{"id":121780,"date":"2025-09-21T12:35:10","date_gmt":"2025-09-21T12:35:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121780\/"},"modified":"2025-09-21T12:35:10","modified_gmt":"2025-09-21T12:35:10","slug":"familiar-touch-la-recensione-del-film-di-sarah-friedland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121780\/","title":{"rendered":"Familiar Touch, la recensione del film di Sarah Friedland"},"content":{"rendered":"<p>&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n       &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\nCondividi  &#13;<br \/>\n    &#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n              &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n       &#13;<br \/>\n       &#13;<\/p>\n<p>&#8220;Familiar Touch&#8221; era stato una delle sorprese della Mostra del cinema di Venezia nel 2024. Scritto, diretto e prodotto da Sarah Friedland, classe 1992 e al debutto di un\u2019opera di finzione, fu presentato nella sezione Orizzonti e nella serata di premiazione si aggiudic\u00f2 i riconoscimenti al miglior esordio, alla miglior regia e alla miglior attrice.<\/p>\n<p>Un piccolo trionfo per un film intimista, riflessione gentile e accorta sulla maniera in cui possa scombinare l\u2019esistenza l\u2019arrivo di malattie degenerative come l\u2019Alzheimer e la demenza senile. Al cinema dal 25 settembre al cinema con Fandango Distribuzione, Friedland traccia con cura, ma senza pietismo, il complesso di emozioni che circondano una persona affetta da una condizione simile, non dimenticando di discutere anche i dolori e le attenzioni delle persone che poi le stanno attorno.<\/p>\n<p>Di cosa parla Familiar Touch<\/p>\n<p>L\u2019autrice ragiona sull\u2019arrivo di questo smottamento a partire dalle immagini di una casa elegante. Con pochi scorci, quelli a inizio film, \u00e8 capace di trasmettere l&#8217;idea che questo \u00e8 stato davvero un luogo abitato. E il primo, brusco, stacco interiore di <a href=\"https:\/\/www.today.it\/film-serie-tv\/schede\/familiar-touch-versione-originale.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Familiar Touch<\/a> \u00e8 allora quello di ritrovarsi poco dopo con la protagonista Ruth (una grande Kathleen Chalfant) nel nuovo ambiente della struttura di cura. Qui la accompagna infatti un figlio addolorato, Steve (H. Jon Benjamin).<\/p>\n<p>Ma ambienti tali, per quanto possano arredati e gestiti con calore, non possono mai nascondere la loro natura transitoria, sanitaria, intrinsecamente anaffettiva. E il punto chiave del film \u00e8 farci scivolare dentro nei panni di Ruth. \u00c8 dalla sua prospettiva che siamo introdotti nel cambiamento di routine e di volti, calati nell\u2019oscurit\u00e0 \u2013 anche dolcemente ironica \u2013 di nuove percezioni forse inestricabili.<\/p>\n<p>In chiave di drammaturgia sarebbe un classico tuffo nel vuoto, ma \u00e8 qua che Familiar Touch si intreccia con le sensazioni note anche di chi sta dall\u2019altro lato, degli altri personaggi che poi sarebbero anche gli spettatori della pellicola. Quella dell\u2019invecchiamento \u00e8 una dinamica chiara, universale, immediatamente riconducibile nel suo aver riguardato o riguardare quasi tutti i genitori, i figli, i nipoti.<\/p>\n<p>La cura della gentilezza<\/p>\n<p>Da questo \u201ccontatto familiare\u201d Friedland annoda gli scampoli del racconto di un\u2019esistenza passata, descrivendo Ruth attraverso pochi e semplici gesti. Come ad esempio la meticolosit\u00e0 culinaria che la donna pone nei confronti di chi le si para davanti. Una forma argomentativa scomposta e viziata dalla malattia, ma forse l\u2019unica vera forma che si staglia in resistenza alla disgregazione delle capacit\u00e0 di dialogo sano e logico, quindi l\u2019unica forma rimastale di reale prossimit\u00e0 con la propria identit\u00e0 e con chi le sta vicino.<\/p>\n<p>Qui passa pure l\u2019attenzione che Familiar Touch pone nel discutere sottovoce e con grazia questioni spesso scansate, come la dimensione del desiderio e della sessualit\u00e0 nell\u2019anzianit\u00e0. Perch\u00e9 al centro del discorso si tratta anche una tutt\u2019altro che facile cura della gentilezza, come quella applicata da Vanessa (Carolyn Michelle Smith), una delle caregiver della struttura. Alla stessa maniera con cui Friedland accompagna con sguardo premuroso Ruth nel suo galleggiare in un quotidiano decostruito, azzardando in un paio di occasioni arpeggi quasi surreali in rima a un differente ritmo della vita e visione delle cose della protagonista.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 sotterraneo al film sta invece un commento al sistema sanitario statunitense, posto nel paradosso di una struttura di assistenza chiaramente ad alta tariffa (e quindi preclusa a molti) dove per\u00f2 lavorano, per come ce la mostra Friedland, soprattutto persone nere, latinos o di chiare seconde e terze generazioni. Ponendo, insomma, un piccolo punto esclamativo a evidenziare quale sia l\u2019ossatura di un Paese dove oggi \u00e8 proprio questa ossatura a essere a rischio di erosione, minaccia e persecuzione.<\/p>\n<p>Un buon esordio, dalla mano composta e dal sentimento calibrato, che inquadra senza retoriche uno spicchio dell\u2019esistenza in cui riconoscere e riconoscersi.<\/p>\n<p>VOTO: 7<\/p>\n<p>undefined<\/p>\n<p>       &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n               &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n   &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n                  &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; Condividi &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":121781,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[689,203,82184,82186,454,204,1537,90,89,1521,688,82185],"class_list":{"0":"post-121780","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-blog","9":"tag-entertainment","10":"tag-familiar-touch","11":"tag-familiar-touch-recensione","12":"tag-film","13":"tag-intrattenimento","14":"tag-it","15":"tag-italia","16":"tag-italy","17":"tag-movies","18":"tag-opinioni","19":"tag-recensione-familiar-touch"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/121780","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=121780"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/121780\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/121781"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=121780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=121780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=121780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}