{"id":121342,"date":"2025-09-21T07:35:09","date_gmt":"2025-09-21T07:35:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121342\/"},"modified":"2025-09-21T07:35:09","modified_gmt":"2025-09-21T07:35:09","slug":"linsostenibile-potere-della-paranoia-rossana-lista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121342\/","title":{"rendered":"L&#8217;insostenibile potere della paranoia | Rossana Lista"},"content":{"rendered":"<p>Jorge Luis Borges, in L\u2019immortale, scrive che accettiamo facilmente la realt\u00e0 forse perch\u00e9 intuiamo che nulla \u00e8 reale. Parole, queste, nelle quali si cela una leggerezza metafisica: accettiamo ci\u00f2 che percepiamo instabile, soggetto al tempo e al linguaggio. Oggi, quel gesto sembra infranto. Non respingiamo la realt\u00e0 perch\u00e9 falsa, ma perch\u00e9 ogni sua apparenza \u00e8 sospetta. Viviamo in un tempo in cui l\u2019accesso al reale \u00e8 mediato, manipolato, differito. Il mondo ci arriva come immagini, frammenti, narrazioni contraddittorie; percezioni che sospettiamo alterate da poteri invisibili, algoritmi opachi, regie segrete. La realt\u00e0 si mostra come simulacro, copia senza originale, superficie che nasconde altre superfici, e ogni verit\u00e0 rischia di perdersi in una spirale infinita. Al posto dell\u2019intuizione borgesiana, oggi domina un\u2019inquietudine epistemica: che cosa \u00e8 vero? Chi stabilisce i criteri della realt\u00e0? Chi detiene il potere di dire: questo \u00e8 reale?<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da tempo lo statuto ontologico della realt\u00e0 e della verit\u00e0 \u00e8 entrato in crisi. La modernit\u00e0, liberando il soggetto da fondamenti trascendenti, lo ha esposto alla vertigine di dover fondare da s\u00e9 i criteri del reale. Senza garanzie ultime, il sapere resta vulnerabile al sospetto. Le teorie costruttiviste ricordano che il sapere \u00e8 sempre situato; in psicoanalisi, con Lacan, la verit\u00e0 ha struttura di finzione, mentre la realt\u00e0 \u00e8 un effetto simbolico: rete condivisa di rappresentazioni, credenze e immagini. Il reale, distinto dalla realt\u00e0, sfugge alla simbolizzazione: non pu\u00f2 essere detto, ma ritorna, insiste, lacera ogni montaggio di senso. Quando la rete simbolica si incrina \u2013 come accade nella psicosi o nelle grandi crisi culturali \u2013 il reale riemerge traumatico, e il soggetto reagisce con costruzioni paranoiche: griglie interpretative rigide, ossessive, che tentano di suturare lo strappo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la paranoia non \u00e8 mera distorsione del senso, ma sua ipertrofia: eccedenza di significazione che cerca di colmare l\u2019insignificabile. L\u00e0 dove il simbolico vacilla, affiora il sospetto. Il delirio paranoico produce senso, genera coerenza, ma non tocca il reale, il buco, la ferita che lo fonda. \u00c8 in questo scarto tra senso prodotto e impossibilit\u00e0 del reale che si annida il sospetto contemporaneo. Pi\u00f9 che attacco alla realt\u00e0 condivisa, la paranoia circonda il reale senza integrarlo.<\/p>\n<p>Nel fluire incerto della contemporaneit\u00e0, entra in crisi il legame tra esperienza, conoscenza e fiducia. Dove tutto pu\u00f2 essere falso, nulla pu\u00f2 pi\u00f9 essere davvero creduto. Fake news, deepfake, opacit\u00e0 algoritmica: tutto erode l\u2019affidabilit\u00e0 del visibile. Il mondo appare saturo di segni, ma privo di garanzie. La paranoia emerge cos\u00ec come risposta strutturale: filtro cognitivo che cerca ordine nel disordine, intenzione nel caso, nemici dove ci sono solo effetti sistemici.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 solo patologia individuale, ma stile cognitivo collettivo, logica diffusa nella societ\u00e0. Negli anni \u201950, Richard Hofstadter parl\u00f2 di \u201cstile paranoide\u201d per descrivere un modo di credere che trasforma ogni evento in minaccia. A differenza della paranoia clinica, lo stile politico si carica di missione salvifica: scovare complotti per difendere l\u2019ordine. Non conta la verit\u00e0 del complotto, ma il modo in cui viene creduto: con aggressivit\u00e0, sovraeccitazione, visione apocalittica e bisogno di purezza. \u00c8 razionalit\u00e0 furiosa, iperlogica e ipermorale, incapace di accettare l\u2019ambiguit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p>Questa logica trova una soglia decisiva con la Rivoluzione francese: da allora, la storia si popola di volont\u00e0 occulte. A destra come a sinistra, ogni trasformazione \u00e8 letta come effetto di intenzioni nascoste. Il pensiero paranoico rifiuta complessit\u00e0 e contingenza: preferisce coerenza totale a un reale inafferrabile. La paranoia si impone come macchina interpretativa totalitaria, sostituendosi alla trama disordinata della storia. Tuttavia, ogni regime pu\u00f2 ribaltare lo stigma: ci\u00f2 che per alcuni \u00e8 delirio, per altri \u00e8 veggenza.<\/p>\n<p>Oggi, dove le istituzioni appaiono meno capaci di stabilizzare una realt\u00e0 condivisa, la paranoia diventa scorciatoia verso la verit\u00e0, via d\u2019accesso privilegiata al reale incerto. \u00c8 strategia difensiva, modo ordinario di accedere al reale. La conoscenza nasce da una ferita, risposta all\u2019inganno, al fraintendimento, all\u2019eccedenza del reale che sfugge a ogni tentativo di addomesticarlo. In questo senso, la paranoia non \u00e8 solo sintomo patologico, ma specchio culturale: ci mostra la difficolt\u00e0 a fidarci, a credere, a vivere nel vuoto che ogni verit\u00e0 lascia dietro di s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 su questa soglia instabile \u2013 tra simulacro e sospetto, tra delirio e desiderio di verit\u00e0 \u2013 che si colloca, seguendo quasi naturalmente il numero La passione dell\u2019odio, il nuovo numero di Frontiere della psicoanalisi (1-2025, il Mulino, Bologna), dedicato alla paranoia. Come scrivono Maurizio Balsamo e Massimo Recalcati nell\u2019editoriale che apre il volume, la vita collettiva del nostro tempo appare segnata da una presenza pervasiva della paranoia: non solo come effetto di eventi traumatici recenti, ma come tratto strutturale della modernit\u00e0, dove l\u2019odio verso l\u2019Altro rovescia la melanconia in difesa identitaria e il perseguitato si trasforma in persecutore. I saggi raccolti attraversano clinica, filosofia, arte e letteratura, delineando una costellazione in cui la paranoia non \u00e8 solo disturbo individuale, ma figura epistemica e affettiva del nostro rapporto con il sapere, il potere e l\u2019Altro. La copertina del volume, Interno Assoluto di Nicola Samor\u00ec \u2013 una corrosione sulfurea dell\u2019Ultima Cena che svuota il corpo di Cristo lasciando apparire solo spettri \u2013 introduce la posta in gioco: non la ricerca di un significato nascosto, ma l\u2019esposizione di un enigma che resiste al senso. Come la paranoia, anche l\u2019arte di Samor\u00ec mette in scena la crisi del credere e l\u2019impossibilit\u00e0 della salvezza, mostrando ci\u00f2 che nel visibile rimane opaco, ferito, non redimibile. La pretesa paranoica di fondare ogni segno su un\u2019origine certa si rovescia, cos\u00ec, nel suo contrario: un vuoto che implode nel senso, e lo destabilizza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"dd4282c5-ce7e-460c-a30a-90a36993946a\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/9788815392534_0_500_0_75.jpg\" width=\"500\" height=\"706\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>\u00c8 questa torsione \u2013 dal sospetto alla certezza, dall\u2019ambiguit\u00e0 alla persecuzione \u2013 che i saggi del volume interrogano, restituendo alla paranoia il suo doppio volto: dispositivo del potere e forma allucinata di senso, sintomo del presente e tentativo estremo di ricostruire un ordine simbolico.<\/p>\n<p>Il primo passaggio necessario attraversa la clinica, dove la paranoia si manifesta come risposta estrema alla dissoluzione del legame simbolico, come tentativo disperato di ricucire una frattura che minaccia l\u2019esistenza stessa del soggetto. In Aim\u00e9e e Schreber, come ci ricorda Luis Izcovich, la follia si struttura in un edificio coerente, ossessivo, eppure in grado di dare senso a un mondo altrimenti insostenibile. La metamorfosi dalla melanconia alla paranoia, secondo Massimo Recalcati, trova nella figura di Hitler il suo tragico epilogo: la colpa, anzich\u00e9 introiettarsi, viene espulsa e proiettata sull\u2019Altro, trasformato in nemico assoluto, un\u2019ombra che fagocita ogni riflesso di s\u00e9. Un\u2019eco di questa dinamica risuona nel delirio a due delle sorelle Papin, dove, come evidenzia Lucia Simona Bonifati, l\u2019assenza del Terzo \u2013 della mediazione simbolica \u2013 condanna le protagoniste a un legame persecutorio reciproco che culmina nell\u2019atto di sangue, mostrando come l\u2019assenza di simbolico generi una logica interna di giustificazione e vincoli reciprocamente coercitivi.<\/p>\n<p>Da qui il tema del potere si intreccia inevitabilmente con la clinica. Quando il controllo e il sospetto diventano strumenti di governo, la paranoia si carica di funzione sociale e politica, diventando meccanismo di organizzazione del mondo. Il caso di Pierre Rivi\u00e8re, riletto da Francesco Paolo Adorno, rivela come il tentativo di neutralizzare il delirio possa cancellare la prossimit\u00e0 inquietante tra razionalit\u00e0 e follia, lasciando emergere ci\u00f2 che sfugge a ogni norma. Parallelamente, in ambito patriarcale, la paranoia si mostra come difesa contro la soggettivazione femminile \u2013 come emerge nel dialogo tra Fernanda Alfieri, Emanuele Corn e Ivan Giacomo Pezzotta \u2013 , e persino nella criminalit\u00e0 adolescenziale, come osserva Mauro Grimoldi, sono meccanismi di difesa come la scissione e la proiezione a strutturare narrazioni deliranti che giustificano la violenza. Risalendo, infine, i fondamenti della nostra cultura, Monica Centanni, con uno sguardo alla tragedia greca, individua nel legame fraterno e nella figura del doppio \u2013 come in Eteocle nei Sette contro Tebe \u2013 il luogo in cui la ragione assolutizzata si trasforma in furore: l\u2019ordine diventa ossessione, la strategia guerra.<\/p>\n<p>Ma la paranoia non si ferma alla clinica n\u00e9 al potere; attraversa la modernit\u00e0 nel suo cuore epistemico, quando il sapere privo di fondamento trascendente rischia di trasformarsi in spirale infinita di giustificazione. Rousseau, nella lettura di Balsamo, appare intrappolato in un bisogno incessante di autoassoluzione, mentre Freud, nel celebre errore sull\u2019infanzia di Leonardo, mostra, come annota Anna Montebugnoli, una \u201cpsicosi della forma\u201d: sovrainterpretare l\u2019immagine pi\u00f9 che il contenuto diventa modalit\u00e0 paranoica di ordinamento della realt\u00e0. Sul versante politico, la paranoia si materializza nel comando assoluto di Stalin, come sottolinea Angelo Villa, si radica nella legge moderna \u2013 da Hobbes ai totalitarismi secondo Tommaso Gazzolo \u2013 e oggi si ripresenta come potere senza fondamento simbolico, legittimato da proiezioni persecutorie e capri espiatori, come evidenzia Alenka Zupan\u010di\u010d.<\/p>\n<p>E tuttavia, \u00e8 nella rappresentazione che la paranoia trova il suo spazio pi\u00f9 radicale. La letteratura fantastica e romantica, per Valentino Baldi, sospende il confine tra vero e falso, costringendo il lettore a un atteggiamento sospettoso; il cinema, secondo Fabio Benincasa, genera inquietudine attraverso il fuori campo e la crisi della Legge simbolica; le piazze metafisiche di de Chirico, osservate da Lorenzo Canova, diventano scenografie dell\u2019angoscia contemporanea, spazi ipnotici e svuotati dove il reale perde consistenza.<\/p>\n<p>In questo intreccio di clinica, politica, modernit\u00e0 ed estetica, la paranoia si mostra come cifra del presente: dispositivo del potere e forma allucinata di senso, tentativo estremo di suturare il reale. \u00abResta al futuro decidere se c\u2019\u00e8 pi\u00f9 illusione nella mia teoria o pi\u00f9 verit\u00e0 nell\u2019illusione di Schreber\u00bb, scrisse Freud. La paranoia non \u00e8 soltanto errore, ma forma estrema di costruzione: e il punto forse non consiste nello smascherare ogni finzione, ma nel saperne scegliere una capace di tenerci insieme.<\/p>\n<p>In copertina, Nicola Samori\u0300, L&#8217;Ultima Cena, Interno assoluto, 2019, particolare. Courtesy the Artist, Fondazione Stelline Milano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Jorge Luis Borges, in L\u2019immortale, scrive che accettiamo facilmente la realt\u00e0 forse perch\u00e9 intuiamo che nulla \u00e8 reale.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":121343,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609,4153],"class_list":{"0":"post-121342","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri","15":"tag-psicoanalisi"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/121342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=121342"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/121342\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/121343"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=121342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=121342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=121342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}