2019arrivo dell\u2019anzianit\u00e0 e \u201cl\u2019inevitabilit\u00e0 della dissolvenza\u201d. \u201cSo cos\u2019\u00e8 la fragilit\u00e0, so cos\u2019\u00e8 la paura. La paura non \u00e8 per ci\u00f2 che \u00e8 andato perso. Ci\u00f2 che \u00e8 andato perso \u00e8 gi\u00e0 murato in una parete. Ci\u00f2 che \u00e8 andato perso \u00e8 gi\u00e0 chiuso dietro porte sbarrate. La paura \u00e8 per ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 ancora da perdere. Potreste dire che non vedete cosa ci sia ancora da perdere. Eppure non c\u2019\u00e8 giorno della sua vita in cui io non la veda\u201d. Nell\u2019ultima parte della sua vita il timore di Didion, in queste che furono le ultime parole che scrisse, fu di perdere qualcosa di pi\u00f9 che non il semplice ricordo della figlia, ormai \u201csvanita\u201d. Fu, piuttosto, il sentimento della figlia, l\u2019immagine viva di lei che la scrittrice temeva di perdere, quella struttura mentale definitiva impressa dall\u2019amore che non ammetteva la negazione della vita. \u201cRiesco a immaginare di dirglielo perch\u00e9 la vedo ancora. (\u2026). Allo stesso modo in cui la vedo estirpare le erbacce nel campo da tennis di Franklin Avenue.\u201d La paura di perdere questa visione nell\u2019ottundimento della senilit\u00e0 rimane l\u2019ultima grande paura di Didion, al termine della sua esistenza.<\/p>\n<p>In un articolo del 1998 intitolato Le ultime parole, Didion raccont\u00f2 che una sera, durante un dinner party a Berkeley, un professore di letteratura inglese sentenzi\u00f2 che Francis Scott Fitzgerald era un cattivo scrittore, e che la pubblicazione del suo libro postumo The Last Tycoon ne era una prova inconfutabile. \u201cMi permisi di dissentire\u201d scrive Didion \u201cThe Last Tycoon era un libro non finito, non c\u2019era modo di giudicare a partire da quello perch\u00e9 non c\u2019era modo di sapere come Fitzgerald avesse intenzione di terminarlo\u201d. Per lo stesso evidente motivo, Diario per John \u2013 che, peraltro, non era nemmeno pensato per la pubblicazione \u2013 non vi dir\u00e0 che genere di scrittrice \u00e8 Joan Didion. Non vi dischiuder\u00e0 davanti agli occhi il suo valore, non vi stupir\u00e0 per la sua padronanza della scrittura, o per la sua estrema lucidit\u00e0. I due libri sopra menzionati assolvono a questo compito in una maniera molto migliore, come, d\u2019altronde, era nelle intenzioni dell\u2019autrice, e sono solo quelle parole a valere come il suo testamento letterario. Questi appunti, d\u2019altronde, scritti in un momento nuovo e drammatico dell\u2019esistenza come tentativo continuo di ricomprensione della vita, sono un ulteriore lascito di una grande autrice che fece dell\u2019autocoscienza il valore supremo. \u201cHo detto che pensavo a questo sin da quando ero piccola. Non alla \u00abmorte\u00bb, ma a questo fatto di \u00abesistere\u00bb o \u00abnon esistere\u00bb. Ancora ricordo che provavo a girarmi di scatto per vedere se il mondo continuava a esistere anche se io non lo vedevo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Leggendo i quarantatr\u00e9 scritti privati che formano Diario per John, pubblicazione postuma uscita da pochi mesi per il&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":119901,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,81387,10515,1609],"class_list":{"0":"post-119900","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-joan-didion","15":"tag-letteratura","16":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/119900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=119900"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/119900\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/119901"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=119900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=119900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=119900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}