{"id":121900,"date":"2025-09-21T14:02:13","date_gmt":"2025-09-21T14:02:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121900\/"},"modified":"2025-09-21T14:02:13","modified_gmt":"2025-09-21T14:02:13","slug":"leone-giustizialista-o-garantista-in-vaticano-via-allappello-di-becciu-il-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/121900\/","title":{"rendered":"Leone giustizialista o garantista. In Vaticano via all&#8217;appello di Becciu \u2013 Il Tempo"},"content":{"rendered":"<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/061933196-b70b3169-cc5b-4a52-b4b2-a8b43537086c.jpg\" class=\"lazy\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p>        Foto: \u00a0La Presse<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"\" class=\"author\">Luigi Bisignani<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t21 settembre 2025<\/p>\n<p>Due poteri, una sfida comune. Meloni e Prevost tra guerre e genocidi portano sulle spalle il medesimo fardello: la giustizia. Per la premier si chiama referendum, per il Papa si chiama processo Becciu, il cui appello si apre domani.<br \/>Il primo vero banco di prova di Leone XIV non \u00e8 teologico n\u00e9 geopolitico, ma giudiziario. Dal verdetto sull\u2019affaire Becciu dipender\u00e0 la possibilit\u00e0 per la Curia di ritrovare credibilit\u00e0, ruolo e pace. Sorprendentemente, nei giorni scorsi, il Pontefice ha ricevuto monsignor Alejandro Arellano Cedillo, decano della Rota e presidente del collegio d\u2019appello, e qualche giorno prima anche Venerando Marano, successore di Giuseppe Pignatone.<\/p>\n<p>Il 18 settembre per di pi\u00f9 lo\u00a0ha accolto\u00a0nella nuova Aula del Tribunale Vaticano, ricavata nell\u2019antica Aula del Sinodo, insieme al promotore di giustizia, Alessandro Diddi, avvocato di grido a Roma e super procuratore in Vaticano. L\u2019aula \u00e8 nel Palazzo Apostolico, nella residenza papale, location che ha molti \u00e8 sembrato un brutto segno: \u00e8 lo stesso luogo dove nella met\u00e0 del 1500 Papa Paolo IV Carafa faceva giudicare cardinali e vescovi prima di mandarli in carcere a Castel Sant\u2019Angelo.<\/p>\n<p>Sessant\u2019anni fa, San Paolo VI vi aveva riunito il primo Sinodo dei vescovi, luogo di fraternit\u00e0 e non di condanne.<br \/>Oltretevere, in molti leggono in questi incontri un sigillo papale preventivo sul processo: sar\u00e0 giustizialista come Bergoglio o garantista come Wojtyla?<\/p>\n<p>La questione va ben oltre la sorte di un cardinale. Da canonista, Prevost sa che \u00e8 in gioco la credibilit\u00e0 stessa della giustizia vaticana.La sentenza di primo grado non \u00e8 stata una vittoria della verit\u00e0, ma un colpo alla reputazione della Santa Sede. Prove zoppicanti, chat imbarazzanti, testimoni eterodiretti, strani rapporti tra inquirenti e \u00absignore\u00bb, indagini della Gendarmeria manipolate: pi\u00f9 un processo politico che un\u2019aula di diritto. Lo stesso Vittorio Feltri si domandava dove fossero i giuristi cattolici mentre tutto questo pasticcio prendeva forma. Quel silenzio collettivo ha trasformato il caso vaticano in uno scandalo planetario.<\/p>\n<p>E l\u2019ombra di Francesco incombe ancora. Due documenti a lui attribuiti hanno pesato sulla prima sentenza: il primo, anteriore al verdetto, evidenziava un pregiudizio evidente; il secondo, firmato in ospedale con una sola \u00abF\u00bb priva del consueto punto di Bergoglio, ha il fumus di un apocrifo forse redatto da quei pochissimi che avevano accesso alla stanza del Pontefice al decimo piano del Policlinico Gemelli. Carte mai condivise n\u00e9 con i cardinali n\u00e9 con l\u2019imputato, ma sventolate dal Camerlengo, il cardinale irlandese Kevin Joseph Farrell come prove decisive.<\/p>\n<p>Il nodo, oggi, \u00e8 politico e giudiziario insieme: in appello, a sostenere l\u2019accusa sar\u00e0 ancora Diddi, come in primo grado e che si avvale come consulenti di professionisti italiani, tra cui un magistrato in carica, di sua fiducia. Una continuit\u00e0 che sotto ogni cielo e in ogni ordinamento la scienza giuridica ritiene inammissibile: l\u2019accusatore che resta accusatore, senza filtro. In Vaticano \u00e8 stato possibile grazie ad un motu proprio di Francesco che ha ridotto drasticamente, annullandole, le garanzie difensive.<\/p>\n<p>Diddi ha agito con poteri eccezionali, mai pubblicati sugli Acta Apostolicae Sedis, costruiti ad hoc per il \u00abprocesso Becciu\u00bb: intercettazioni \u00e0 gogo, arresti lampo, prove a discarico e documenti secretati. Pi\u00f9 diritto d\u2019emergenza che ordinamento stabile. Tutto giustificato da un principio assoluto: Prima sede a nemini iudicatur. Il Papa decide, gli altri si adeguano. Ma fino a quando questa logica potr\u00e0 convivere con il principio di un giusto processo?<\/p>\n<p>In questa cornice la Gendarmeria, rappresentata in Aula da Gianluca De Santis, ha fatto il resto. Non \u00e8 la prima volta che la polizia interna appare pi\u00f9 organo complottista che mezzo inquirente a garanzia della veritas rerum, la verit\u00e0 dei fatti. E non deve sorprendere che, alla vigilia del Conclave, la Curia fosse attraversata da tensioni. Leone XIV non potr\u00e0 eludere la questione, soprattutto dopo che diversi cardinali l\u2019hanno sollevata a voce alta.<\/p>\n<p>Se davvero si vuole recuperare credibilit\u00e0, una strada appare obbligata: lasciare piena autonomia alla Corte d\u2019Appello e togliere dal tavolo l\u2019ombra di un procuratore gi\u00e0 troppo coinvolto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 escluso che lo stesso Diddi, da giurista esperto, preoccupato anche per un procedimento Onu in corso che lo potrebbe coinvolgere, opti per un\u2019uscita di scena clamorosa sul modello Antonio Di Pietro, quando depose la toga a Milano.<\/p>\n<p>Del resto, gi\u00e0 oggi molte tesi del primo grado appaiono fragili: un peculato senza pecunia, accuse al finanziere Raffaele Mincione fondate su norme canoniche inapplicabili ad un laico, mentre i grandi istituti bancari &#8211; Credit Suisse in testa restavano fuori campo cos\u00ec come Monsignor Alberto Perlasca capo dell\u2019Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, cio\u00e8 il settore che gestiva le ingenti risorse finanziarie della Santa Sede al centro di un vero feuilleton tra accuse e ritrattazioni. Non a caso la giustizia inglese ha dato ragione al finanziere della City, obbligando il Vaticano a risarcimenti milionari.<\/p>\n<p>Alcuni cardinali sussurrano al Papa, pi\u00f9 propenso ad ascoltare enigmatico piuttosto che dialogare con i suoi interlocutori, di ripristinare la tradizione con un ritorno alla regola \u00abintra muros Ecclesiae\u00bb: un porporato deve rispondere solo al Collegio dei Cardinali.<\/p>\n<p>Affidare il giudizio a laici ha prodotto pi\u00f9 fragilit\u00e0 che certezze. In tempi in cui la Chiesa rischia di essere giudicata con categorie temporali, restituire questa prerogativa ai principi della Chiesa non sarebbe un atto di nostalgia, ma una riaffermazione di coerenza istituzionale: \u00e8 la Santa Sede e non lo Stato della Citt\u00e0 del Vaticano ad essere riconosciuta nell\u2019Ordinamento Internazionale. Chi riceve la porpora deve rispondere ai suoi pari, non a commissioni improvvisate o a tribunali laici in bal\u00eca di lentezze, pressioni esterne, pregiudizi e interessi per nulla ecclesiali. Il tentativo di delegare ai laici il discernimento ultimo su figure di governo ecclesiale non ha rafforzato l\u2019istituzione: al contrario, ha creato fragilit\u00e0, aperto varchi di interferenza, moltiplicato sospetti.<\/p>\n<p>Domani, dunque, non sar\u00e0 una semplice udienza, ma il momento in cui questo pontificato traccer\u00e0 la propria linea. O Leone XIV sar\u00e0 Papa del diritto o rester\u00e0 prigioniero dell&#8217;eco di Bergoglio. Da parte sua, Meloni, con la sua riforma sulla giustizia, la sua strada l\u2019ha gi\u00e0 scelta. Alea iacta est.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Foto: \u00a0La Presse Luigi Bisignani 21 settembre 2025 Due poteri, una sfida comune. 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