{"id":121626,"date":"2025-09-21T10:43:10","date_gmt":"2025-09-21T10:43:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121626\/"},"modified":"2025-09-21T10:43:10","modified_gmt":"2025-09-21T10:43:10","slug":"opinioni-gli-architetti-sono-i-nuovi-ingegneri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121626\/","title":{"rendered":"Opinioni | Gli architetti sono i nuovi ingegneri"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Lo so, sto per dire qualcosa di sconveniente. Questo weekend parteciper\u00f2 \u2013 su invito della Rettrice Donatella Sciuto \u2013 al Festival Internazionale dell\u2019Ingegneria del Politecnico di Milano: una tre giorni vivace e intelligente, che da qualche anno riesce nell\u2019impresa (tutt\u2019altro che banale) di rendere l\u2019ingegneria\u2026 sexy. <br \/>Nel programma, il mio intervento ha un titolo volutamente provocatorio: \u00abGli architetti sono i nuovi ingegneri\u00bb. <b>Una frase che capovolge il pensiero di Le Corbusier, che un secolo fa sosteneva che gli ingegneri fossero i nuovi architetti. Perch\u00e9 l\u2019ho fatto? Provo a spiegarlo, <\/b>partendo dalla mia esperienza accademica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Innanzitutto, un piccolo \u00abcoming out\u00bb: sono ingegnere anch\u2019io.<\/b> Prima di virare verso l\u2019architettura, ho studiato ingegneria strutturale, molta matematica e molta fisica all\u2019\u00c9cole des Ponts di Parigi e al Politecnico di Torino. Ricordo ancora una scritta comparsa un quarto di secolo fa sui muri del Poli (meglio non rivelare quali\u2026), vergata da mano ignota ma ispirata. <br \/>Recitava pressappoco cos\u00ec:<b> \u00abL\u2019ingegnere \u00e8 una persona che sa molte cose su pochi argomenti e, col passare del tempo, sa sempre di pi\u00f9 su sempre meno, finch\u00e9 sa tutto di niente. L\u2019architetto, al contrario, sa poche cose su molti argomenti e, col passare del tempo, sa sempre meno su sempre pi\u00f9, finch\u00e9 non sa pi\u00f9 niente di tutto\u00bb. Il nostro anonimo poeta chiudeva infine cos\u00ec: \u00abPer fortuna c\u2019\u00e8 l\u2019impresario, che sa tutto di tutto e risolve i problemi causati da architetti e ingegneri\u00bb.<\/b><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del folklore accademico, questo breve poema sintetizza una tensione reale nel sapere contemporaneo: tra specializzazione e visione d\u2019insieme.<b> Una tensione che oggi \u2013 anche grazie all\u2019IA \u2013 sembra risolversi a vantaggio di quest\u2019ultima. La quale \u00e8 una dimensione in cui gli architetti eccellono.<\/b><br \/>Gi\u00e0 negli anni \u201990 Edward O. Wilson, grande biologo dell\u2019Universit\u00e0 di Harvard e vincitore del premio Pulitzer, in un libro dal titolo emblematico \u2013 Consilience\u00a0\u00a0\u2013\u00a0\u00a0propugnava questa tesi: il mondo del futuro non sar\u00e0 dei super-esperti verticali, ma dei \u00abgrandi sintetizzatori\u00bb.\u00a0 Persone capaci di connettere saperi, costruire ponti tra discipline, unire metodo scientifico e intuizione creativa. <br \/>Negli anni successivi, molta letteratura scientifica conferm\u00f2 questa intuizione:<b> le scoperte pi\u00f9 importanti oggi nascono quasi sempre da gruppi eterogenei, composti da persone con competenze e percorsi diversi.<\/b> E l\u2019intelligenza artificiale \u2013 come vedremo tra poco \u2013 non fa che accelerare ulteriormente questa tendenza.<\/p>\n<p>La nuova generazione di intelligenza artificiale, i cosiddetti LLM (Large Language Models), pu\u00f2 esser considerata una rivoluzione in linea di continuit\u00e0 con l\u2019invenzione della stampa nel Cinquecento e la costruzione di Internet nel Novecento. La prima ha iniziato a moltiplicare e diffondere il sapere su larga scala. Il secondo ci ha portato verso una sorta di cervello collettivo dove tutto si conserva e si rimescola \u2013 un po\u2019 come nel libro La memoria del mondo di Italo Calvino. <br \/>Oggi, con gli LLM, possiamo interrogare questo grande cervello in tempo reale. Possiamo esplorarlo, sintetizzarlo, riscriverlo per ogni pubblico, in ogni linguaggio, con diversi livelli di profondit\u00e0. <b>Questa IA \u00e8, in pratica, una specie di idiot savant: un idiota sapiente, forse non geniale, ma onnisciente. Sa tutto di tutto. E ci permette di spaziare in campi anche molto lontani dai nostri.<\/b><\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio in questo contesto che la visione di Wilson torna alla ribalta. L\u2019IA ci consente di attraversare i confini disciplinari con maggior facilit\u00e0. E, si sa, i confini sono il luogo delle scoperte: l\u00ec nascono le invenzioni pi\u00f9 brillanti, le soluzioni inattese, le visioni nuove. <b>In questo contesto, la sintesi e la capacit\u00e0 di portare attorno a un tavolo competenze diverse diventano strategia. Potremmo dire: strategia architettonica. Il futuro sar\u00e0 tutto degli architetti, quindi? Non proprio. <\/b>Il titolo del mio intervento e di questo articolo \u00e8 volutamente provocatorio. Gli architetti, se vogliono giocare questa partita, dovranno cambiare radicalmente. <\/p>\n<p>Nel mondo che ci attende, il rigore sar\u00e0 essenziale &#8211; una qualit\u00e0 che non sempre gli si addice. Bisogner\u00e0 anche saper approfondire, testare, calcolare. In breve: ogni tanto anche l\u2019architetto dovr\u00e0 diventare un po\u2019 ingegnere.\u00a0<br \/>Tuttavia, \u00e8 vero che la capacit\u00e0 di immaginare mondi nuovi, di cucire intelligenze diverse, di mettere insieme una molteplicit\u00e0 di stakeholder, di proporre alternative radicali\u2026 sono doti pi\u00f9 naturali per chi ha una formazione di tipo architettonico, come dimostra quest\u2019anno la Biennale Architettura di Venezia (Intelligens. Natural. Artificial. Collective. Fino al 23 novembre).<br \/><b>Ma forse \u00e8 arrivato il momento di superare una volta per tutte la vecchia dicotomia. Serve una nuova figura: l\u2019architetto-ingegnere (o l\u2019ingegnere-architetto, se preferite). Una figura capace di immaginare e verificare, di sognare e calcolare<\/b>. Di collegare il rigore della scienza con l\u2019intuizione del progetto \u2013 nel solco della miglior cultura politecnica. <br \/>Per arrivare a questo obiettivo dovremo iniziare a ripensare i nostri percorsi universitari: pi\u00f9 ibridi, pi\u00f9 trasversali, pi\u00f9 consilienti. Ne parleremo domani 21\u00a0 settembre, al Festival Internazionale dell\u2019Ingegneria    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-09-20T14:20:23+02:00\" content=\"2025-09-20\">20 settembre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo so, sto per dire qualcosa di sconveniente. 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