{"id":120970,"date":"2025-09-21T01:53:10","date_gmt":"2025-09-21T01:53:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/120970\/"},"modified":"2025-09-21T01:53:10","modified_gmt":"2025-09-21T01:53:10","slug":"patrizia-moretti-ventanni-dopo-le-cose-stanno-peggiorando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/120970\/","title":{"rendered":"Patrizia Moretti: \u201cVent\u2019anni dopo, le cose stanno peggiorando\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Venti secondi in piedi, in silenzio, per i colleghi giornalisti che lavorano rischiando la vita dalle zone di conflitto. Poi l\u2019applauso, lungo, quasi a sciogliere la tensione. Cos\u00ec si \u00e8 aperto, nella Sala Estense, l<strong>\u2018incontro formativo organizzato dall\u2019Associazione Stampa Ferrara per i suoi 130 anni<\/strong>, nel segno di un anniversario che, ancora, ferisce: <strong>i vent\u2019anni dall\u2019uccisione di Federico Aldrovandi<\/strong> (25 settembre 2005). Subito la voce dei genitori, <strong>Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi<\/strong>, prima di lasciare la parola ai relatori. \u201cLa stampa \u2013 ha detto Moretti \u2013 dopo difficolt\u00e0 iniziali \u00e8 stata anche la voce di Federico, contribuendo alla giustizia. <strong>Ma oggi, nonostante tanto impegno, non vedo cambiamenti sostanziali. Anzi, le cose stanno peggiorando<\/strong>: leggi pi\u00f9 restrittive, i quattro poliziotti gi\u00e0 rientrati in servizio e nulla che davvero prevenga il ripetersi di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto\u201d. Lino ha invece ripercorso la dolorosa notte del 2005, fino ad osservare che \u201cse Federico quella notte non avesse incontrato quella Polizia, oggi sarebbe vivo. A me, Patrizia e Stefano rimarr\u00e0 per sempre quell\u2019amaro in bocca indescrivibile, con quel dolore opprimente sempre l\u00ec a martoriarti ogni giorno, anima e cuore. <strong>Condannati a una pena che non avr\u00e0 mai fine. Quasi che a noi, invece, fosse stato riservato l\u2019ergastolo<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019avvio della discussione sulle \u201csei parole\u201d del convegno \u2013 giustizia, pena, polizia, rumore, citt\u00e0, piazza \u2013 i saluti istituzionali: il prefetto <strong>Massimo Marchesiello<\/strong> ha definito l\u2019appuntamento \u201cun\u2019occasione per una riflessione importante\u201d, l\u2019assessora <strong>Angela Travagli<\/strong>, a nome del Comune che ha concesso il patrocinio, ha richiamato \u201cil valore umano del ricordo\u201d e ricordato che<strong> il 25 settembre verr\u00e0 intitolato a Federico un giardino adiacente a via Ippodromo<\/strong>. In platea, accanto ai genitori, anche Fabio Anselmo, Ilaria Cucchi, Paolo Calvano, Domenico Bedin.<\/p>\n<p>A coordinare i lavori <strong>Alberto Faustini<\/strong>, che avrebbe voluto una settima parola: verit\u00e0. \u201cNon emerge mai fino in fondo\u201d, ha detto proponendo allora la memoria come bussola: \u201c\u00c8 ci\u00f2 che ci impedisce di dimenticare da dove veniamo e chi ha cambiato strada. In quei giorni, a Ferrara, cambiammo anche noi giornalisti. Parole che restano, non che volano in rete. La memoria vive solo se serve al presente\u201d.<\/p>\n<p>Sulla parola \u201cgiustizia\u201d, il magistrato <strong>Francesco Maria Caruso<\/strong> ha ripreso la sentenza definitiva della Cassazione (21 giugno 2012): un testo \u201cche andrebbe letto e spiegato nelle scuole di polizia insieme al codice etico delle polizie europee\u201d. Non un attacco alla Polizia, ma un richiamo a una polizia democratica, consapevole dei limiti dell\u2019uso della forza: extrema ratio, proporzionalit\u00e0, alternative. \u201cIl caso Aldrovandi non sarebbe diventato \u2018caso\u2019 se all\u2019alba del 25 settembre si fosse compiuta un\u2019onesta riflessione: raccontare i fatti, ammettere errori, non rifugiarsi nella verit\u00e0 alternativa del \u2018tossicodipendente morto per sostanze&#8217;\u201d. La lezione, ha insistito, \u00e8 organizzativa e culturale: formazione, protocolli, selezione, ma anche rifiuto del corporativismo dell\u2019idea (pericolosa) di potersi porre fuori dalla legge nel nome della legge.<\/p>\n<p>In collegamento da Milano, <strong>Francesco Maisto<\/strong> ha spiegato perch\u00e9, da presidente del Tribunale di Sorveglianza, nelle ordinanze sulle misure alternative per i condannati scelse parole come \u201cmenzogne, crudelt\u00e0, tortura\u201d. La categoria giuridica non era allora tipizzata nel nostro codice: \u201cGuardammo alla Corte Edu e ai suoi standard. Quindi trattamenti inumani e degradanti quando l\u2019uso della forza non \u00e8 necessario\u201d. A pesare, per Maisto, fu la mancata assunzione di responsabilit\u00e0: \u201cNessun gesto di autocritica, niente riparazione simbolica. In queste condizioni non c\u2019era meritevolezza per i benefici\u201d.<\/p>\n<p>A fare da eco alle parole di Lino Aldrovandi, \u00e8 arrivata la testimonianza dell\u2019ex questore di Ferrara e poi vicecapo della Polizia <strong>Luigi Savina<\/strong>, che ha ripercorso quegli anni di tensione sociale e di ricucitura tra istituzioni e comunit\u00e0 cittadina. Uno sguardo dall\u2019interno, utile a ricordare che dietro le divise ci sono scelte, culture professionali, e che la gestione degli errori \u00e8 parte essenziale della fiducia pubblica.<\/p>\n<p>La giornalista e podcaster <strong>Francesca Zanni<\/strong>, autrice di Rumore, ha raccontato la narrazione tossica delle prime ore: \u201cTutti definivano Federico un \u2018drogato\u2019, anche sui giornali\u201d. Il suo lavoro ha invece provato a rimettere al centro le parole giuste, raccogliendo voci e documenti. Zanni \u00e8 di Reggio Emilia e riporta il caso degli ultimi giorni, del ragazzo morto dopo che un agente di polizia ha usato il taser contro di lui. Da qui un monito ai giornalisti di oggi: \u201c\u00c8 gi\u00e0 la terza vittima in un mese e io ho provato a leggere tutti gli articoli delle testate locali e le parole che venivano utilizzate non erano sempre le migliori. Le persone diventano pluripregiudicate, le vittime diventano gli esagitati e io vorrei tanto che noi recuperassimo il senso di umanit\u00e0 quando parliamo della perdita di una vita\u201d.<\/p>\n<p><strong>Tiziano Tagliani<\/strong> ricorda che fu il sindaco Gaetano Sateriale ad adoperarsi per raccogliere le voci dei cittadini dopo quella terribile faccenda. \u201cLa svolta nelle indagini avvenne grazie alla testimonianza di Anne Marie Tsagueu, la prima ferrarese che parl\u00f2 e che trov\u00f2 il coraggio di dire ci\u00f2 che aveva visto\u201d. Da l\u00ec un\u2019ampia mobilitazione, dalla manifestazione con istituzioni e societ\u00e0 civile fino al difficile lavoro di ricostruzione della fiducia.<\/p>\n<p>Per <strong>Andrea Boldrini<\/strong>, amico di Federico e portavoce del Comitato in sua memoria, la piazza \u00e8 stata il ponte tra dolore privato e battaglia pubblica: \u201cAll\u2019inizio eravamo pochi, quasi nel vuoto. Poi la piazza \u00e8 cresciuta, ha unito mondi diversi. Oggi siamo una rete pi\u00f9 raccolta, ma la risonanza \u00e8 nazionale. Federico non \u00e8 stato dimenticato\u201d. E soprattutto: \u201cNon \u00e8 una vicenda di parte. \u00c8 politica nel senso pi\u00f9 altro: riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni, la trasparenza, il diritto alla verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>A ribadire che la memoria \u00e8 la cifra che tiene insieme tutto, resta in sospeso una domanda scomoda, emersa pi\u00f9 volte: \u201c<strong>Cosa accadrebbe oggi se ci fosse un altro Aldrovandi?<\/strong>\u201c. Tra decreti sicurezza, separazione delle carriere, diseguaglianze sempre pi\u00f9 forti, la sala Estense ha restituito l\u2019immagine di una comunit\u00e0 che non vuole archiviare, ma che si sente anche preoccupata per il futuro della societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Venti secondi in piedi, in silenzio, per i colleghi giornalisti che lavorano rischiando la vita dalle zone di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":120971,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[7511,14,93,94,1537,90,89,7,15,11,84,91,12,85,92],"class_list":{"0":"post-120970","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"tag-attualita","9":"tag-cronaca","10":"tag-cronaca-italiana","11":"tag-cronacaitaliana","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-news","16":"tag-notizie","17":"tag-ultime-notizie","18":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","19":"tag-ultime-notizie-italia","20":"tag-ultimenotizie","21":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","22":"tag-ultimenotizieitalia"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/120970","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=120970"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/120970\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/120971"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=120970"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=120970"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=120970"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}